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Di Pinto Galaxie IV: brillantini, modding e switch sbagliati
Di Pinto Galaxie IV: brillantini, modding e switch sbagliati
di [user #12502] - pubblicato il

La Galaxie IV è la risposta alle preghiere di qualunque fanatico del "vintage di second'ordine", ma anche un banco di prova ideale per il modding estremo.
Per quelli cresciuti musicalmente negli anni '90 non si può negare che le offset siano le chitarre più fighe del mondo. Che poi la storia abbia reso più celebri altre chitarre e suoni è un altro discorso, ma il fascino dell'asimmetria, di quei timbri a volte nasali e sottili e delle finiture vintage è indiscutibile. Io una offset l'ho sempre desiderata ma, scontrandomi con la dura realtà di disponibilità economiche non illimitate e della poca disponibilità di modelli mancini ho sempre messo quella piccola voglia (assieme a molte altre) nel cassetto dei "magari un giorno".
Poi trovo su un sito di scambi un annuncio per una Di Pinto Galaxie IV usata per un prezzo più che ragionevole: tra l'altro il caso vuole che l'ex proprietario abitasse in una località delle Marche scomoda per me da raggiungere ma che fosse compaesano di un collega che faceva il pendolare settimanale. Combino l'acquisto e me la faccio recapitare al volo.

Di Pinto Galaxie IV: brillantini, modding e switch sbagliati

La chitarra, almeno a mio gusto, è più che strafiga: forme volutamente "fuori", finitura brillantinata, paletta e battipenna giallo uovo marmorizzato, i quattro switch rossi e l'assurdo ma splendido ponte simil-Jaguar che mi fanno impazzire. In più il manico ha la scala 25.5", la mia preferita. Notevole anche il fatto che sia già installato un ponte con le sellette roller.
Passiamo ai difetti: in primis, quattro pick-up, almeno per me, sono decisamente inutili. In più, il sistema a switch (che permette di combinarli in tutti i modi in una quantità enorme di paralleli) è scomodo per i cambi di trasduttore mentre si suona. Inoltre i pickup sono spompi: tra l'altro sono fisicamente identici a quelli della mia Hagstrom Metropolis-s - che ho acquistato in seguito - anche loro piuttosto mediocri, per cui mi viene il dubbio che provengano dalla stessa fabbrica cinese. Poco male, li avrei cambiati lo stesso. Per ovviare al problema implemento nel posto del controllo di tono un potenziometro push-pull che però mi permette di utilizzare solo i suoni dei singoli pickup. Ovvierò in seguito.
Infine la liuteria che è di qualità eccelsa: nonostante il manico scorrevole e gradevolmente cicciotto, la chitarra pecca per quanto riguarda il peso un po' eccessivo (dovrebbe essere di frassino, forse non il migliore dei tagli) e smontandola mi rendo conto che la fresatura per l'elettronica è un'unica “vasca da bagno” che contiene pickup, jack, potenziometri e selettori. La verniciatura è ben stesa ma è piuttosto spessa. Questi fattori, uniti all'architettura del ponte, fanno sì che il volume da spenta sia bassino e che il sustain non sia granché. D'altro canto qualcuno potrebbe obiettare che se volevo una chitarra con tanto sustain potevo prendermi una Les Paul.

Per la sostituzione dei magneti opto per un Lace Sensor Hot Gold - che possedevo già e che piazzo al manico - e per un Di Marzio Virtual Vintage Blues da collocare al ponte, anche se sono obbligato a sceglierlo con spaziatura da trasduttore centrale da Stratocaster perché sulla Galaxie il pickup al ponte è dritto. Prima criticità: il manico della Di Pinto non è innestato parallelo al body ma è un po' piegato, il che implica che i pickup da Stratocaster siano troppo bassi se installati con la relativa mascherina, quindi sono obbligato a toglierla per ottenere la distanza desiderata dalle corde. Risolvo con questo orrendo accrocco, ovvero prendo una mascherina tagliandole il bordo e incollandola sul magnete.

Di Pinto Galaxie IV: brillantini, modding e switch sbagliati

Il Lace Sensor è un pickup strano che mi ha sempre lasciato dubbioso riguardo al timbro: teoricamente dovrebbe essere di stampo vintage con un pelo di volume in più, mentre secondo me di vintage non ha molto. Mi ricorda più che altro quei suoni da single-coil spompi anni '80 che i gruppi pop annacquavano con modulazioni pesanti. Oggettivamente però nel mix della band esce tantissimo, più dell'altro che invece mi piace maggiormente all'ascolto solitario. Il Di Marzio invece è dichiaratamente una versione noiseless del Texas Special, ovvero un single-coil con avvolgimento maggiorato. Il suono di riferimento è quello di Stevie Ray e chiaramente non posso dire se ci assomiglia o meno perché chitarra, set-up, amplificatore e mano sono troppo diversi. Comunque è un po' più ciccio di un single coil normale e l'uscita è un po' più alta, promosso anche lui.
Infine piazzo delle autobloccanti, faccio il setup e la chitarra è pronta per essere usata. In effetti la uso per un paio di anni, fino a quando mi viene voglia di pickup in parallelo. Che fare? Metto un selettore stile Gibson al posto di uno dei pulsantoni rossi? Metto un piccolo DPDT on-on-on al posto del potenziometro del tono? Qualche settimana fa ho una brillante intuizione: anche se devo sacrificare il potenziometro del tono (che peraltro non uso), ci piazzo un rotary!

Di Pinto Galaxie IV: brillantini, modding e switch sbagliati

Lo cerco in rete e opto per 3P4T, che nella mia testa doveva significare quattro gruppi di tripli deviatori (e quindi a tre posizioni), che mi avrebbe dovuto permettere di ottenere la classicissima configurazione ponte/tutti-e-due/manico. Sbagliato, in realtà lo switch prevede tre gruppi di quadrupli deviatori. La faccenda si complica perché in rete non trovo schemi (la pigrizia intellettuale che internet ci impone è palpabile): tiro fuori il quadernino a quadretti delle superiori e, dopo aver riempito quattro pagine di schemi sbagliati, riesco a buttare giù quello corretto. Resta il problema che ho una posizione in più: cosa ci metto? Mi viene in mente una cosuccia che volevo fare da tempo su una chitarra mono-pickup eventualmente da acquistare, ovvero la configurazione preset-tono tipo Fender Esquire. Implemento quindi il condensatore, piazzo una chicken head sul selettore e finalmente chiudo la chitarra. Il suono ottenuto è agli effetti pratici inutile ma deliziosamente anni '50. Insomma, una chicca.

Di Pinto Galaxie IV: brillantini, modding e switch sbagliati

Adesso la mia offset è un vero mostro surf rock, soprattutto dal punto vista timbrico, un po' meno per quanto riguarda la suonabilità che non è a livelli di vertice anche se non era lecito aspettarsi di più, visto il prezzo medio-basso. Sono comunque molto soddisfatto.
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Commenti
di tattoo [user #35346] - commento del 17/05/2018 ore 17:49:37
bella..è bella,ma la paletta non si puo' guardare(anche io vengo diretto dai mitici'90 !!! e ovviamente anche io amo SOLO le offset !! ci devi dire per forza il prezzo :) quindi ti dico come la farei io...due soli pickup un jazzmaster al manico e un jb splittabile al ponte,via quell orrenda mascherina e farne fare una ovviamente con solo due scassi per i pickup,nero,una spuntata alla paletta,e l'idea del rotari è ottima!un rotari e un volume.stop ...figata!
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di redcapacci [user #33920] - commento del 17/05/2018 ore 18:46:01
bellissima e mancina! un sogno!
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di ale088 [user #47622] - commento del 18/05/2018 ore 12:05:23
Molto bella, si ispira alle offset Italiane degli anni '60, ad es. mi viene in mente la Galanti Gran Prix...
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di ADayDrive [user #12502] - commento del 18/05/2018 ore 12:17:05
Già. Tra l'altro c'è un ritorno di fiamma generale da qualche anno per il vintage italiano, mi vengono in mente Eko, Eastwood e Italia Guitars. Se solo Eko facesse qualche riedizione mancina diventerai endorser... pagante.
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di ale088 [user #47622] - commento del 18/05/2018 ore 13:59:03
anch'io sarei endorser pagante non solo di Eko ma anche altri marchi italiani che non ci sono più e che hanno prodotto offset molto interessanti negli anni '60. Nei primi anni 2000 Eko avevo proposto delle reissue (es. Camaro) ma ora non più...peccato
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