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Chris Cornell, 1374 Alki Ave. S.W. Seattle
Chris Cornell, 1374 Alki Ave. S.W. Seattle
di [user #33493] - pubblicato il

Mi sarebbe piaciuto molto parlare serenamente di Chris Cornell, magari con un tradizionale articolo monografico a uso dei nostalgici, che leggendolo avrebbero potuto ripercorrere un bel tratto della loro memory lane, ma soprattutto dei più giovani, che spesso scoprono universi artistici nel triste fermento celebrativo che segue la loro implosione.
Mi sarebbe piaciuto, dicevo, ma a un paio di settimane dalla sua morte tragica e inaspettata lo sgomento che attanaglia migliaia di fan in tutto il mondo è anche il mio. È difficile capire cosa possa condurre un artista cinquantaduenne di fama mondiale in piena attività (e con una carriera più che trentennale), stimato trasversalmente, scampato all’abisso della depressione, delle droghe e dell’alcol attraverso la riabilitazione, l’incontro con una donna che gli ha cambiato la vita (Vicky Karayiannis) e la paternità, a togliersi la vita in una camera d’albergo, secondo il più triste cliché del rock. Ma, alla fine, i perché e le modalità contano davvero poco, di fronte all’abisso che deve aver spinto Cornell nella stessa direzione di altre figure del suo lignaggio.

Chris Cornell, 1374 Alki Ave. S.W. Seattle

Sono una dei tantissimi che nella propria adolescenza hanno subito il fascino del grunge, in particolare nei primissimi anni ’90. In casa mia era entrato alla fine del ’91 con Nevermind dei Nirvana e in breve tempo lì si era radicato. Non serve dire a chi legge che in era pre-internet ogni bravo musicofilo aveva una rete di pusher pronti ad attivarsi: Pearl Jam, Alice In Chains, Mudhoney, Temple of the Dog erano soltanto alcuni dei gruppi che ho incrociato in quel periodo e che rispondevano in modo soddisfacente, nella loro diversità, alle mie inquietudini adolescenziali. Porca miseria. Com’era possibile che mi capissero meglio a Seattle che a La Spezia? Devo essere onesta, quella passione non si è tramutata in una relazione seria, eccezione fatta per due band: Nirvana e Soundgarden. I primi, con la loro primitiva carica punk rock, melodie dalla presa immediata e testi pazzeschi avevano indotto in me una certa dipendenza. I secondi, invece, avevano Chris Cornell. Senza nulla togliere ai validissimi compagni di band e al loro blend di punk, hard rock e heavy metal, quando li ho sentiti per la prima volta (con “Slaves & Bulldozers”, brano del loro terzo album, Badmotorfinger, inserita in una selezione fatta per me da un amico) sono rimasta impressionata dalla voce superumana e dall’interpretazione spettacolare del frontman. Da allora lo stupore per quella che ritengo una delle voci più incredibili della sua generazione non è svanito.

Chris Cornell, 1374 Alki Ave. S.W. Seattle

La notizia della scomparsa di Chris Cornell mi ha commosso moltissimo. Al di là dell’affetto che mi lega a un eroe della mia adolescenza che mi ha accompagnata fino all’età adulta, a mio avviso la perdita a livello artistico è incommensurabile e, a detta di chi lo ha conosciuto bene, lo è anche a livello umano. Nelle ore immediatamente successive alla diramazione della notizia il mio pensiero è corso a un amico in particolare, una di quelle persone di poche parole ma che, quando aprono bocca, hanno davvero cose notevoli da dire.  E nel repertorio della persona in questione, con decenni di attività alle spalle come promoter, produttore e manager, naturalmente gli aneddoti pazzeschi non mancano.

Ho conosciuto Paolo Bedini in Liguria verso la fine degli anni ’90, mentre stava producendo il disco di alcuni conoscenti. Ricordo due o tre lunghe chiacchierate di musica e di vita davvero interessanti in altrettanti bar di provincia, a tarda sera. Negli anni ci siamo persi di vista per poi ritrovarci telefonicamente e telematicamente in alcune occasioni. Mi ha colpito davvero tanto che il giorno successivo alla morte di Cornell mi abbia contattata per parlarne, perché proprio a lui e ai suoi racconti stavo pensando, in particolare al tour che ha organizzato in Italia per gli allora emergenti Soundgarden, nel lontano 1989. Mi ha fatto piacere che abbia voluto ricordare quel periodo con me e a mia volta voglio condividerlo con voi.

«Nel 1989 stavo terminando la mia 'carriera' di promoter e agente per gruppi stranieri. In seguito avrei continuato con band italiane (management, discografia, visto gente, fatto cose...). Ero un po' stanchino. Avevo corso per anni, prima come promoter locale a Sarzana alla fine degli anni ’70, poi a Firenze, Genova, Roma. Dai piccoli concerti in teatro agli stadi pieni. Nei primi anni ottanta diventai agente italiano di piccole band inglesi e statunitensi (perché i nomi importanti avevano già i loro agenti). E poi Nico, The Smiths, David Sylvian, Nick Cave, Pogues, Joe Strummer, Wailers, Fela Kuti, Housemartin, Johnny Rotten, Husker Du, Run Dmc, Public Enemy, ecc. Una mia atavica tendenza al “rimpicciolimento” (ora si direbbe "decrescita felice"). Facevo cose che mi interessavano e mi appassionavano: booking, viaggi in furgone, concerti, cene e chiacchiere con gente che arrivava a suonare in Italia da ogni parte del mondo.
Nel 1989 ero diventato una agenzia cosiddetta importante e non avevo più tempo per andare in tour. Stavo nel mio ufficio di Roma e incontravo gli artisti solo se c'era una data nella capitale. Come dicono gli allenatori della nazionale "un po' mi mancava il lavoro sul campo". Dopo molti anni mi sono ricordato di aver organizzato tour con Soul Asylum e Mudhoney che avevo dimenticato semplicemente perché non li avevo mai visti o frequentati. Lavoravo con le più importanti agenzie inglesi ma al tempo stesso cercavo di mantenere un contatto con i nuovi gruppi emergenti.
Avevo aderito a una associazione di agenti e promoter europei chiamata Network. L’intento era di circuitare le band nazionali facendo scambi con quelle di altri Paesi oltre a promuovere tour di artisti statunitensi che non erano stati presi in considerazione dalle consolidate agenzie inglesi. C’erano un paio di gruppi che non sembravano malaccio, almeno si diceva così dei Nirvana e dei Soundgarden. I Soundgarden furono molto contenti di fare ben otto date (5-14 giugno 1989) in Italia con la AZ, la mia agenzia. Così, almeno, mi disse Matt Cameron che aveva sentito parlare di me da un gruppo che avevo organizzato precedentemente.
Per me che ero abituato alle richieste a volte davvero esorbitanti delle agenzie inglesi fu un tour molto riposante. Un contrattino semplice ed essenziale, poche richieste, un cachet di 900 dollari a data con backline e trasporto a carico loro. Dovemmo cambiare il luogo della data di Pisa e la spostammo all'esterno dello storico Macchia Nera, uno dei centri sociali più scalcinati d'Italia. Mi stupì molto il comportamento della band perché usualmente avevo a che fare con due categorie di artisti. Gli inglesi erano molto pretenziosi sul versante tecnico e avevano una label che organizzava loro il giro promozionale di routine. Le band americane invece di solito “attaccavano la spina e suonavano” in qualsiasi condizione, senza molte spinte discografiche o partecipazioni televisive a meno che non procurassimo noi qualche occasione in tal senso. I Soundgarden appartenevano a pieno titolo a questa seconda categoria. Al tempo stesso, direttamente tramite la loro etichetta statunitense, avevano organizzato una serie di piccole interviste in ogni città toccata dal tour, interviste che affrontavano con grande professionalità. Questo mi sembrò un metodo di autopromozione molto efficace durante il giro. Cenai con loro a Roma prima del concerto e parlai quasi solo con Chris Cornell e Matt Cameron. Ci scambiammo i recapiti per il futuro e Matt Cameron volle mettere tra parentesi vicino al suo nome quello della band perché diceva che generalmente i promoter si dimenticavano di lui se non associato al nome della band. Dopo il loro concerto decisi che avevo ancora voglia di andare in tour e così salii in furgone con la band. Anche se con altri artisti ho avuto rapporti anche più intensi, ricordo quei pochi giorni insieme ai Soundgarden con molto piacere. Durante il tour erano rimasti colpiti da alcuni manifesti di Holer Togni e mi chiesero se potevo procurarglieli e spedirglieli a casa negli Usa. Addirittura il loro tour manager voleva contattare Holer Togni per fondare un fan club a Seattle. Dopo la data di Udine mi accompagnarono alla stazione di Bologna. Io presi il treno per Roma e loro continuarono il tour. Non li vidi più ma poi ho sentito parlare tanto di loro».

Chris Cornell, 1374 Alki Ave. S.W. Seattle

Paolo mi ha inviato alcune foto di quel tour, insieme a una foto promozionale, l’itinerario del tour su carta intestata della AZ Music, la scheda tecnica della band e un foglio con gli indirizzi di casa di Chris Cornell e di Matt Cameron, in caso Paolo avesse intenzione di passare da Seattle.

Chris Cornell, 1374 Alki Ave. S.W. Seattle

Mi ha emozionato ricordare quel periodo, quando tutto era ancora da scrivere o quasi, per Chris Cornell e per me.
chris cornell curiosità soundgarden
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Commenti
di Oblio [user #43248] - commento del 03/06/2017 ore 09:07:54
Ero in viaggio di nozze quando per la prima volta vidi il video di " Blach hole sun " quel pezzo mi sciocco' e pensai ...."nonostante tutto qualcosa si muove ancora"! Infatti gli anni novanta penso abbiano rappresentato , con Soundgarden ,Nirvana ,Four non blondes ,RHCP,Radiohead,Cramberries e pochi altri..l'ultimo baluardo del rock !
Oggi si protesta con il metalcore,rap o folkettino da 1 di maggio ! (spero di sbagliarmi)
Tuttavia questo articolo puo' essere la cosa migliore di oggi ,nel caso la Juve perda la Champions !! :D
Ciao Fede e grazie !;)
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 03/06/2017 ore 10:14:08
Caspita, che ricordo pazzesco! Quel video colpì moltissimo anche me... Un pezzo geniale sotto tutti i punti di vista che rende perfettamente conto del genio di Chris Cornell. Uno dei miei artisti preferiti della sua generazione e oltre.
Sono felice che tu abbia gradito questo ricordo. Grazie per aver letto e un abbraccio!
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 03/06/2017 ore 12:18:00
Bell'articolo come sempre,a me il Grunge non è mai piaciuto più di tanto ma Chris Cornell era un grande frontman e aveva una voce pazzesca,quando vidi per la prima volta il video di Black Hole Sun rimasi abbacinato,quel pezzo è fantastico ma se analizzi bene il testo capisci che si porta dentro tutti gli ingredienti che cucinati assieme hanno portato Cornell a finire così...era scritto purtroppo.Ogni generazione nasce e cresce nel contesto che si ritrova,si nutre di quello che cresce nell'humus del loro quotidiano,ed i semi dell'autodistruzione erano tutti lì e molto chiari.
Chi come lui poi,è uno dei Gran Maestri che influenza una corrente di pensiero probabilmente sente dentro di se il bisogno di concludere con un atto definitivo e iconico,come direbbero in terra d'Albione "go down in blaze of Glory".
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 04/06/2017 ore 14:08:03
Ciao Pietro, hai ragione, quello e molti testi di Cornell suggeriscono l'idea dell'abisso e della morte. Con il passare degli anni, però, sembrava che fosse riuscito con successo a superare la depressione e le dipendenze che per anni avevano lasciato temere per il peggio. Nella sua discografia ci sono, infatti, anche molti brani che lasciano pensare a un'autentica spinta verso la vita... Impossibile capire. Probabilmente una sensibilità come la sua lo ha portato sempre a vivere in modo estremamente penoso ogni picco emotivo. Fatto sta che lo abbiamo perso nel più triste dei modi... Grande vuoto.
Rispondi
di team72filo [user #20000] - commento del 03/06/2017 ore 12:35:44
Grazie per aver condiviso con noi questo bellissimo ricordo...la frase che più sento mia è - Com’era possibile che mi capissero meglio a Seattle che a La Spezia? - Anche io sono stato uno dei tanti in quel periodo travolto dallo tsunami che arrivò da Seattle e ricordo perfettamente la sensazione che provai la prima volta che ascoltai le urla sguaiate di Kurt,non capivo una parola di ciò che diceva quel ragazzo,ma sentivo che i sentimenti di rabbia,frustrazione e disperazione erano gli stessi che provavo io
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 04/06/2017 ore 14:11:3
E' vero, è stato così anche per me. E' strano da spiegare, ma per una volta non si tentava di "curare" la melanconia e l'inquietudine dell'adolescenza con la vivacità del pop o del rock più ottimista, bensì raccontandole con la rabbia e i toni cupi del grunge. Mi ci riconoscevo molto e mi ha fatto sentire meno sola, in quegli anni di crescita.
Rispondi
di team72filo [user #20000] - commento del 03/06/2017 ore 12:38:51
Tra parentesi ho guardato su google street view l'indirizzo del titolo e sembra pure un bel posto...
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 04/06/2017 ore 14:12:06
Ahah! Anche io sono subito corsa a vedere dove fosse... Di fronte al mare.
Rispondi
di Jeremy's Garden [user #8003] - commento del 03/06/2017 ore 12:45:36
Grazie per questo bellissimo articolo e ricordo.. Ho amato tantissimo Chris Cornell ed i Soundgarden, tanto che Superunknown era l'unico cd che avevo in macchina.. La musica di Cornell mi ha accompagnato in tanti periodi della mia vita. Se penso a Wave Goodbye, presa dal suo primo lavoro solita Euphoria Morning, mi ricorda tantissime cose..
Ho amato il grunge di Seattle e, sono onesto, mi sono commosso molto quando ho saputo della morte di Cornell.. lo consideravo un conoscente che mi ha accompagnato per tutta la mia adolescenza.
La scorsa estate ho avuto la fortuna di andare a Seattle.. ero emozionato come un bambino e, in cuor mio, speravo di incontrarlo in una via del centro. Purtroppo non è stato così.
Solo lui poteva sapere del dolore che si portava dentro.. a noi è rimasta la sua bellissima musica e bellissima voce.
Tra parentesi, anche io ho guardato con street view l'indirizzo del titolo!! :-)
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 04/06/2017 ore 14:18:0
Ciao e grazie! Hai ragione... Quando si ascolta tanto la voce di qualcuno, ci sembra proprio di conoscerlo (e probabilmente è così). Mi piacerebbe molto andare a Seattle, città a cui devo molto non soltanto per l'orda di musicisti più o meno connessi al grunge, ma anche per Hendrix.

P.S. Anche io sono corsa a vedere su street view il posto dove ha vissuto... Fa un certo effetto immaginarlo proprio lì, mentre entra ed esce da casa, alla fine degli anni '80.
Rispondi
di Jeremy's Garden [user #8003] - commento del 04/06/2017 ore 22:36:19
Ciao! Il passaggio a Seattle è stato quasi "fortuito" ed ho ovviamente obbligato mia moglie a portarmi all'EMP museum dove c'è una intera sezione dedicata a Jimi Hendrix con il mixer originale degli Electric Ladyland Studios e, l'anno scorso, una sezione dedicata al grunge e memorabilia dei Nirvana. Ho ascoltato il vinile dei Temple of the Dog là dentro.. ero emozionantissimo come un bambino e, davvero, credevo che ad un certo punto tutti quei miei "conoscenti" che tanto mi avevano accompagnato durante la mia vita, fossero lì pronti a salutarmi.. bella storia la passione per la musica.. grazie ancora per il bellissimo articolo.
Rispondi
di sidale [user #29948] - commento del 03/06/2017 ore 19:59:24
Grazie della condivisione,la perdita di Chris Cornell mi ha addolorato molto perché lui mi ha dato tanto in tempi in cui tutto mi sembrava valere poco e anche se sono passati aimè anni lo stimavo ancora in maniera incondizionata.
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 04/06/2017 ore 14:01:13
"mi ha dato tanto in tempi in cui tutto mi sembrava valere poco" ----> mi ci riconosco moltissimo!
Rispondi
di alexus77 [user #3871] - commento del 04/06/2017 ore 08:42:15
Condivido ogni emozione. Per me e' stata "Hunger Strike" con i Temple of the Dog, e poi "Jesus Christ Pose" con i Soundgarden, la sua voce mi ha segnato. L'ho visto l'ultima volta qualche anno fa in concerto, quando era uscito con quella ciofeca di album prodotto da Timbaland... sono andato via sconfortato a meta' concerto...
Ho letto un pezzo, il migliore sulla sua scomparsa, che parlava di come i GenX siano segnati dalla depressione, come questa sia l'elemento caratterizzante della nostra generazione, e come Cornell sia l'ennesima vittima della nostra stigma. Osservazioni crude, tristi, ma reali.
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 04/06/2017 ore 14:00:39
Ciao caro Alexus e grazie per aver letto. Non so se la questione della depressione sia generalizzabile... Il caso di Chris Cornell, della sua adolescenza, della sua vicenda è molto particolare. La cosa pazzesca è che, malgrado ciò, era riuscito a tirarsi fuori da un autentico inferno, costruendosi una vita che, in età adulta, gli aveva restituito tutte le cose che aveva perso e che non aveva avuto in gioventù, nonostante i ritmi e le pressioni della ribalta. Putroppo non è bastato a trattenerlo dall'abisso, evidentemente. Triste, anche perché era una brava persona, molto riconoscente per quello che aveva ottenuto e di grande generosità.
Rispondi
di alexus77 [user #3871] - commento del 04/06/2017 ore 17:56:46
Non una generalizzazione, magari ho espresso il contenuto di quell'articolo in modo succinto e riduttivo. Devo trovare il link a postartelo
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 04/06/2017 ore 18:07:18
Magari! Se lo trovi, fammi sapere. Lo leggerei molto volentieri. Ho letto molti necrologi ma pochi approfondimenti, purtroppo...
Rispondi
di angeletto [user #21395] - commento del 05/06/2017 ore 11:32:47
Grazie per questo articolo! Ricordo molto bene quando uscì Black Hole Sun, e in quel periodo ascoltavo molto i Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains e i Faith No More.
Che tristezza, Chris Cornell lo avevo molto apprezzato anche dopo i Soundgarden...
Non riesco proprio ad accettare questa cosa, in fondo aveva una bella famiglia, dei figli... ma la verità è che la depressione è una malattia veramente orribile...
Ciao
Angelo
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 05/06/2017 ore 20:23:13
Ciao Angelo, come stai? Certo che "Black Hole Sun" ha folgorato proprio tante persone... Anche io ne ho un ricordo impressionante. All'epoca, per me è stato un grande impatto. Purtroppo hai ragione tu: la depressione è davvero una brutta bestia... Non ci sono successo, ricchezze né famiglia che tengano.
Un bacione
Rispondi
di fraz666 [user #43257] - commento del 05/06/2017 ore 12:07:10
Grazie. Anzi, GRAZIE.
Anch'io lo conobbi prima con "Hunger Strike" poi "Jesus Christ Pose" e da lì in poi fu amore totale. Uno dei miei gruppi preferiti ed uno dei miei cantanti preferiti di sempre, questa perdita mi ha veramente tramortito. Da musicista era per me un riferimento costante, ed ho amato anche l'ultimo disco che nonostante sia passato in sordina ho trovato molto maturo ed ispirato.
Peccato.
Almeno "ai tempi" me lo sono goduto a sufficienza...
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 05/06/2017 ore 15:09:08
Grazie a te... E' pazzesco quanto in profondità un artista possa entrare nella vita delle persone. Questa fine di primavera è davvero triste. Per fortuna Chris Cornell ci lascia molto, ma chissà quanto ancora avrebbe avuto da dare...
Rispondi
di mimonic2 [user #1306] - commento del 05/06/2017 ore 12:27:38
Ricordo la prima volta che li ho visti a Bologna nel 1996, l'attesa per i biglietti che allora dovevi prenotare nel negozio di dischi di fiducia mesi prima e attendere con trepidazione fino alla consegna. In quell'autunno vidi loro e Pearl Jam a Milano, non esisteva ancora la legge che impone di abbassare i decibel e quando uscivi da un concerto come quello ti ronzavano le orecchie per un pò. Abbassate le luci il boato del palazzetto e poi attaccano con Spoonman, la batteria ti penetrava dentro da tanto picchiava Matt Cameron poi la voce e la presenza sul palco di Chris Cornell ti rapivano, eri travolto dalla onda di suono e potenza.
Scusate la nostalgia ma sono cresciuto con loro...
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 05/06/2017 ore 15:06:20
Che emozione ricordare quei tempi... Era tutto più vivo e più bello, persino i biglietti dei concerti!
Grazie per aver condiviso
Rispondi
di LaConchiglia [user #37892] - commento del 05/06/2017 ore 15:56:38
Bellissimo articolo amica mia, Chris è stato un artista immenso, giusto ricordarlo così intensamente e dolorosamente. Con la testimonianza di Bedini si può comprendere quanto Cornell fosse umile.
Grazie, mi hai fatto emozionare.
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 07/06/2017 ore 21:12:11
Grazie carissimo Conki, per aver letto e per il bel commento. Credo che mancherà tantissimo...
Rispondi
di jacopi [user #41951] - commento del 09/06/2017 ore 07:23:01
il mioprimo ricordo davanti al video di Hunger Strike. poi in estate col walkman in spiaggia Seasons in un nastrone passatomi da una ragazza cui volevo bene. avevo sedicianni.
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