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Il Made in Italy torna a casa: accordo Casale Bauer, Gurus e Baroni
Il Made in Italy torna a casa: accordo Casale Bauer, Gurus e Baroni
advertorial | di [user #3672] - pubblicato il

Gurus e Baroni Lab uniscono le forze e affidano a Casale Bauer la distribuzione per il mercato italiano. In arrivo anche prodotti inediti marchiati Foxgear.
Gurus e Baroni Lab, realtà che hanno esportato il made in Italy in tutto il mondo unendo le proprie forza con unità produttive e logistiche in Italia, Cina e Stati Uniti, tornano a rivolgere attenzioni verso le proprie radici. Foxgear LLC, gruppo americano titolare dei due marchi, ha appena firmato un accordo con Casale Bauer per l'affido della distribuzione ufficiale ed esclusiva per il territorio italiano.

Già distribuiti in oltre 35 Paesi, Gurus e Baroni Lab sono la dimostrazione pratica dell'unione che fa la forza. Entrambi vantano una lunga esperienza e una certa fama nel territorio italiano e, quando hanno deciso di fondersi per completare i rispettivi interessi, si sono aperte loro le vaste possibilità del mercato mondiale. La crescita, raccontano i protagonisti, è stata tale da non concedere il tempo necessario a curare quanto avrebbero voluto la presenza dei marchi sul territorio italiano. Qui entra in gioco Casale Bauer.

Il Made in Italy torna a casa: accordo Casale Bauer, Gurus e Baroni

I prodotti Gurus e Baroni Lab sono costruiti a mano nelle proprie sedi italiane e cinesi.
Ugo Baroni, ingegnere capo dietro i progetti del marchio, vive e lavora nella sede cinese da oltre 11 anni. Partito con un business - tutt'ora attivo - legato al mondo dei ricambi hi-tech per la telefonia, ha sempre coltivato la passione dell'elettronica in campo audio e in particolare riguardo l'effettistica per chitarra e l'amplificazione valvolare. Così ha creato una costola della sua azienda principale all'interno dello stesso edificio a Guangzhou, dedicando alla nuova avventura un intero piano e formando intorno a sé un team di specialisti per creare prodotti di qualità boutique e respiro internazionale.
Così ha preso forma il catalogo Baroni Lab, la cui punta di diamante è oggi la serie di amplificatori a stato solido in formato stompbox battezzata Miniamp e che vede già in gamma un modello signature di Doug Aldrich.

Così Ugo Baroni racconta la genesi dei suoi Miniamp: "Il mercato oggi è molto interessato da questo genere di prodotti che offrono evidenti vantaggi per chi vuole un setup minimal o un backup dignitoso per il proprio amplificatore, il problema è che molte aziende si sono adattate all’uso di semilavorati già pronti e disponibili sul mercato, ma che sono nati da grandi aziende dell’elettronica che producono per un ampio ventaglio di utilizzi, dall’home-theater al car-stereo, nulla a che vedere quindi con le esigenze audio del mondo chitarristico. Vivere e lavorare qui mi permette invece di collaborare con molte grandi aziende dell’elettronica a livello globale, e pertanto ho avuto la possibilità di sviluppare un mio modulo finale proprietario, che abbinato ad un alimentatore anch’esso di mia progettazione e produzione, regalano un risultato davvero incredibile. Tutti quelli che hanno provato il MiniAmp al Namm, hanno fatto la stessa scena incredula chiedendo: la cassa è attiva? per poi seguire il cavo speaker per vedere se davvero non vi fosse nulla in mezzo!"

Il Made in Italy torna a casa: accordo Casale Bauer, Gurus e Baroni

Dalla sua, Gurus vanta numerosi premi e riconoscimenti dalla stampa internazionale. In soli quattro anni di attività, Chicco Bellini è riuscito a portare il proprio made in Italy in tutto il mondo collaborando con artisti del calibro di David Gilmour, Steve Lukather, Alan Parsons e Joe Walsh, tra gli altri.

Gurus e Baroni Lab sono ora una realtà unificata e simbiotica. Così spiega Chicco Bellini: "C’è stato un grosso processo di cambiamento e di evoluzione quest’anno, che è passato in primis dalla fusione con Baroni, che ha permesso a noi di garantirci la capacità produttiva e il salto di crescita che faticavamo ad avere da soli, e a Baroni di avere un team valido che gestisse la parte Sales-Marketing. Ecco che le nostre esigenze coincidevano perfettamente e siamo riusciti in pochissimo tempo a mettere in piedi un progetto innovativo che ha coinvolto molti distributori vecchi e nuovi, fra cui anche Casale Bauer. Non avevo mai, purtroppo, potuto dedicare grande attenzione al mercato Italiano, anche perché l’estero già assorbiva tutto il mio tempo e le nostre risorse, sia produttive sia di promozione e marketing, perciò abbiamo deciso di trovare un distributore che sapesse trasferire al mercato la passione e la ricerca che c’è dietro ai nostri prodotti e per farlo abbiamo scelto Casale Bauer che ho sempre riconosciuto come il miglior team di distribuzione sul territorio Italiano".

Il Made in Italy torna a casa: accordo Casale Bauer, Gurus e Baroni

I prodotti Gurus e Baroni Lab saranno ora distribuiti in via ufficiale ed esclusiva da Casale Bauer su tutto il territorio italiano. A breve, gli si affiancheranno nuove linee marchiate Foxgear che, oltre a occuparsi della logistica e della distribuzione diretta negli Stati Uniti, sfornerà alcuni prodotti a nome proprio mirati a competere su livelli internazionali e in diverse fasce di mercato.
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Link utili
Sito Gurus
Sito Baroni Lab
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Commenti
di Pietro utente non più registrato - commento del 14/03/2018 ore 12:04:12
Made in Italy...fatto in Cina....
Rispondi
di alberto biraghi [user #3] - commento del 14/03/2018 ore 12:36:17
Cascano veramente le palle a leggere cose così.
Il fatto: c'è un italiano con idee valide che riesce a progettare oggetti interessanti, senza complessi di inferiorità nei confronti della produzione d'Oltreoceano. Per riuscire a essere competitivo e affrontare il mercato internazionale, l'italiano riesce a spostare una parte della produzione in Oriente (come fanno tutti).
Basta fare 2+2 per capire che questo è l'unico futuro possibile, noi italiani non siamo (più) produttori di manodopera, siamo ingegno e quello abbiamo da vendere.
Ma invece di un cenno di apprezzamento, se non di orgoglio, ecco un inutile commento acido senza capo ne coda. Complimentoni.
PS adesso per favore invece di buttare lì la consueta risposta ancora più acida e altrettanto inutile, prova a riflettere un attimo, ci sta che ti cambi la prospettiva e capisci che questa è una buona notizia.
Rispondi
di Ghesboro [user #47283] - commento del 14/03/2018 ore 14:35:13
C'è una lunga discussione su TGP a riguardo (e non solo....),cercala come Gurus Echosex T7E.
Poi decidi da che parte stare.
Rispondi
di Pietro utente non più registrato - commento del 14/03/2018 ore 14:38:46
Non sto da nessuna parte,non è una guerra ,faccio delle semplici constatazioni.
Rispondi
di Ghesboro [user #47283] - commento del 14/03/2018 ore 15:16:12
Puoi constatare anche dopo aver letto, le ultime pagine sono interessanti.
Rispondi
di TidalRace [user #16055] - commento del 14/03/2018 ore 12:46:1
Per molti è sempre una buona notizia se il progetto made in USA, UK, Germany, Japan etc è fatto in Cina per farci risparmiare, ma non lo è se si tratta di un progetto italiano. Sono d'accordo con Biraghi.
Rispondi
di Ghesboro [user #47283] - commento del 14/03/2018 ore 14:31:31
Bravo, per farci risparmiare.
Rispondi
di jack182 [user #41282] - commento del 14/03/2018 ore 12:56:49
Onestamente sono rimasto perplesso anch'io. Non ho niente contro il made in China, anzi, credo che con le giuste direttive siano degli ottimi lavoratori e che di conseguenza gli standard baroni lab siano alti. Guardando però il listino prezzi mi sembra in linea con un "made in" USA, UK, Italy, ecc... dove tassazione e costi credo siano ben diversi da quelli cinesi. Magari poi non è come dico... aspetto smentite!
Rispondi
di Faus74 [user #41023] - commento del 14/03/2018 ore 13:08:0
Anche io sono d'accordo con Biraghi, da noi ormai è troppo difficile essere competitivi.
Però concordo anche con te sul discorso prezzi, moltissime realtà cinesi attuali non hanno nulla da invidiare qualitativamente alle altre realtà internazionali pur riuscendo a mantenere prezzi onesti (la parola boutique qui da noi troppo spesso è la scusa per sparare prezzi assurdi da svenarsi).
Vedremo, comunque in bocca al lupo.
Rispondi
di jack182 [user #41282] - commento del 14/03/2018 ore 13:55:15
Esatto. Io però a quei prezzi ero convinto fossero prodotti realizzati in Italia. Facendo un esempio pratico solo qualche giorno fa a seguito di un articolo elogiavamo quanto suonasse bene l'orange ad30 tc, una due canali made in uk che ci si porta a casa nuova a 1400 euro. Dando uno sguardo veloce al listino prezzi baroni lab si va dai 1300 ai 1800 euro. Io stesso ho una hayden classic lead che è handwired e made in uk, 80w, 2 canali e di listino faceva circa 1200 sterline. Concordo con tutti che ben venga la produzione orientale a vantaggio di un risparmio per il consumatore, ma non mi sembra questo il caso. Poi ovviamente è una mia opinione personale e ribadisco che non metto assolutamente in dubbio la qualità.
Rispondi
di Faus74 [user #41023] - commento del 14/03/2018 ore 14:04:4
Visto anche io i prezzi, proibitivi per me, purtroppo.
Come scrive Biraghi, in Italia li salassano, è dura.
Rispondi
di alberto biraghi [user #3] - commento del 14/03/2018 ore 13:53:02
Devi considerare i costi italiani, la manodopera orientale consente di contenere uno dei costi per essere competitivi nel mondo. Però in Italia abbiamo una pressione fiscale anche doppia sulla gestione di un’azienda, che incide anche più della produzione. Amministrazione, progetto, marketing, test, controlli qualità, commercializzazione pesano non poco.
Rispondi
di rockit [user #11557] - commento del 14/03/2018 ore 14:27:15
Scusa ma nell'articolo è scritto che il titolare e progettista vive in Cina e che la società ha sede in USA. Dove sarebbero i costi italiani in tutto ciò? Stante che i prezzi (che si erano già visti nella prima presentazione di Baroni qui su accordo) erano già alti prima dell'accordo di distribuzione, quindi ancora si parlava di vendita in linea diretta, senza ricarichi ecc.
Ora a me piace che ci siano degli italiani che riescono ad assumere una dimensione industriale, che vivano e progettino all'estero invece di fossilizzarsi nel loro quartiere, che abbiano finalmente una rete commerciale degna di questo nome. Ma a questo punto competono col prodotto industriale di larga scala, non con quello artigianale e nemmeno con produzioni di piccola scala (penso a cose tipo Bogner o Cornell, che mi riesce difficile definire interamente "artigiani") , e se con le cifre si piazzano invece nella fascia alta la scusa "ma i costi sono quelli di un artigiano" non vale più.
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 15/03/2018 ore 11:57:05
Però ci sono eccellenze italiane che riescono ad essere competitive. Facciamo un esempio: apro un laboratorio che progetta biciclette. Faccio fare i telai nella mia regione, poi li assemblo con prodotti che naturalmente vengono da altri paesi. Siamo nel Made in Italy. Se un domani i telai li faccio all’estero, poi li assemblo in Italia, sono Made in Italy. Ma se dopodomani il telaio arriva assemblato dall’estero, con tutto il resto, posso dire che è Made in Italy?
Rispondi
di Chicco_Gurus_Amps [user #41095] - commento del 15/03/2018 ore 19:25:21
io faccio i telai all'estero e li assemblo in italia.
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 14/03/2018 ore 15:05:16
Forse è stato sbagliato il titolo, perchè un oggetto prodotto in Cina da una società Americana, non lo chiamerei Made in Italy, anche se il progetto proviene da mente Italiana (Walter de Silva, di Lecco, ha disegnato innumerevoli Audi e Volkswagen, ma non credo si possa dire che le loro auto sono Made in Italy).
Titolo a parte, guardo però con ammirazione queste persone che hanno idee, voglia e coraggio di realizzarle. Per fare questo cambiano la propria vita, investono i propri capitali, stravolgono tutto, lingua, alimentazione, cultura etc...qui si è guardato al prezzo, ma spesso ci si dimentica di valutare il prodotto per quello che è non per dove viene prodotto.
Esempio a caso: se il loro overdrive a 300€ suonasse come un Klon, è proprio cosí importante sapere dove vien prodotto?
Se il tuo Iphone da 700€ è bello, funziona bene, è proprio cosï importante sapere che non è prodotto in Usa?


Rispondi
di Ghesboro [user #47283] - commento del 14/03/2018 ore 15:33:42
"Esempio a caso: se il loro overdrive a 300€ suonasse come un Klon, è proprio cosí importante sapere dove vien prodotto? "

Il Ceriatone Centura è fatto in Malesia, assemblato alla grande e - opinione comune del web - suona come un Klon.
Non viene pubblicizzato come "made in qualcos'altro", è un prodotto di punta di un brand well-established, anni.
Mercatinomusicale alla mano, il nuovo Echosex costa circa 600 euro.

Rispondi
di guitarforever [user #34177] - commento del 14/03/2018 ore 16:44:04
Grus e Baroni, ormai unite sotto molti aspetti, indicano unità produttive sia italiane che cinesi, come tanti altri brand che producono in più Paesi oltre quello a cui sono legati per tradizione, ma non per questo rinunciano alla loro identità. Chi insiste sul discorso che Baroni ha in catalogo una linea produttiva con operai cinesi (quando le maestranze e i progetti sono italiani, per di più in una fabbrica propria e non affidata a terzi) vuole montare un caso sul nulla. D'altra parte, metà dell'abbigliamento made in Italy proviene dalle fabbriche cinesi di Terzigno, nel vesuviano.
Rispondi
di TB [user #1658] - commento del 16/03/2018 ore 10:53:58
E' vero, ormai le fabbriche cinesi in Italia le trovi ovunque (tessile a Prato, divani in Puglia/Basilicata, ecc.), però che un italiano comprasse una fabbrica in Cina e la riempisse di operai italiani mi giunge nuova, sei proprio sicuro? E li paga quanto li pagherebbe in Italia? Con gli stessi diritti?
Rispondi
di Mark [user #2418] - commento del 14/03/2018 ore 15:54:
Non capisco le polemiche: ci sono due brand italiani che uniscono le forze, tra l'altro distribuiti da uno dei più prestigiosi distributori italiani; secondo me è solo una bella notizia. Produce in oriente? Affari suoi, a me interessa provare il prodotto, la qualità, come suona prima di dare un giudizio. Vedremo gli street price, i listini si sa che hanno poco significato e comunque siamo in democrazia no? Non ti piace o lo consideri troppo caro? Non lo compri, dov è il problema? Secondo me questi due sanno fare le cose, stiamo a vedere.
Rispondi
di TB [user #1658] - commento del 16/03/2018 ore 11:35:3
La polemica nasce dal fatto che si sbandiera il Made in Italy quando si fa invece un uso spregiudicato della globalizzazione, per abbattere i costi mantenendo alti i prezzi e quindi i profitti.
Per carità, fanno tutti così, DEVI fare così se vuoi farti largo in un mercato ormai saturo come quello degli ampli e degli effetti per chitarra.
Però, appunto, lasciamo stare il marketing di bassa lega con i suoi richiami a un'italianità da tifosi e valutiamo i prodotti per quello che sono e per il prezzo che hanno, senza dargli NESSUNA preferenza aprioristica rispetto ad analoghi prodotti stranieri solo perché i proprietari sarebbero italiani.
Non mi pare che l’italianità dei clienti venga premiata (o ti risultano sconti particolari per chi Buy from Italy?).
Quindi, se piace tanto, viva il mercato globale, ma vinca il migliore (from everywhere)!
Ovviamente, auguri ai protagonisti della nuova impresa commerciale, ca va sans dire…
Rispondi
di KramLPUII [user #31930] - commento del 14/03/2018 ore 16:13:47
Non sono un fanatico del risparmio a tutti i costi a me interessa che un prodotto sia ben fatto e suoni bene per prenderlo in considerazione. Anocora meno mi interessa dove viene fatto perché per me non fa differenza, non sono più i tempi che dalla Cina arrivava robaccia fatta da operai sfigati pagati con una ciotola di riso. Oggi la Cina sa produrre oggetti di qualità altissima, dipende sempre dall'azienda che c'è dietro. Possiedo una Ibanez SA fatta in Cina ed è una chitarra fantastica. Per tornare all'articolo, non penso sia giusto il confronto con prodotti di altri Paesi, diversi per impostazione produttiva e destinazione. Comunque per concludere io non vedo l'ora di poter proivare il 1959 Double Decher, un mio amico affidabile dice che è un ampli da favola.
Rispondi
di Chicco_Gurus_Amps [user #41095] - commento del 14/03/2018 ore 16:57:25
Qualche precisazione..
se volete venire a vedermi costruire dei pedali, sono a Faenza (ITALIA) in via Vittori, 181.
Ugo invece ha la SUA fabbrica in Cina, dove costruisce A MANO, proprio come me..
non si tratta di un prodotto “pensato” da due italiani e poi realizzato da una fabbricona cinese.. è stato scritto bene nell’articolo.. Ugo vive li e lavora lí, io vivo qui e lavoro qui, per ora.. poi fra un po’ mi sposterò in USA dove abbiamo già la sede logistica, e dopo i pedali saranno MADE IN USA.. forse piaceranno ancor di piu a quel punto.
Battute a parte, ho sempre lavorato con fornitori locali, ma oltre ad avere problemi di capacità produttiva, nell’ultimo anno ho avuto anche enormi problemi di qualità dai fornitori italiani.. alcune aziende hanno chiuso e i pochi rimasti sono oberati di lavoro e buttano via la qualità. Parlo di telai, verniciature, plexiglass.. (le cose che trovate su TGP come qualcuno suggeriva.. e sono tutte relative a produzione ITALIANA, non cinese.) Non credo di dire nulla di nuovo nell’affermare che in Cina si puo produrre con una qualità anche migliore della nostra, basta avere il controllo della produzione, e noi abbiamo la NOSTRA fabbrica lí, non facciamo produrre a terzi..
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 14/03/2018 ore 18:08:27
Ciao. Non ho capito. Tu costruisci pedali a Faenza e anche in Cina? Forse a Faenza quando c’era ‘il guru’, qualcosa si saldava, senza nulla togliere che anche tu possa fare i pedali a mano. Adesso cicognani è altrove. Gurus fa bei pedali ovunque li faccia. Però Made in Italy è altra cosa. Ad Alberto dico: c’è ancora Made in Italy, molti pedali sono fatti in Italia. Bisogna vedere quanti pedali si vuole vendere, cosa si vuole fare del marchio, esportarlo in 20 paesi e fare migliaia di pezzi o fare 1000 pezzi l’anno...
Rispondi
di Chicco_Gurus_Amps [user #41095] - commento del 14/03/2018 ore 18:15:33
No, faccio ancora tutte le stesse cose di prima a Faenza.. li ho sempre assemblati io i pedali, poi avevamo degli artigiani esterni che ci saldavano i componenti sulle pcb..
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 14/03/2018 ore 18:17:26
Quindi in Cina che fate?
Rispondi
di Chicco_Gurus_Amps [user #41095] - commento del 14/03/2018 ore 18:43:08
Le pcb come già facevamo anche prima, ora anche i telai e i pannelli di plexiglass.. c’è ancora scritto made in italy sulle scatole, piccolo piccolo, come prima.. non mi è mai interessato sbandierare un made in italy in un settore dove made in italy non conta certo come nella moda o nel food..
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 14/03/2018 ore 19:23:29
Un po’ Made in Italy ma un po’ no! Sono sicuro che sono dei prodotti eccezionali, ma questo ‘vedo non vedo’ italiano mi convince a metà. Scrivere Made in Italy e non esserlo è quasi una presa in giro per non usare altri termini. Ma sarai a norma sicuramente. Visto che per essere Made in Italy basta solo imballarlo.
Rispondi
di Chicco_Gurus_Amps [user #41095] - commento del 14/03/2018 ore 19:49:29
Se potessi togliere la scritta made in italy lo farei.. non è un problema ne un plus per me, cone ho già detto.. ma per legge ci dev’essere.. qual’è il problema, che uso valvole cecoslovacche? Non mi risulta che ce ne siano di italiane.. mi pare tu stia esagerando un po’ dai.. non siamo certo al discorso di imballare e far pagare il made in italy come fanno con la moda.. dai..
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 14/03/2018 ore 18:13:10
E' giusto, quando costruirai in Usa i pedali saranno Made in Usa.
Per lo stesso motivo quelli che produce Ugo ora, sono made in China.
Al di la di questo, auguro ad entrambi buona fortuna e complimenti per i prodotti che realizzate...
In bocca al lupo per l'avventura USA, io vivo qui e son sicuro che hai fatto la scelta giusta!
Rispondi
di Chicco_Gurus_Amps [user #41095] - commento del 14/03/2018 ore 18:25:01
Tagliamo la testa al toro senza girarci intorno: produrre in Cina con qualità piu alta che in Italia è una realtà già da un pezzo. Hanno i migliori macchinari di ultima generazione ed impianti nuovi per tutto ciò che riguarda le materie prime, le verniciature, taglio e piega lamiere, produzione di pcb etc.. noi usiamo Valvole cecoslovacche, condensatori wima, resistenze all’1%, non usiamo componenti cinesi di bassa qualità o costo, perchè se non lo paghi in audio, lo paghi in affidabilità. Provate un prodotto Baroni e poi mi dite.. e anche le maestranze non costano piu come prima, chi cerca il prezzo già non produce piu in Cina, ma in malaysia, vietnam, etc.. in Cina sono bravissimi nello sviluppo.. Ugo progetta un prodotto nuovo e in dieci giorni siamo già in grado di avere il prototipo pronto di telaio, pannelli, serigrafie, tutto.. è lí che sono bravi. Credo che già Apple abbia spiegato e dimostrato quanto sopra piu e meglio di me..
Rispondi
di Repsol [user #30201] - commento del 14/03/2018 ore 19:04:07
Sono d'accordo al cento per cento. In quasi tutti i campi la Cina sta offrendo qualita', velocita', precisione etc...niente da stupirsi quindi per le scelte fatte.
Rispondi
di fenderpassion61 [user #13902] - commento del 14/03/2018 ore 17:38:36
Io se un prodotto è made di qua o di la non mi faccio problemi. La stessa cosa vale se è fatto a macchina o meno.
Quando si parla di made in Italy parte il solito flammone che non finisce più.
Il problema è sempre il solito: Questi prodotti "Italiani" costano come un rene. Perchè? Ma la mano d'opera in Cina non costa poco? E poi: A me che un pedale sia fatto a mano che cacchio me ne può importare? I costi di trasporto e logistici di questi prodotti, che se ci riempi un container con un tozzo di pane di costo di spedizione ci metti un valore mostruoso, sono così alti?
Il fatto è che quando importano la roba dalla Cina gli Italiani costa un botto mentre prodotti come Mooer e Altri marchi come JoYo costano dei tozzi di pane.
Non che siano marchi comparabili, ma il dubbio mi sorge.
Se le ditte "Made in Italy" riescono a vendere overdrive da 600 euro buon per loro, ma è quasi metà del mio stipendio, cioè quindici giorni di c**o...per intenderci e diroba come quella in giro ce n'è assai a prezzi inferiori.

Rispondi
di Ghesboro [user #47283] - commento del 14/03/2018 ore 18:39:26
"per intenderci e diroba come quella in giro ce n'è assai a prezzi inferiori."
Italiana pure. Perchè se ci mettiamo a guardare chi produce pedali made in Italy, di nomi ne saltano fuori, e neanche pochi.
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308] - commento del 14/03/2018 ore 18:02:59
Visto che risponde anche Chicco, soggetto un causa, ne approfitto per chiedere una delucidazione se possibile riguardo la rottura del rapporto con Cicognani. Penso che gli utenti di accordo, come me, siano interessati anche a questo argomento.
Grazie in anticipo ;)
Rispondi
di Chicco_Gurus_Amps [user #41095] - commento del 14/03/2018 ore 18:12:14
Volentieri.. come ho detto nei miei piani futuri c’è di spostarmi negli USA, mentre Guglielmo a pochi anni della pensione ha preferito ritornare alla sua dimensione artigianale di una volta e dedicarsi prettamente alla progettazione e sperimentazione, oltre che a piccole produzioni.. negli scorsi anni abbiamo avuto problemi di capacità produttiva, e bisognava trovare qualcuno che si occupasse della produzione, cosa di cui Guglielmo non aveva piu voglia, ecco perchè abbiamo fatto la fusione con Baroni, che è in grado di produrre i semilavorati che prima producevo qui, senza incidermi suo costi ma assicurandomi le quantità che mi servono, con la qualità e la velocità necessaria in questo settore. Purtroppo negli ultimi quattro anni ho svolto il lavoro di operaio assemblatore di giorno, e il mio mestiere di Commerciale di notte, per ovvi motivi legati ai fusi orari.. a 43 anni suonati comincio a sentirne il peso, ecco perchè presto mi sposterò nell’unità che abbiamo già aperto negli USA e continuerò a produrre li, ma potendo fare il mio mestiere di giorno e nel mercato piu grande del mondo.
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308] - commento del 14/03/2018 ore 18:49:41
Grazie per le delucidazioni, tutto chiaro :)
Buona fortuna per la nuova avventura 😉
Rispondi
di Chicco_Gurus_Amps [user #41095] - commento del 14/03/2018 ore 18:53:2
Comunque, per concludere.. credo che nelle intenzioni del giornalista che ha fatto il titolo ci fosse solo la volontà di comunicare che due prodotti riconosciuti nel mondo come Italiani ma non distribuiti in Italia, oggi con Casale Bauer tornano a casa e sono reperibili anche qui. Tutto qua.. grazie a tutti.. vi invito a provare uno dei nostri prodotti nei negozi vicino a voi, finalmente, e se avete domande o feedback da dare, sono sempre benvenuti, mi trovate sempre anche a tarda notte ;-)
sales@gurusamps.it
Rispondi
di SHENANDOAH1980 [user #10847] - commento del 15/03/2018 ore 08:19:03
Giusto per chiarirmi un dubbio, e mi rivolgo ai fascisti della chitarra che, ahimè, vedo proliferare. Un liutaio italiano di una città a caso, che costruisce una splendida chitarra con body in mogano sudamericano, top e manico in acero canadese, stupendi pickup ammerecani, tasti Dunlop, pot CTS o Alpha, ponte Gotoh, etc... che dicitura deve applicare secondo i vostri criteri?
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 15/03/2018 ore 09:40:30
Sei strampalato. Sappiamo bene che componenti e materia prima non sono italiani. Ma non hai capito bene che le aziende hanno sedi e produzione completa all’estero. Di italiano è rimasto l’ingegneria e nel caso di baroni il cognome.
Rispondi
di SHENANDOAH1980 [user #10847] - commento del 15/03/2018 ore 09:43:01
Non capisco bene la tua lingua scusami so solo l’italiano e il verbo strampalare non è Made in Italy. L’ingegneria. Detto cazzi...
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 15/03/2018 ore 09:46:19
Puoi usare un traduttore per la lingua. Anche dvmark non fa una mazza un Italia. E infatti scrive Made in Indonesia. E aggiunge ‘engineered in Italy’. Sarebbe più corretto o no?
Rispondi
di SHENANDOAH1980 [user #10847] - commento del 15/03/2018 ore 10:10:01
Il fatto è che il traduttore non mi riconosce la parola strampalare e non so a che lingua appartenga. Comunque, secondo il tuo ragionamento, funziona così: un prodotto, specialmente nel ramo elettronica, è composto da due tronconi, uno riguarda il lavoro “vero” cioè progettazione e piano di produzione, l’altro concerne il reperire componentistica di valore bassissimo sul mercato orientale e assemblare tale prodotto. Se il primo viene effettuato in Italia non vale un cazzo, ma se si tratta del secondo, anche nel caso del clone di un progetto orientale, o svedese, beh allora si che ci puoi scrivere tutto orgoglioso Made in Italy, giusto? Perché la manodopera italiana è la meglio al mondo, altro che i simpatici musetti gialli che arrivano qui con la valigetta piena di soldi e si comprano la trattoria storica per trasformarla in all you can eat. Questi pensieri mi fanno paura, e anche un po’ schifo, sinceramente.
Tralasciando il sociale, la psicologia e la politica, e tornando a parlare di strumenti, credo che, al momento, visti gli elevatissimi standard qualitativi della produzione cinese, degli impianti, della componentistica e delle attrezzature, per tacere della indiscutibile superiorità della manodopera, e di tutto l’apparato distribuzione e marketing, produrre in oriente sia l’unica via per offrire qualcosa di buono. Sull’applucazione della dicitura Made in (nazione a caso), ricorda che la regolamentazione in merito è parecchio fumosa e soggetta a molteplici interpretazioni, perciò sarebbe molto meglio rispettare quelle differenti dalla nostra personale.
Personalmente, passami la ripetizione, se sono un imprenditore italiano, titolare di una ditta italiana con una sede all’estero, e decido di produrre anche pedali per chitarra di progettazione mia, quindi italiana, e scelgo di trasferirmi nella sede estera per mantenere un certo standard produttivo bei miei prodotti, appoggiandomi alla sede già esistente, non mi faccio proprio nessun problema a applicare la dicitura Made in Italy al mio prodotto italiano. Anche perché se no come faccio a far contenti col mio prodotto i pirla che vogliono solo ilveromeidinitali?
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 15/03/2018 ore 10:20:00
Stiamo girando attorno al problema. Nessuno ha detto che produrre all’estero è sbagliato. Anzi. Ma non vedo perché scrivere Made in Italy quando non lo sono. Considerando che pochissimi usano chitarre italiane, non credo che sono fascista della chitarra o razzista come stai cercando di farmi passare. E io non voglio il Made in Italy come direbbe qualche sapientino del web.
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di SHENANDOAH1980 [user #10847] - commento del 15/03/2018 ore 10:48:44
È un prodotto ideato e progettato da un italiano e realizzato da una ditta italiana. Questo giustifica la dicitura commerciale in oggetto, al di là di quello che penso io o pensi tu. Se poi oltre a tante belle caratteristiche che stai dimostrando, sei anche così arrogante da pensare che il tuo pensiero valga più di una legislazione commerciale internazionale, tranquillo, ci sono cure anche per quello.
E si hai ragione, stiamo girando intorno all’unico vero problema, il rosicare.
Ma adeso basta che sto strampalando dai.
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di Aktarus [user #5855] - commento del 15/03/2018 ore 10:51:44
L'aver per anni considerato il made in china come sinonimo di scarsa qualità, un pochino avrà influenzato.
Si è sempre fatto il confronto tra prodotto cinese e prodotto xxx. Si parla ad esempio di Marshall cinesi o Orange cinesi, come se fossero prodotti da tenere ben distinti dalla produzione inglese.
Ora è evidente che bisogna arrendersi al fatto che tutto sarà prodotto in cina o in oriente ma non è che improvvisamente dobbiamo fare quelli a cui non interessa dove venga fabbricato un prodotto, quando a tutti fino a pochissimo tempo fa importava anche la provenienza dello stagno per le saldature.
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di FakkWylde [user #46330] - commento del 15/03/2018 ore 11:56:05
Ma io non vedo il problema. Fra qualche decina di anni ci sarà una migrazione dei processi costruttivi qui in Italia perché la nostra forza lavoro non varrà più nulla. Anche noi verremo comprati con una ciotola di riso per produrre il Made in China.
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di francesco72 [user #31226] - commento del 15/03/2018 ore 13:17:26
In realtà il ritorno in Italia è già in atto da anni, ma per lavorazioni di qualità. Per lavoro opero spesso con imprese della meccanica di precisione e mi è già capitato che i committenti finali anche esteri, abbiano chiesto di evitare di spostare la produzione fuori dall'Italia o rientrare in Italia, preferendo mantenere uno standard qualitativo elevato. Come pure vedo che marchi importanti del Made in Italy (tanto per fare due nomi Lamborghini e Ducati) mantengono stretto il legame col territorio a tutti i livelli di produzione, proprio per mantenere la qualità ed il certificato di provenienza. Non potremo mai essere competitivi sulla produzione di massa: siamo 60.000.000, contro 2.000.000.000 solo tra Cina ed India, ma possiamo portare avanti la nostre tradizioni che all'estero vengono apprezzate e riconosciute.
Ciao
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di francesco72 [user #31226] - commento del 15/03/2018 ore 13:10:37
Ciao, premetto che il made in italy è due cose: una certificazione, che segue rigidi disciplinari inerenti materiali, progettazione e lavorazione, ma è anche un modo di dire. Ora se un prodotto ha stampigliato su "Made in Italy" deve seguire il disciplinare che prevede, tra l'altro, che la lavorazione sia italiana e quale percentuale di materia prima o semilavorati possano essere stranieri. Se invece si parla solo di made in italy, come di prodotto dell'ingegno italiano, come mi pare sia questo caso, allora sarebbe corretto precisare che non parliamo di certificazione di provenienza del prodotto. La differenza è importante perchè il consumatore riconduce ad un certo ambito di produzione determinate caratteristiche derivanti dall'esperienza.
Detto questo, trovo una piccola incoerenza nella difesa di alcuni articoli prodotti altrove per necessità economica e poi venduti come se prodotti in Italia. Non parlo specificamente di quelli dell'articolo che direttamente non conosco, ma effettivamente ho già letto diverse volte che una certa produzione si è dovuta spostare all'estero per contenere i costi, però poi il prezzo finale è sempre lo stesso. Dunque delle due l'una: o prima si facevano i miracoli (però nella storia non sono moltissimi i casi accertati e spesso hanno a che fare con la religione piuttosto che col commercio) oppure, dopo il trasloco qualcuno profitta dei risparmi e quel qualcuno non è il consumatore. Per quanto mi riguarda ho acquistato pedali di ogni dove, dalla Cina all'Australia, dall'Italia agli Usa, quel che fa la differenza è la qualità, il problema è la possibilità di conoscere prima l'articolo. Speriamo in casale Bauer per questo.
Ciao
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di xavier [user #9768] - commento del 15/03/2018 ore 21:35:03
Ciao Francesco72,
il tuo discorso lo trovo chiaro e sensato. Aggiungo, se mi permetti che ad esempio negli Usa, la Penn Reel produttrice di materiale da pesca, nella linea "made in the USA" aggiunge la postilla: " Designed and built in the USA using domestic and foreign components." . Questo lo trovo corretto e lo vorrei veder scritto anche io sui prodotti nostrani in quanto rafforzativo del nostro ingegno e qualità e quant'altro, anche se la legge non lo prescrive.
Auguro comunque tutto il bene possibile a Gurus e Baroni Lab per la loro impresa attuale e futura
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di angesalvs [user #29745] - commento del 15/03/2018 ore 17:20:38
Il concetto di "made in Italy" per qualcuno corrisponde a un artigiano in grembiule blu che fa tutto da solo, ma è una lettura soggettiva e un po' anacronistica. E comunque secondo il codice doganale europeo i prodotti Gurus non solo "possono", ma IMHO "devono" essere definiti "made in Italy". Il tema è controverso, ultimamente ci sono state sentenze contraddittorie: da un lato ci sono le istanze di chi vede l'italianità soprattutto nell'idea, per altri soprattutto nei settori moda, design, motori, artigianato artistico eccetera è importante la fattura. E' comunque una normativa in divenire, ma domando se qualcuno si sognerebbe di indignarsi perché si considera "made in Italy" la mitica caffettiera Moka Bialetti anche se da parecchi anni è prodotta all'Est. Quel che conta è qualità, servizio, innovazione e quuelli possono e devono essere "made in Italy".
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di coprofilo [user #593] - commento del 15/03/2018 ore 19:13:01
Questa discussione è degna di un forum di diritto commerciale...
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di Claes [user #29011] - commento del 15/03/2018 ore 20:13:00
Vero! Chi ha il copyright del proprio logo parte bene. Chi imita può "barare". Chi assicura distribuzione deve prevedere vendite parallele in rete. Per stipulare contratti che saranno adempiti, ma che richiedono parecchi avvocati a stendere i contratti, bisogna considerare che vi sono 3 o forse 5 anni prima di un necessario rinnovo. Insomma, contratti o società non durano in eterno.
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di Lisboa [user #47337] - commento del 15/03/2018 ore 21:32:3
Bisogna essere attenti quando si parla di produzione cinese: l'era del prodotto scadente a basso costo è finita. In cina hanno capacitá ingegnieristiche, produttive, macchinari e risorse da investire che il resto del mondo si sogna. In tutti i segmenti... Aggiungiamoci pure un governo stabile e con le idee molto chiare sul futuro. Non voglio essere apocalittico, ma credo proprio che le principali rivoluzioni tecnologiche future verranno da lì. Figuriamoci se non sanno fare più che bene un pedale o un ampli...
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