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Le origini di Marco Minnemann
Le origini di Marco Minnemann
di [user #28153] - pubblicato il

Ascoltando il drumming di Marco Minnemann si ha l’impressione di sentire il mix alieno tra un metallaro, un jazzista e un cervellotico appassionato di drum&bass e progressive Questo incredibile incrocio di generi, unito a un virtuosismo disarmante, è tra le componenti più affascinanti del suo playing. Per capire l’origine di una musicalità così elaborata e folle, ci siamo fatti raccontare direttamente da Minnemann la sua formazione.
"Ho cominciato a suonare l’organo all’età di sei anni. Da ragazzino mi piaceva il metal ma anche molte altre cose. Di fatto, il primo disco che ho comprato è stato “News Of The World” dei Queen che, a onor del vero, restano una delle mie band preferite di tutti i tempi. Ma mi piacevano anche Kiss, (…perdonatemi per questo!) Led Zeppelin, più tardi i Police e… gli Slayer! 
L’organo non mi divertiva, tutto suonava come una schifezza e, oltre l’ambizione di entrare a far parte dei Deep Purple, non sapevo cosa farmene di questo strumento!
Allora ho cominciato a suonare la chitarra, cosa che tuttora faccio. Assieme all’organo, la chitarra è uno strumento che continua ad apportare molti benefici alla mia musica, soprattutto in fase di composizione.
I miei genitori sono sempre stati interessati alla musica e fin da piccolo mi hanno portato ai grandi concerti: ho visto due volte i Queen, i Jethro Tull, gli Stones e molti altri. E’ quindi grazie a questa passione trasmessa dai genitori che ho cominciato a sviluppare un forte interesse per la musica e in particolare per la complessità nella musica. Da una parte pensavo che i Kiss fossero fantastici, che facessero dei grandi show e questo mi attraeva. Ma, allo stesso tempo, dall’altra mi accorgevo che band come i Jethro Tull suonavano cose che richiedevano delle abilità musicali maggiori. Ascoltavo i Jethro Tull e sentivo delle cose che, rispetto alle tradizionali band rock, mi accorgevo di non riuscire a capire fin da subito. Ho iniziato a divorare i dischi di queste band e a cercare di imparare a suonarli con la chitarra e l’organo. Ma con scarsa soddisfazione...
Finchè, all’età di 12 anni, la svolta: andai con mio padre in un enorme negozio di strumenti dove vidi, per la prima volta da vicino, un set di batteria. Mio padre notò che questa aveva catturato la mia attenzione e si offrì di comprarmela a patto che poi mi impegnassi a imparare a studiarla e suonarla per bene.
Accettai l’offerta e cominciai a sviluppare una sempre crescente passione per questo strumento.
Innegabilmente, ho sempre avuto un certo talento musicale innato: riuscivo da subito a capire e riprodurre quello che il mio insegnante mi spiegava o mi mostrava sullo strumento. Fu proprio il mio insegnante inoltre a spingermi da subito a calcare il palcoscenico.
A dire il vero, ricordo che la prima volta che da ragazzino il mio insegnante mi invitò a suonare a un suo concerto ero talmente terrorizzato che, una volta arrivato nel luogo dello show, mi feci riportare a casa da mia madre senza nemmeno avvicinarmi al palco.

Le origini di Marco Minnemann

La volta successiva invece riuscì a suonare. Ero spaventatissimo. Ricordo, a uno a uno, i passi sul palcoscenico per avvicinarmi alla batteria. In quel momento non riuscivo a pensare che c’era un pubblico, che stavo per suonare e che era una figata. Avevo così paura di sbagliare che continuavo solo a ripetermi “Per favore non mandare tutto in vacca! Non mandare tutto in vacca…”! E suonai concentratissimo, senza pensare e sentire nient’altro oltre me e la mia batteria. Solo quando arrivò l’applauso della gente realizzai che ero su un palco, che avevo suonato…e da allora non ho mai più voluto scenderci!
All’età di 13/14 anni mi sono quindi trovato di fronte a un bivio: o ascoltare cose come Chick Corea Electric Band o, sul versante radicalmente opposto,  gli Slayer. La mia indole era vicina agli Slayer (avevo i capelli lunghi e lo spirito rock), ma la mia curiosità musicale era più interessata a Chick Corea. Invece di scegliere, ho deciso di prendere le finezze e i preziosismi di Corea e trasportarli nel metal. Al giorno d’oggi ci sono band come Meshuggah che hanno un approccio simile a questo nella loro musica o i Necrophagist con cui sono finito addirittura a suonare. Però, il primo musicista che rispecchiava totalmente tutto ciò che volevo sentire nella musica, sotto tutti i punti di vista, è stato Frank Zappa. Lui aveva tutte le cose che mi interessavano: la giusta attitudine e la complessità musicale condita con uno spiccato senso dello humor. Così, i miei primi dischi di vent’anni fa, erano totalmente ispirati a Zappa. Solo poi, grazie all’esperienza maturata me ne sono pian piano staccato. Oltre a questo legame particolare con Zappa, ho sempre cercato in tutta la mia carriera, sin dagli esordi, di non copiare mai nessuno. Ho provato a prendere tutte le cose che più mi affascinavano, nei diversi stili musicali e a combinarle in un mio unico stile personale, creando così una mia identità. E questo è da considerarsi un consiglio utile per tutti!"
(foto studiosquare.it)

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