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Bringing it Back Home: parla Robben Ford
Bringing it Back Home: parla Robben Ford
di [user #17844] - pubblicato il

Ammaliati dal sound RnB deliziosamente vintage di Bringing it Back Home, abbiamo scambiato quattro chiacchiera con l'autore, Robben Ford, che ci ha raccontato i retroscena del disco, parlato della sua passione per il vintage e svelato alcuni dettagli dell'imminente tour europeo.
Qualche tempo fa, l'album Bringing it Back Home ha segnato il ritorno di Robben Ford sulle scene dei solo artist. Il disco è principalmente una collezione di vecchi brani RnB provenienti dagli anni '60 e ha smosso la curiosità di molti fan del chitarrista, abituati a sonorità decisamente più bluesy.
Il cambio di rotta affrontato con il nuovo lavoro è stato il punto di partenza di una intensa chiacchierata con Robben, che si è poi diramata in direzione dei suoni, degli strumenti, dello stile e dell'imminente tour europeo che vedrà Ford toccare anche le coste italiane nelle prossime settimane, con una data Romana prevista per il 3 aprile e un appuntamento a Padova fissato per il 4 aprile.

Pietro Paolo Falco: Bringing it Back Home riporta l'ascoltatore dritto agli anni '60 della musica black e della soul, con ottoni, organo…
Il tuo stile è sempre stato più vicino al blues, a cosa dobbiamo questo cambio di direzione?
Robben Ford: Sai, ho sempre scritto gran parte della mia musica, ma con questo album ho voluto cercare un particolare feeling che in qualche modo ha richiesto l'uso di cover, canzoni dell'epoca in cui quel feeling è stato generato.
Sono cresciuto negli anni '60, la musica di quegli anni era principalmente RnB. Tutta la buona musica era rhythm and blues e blues. Certo, c'era anche dell'ottimo jazz, di cui sono un grande amante. Questo disco per me è un'amalgama di tutte quelle cose che mi hanno formato in gioventù: blues, RnB e un accenno di jazz.

PPF: Quindi lo senti come un album più "privato" rispetto ai passati?
RF: In realtà no. Con la musica che ho scritto ho un rapporto molto personale, qui gira tutto intorno al feeling. In certi momenti ti senti in un determinato modo, e in questo momento per me aveva senso fare un disco di questo tipo.

Bringing it Back Home: parla Robben Ford

PPF: L'ultima volta che ti ho ascoltato su disco era con i Renegade Creation, un progetto totalmente diverso. Come si passa dai suoni duri del blues-rock al sound vintage di Bringing it Back Home?
RF: Non è così difficile, per me, passare da un genere musicale all'altro. Io resto lo stesso musicista a prescindere dal contesto, che sia rock, blues, jazz o pop e ho accumulato abbastanza esperienza da sentirmi a mio agio nei diversi stili. Circa l'ultimo album, è semplicemente la musica che mi sento di fare ora, a prescindere dalla necessità di farne un disco o meno. È il modo in cui mi sento o, per meglio dire, è ciò che crea un ambiente al cui interno riesco a esprimere ciò che provo ora.

PPF: A proposito dell'adattamento ai diversi stili, nel 1982 hai registrato dei solo per un album dei Kiss. Come si è arrivati a quella collaborazione?
RF: L'anno precedente avevo lavorato con il produttore di quell'album, l'amico Michael James Jackson. Su quel disco stavano lavorando diversi musicisti, ci sono gli assolo di cinque chitarristi, e Michael mi chiese se fossi interessato a registrare due assolo in un album dei Kiss. Pensai: perché no?

PPF: Il tuo stile improvvisativo è sempre stato di riferimento per molti chitarristi, ma nell'ultimo album si nota una certa attenzione all'aspetto ritmico e alla band in generale.
RF: Sono sicuro dipenda dal fatto che sono sempre stato incline alle collaborazioni. Mi piace lavorare "con" le persone. Solitamente, quando sei un solista, sei portato a presentare te stesso, ma io ho sempre avuto la tendenza a presentare una band. In questo caso ancora di più. È vero, non ci sono molti assolo di chitarra, ma se fossi stato l'unico solista non sarebbe stato lo stesso album.
Le persone con cui ho registrato questo disco hanno contribuito tantissimo al sound e al feel. Ho avuto il disco che desideravo, ho avuto il disco che speravo di ottenere. Non riesco a dirti quanto felice io sia di com'è venuto fuori, e adoro le parti di chitarra.


PPF: Come non amarle! Appunto riguardo il tuo ottimo ruolo ritmico all'interno di Bringing It Back Home, mi chiedo quali siano stati i tuoi riferimenti per lo stile di accompagnamento.
RF: In realtà non ho mai studiato molta altra gente, è una cosa che ho affinato da solo negli anni, suonando con diversi gruppi, scrivendo canzoni ma soprattutto suonando un sacco in trio. Quando sei da solo con basso e batteria hai molto lavoro da fare, e il mio stile si è formato per necessità. Come si dice: "necessity is the mother of invention".
"Dovevo" imparare a suonare la chitarra ritmica. Sicuramente sono stato influenzato dalla musica che ho ascoltato nel corso della mia vita, ma non ci sono delle fonti specifiche.


PPF: Quindi a uno studente suggeriresti di non imitare altri, ma di ricavarsi il proprio stile?
RF: È difficile da dire. Ascoltando dischi degli anni '70 si possono trovare molti spunti per la chitarra ritmica. Erano parti molto curate e sofisticate ma, quando arrivarono gli anni '80 e la musica rock rubò la scena con lo shred e l'heavy metal, i chitarristi ritmici praticamente sparirono. Devi tornare indietro nel tempo, e per me principalmente è col rhythm and blues.

PPF: Sei noto per essere un raro esemplare di "bluesman colto". Cosa serve per affinare così il proprio stile improvvisativo?
RF: La prima cosa da fare è imparare gli accordi. Io ho comprato un libro dal quale ho imparato i vari accordi standard. Da un altro libro ho imparato le scale da usare su questi accordi. Queste sono le due cose di cui si ha bisogno, da lì io ho semplicemente trovato la mia strada. Non ho avuto insegnanti, ho solo aperto le orecchie e ho cercato di andare oltre.

PPF: Tornando all'album, ascoltandolo si ha una forte sensazione di "live". Come avete raggiunto quel sound?
RF: Abbiamo avuto un grande ingegnere del suono: Ed Cherney. Ed è un professionista molto noto, ha collaborato a lungo con i Rolling Stones, Bob Dylan, Bonnie Raitt, centinaia di artisti. Lui sa come catturare un buon sound, ma prima bisogna creare un buon sound da catturare! È questo sta ai musicisti e agli strumenti che suonano.
Ho potuto suonare con dei musicisti davvero speciali, che sanno come arrivare e fare "la loro cosa". La ripresa del suono era molto semplice, il resto è nel talento degli artisti.


PPF: C'è molta sovraincisione?
RF: È principalmente in presa diretta, ci sono solo alcune voci rifatte, un pizzico di chitarra acustica e il trombone crea alcune armonie con se stesso, ma il basso, la batteria e l'organo sono presi direttamente da un'unica sessione di registrazione. Forse giusto qualcosa sulla batteria, ma tutto è molto live.

PPF: Cosa mi dici degli arrangiamenti? Erano tutti scritti o ti sei affidato al gusto dei tuoi colleghi?
RF: Ho scritto delle partiture ritmiche molto semplici. Sono tutti miei arrangiamenti, ma sono molto elementari. Qualche linea di basso qui e lì, il resto è lasciato alla creatività dei musicisti.

PPF: So che sarai a breve in Italia. Porterai con te la stessa formazione dell'album?
RF: Sì, ad aprile. Il bassista, David Piltch, ci sarà. Il batterista sarà Lemar Carter e all'organo ci sarà Ricky Peterson.

PPF: Parlando di strumentazione, sappiamo che sei un maniaco del vintage. Lo è anche la chitarra che appare sulla copertina di Bringing It Back Home?
RF: Sì, è una Epiphone Riviera del 1963.

PPF: È l'unica usata per il disco?
RF: Esatto.

Bringing it Back Home: parla Robben Ford

PPF: Ma cosa dà una chitarra vintage che una chitarra nuova di pacca non può dare?
RF: L'unica cosa che posso dire è che suona semplicemente meglio. Non so da cosa dipende, forse il legno vecchio suona meglio del legno giovane perché è più asciutto e risuona meglio.
Poi ci sono i pickup. Tutt'ora esistono ottimi pickup e non so se i pickup vintage, quando erano nuovi, suonavano già bene come fanno ora o sono cambiati col tempo, non so se dipende dai materiali usati, forse il rame usato oggi è diverso da quello del tempo, magari diluito con altri metalli… Semplicemente trovo che gli strumenti vintage diano un suono che uno strumento nuovo non è fisicamente in grado di dare.


PPF: E la tua vecchia Fender Robben Ford Signature? Oggi è considerata vintage, ne ricompreresti una?
RF: Probabilmente no…

PPF: Non ti piace più?
RF: Quella che avevo era davvero un buono strumento, ma aveva una tastiera in ebano, molto brillante insieme anche al top in abete. È un suono che ora non preferisco più, mi sono spostato più verso i suoni originali delle Gibson e delle Fender di fine anni '50, inizio anni '60.

PPF: Data la tua passione per il vintage, escludi la possibilità di nuove signature in futuro?
RF: Ci ho pensato, ci sono state anche delle chitarre fatte per me, grandi chitarre. Gene Baker, che lavorava per Fender, ha fatto un Robben Ford Model, e l'unico motivo per cui ora non lo uso è perché ha la tastiera in ebano ed è un pizzico troppo squillante.

PPF: Cosa mi dici degli amplificatori? Chi pensa a Robben Ford pensa subito agli amplificatori Dumble. In che percentuale l'ampli fa il suono?
RF: È difficile rispondere. La gente mi dice che, a prescindere da cosa uso, ottengo sempre lo stesso suono, e so che ciò è fondamentalmente vero, ma i Dumble hanno qualcosa in più, difficile da definire. Non so spiegare cosa sia questo extra, ma sento che il mio suono è migliore quando uso un Dumble.
Ho anche un amplificatore Fender con un buono suono e mi ci sento a mio agio, ma quando mi collego al Dumble sento il mio suono crescere del 20%. Non so quanta differenza comporti sulla lunga distanza, ma per me il Dumble è molto importante
.

PPF: E se non ho abbastanza soldi per un Dumble?
RF: Quando non ho il Dumble uso dei Fender. Mi piace il Super Reverb e i vari Hot Rod. Mike Landau li suona continuamente e ha un gran tono. Sono amplificatori relativamente economici, non sono il massimo in quanto a resistenza, ma il suono è piuttosto buono!

PPF: In attesa di vederti dal vivo in Italia, sapresti anticiparci quale sarà il prossimo passo del tuo stile?
RF: Non ne ho idea! Sto ascoltando molta musica indiana al momento, quindi… vedremo!
interviste robben ford
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