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Supersonic Blues Machine
Supersonic Blues Machine
di [user #116] - pubblicato il

Sta per uscire il disco di una band con un nome che è tutto un programma, Supersonic Blues Machine. La lista di ospiti coinvolti poi è pazzesca: Billy F. Gibbons, Warren Haynes, Robben Ford... Fabrizio Grossi è il produttore e bassista del gruppo e l’abbiamo incontrato per ascoltare l’album anteprima, farcelo raccontare e... chiedergli cosa ha usato in studio Billy Gibbons.
West of Flushing, South of Frisco è il disco di debutto dei Supersonic Blues Machine, super band con Kenny Aronoff alla batteria, Lance Lopez alla chitarra e l’italianissimo Fabrizio Grossi al basso. Il disco è uno spasso: rock blues da frikettoni, chitarre deliziose e un songwriting senza tempo. Nell’attesa dell’uscita ufficiale dell’album, programmata il 25 febbraio, abbiamo fatto questa chiacchierata con Fabrizio Grossi, ricca anche di spunti per i chitarristi che vogliono affinare la loro attitude in studio di registrazione

Supersonic Blues Machine ha così tanti ospiti che sembrerebbe uno di quei dischi fatti solo per far suonare a rotta di collo tanti musicisti pazzeschi...
No, affatto. Siamo una vera band. Sinceramente per me, sia come musicista che come produttore, e' finito da un bel pezzo il tempo dei Mac Records!

Cioè?
Dischi imbastiti e confezionati come hamburger in un fastfood!
Però dovresti chiedere a Steve Lukather cosa significa, lui ha il copyright su questo termine. Comunque, ho deciso di farmi coinvolgere solo in progetti musicali che mi prendono anima e core, come dicono a Napoli. 

Comunque poi, ascoltando l'album,  ci si sente una band che se la sta spassando alla grande... 
Sì una band che, per altro, non vi toglierete facilmente dai piedi! Abbiamo materiale per almeno altri tre dischi e così tanta voglia di suonare dal vivo che dovrete lottare per tenerci a casa.

Però, resta il fatto, che per un disco di debutto gli ospiti sono davvero tanti...
Ma questa era la nostra visione: una cellula base di band, autosufficiente, formata da me al basso, Kenny Aronoff alla batteria, Lance Lopez alla voce e chitarra con tutta una serie di personaggi, amici che a rotazione ci accompagneranno nei live e che hanno suonato anche nel disco.
Vogliamo ricreare lo spirito degli Who quando assieme agli Stones creavano situazioni del tipo "The Magic Bus Tour" del '68. Siamo dei veri hippie!

Supersonic Blues Machine

Il sound del disco è proprio forte. C’è un sacco di pacca. Tutto suona molto live. E ci sono dei gran suonacci blues brutti, sporchi e cattivi
Allora, tutto lo sporco che senti è voluto: altrimenti un disco saprebbe di plastica. La pacca c'e' perché siamo alive and kicking, e - anche se non siamo metallari - quando suoniamo, picchiamo duro. Poi l’impronta live che senti è necessaria, perché il live è l'essenza di questa musica. Inoltre, come produttore, generalmente tengo e spingo a considerare buona la prima e con musicisti simili coinvolti, direi che non si può fare altrimenti.

Pestate duro ma il disco non è mai cattivo. C’è una certa solarità nel sound, nel songwriting… 
Solarità è la parola giusta. Ho personalmente voluto che il disco rispecchiasse il messaggio di universal love and understanding che e' la nostra filosofia personale di vita a questo punto della nostra esistenza. SBM sono una comune, sono i “Figli dell’amore eterno”, come li avrebbe chiamati il grande Carlo Verdone nel suo classico “Un Sacco Bello”. Ecco, noi piuttosto siamo gli amici dell'amore fraterno, che in questo caso è il blues, il rock, il soul; insomma, quel suono unico che si respirava nella california degli anni ’60. Flower power and all that Jazz

Supersonic Blues Machine

E di cosa parla la vostra musica?
Tutti i membri di SBM hanno vissuto momenti di gloria ma anche gran momentacci di merda. E' il blues ed è anche il motivo della nostra redenzione discussa, narrata e promessa tramite questo lavoro. Quella filosofia personale di vita che ti ho appena accennato...

Ci racconti qualcosa della produzione e delle riprese del disco?
Per quanto mi riguarda, la musica e' una cosa che "la si fa e non la si parla" e continuo a far fede a questo motto. Non mi pongo limiti o cliché di marche, strumentazione o studi. Per me funziona qualsiasi cosa che riesca a catturare il momento e l'essenza del messaggio. Mega studi Hollywoodiani o Londinesi? Brianzoli o Capitolini? Assolutamente no: meglio garage, posti piccoli, studi improvvisati e l'attrezzatura che trovi disponibile; del resto da Exile on Main Street degli Stones, a Blood, Sugar, Sex  Magik dei Peppers fino all'ultimo dei Foo Fighters questi e moltissimi dei miei dischi preferiti, come suono, sono stati registrati in case improvvisate a studio o in situazioni alquanto improbabili.

Location di registrazione così spartane quindi ti influenzano in positivo?
Quando fai dischi tipo questo, e' importante non perdere il senso e la mira di quello che si sta' facendo. Sono le grosse sale, i mega mixer, i divani in daino e le segretarie in minigonna vicino a frigo bar tipo discoteca che tendono piuttosto a distrarti nel processo artistico.

Supersonic Blues Machine

Non ami lavorare nel lusso?
Non mi fraintendere: amo l'attrezzatura tecnica e la professionalità di cose come Westlake Audio o di uno studio come Oceanway, ma qui, in un disco del genere, il messaggio e la sfida erano diversi! Poi come dice il mitico Sir George Martin, produttore e mentore dei Beatles, la cosa più importante è cosa registri, non come la registri.
Concetto che, tra l’altro, è pure la più grande lezione che ho appreso oltreoceano in più di vent' anni di lavoro in questo campo. 

Hai ragione. Però noi vogliamo - lo stesso - sapere tutto di “Running Wiskey” visto che ci suona Billy Gibbons. Che usava? Come l’hai ripreso? 
Billy e' arrivato nel mio studio a Santa Clarita con una SG degli anni '60. La coincidenza ha voluto che quella chitarra fosse la stessa che aveva acquistato un paio d'anni prima, per un'altra nostra collaborazione, “The Unusual Suspects” di Leslie West, album sempre prodotto da me. 


E l’ampli?
Abbiamo provato tanta roba, ma ci siamo fermati a quello che per me e' uno dei migliori amplificatori per chitarra mai creati: il DV MARK Galileo 15
Per motivi di sponsorizzazioni varie, non mie (io non faccio segreto di prediligere DV Mark per chitarre e Mark Bass per bassi) non posso darti una lista dettagliata di chi ha usato questo ampli durante alcune delle mie produzioni; ma ti posso dire che almeno il settanta per cento dei chitarristi passati sotto le mie grinfie negli ultimi cinque sei anni, sono stati registrati grazie all'aiuto di questo cucciolo, attaccato ad una custom 2x12 con coni Vintage 30s, in assoluto i miei preferiti. 

Qualche pedalino tra chitarra e ampli?
Niente pedalini per Billy: chitarra, cavo, ampli e tanto Mississippi! 

Che microfoni hai usato?
La mia microfonatura tipica per chitarra consiste in un Senheiser 421 diretto al centro del cono, uno Shure SM 57 a 45 gradi sul cono ed un ribbon per la stanza posizionato all'altezza dell'orecchio, come insegna  Bonamassa. Poi si lavora con il mix tra questi tre segnali. Di solito registro anche una pista DI nel caso ci sia bisogno di ri-amplificare, ma sinceramente noto che più limito le mie opzioni di manipolazione sonora,  e maggiormente il tutto suona più vero e bastardo! 

Che preamplificatori usi per i microfoni?
Come pre uso sempre i miei fedeli Vintech X73 modificati per entrambi i microfoni sull'ampli e un valvolare Brent Averill sul microfono della stanza. No compressione e generalmente niente o pochissima equalizzazione. Tutto qui. Ma questo è solo il 35% del segreto; il restante 65% sta nelle mani dell'uomo!

Supersonic Blues Machine

E invece Robben Ford?
Stesso discorso; Ford ha registrato nel mio studio con lo stessa catena di ripresa impiegata per Gibbons. Robben si e' portato il suo amplificatore Dumble e anche lui una fantastica SG degli anni 60 recentemente recuperata da un mercatino di Memphis. Anche qui però, se Robben non avesse avuto le mani che ha, tutte queste pippe di segnale sarebbero state totalmente inutili!

Una diavoletto anche Ford: la SG ha spopolato su questo disco!
Sì, e pensa che anche Lance se n’è presa una per le registrazioni dell’album!
Beh, d'altra parte, Angus Young, George Marino e Santana degli inizi (che ho sempre adorato) suonavano questo strumento. Una chitarra ottima davvero.

In "Remedy" ci sono dei deliziosi duetti di chitarra con Warren Haynes
Warren è uno di quei chitarristi che anche se gli spegni l'ampli, lui continua a suonare uguale! L'ho conosciuto quattro anni fa durante la produzione di un progetto dedicato a Tommy Bolin, disco che includeva altri strepitosi chitarristi come Derek Trucks, Niels Cline, Steve Morse, Joe Bonamassa, Peter Frampton, Lukather. Abbiamo registrato a distanza ma avevamo una video chat di skype accesa durante tutta la session quindi, il dialogo era garantito. 


Ha registrato a casa sua?
No, registrava in Connecticut al Carrige House, uno studio che conosco bene e dove risiede il suo tecnico personale. Quindi, ero certo che le riprese delle sua performance sarebbero state all'altezza del caso.

Dicci le tre cose più ovvie del mondo per registrare una parte di chitarra memorabile che invece gran parte dei chitarristi del mondo ignorano.
Attrezzature milionarie, ingegneri da 300 dollari all’ora e studi esoterici non ti fanno diventare Jimi Hendrix. Si dice che o you got it (che significa avere qualche cosa da dire senza niente da voler dimostrare) o altrimenti è meglio lasciare stare!

La seconda?
Mettere la canzone al centro di tutto. Tecnica e suono di un chitarrista sono parte integrante della tua personalità ma devono essere legate alla composizione eseguita, altrimenti è solo … shredding. Facci caso: i grandi chitarristi che hanno fatto storia e sono rimasti nella storia, sono quelli che hanno suonato grandi cose su grandi pezzi intramontabili. Nessuno fa la storia della chitarra semplicemente perché è bravo o ha un bel suono. Steve Vai è Steve Vai perché si è espresso a quei livelli su un brano come “For the love of God”. David Gilmour per quello che ha suonato su "Another Brick in The Wall". Ritchie Blackmore su "Smoke on the Water"… 

Di un grande assolo di chitarra in una canzonetta in effetti, resta poco…
Certo! Se Steve Vai fosse diventato famoso per aver fatto i suoi numeri assurdi sul “Ballo del Qua Qua” non so, sinceramente, se oggi dopo più di 25 anni, se lo ricorderebbe ancora qualcuno. 

Ok, dicci l’ultima.
Te ne dico due! Per prima cosa è fondamentale essere sempre accordati; in inglese si dice never underestimate the power of tuning. Poi bisogna ascoltare che cosa suonano gli altri perché solo così facendo si riescono a trovare tutti i punti corretti in cui inserirsi, capendo il suono giusto da usare, arricchendo il brano senza soffocarlo.



Link utili
La pagina dei Supersonic Blues Machine
Il sito di Fabrizio Grossi
Il sito di Kenny Aronoff
L'amplificatore DV MARK usato per le riprese di Billy Gibbons
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