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Joe Bonamassa parla della nuova gestione di Gibson Guitars
Joe Bonamassa parla della nuova gestione di Gibson Guitars
di [user #116] - pubblicato il

“Conosco i proprietari della futura Gibson, sono brave persone” spiega Joe Bonamassa in un’intervista video: “il Chapter 11 non è la fine”.
Lo scorso maggio, la richiesta del Chapter 11 da parte della sofferente Gibson ha scosso l’intera comunità musicale. Chitarristi di tutto il mondo hanno temuto che un colosso della tradizione a sei corde potesse sparire nel nulla e non sono mancate le speculazioni riguardo l’oscuro futuro del gruppo Gibson. Joe Bonamassa è forse tra professionisti maggiormente legati al marchio e ha chiarito alcuni aspetti della faccenda durante un’intervista condotta dal programma radiofonico di Steve Jones, ex chitarrista dei Sex Pistols.

Joe Bonamassa parla della nuova gestione di Gibson Guitars

“La gente sente Chapter 11 e pensa che non ci sarà più una Les Paul o una Flying V” spiega Joe, che continua: “in realtà è un modo per tenere i lupi a bada mentre l’azienda si riorganizza e paga le bollette”.
Bonamassa non si sbottona circa la nuova struttura societaria e l’eventualità che un nome già noto nell’ambiente possa acquisire il brand, ma lascia intendere di avere piena fiducia nel futuro management. “Sono brave persone, sono chitarristi” confida, prima di smentire una volta per tutte le voci di corridoio che lo vedevano interessato ad acquistare l’azienda in prima persona: “suono blues rock per vivere, come potrei comprare un’azienda produttrice di chitarre?”.

Di seguito, l’intera intervista. La parte relativa alla chiacchierata su Gibson comincia a circa 4 minuti, poco dopo la jam introduttiva tra Joe e Steve.

gibson interviste joe bonamassa
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Gibson chiede il Chapter 11
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Commenti
di francesco72 [user #31226] - commento del 01/08/2018 ore 10:19:02
Tutta questa storia intorno a Gibson mi lascia un po' perplesso. In primo luogo nessuno sano di mente ha mai pensato che il marchio sarebbe svanito, anzi, basta un minimo di dimestichezza nel mondo dell'impresa per immaginare che sulle disgrazie attuali qualcuno avrebbe potuto pasteggiare abbondantemente acquistando il brand o l'azienda a prezzo di saldo (o di fallimento).
D'altra parte anche nell'impossibile ipotesi che il marchio sparisse, non mi straccerei le mutande (eresia! eresia!): nel mercato attuale Gibson è uno dei tanti (forse troppi) player, inoltre volenti o nolenti rimane molto, forse troppo, legata al passato e se lo fa pagare caro, probabilmente più caro di quel che vale. Infine chitarre identiche alle Gibson, ma anche con soluzioni più innovative, si trovano in diversi cataloghi di competitor, quindi nessuno sarebbe rimasto orfano di una single cut o di una "diavoletto".
Ciao
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di c9 [user #37327] - commento del 01/08/2018 ore 10:35:4
Comunque Bonamassa è davvero molto piacevole da ascoltare in jam, un pò meno quando suona le sue composizioni.
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di telecrok [user #37231] - commento del 01/08/2018 ore 11:27:24
................... forse troppo, legata al passato...................
Il problema per me invece è proprio questo, l'attuale Gibson si è troppo "slegata" dal passato, ma sul fatto che faccia pagare caro una qualità molto presunta che di fatto non c'é più, qui sono d'accordissimo.
Meno roba e più qualità, chi se la può comprare se la compra e chi no amen, ma che sia una Gibson, insomma facciano chitarre e amplificatori, le cose che hanno sempre saputo fare al meglio. Tornino a questo e il resto del ciarpame via, assieme alla marea di brand acquisiti, inutili e dannosi.
La qualità e esclusività pagano sempre ma devono essere reali e tangibili, tornare ai tempi in cui si poteva dire con orgoglio: "hei, mi sono comprato una Gibson".
A fare strumenti fantasiosi, pieni di accessori ed "innovazioni". lavatrice compresa, ci pensino gli "altri", devono riconquistare la fetta di mercato che gli compete e soprattutto la fiducia del pubblico, inoltre dovranno accontentarsi, sono l'ingordigia e la cupidigia, in nome della fantomatica "crescita" che alla fine li ha fottuti e sta fottendo anche noi purtroppo.
Rallentare bisogna, altro che crescere, almeno per avere il tempo di suonarle queste benedette chitarre oltre che venderle.
Tutto quanto sta accadendo potrebbe anche essere positivo, aspettiamo di vedere cosa combinano, squali permettendo.......
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 01/08/2018 ore 14:29:18
Concordo sulla decrescita, il problema è che concordiamo sempre tutti, purchè tocchi gli altri. Gibson è nella spiacevole situazione in cui ha investimenti da grandi numeri, ma prezzi da industria di nicchia. Da qualche parte deve decidere di andare: o taglia la produzione e la qualifica e a quel punto potrà giustamente pretendere prezzi alti, oppure svilisce la produzione e vende alle masse. Le due cose, però, insieme non si possono fare.
Ciao
Rispondi
di Ghesboro [user #47283] - commento del 01/08/2018 ore 18:05:58
"Il problema per me invece è proprio questo, l'attuale Gibson si è troppo "slegata" dal passato "

Del resto chi prende una Gibson vuole emulare gente che suonava 40-50 anni fa, solo uno sprovveduto punterebbe su quel marchio per trovarci una chitarra tecnicamente innovativa, a questo ci pensa praticamente qualsiasi produttore di single cuts là fuori.
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di RedRaven [user #20706] - commento del 01/08/2018 ore 12:57:57
Comunque che Gibson sparisca è impossibile, che venga acquistata da qualcuno che non la sappia gestire a livello di prodotti, si, basti pensare a Fender e CBS o alla stessa Gibson in epoca Norlin.
Se sparisse sarebbe grave con buona pace di chi fa l'indifferente: è come se chiudesse la Ferrari, o la Porsche. Certo posso sempre comprare altro, ma quella è la storia e sono depositari di una tradizione importante.
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 01/08/2018 ore 14:26:
Concordo con la prima parte dell'intervento, non con la seconda: Ferrari e Porsche nel 2018 fanno auto che portano soluzioni del 2018, Gibson fa le solite quattro chitarre inventate tra il '50 ed il '70 sostanzialmente identiche.
D'altra parte è anche vero che quando prova a fare qualche novità (ed a me piacciono) non se l'è filate nessuno, vedi M3. Però mi sembra naturale, se fai una superstrat come tutte le altre ma che costa il triplo immotivatamente, è abbastanza normale che ti rimanga in magazzino.
Ciao
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 02/08/2018 ore 13:56:36
la differenza è che il mercato dell'auto è innovativo, quello delle chitarre è conservativo, ma è colpa degli acquirenti, non tanto dei marchi. Il paragone era per la parte di importanza nello scenario.
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di telecrok [user #37231] - commento del 03/08/2018 ore 09:36:51
Ok, Porsche e Ferrari ecc ecc, ok sono d'accordo, ma questi sono prodotti che devono migliorare prestazioni e sicurezza e mille altri fattori, è ovvio che devono stare al passo con i tempi e addirittura precederli.
Le chitarre servono a fare musica, le note sono sempre 7, ci sono pedali ed i PC per aggiungere effetti e quant'altro, ma lo strumento di base deve dare la qualità, ok un po' di innovazione non guasta e comunque io mi riferivo ai materiali ed alla estrema cura nella loro realizzazione, come si faceva negli anni d'oro, se porti un nome devi esserne all'altezza.
Non si possono curare amorevolmente e nel minimo particolare 10.000 chitarre al giorno.
Succede un po' in tutti i campi, Rolex non produce 10.000 Daytona al giorno anche se, sinceramente, ha perso da tempo quell'esclusività che distingueva il marchio.
No il brand Gibson non sparirà, è troppo ghiotto come appeal, contiene in se una storia di eccellenza che sarebbe stupido e autolesionistico non sfruttare, ma devono tornare a fare al meglio quello che sanno fare da sempre e che per i motivi che tutti conosciamo pare si siano dimenticati, rimettersi con umiltà e abnegazione a lavorare e soprattutto cercare maestranze che sanno fare quel mestiere e non solo schiacciare i tasti di una CNC.
Nel mondo chitarristico ci sono tonnellate di sperimentatori, nelle forme, nell'elettronica, nella possibilità di ottenere mille e mille suoni diversi, come si fà a distinguersi ed avere un'attrattiva per il pubblico tra innumerevoli possibilità di scelta?
Presentarsi con il prodotto che da sempre ti dà una riconoscibilità immediata, la tradizione, l'artigianalità, l'affidabilità e i materiali di alto livello.
Molti stanno percorrendo questa strada, in tutti i campi, ed è l'unica strada.
Ritornare al concetto che una Gibson è per sempre, tutte le altre si possono scambiare, acquistare usate e poi buttarle, modificarle e stravolgerle o quello che volete voi, una Gibson no, una volta che ci si è impegnati nell'acquisto di una Gibson il sodalizio è per sempre, perché così può essere solo un'altra Gibson.
Questo è il concetto che deve ispirare chi si impegnerà a dirigere la baracca e deve essere un sentimento genuino.
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di Claes [user #29011] - commento del 03/08/2018 ore 16:15:14
A parte il fascino del logo c'è un fattore design Gibson vs Fender e compatibilità con la musica che si suona. Lato marketing i tentativi folli della Gibson sono statI un fallimento e oggi iconici e copiati da tutti. Lo spazio libero per designs totalmente nuovi è però ormai ristretto... Altrimenti si va al digitale-a-bordo. E perché no?
Rispondi
di fraz666 [user #43257] - commento del 08/08/2018 ore 11:57:21
Una Gibson è una Gibson, non la si può rimpiazzare con un'altra qualsiasi anche se più innovativa.
SG e Les Paul sono solo Gibson, così come Flying V, Explorer e Firebird, il resto è comunque una copia o un tentativo, anche se le caratteristiche vengono migliorate.
E lo dico da possessore di diverse chitarre 'moderne': spesso ho bisogno di dettagli che non trovo nelle Gibson ma non per tutti è così, anzi.
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