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Le Scale a Colori
Le Scale a Colori
di [user #116] - pubblicato il

"Scale Colour System" è il metodo del bassista Alex Lofoco che si prefigge una via originale e diversa per aiutare i musicisti a imparare le scale. Servendosi dei colori inventa forme e geometrie che aiutano a identificare cromaticamente gli intervalli che caratterizzano e costruiscono le scale. Un proposta didattica coraggiosa che senz'altro meritava un'approfondimento visto il buon successo e interesse che il libro sta raccogliendo. Abbiamo incontrato Alex Lofoco per farci raccontare e spiegare il suo lavoro.

Quali sono le difficolta più frequenti di apprendimento che hai incontrato nello studio delle scale e che ti hanno spronato alla ricerca di una via alternativa di visualizzazione delle scale?
Parlo tanto di di
fficoltà tue, negli anni della tua formazione che riscontrate poi negli allievi. 
Credo che l’obiettivo di tutti i musicisti, aspiranti e non, sia quello di poter navigare l’intero strumento con assoluta libertà, consapevolezza e divertirsi a fare musica il prima possibile. Nella mia esperienza come studente prima, e come didatta poi, ho riscontrato diverse tipologie di difficoltà relative a vari aspetti a seconda dell’esperienza e la natura del soggetto in questione. In generale però, mi sembra che i due grossi ostacoli ricorrenti siano di carattere prettamente mnemonico: 1) trovare e ricordarsi la posizione di tutte le note su tutta la tastiera e 2) ricordarsi come muovere le dita nella maniera più appropriata. Ho individuato tre aspetti che regolano l’apprendimento e da cui la memoria attinge: laTecnica/Meccanica, la Teoria e l'Orecchio.

Le Scale a Colori

L’ordine è irrilevante perché di fatto tutti e tre gli aspetti sono interdipendenti. Un po’ come nei vasi comunicanti la carenza in uno viene compensata dagli altri, e il miglioramento di un aspetto incrementa il livello degli altri due e così via. Suonare le note e spostarsi lungo la tastiera è un aspetto tecnico e quindi puramente meccanico strettamente legato alla memoria muscolare, quasi ginnastica. Per rafforzare questo aspetto ci sono due atteggiamenti: la pratica e la ripetizione meccanica da una parte e la giustificazione teorica dall’altra. i.e. identificare, comprendere e associare l’accordo, la scala o l'intervallo all’esercizio che si sta ripetendo in modo da rafforzare la connessione tra i due aspetti teorico/pratico. Sai, si può ripetere un’esercizio all’infinito senza sapere effettivamente come suona e cosa sia, ma rimane fine a se stesso se non viene contestualizzato.
L’aspetto teorico è relativo alla nomenclatura e la catalogazione delle note musicali e le loro combinazioni organizzate sotto forma di scale, modi, accordi e arpeggi e tonalità. I problemi legati a questo aspetto credo abbiano a che fare con un eccessivo volume di informazioni che però non viene trasferito completamente all’aspetto pratico (tecnica) e/o nel risultato acustico (orecchio) risultando in una congestione di nozioni che le rende confuse e inapplicabili.
Il tutto deve essere poi legato alla memorizzazione e al riconoscimento dei suoni, quindi al vaglio dell’Orecchio che, a mo’ di giudice supremo, stabilisce se i suoni prodotti siano accettabili o meno. Spesso però, il processo avviene a posteriori quando l’errore è stato già commesso. Quindi, l’ideale sarebbe anticipare la tecnica conoscendo il risultato sonoro ancor prima di suonarlo. Credo quindi che la maggior parte dei problemi dipenda dalle ostruzioni che non permettono il libero trasferimento delle informazioni tra i tre aspetti tecnici, teorici e sonori. Molti inoltre dicono di avere una forte memoria visiva e, data la natura simmetrica dello strumento, c’è senza dubbio una tendenza diffusa ad associare e ricordare posizioni e pattern di note a riferimenti visivi.

Spiegaci qual'è l'idea alla base di questo lavoro. 
Alla base ci sono due assunti: Tutti gli elementi in musica sono semplici. I concetti complessi sono fatti di elementi semplici. Tutte le note di cui hai bisogno sono già sotto le tue dita. Usale responsabilmente. L’idea quindi è quella di ridurre la teoria e la meccanica ai minimi termini per meglio comprendere come gli elementi possono essere combinati insieme ed avere una visione d’insieme il più completa possibile. Il sistema temperato e le note musicali che usiamo sono simmetrici quindi una volta individuati i pattern di intervalli tutto si costruisce in maniera modulare e ad incastro esattamente come i blocchi Lego Tetris. Per spiegare la teoria musicale attraverso le Scale in questo primo volume ho trovato estremamente efficace l’impiego di un forte medium visivo (i colori) che rende più chiaro e intuitivo la visualizzazione e la memorizzazione della meccanica e della teoria allo stesso tempo, creando così un ponte tra le due. In questo modo è possibile rafforzare i collegamenti acustici, visivi e motori imparando a suonare le note e le scale senza perdersi su tutta la tastiera mentre si studia teoria. Inoltre, prima si imparano le scale e prima si comincia a non pensarci più e a fare musica.



Suggerisci questo metodo come un testo che integra o sostituisce un tradizionale approccio di studio alle scale? 
Decisamente è un sistema che funziona sia come stand-alone che come testo di supporto alla didattica tradizionale e può coesistere felicemente insieme a qualsiasi altra metodologia. Se facessi un blitz in un negozio di edizioni musicali armato di pennarelli colorati potrei effettivamente trasformare qualsiasi altro libro, metodo o diagramma nello Scale Colour System. In generale, non ho mai condiviso l’atteggiamento rigido di un insegnante che alla prima lezione ti dice: “Ora scordati tutto quello che sai e ricominciamo da capo”. Quindi ho sempre cercato di integrare e capire come rinforzare, ed eventualmente correggere, quello che un allievo sa già fare colmando le sue eventuali lacune e andare avanti da lì. Inoltre, so che è utilizzato da diversi insegnanti e in alcune scuole.

Non temi che studiare, visualizzare e capire le scale attraverso un sistema alternativo mini poi le possibilità di confrontarsi con altri studenti che hanno studiato in maniera tradizionale? 
Assolutamente no. Anzi, di fatto è un testo accademico in cui gli elementi presentati e il loro comportamento sono descritti nel modo più imparziale possibile a mo’ di prontuario – a metà tra un trattato enciclopedico e un manuale d’uso di facile consultazione. Inoltre, il libro contiene referenze e una bibliografia con i testi che ho studiato – dal Trattato di Armonia di Shoenberg al Manuale di Armonia di La Motte – quindi sono presenti tutti i riferimenti per ampliare gli orizzonti. Il supporto grafico dei colori serve a visualizzare e ricordare meglio gli elementi di teoria e la loro applicazione sullo strumento. Come scrivo nel libro, non ci sono scorciatoie e invito ad imparare tutte le note sulla tastiera per suonare con consapevolezza e migliorare la tecnica. Credo che i problemi di comunicazione li possa avere chi studia male o in modo parziale e non ha una chiara idea d’insieme. Poi però, se pensi ad Allan Holdsworth per esempio, dei nomi che noi diamo alle scale lui non ne sapeva molto, però sapeva veramente bene come suonavano, semplicemente le chiamava in modo diverso. Come dice nel suo video Allan Holdsworth (1992) ha scoperto e imparato le scale da solo e le ha poi catalogate con dei simboli di riferimento che, a detta sua, non hanno molto senso se non per lui. Alan Pasqua mi ha detto che quando chiedevano ad Allan di scale e accordi lui semplicemente rispondeva “non lo so.” Tra l’altro attraverso il mio sistema ho capito perché Allan catalogava le sue scale con i simboli DxDⓧ etc. – ma ora non vorrei divagare. Alla fine le note sono le stesse per tutti e io ho trovato solo un altro modo di rappresentarle.

Le Scale a Colori

A chi consiglieresti lo studio di questo manuale? Che livello di preparazione è necessario per poterlo studiare in maniera approfondita e consapevole? 
Lo consiglierei a chiunque si senta limitato dal punto di vista tecnico e/o teorico e vorrebbe avere un approccio fresco e più intuitivo che lo possa aiutare a sbloccarsi e ad imparare in modo gratificante. Si è dimostrato utile tanto ai principianti quanto ai professionisti in quanto fornisce una nuova prospettiva dello strumento. Quindi funziona sia per chi dalla tecnica vuole approfondire la teoria e per chi dalla meccanica vuole chiarire la teoria. Inoltre, è adatto anche a chi ha appena cominciato. La preparazione minima necessaria è saper suonare la scala maggiore. Se sai muovere le dita e suonare decentemente la scala di Do maggiore su un’ottava questo libro è alla tua portata. Credo anche che gli insegnanti potrebbero velocizzare di molto il trasferimento forse uno degli argomenti più noiosi dell’insegnamento musicale: le scale. Per me dover sempre ritornare sulle scale per chiarire come funzionano e dove sono le note è uno stillicidio sia per l’allievo che per l’insegnante. Prima si imparano e prima si possono affrontare argomenti più interessanti come l’improvvisazione e a divertirsi davvero – anche se per alcuni insegnanti può essere controproducente. La sai la barzelletta sul maestro e l’allievo di basso? “Un giovanotto va alla suo prima lezione di basso e l’insegnante come prima cosa gli insegna a suonare le toniche degli accordi. La lezione va bene, l’allievo impara velocemente, si diverte e decide di continuare le lezioni. Così alla seconda lezione il Maestro gli insegna le quinte. Di nuovo il ragazzo è sveglio e le impara subito. Poi la settimana successiva l’allievo non si presenta. Due settimane e non si fa sentire. Passano tre settimane, un mese e l’allievo non è neanche più reperibile. Dopo sei mesi finalmente l’allievo si fa risentire e telefona al maestro:
A: “Pronto, ciao si scusa se non mi sono fatto vivo in questo periodo.” 
M: “Hey, ma che fine hai fatto? Sì, mi avevi detto che volevamo continuare con le lezioni. Abbiamo fatto solo la tonica e la quinta…” 
A: “Si lo so, infatti vorrei davvero continuare con le lezioni, ma non ho più avuto tempo che sono sei mesi che sono sempre in tour.” :)

A quali progetti stai lavorando al momento?
In questo periodo sto lavorando alle registrazioni per un album tributo ad Allan Holdworth che stiamo producendo qui a Londra con il chitarrista e produttore Enrico Pinna insieme a degli ospiti come Mike Stern, Dennis Chambers, Paul Wertico, Brett Garsed, Jason Rebello e altri amici di Allan. Sarà pubblicato in agosto questa estate in coincidenza con il compleanno di Holdsworth.
Durante la primavera e l’estate sarò in Europa per alcune date con il gruppo prog ZIO – che qui molti pronunciano Zaio – per presentare il disco che è appena uscito Flower Torrania (www.ziosite.com) in cui ho registrato dei brani insieme al chitarrista degli Haken Richard Henshall. Credo saremo a Verona i primissimi di maggio.
C’è anche un progetto ‘power trio’ con due bassi e batteria che sto producendo insieme al bassista olandese Remco Hendriks – un groove-man micidiale che ha una tecnica particolarissima tutta sua. Siamo amici da molto tempo e jammato insieme alle fiere in giro per il mondo ci siamo ripromessi di catturare le nostre idee su tape. Abbiamo creato un concetto davvero interessante intorno al nostro interplay che abbiamo portato la scorsa estate sotto forma di clinic tour in Europa facendo anche d’apertura al Bass Workshop di Marcus Miller.  Dal punto di vista didattico sto lavorando al secondo volume della serie intitolato Arpeggi e Accordi – in cui il concetto Scale Colour System abbraccia l’armonia e mostra come gli arpeggi e i chord tones si trovano nelle scale – come diceva AllanHoldsworth. Credo sarà pubblicato in primavera.
Inoltre sono in procinto di portare i miei contenuti contenuti didattici sotto forma di applicazioni mobile per iOS e Android.
Inoltre sarò in Italia dal 5 all’8 marzo per tenere delle a Torino, Milano e Padova in cui presenterò la musica del mio album d’esordio Beyond – che ho prodotto con la partecipazione di Jordan Rudess, Marco Minnemann ed Eric Marienthal – e dimostrerò i concetti tratti dallo Scale Colour System.
 
alex lofoco bassisti intervista
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