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Devo tutto al punk-rock
Devo tutto al punk-rock
di [user #16167] - pubblicato il

A volte dimentichiamo che i giovani musicisti di oggi non appartengono alla generazione di Woodstock, e se oggi hanno uno strumento in mano forse non dipende dall'esempio delle grandi star del passato, ma da ben più umili adolescenze. Solo che non tutti lo ammettono.
Sempre più spesso mi capita di parlare con miei coetanei di musica, di album, gusti e chitarre. Sembra però che tutti i trentenni o quasi come me si siano completamente dimenticati di non essere stati adolescenti tra il '69 e il '75. Oggi voglio fare un coming out: se suono la chitarra è colpa del punk-rock!

Il calcolo è presto fatto, essere trentenni o quasi nel 2017 significa essere nati a cavallo tra gli anni '80 e '90, dovendo aspettare gli anni 2000 per vedere spuntare i primi baffetti e conseguentemente cominciare a interessarsi di musica in maniera autonoma e non più foraggiata dai genitori.

Devo tutto al punk-rock

Difficile dimenticare quello che era la musica al cambio di secolo. La dance ormai dominata da Gigi D'Ag e gli Eiffel '65 andava per la maggiore, unita a Laura Pausini e Tiziano Ferro che cominciavano a far piangere lacrime di malinconie alle mie compagne di classe tra un "Rosso Relativo" e "La Solitudine". Per quelli fighi che volevano evadere dal tunz tunz o dalle melodie nostrane restava una sola via d’uscita: il punk-rock e tutte le sue declinazioni. Tutti, senza eccezione alcuna, ne erano innamorati. Non ricordo un solo compagno di classe che non conoscesse a menadito il testo di "The Rock Show" o che non si mettesse a pogare su "Pretty Fly For A White Guy". Sembra però che il pop-punk, o punk-rock o come diavolo lo vogliate chiamare, sia un argomento tabù per i figli degli anni ’80. Chiunque sia nato in fondo agli anni '80 e imbracci una chitarra, un basso o una batteria mente dicendo che lo ha fatto perché folgorato da un brano di Hendrix, una ritmica dei Led Zeppelin o, il sempreverde "Ah, il solo di Comfortably Numb!".

Possibile che io sia l’unico che si è fatto comprare una simil-Strat perché era la chitarra di Tom Delonge? Il solo che come primo riff ha suonato quello di "Basket Case"? L’unico che ascoltando l'assolo in tapping di "In Too Deep" sbarellava e che alla vista di Avril Lavigne... ok fermiamoci qui.



A quanto pare è da poser dire una cosa del genere, ammettere che il punk-rock ci ha segnato nel profondo non è "rock". Per chi non lo sapesse, i poser erano il bersaglio preferito dei metallari, quelli veri che ascoltavano i Metallica, gli Iron Maiden, i Pantera, ovvero quelli che a differenza dei più giovani avevano appena nascosto sotto al letto la discografia degli Offspring, per non scandalizzare l’amico emo che già aveva i suoi problemi con le lamette (mai abbastanza affilate).

Devo tutto al punk-rock

Perché il pop-punk fosse l’ideale per i giovani del duemila non è difficile da capire. Era sufficientemente duro da stuzzicare l’animo degli "alternativi", ma le facce dei cantanti erano pulite, (giusto qualche piercing) così da non destare sospetti di satanismo nei genitori più apprensivi. Ritmi serrati, testi semplici. Si parlava di amore, di storie finite male, altre bene, altre finte. C’erano brani per tutti i gusti. Da "All The Small Things", in cui i Blink prendevano per il culo tutte le boy band del nuovo millennio con un testo stupido e dissacrante, fino a "Minority" dei Green Day con un testo super impegnato sull’appiattimento della società e della voglia di staccarsi e spaccare tutto.

Alla fine è il risultato di un evoluzione che ha saputo prendere i tratti distintivi del vero punk, quello dei Sex Pistols, dei Ramones, grezzo, duro e incazzato, per portarlo nel nuovo millennio. Lisciarlo per bene con produzioni da vere pop star fino a renderlo quasi più levigato dei successi di Celine Dion (almeno dal punto di vista commerciale). È stato un genere fatto per vendere, pieno di product placement, con più produttori che bassisti, ma che ha saputo far breccia nei cuori di un’intera generazione. È stata la nuova adolescenza del rock, più che rock da adolescenti, e a me come tanti altri, son sicuro, ha insegnato a suonare la chitarra!

Che siate passati poi, come ho fatto io, prima al metal, poi al metal vecchia scuola, poi ai Toto per passare al blues, al funk e infine amare Rihanna, non dimenticate, cari trentenni, che nel 2000 i soldi li davate tutti alle star.

Piccola postilla: sì, ho mischiato il termine punk-rock con pop-punk. Per Wikipedia sono due cose diverse, ma quando avevo 14 anni non me ne fregava un cazzo, e ancora oggi è così!
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