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Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano
Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano
di [user #116] - pubblicato il

Originale, innovatore e tenace: Andrea Ballarin costruisce chitarre e bassi da 34 anni e ha ricevuto da poco il titolo di Maestro Artigiano. Manne sarà anche a SHG 2021, dove inviterà i clienti affezionati a contribuire all'esposizione con i loro strumenti di ogni epoca.
Andrea "Manne" Ballarin disegna e costruisce i suoi strumenti dal 1987, nel mezzo di un periodo storico di grande fermento ed evoluzione nel mondo delle chitarra e del basso elettrico. Fervore tecnico e tecnologico che si è tradotto in Manne nella volontà di creare una linea che - consapevole e ossequiosa della tradizione - guardasse avanti in idee, forme e soluzioni, cosa che Andrea sta continuando a fare con successo da 34 anni.
Da poco Manne è stato insignito dalla Regione Veneto del titolo di Maestro Artigiano, una qualifica che riconosce l'alto valore degli artigiani sia nel contribuire allo sviluppo del territorio sia alla formazione dei giovani. Di questo e di altro abbiamo parlato con Andrea Ballarin, che sarà anche a SHG Music Show il prossimo 27 e 28 novembre 2021.

Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano

Accordo: Quali sono le abilità, le competenze e la sensibilità che ci si deve aspettare da un liutaio professionista? 
Andrea Ballarin: Credo che soprattutto sia quello che in inglese si dice "standing behind the product"; ovvero tu sei responsabile dello strumento, devi fornire quello che ti è stato chiesto, ciò che deve soddisfare l'acquirente. E quando il gioco si fa duro, il professionismo inizia a giocare, gli altri si dileguano!
La professionalità a monte, invece, è quella di riuscire a realizzare delle idee e dei progetti astratti. Queste diventano richieste che poi, attraverso l'esperienza e il "saper fare", il professionista trova il modo di realizzare. Un professionista costruisce strumenti fatti per durare, quindi con degli elementi che magari non sono visibili e "vendibili", ma che tu sai garantiranno la qualità e la longevità dello strumento.  Visto dalla mia parte, lo si fa è per dormire sonni tranquilli.

A: Torniamo per cortesia all'inizio della tua storia: ci racconti la visione, l'idea che ti ha portato a sviluppare una forma peculiare di body, alcune scelte come la tastiera in resina? Elementi che sono diventati la tua firma…
AB: Io suonavo e ho utilizzato entrambi gli strumenti iconici. Quando ho cominciato a disegnare i primi modelli, l'idea era quella di rendere lo strumento più ergonomico, più suonabile, con l'accessibilità ad i tasti alti migliorata e una buona bilanciatura.

Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano

Tutto il resto è venuto come conseguenza. Ma nel mondo conservatore degli strumenti, mondo che si rifà ai guitar hero, non è facile far digerire alcune cose: e io probabilmente ero troppo "avanti". Qualcuno dice che lo sono tutt'ora! (risate)
Prendiamo la paletta piccola, per limitarne il peso: in molti mi dicevano che era troppo affilata ma a qualcuno piaceva. Poi dopo una decade, una marca americana l'ha fatta piccola 3+2, la suonava Van Halen e, allora, a tutti quella andava bene.


Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano

Da qualche anno, un'altra marca americana la fa molto simile alla mia e, naturalmente, su quella nessuno ha da ridire.
All'inizio non mettevo i riferimenti sulla tastiera e in quel periodo solo le chitarre classiche erano così. Ora un sacco di strumenti hanno questa caratteristica.  Mi hanno copiato il legno naturale colorato dopo una fiera di Francoforte e, la stessa ditta che lo ha fatto, ora mi copia pure gli inserti multilaminato del manico.
Per non dire che ogni tanto salta fuori qualche strumento che chiaramente si ispira a qualche mio modello.
Le idee originali sono quelle che ti fanno perdere un sacco di clienti all'inizio: ma sono convinto che siano il motivo per cui dopo 34 anni io stia ancora lavorando.


A: Quindi, sono più i clienti nuovi che hai trovato di quelli persi...
AB: Io credo di avere trovato un pubblico che cerca qualcosa di diverso, di originale, persone che non hanno bisogno di avere in mano uno strumento blasonato che dia loro credibilità o status. Uno strumento che risponda alla loro musicalità e visione.
Gli strumenti seguono delle mode, dalle quali mi sono tenuto sempre a distanza per quanto possibile, perché penso che le mode siano sempre passeggere e quindi senza una prospettiva a lungo termine.


Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano
 
A: Non mi hai detto nulla sulle tastiere in resina...
AB: La tastiera in resina l'ho realizzata dopo la prima fiera SIM a Milano nel '87 dove sotto i faretti, nell'aria secca del padiglione, a fine giornata tutti noi quattro liutai espositori eravamo a regolare i trussrods per correggere le action degli strumenti.
Con i manici ho veramente fatto un sacco di prove fino ad arrivare ad una formula definitiva che non ho più abbandonato.
Ma non crediate che mi sia fermato lì: tutt'ora, in base al progetto, studio nuovi miglioramenti.
Ci sono problemi nuovi da risolvere, per ottenere controllo sulla regolazione e perfezione del set-up.


A: Gli anni in cui hai debuttato erano quelli della fusion, dello shred... quel fermento, quelle nuove esigenze tecniche hanno condizionato la tua iniziale fase creativa e produttiva?
AB: Certamente. Un periodo in cui la disponibilità economica permetteva agli appassionati di variare la propria attrezzatura anche ogni semestre perché uscivano prodotti eccitanti e che effettivamente aprivano nuovi territori. Quindi le caratteristiche che citavo prima, oppure l'accessibilità alle posizioni alte, i 24 tasti, la configurazione dei pickup e dell'hardware dedicato a favorire certe tecniche, la suonabilità e i manici sottili erano parti essenziali che uno strumento allora doveva avere. Erano indispensabile per assecondare una tecnica che era decollata sia in velocità sia timbricamente.

Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano

A: Dopo quasi 35 anni, quali sono gli elementi innovativi che hai introdotto nei tuoi strumenti e che oggi ti piace - oramai - pensare siano classici consolidati e comprovati dalla loro efficienza?
AB: Ancora oggi mi dicono che i manici Manne sono tra i migliori che si possano trovare in giro. Spendo molto tempo per la realizzazione del manico ma credo che il risultato si senta. Credo che anche gli strumenti semiacustici siano strumenti molto riusciti. La mia teoria è di ricreare l'inviluppo tramite uno smorzamento controllato. C'è poi una ricerca specifica per far suonare il piezo in maniera ottimale: è stato un mio chiodo fisso. Ho molti modelli in questo settore: Semiacustica, Acustivibe, Classicvibe Acustibass, Woody, Vibrabass, e gli strumenti Multi realizzati con la collaborazione di Daniele Camarda.

A: Due attestati di stima che hai ricevuto e che ti anno fatto particolarmente piacere?
AB: Gitarre&Bass in un test ha scritto: “Il Vibrabass è riuscito a centrare il bersaglio del timbro del contrabbasso come nessun altro".
Gil Dor di Noa mi ha detto che nella tournée di quest'estate che ha lasciato a casa una Bourgeois e una L5 usando, invece, la Manne Semiacustica. Per lui è una soluzione semplice e pratica che offre entrambe le sonorità in modo similare. Sono belle soddisfazioni! Ma soprattutto la conferma di essere riusciti a fare un buon lavoro.


A: Hai un parco di artisti esteso e appassionato che coinvolge tante eccellenze della scena internazionale: ci nomini alcuni tra questi che con la loro tecnica, il loro playing e la loro musica hanno contribuito all'evoluzione dei tuoi strumenti?
AB: Gianluca Mosole è un chitarrista con cui ho avuto un filo rosso sin dagli inizi, come anche con Massimo Moriconi. Nguyen Lé e Dominique di Piazza mi hanno dato vari input. Horea Crisovan, chitarrista romeno che lavora tantissimo sia in studio che dal vivo ha posseduto praticamente tutti miei modelli. Ogni strumento per lui è un nuovo mondo che si dischiude e a volte mi ha incoraggiato a sperimentare nuove direzioni. Mats Hedberg, Magnus Rosen, Fabrizio Grossi, Gil Dor, Lionel Loueke, Federico Malaman mi hanno tutti dato delle indicazioni per costruire qualcosa di mirato e specifico. Daniele Camarda è un bassista incredibile con cui abbiamo sviluppato la nuova linea di strumenti MULTI che hanno focalizzato alcuni elementi distintivi e sviluppato un modello ergonomico. In realtà a ogni ordine ricevo degli input su elementi sempre diversi su cui soffermarsi a riflettere per ottenere risultati specifici.


 
A: Tra le chitarre elettriche, Taos e Ventura sono i tuoi modelli storici di riferimento. Quali sono gli elementi sostanziali che differenziano l'anima e il carattere di queste due linee di chitarre?
AB: Pensa che ho creato le Ventura dopo aver fatto il NAMM in America e aver trovato che per alcuni la Taos scala 640mm era semplicemente, fisicamente, troppo piccola. In America addirittura hanno l'abbigliamento "For Giants" e mi hanno anche richiesto spaziature delle corde custom, più grandi.  Ho quindi realizzato la Ventura con una cassa più grande. Taos e Ventura possono essere costruite in modo molto simile. La Ventura, non avendo sagomatura della cassa, può essere più spartana e più metallara. Ne sto giusto costruendo una baritona 8 corde... sarà cattivissima!

Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano
 
A: Viceversa con la T-Bone, la Raven e la Blackbird hai esplorato linee tradizionali. In cosa volevi restare saldo alla tradizione e in che cosa, invece, volevi portare il tuo tratto?
AB: Nessuna di queste ricalca esattamente l'originale. Ho attuato una "mannizzazione" al modello classico di riferimento. Quindi look tradizionale ma tutto il resto è Manne.

A: Il fatto di avere una produzione artigianale mette l'acquirente nella condizione di ottimizzare lo strumento su sue specifiche richieste ed esigenze. Tu hai mai messo dei paletti in questo senso?
AB: Sì. Li ho messi, perchè seguendo un progetto, da me già collaudato, so cosa posso offrire e garantire. Quindi sono restio ad avviare nuovi progetti soprattutto perché so quanto lavoro, tempo e prove ci vogliano per mettere a punto il risultato desiderato.

Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano

Anche recentemente Alex Stornello mi ha chiesto delle V Shaped che pesassero 2,5kg con suonabilità Manne. Sono riuscito ad accontentarlo. Recentemente ho costruito diverse Electravibe, un modello che si può adattare a mille varianti. Ne ho costruite cinque e tutte con soluzioni diverse. Questo modello è adatto sia per nuovi esperimenti sia per direzioni molto diverse. Questo mi permetterà di accontentare la richiesta del cliente avendo analizzato i diversi risultati ottenuti. La chiave è quindi la discussione con il cliente per definire gli obbiettivi e le preferenze, estetiche, ergonomiche o timbriche.

A: Ok. E quindi, a chi dici esplicitamente no?
AB: A chi mi chiede la tastiera in ebano, palissandro o acero dico che non la faccio perché non avrebbero i vantaggi di quello che costruisco. Volete avere dead notes, manici meno stabili o meno suonabili? Non rivolgetevi a me.

A: Negli anni hai fatto l’identikit dell’acquirente ideale della Manne? Un target di musicista con caratteristiche ed esigenze specifiche per le quali ritieni le tue chitarre possano essere particolarmente indicate?
AB: Sì: un musicista libero dagli stereotipi.

A: Da sempre sei stato un infaticabile frequentatore delle Fiere. E ancora oggi rivendichi che queste siano una opportunità che deve essere valorizzata e sfruttata da tutti: organizzatori, espositori, visitatori... perché ritieni siano importanti?
AB: Per chi, come me, vende direttamente e quindi non è presente nei negozi, è il modo migliore per incontrare il pubblico. E incontrare il pubblico è sempre interessante perché è l'occasione per trasmettere tutto quello che non si vede in una foto o che non si sente in un video test.

Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano

Sono convinto che per capire se uno strumento ti va bene, ti piace, funziona per la tua musica non esiste altra maniera che tenerlo in mano e suonarlo. E una fiera è esattamente il posto dove puoi farlo.

A: A SHG, metterai in scena “Porta la tua Manne”. Che iniziativa è?
AB: Visto che sono molto impegnato a evadere gli ordini, visto che non ho molti strumenti in stock, visto che i miei clienti sarebbero orgogliosi e felici di esporli, perché non fare una esposizione con gli strumenti portati dai clienti? Ha già funzionato molto bene in un'altra occasione e quindi intendo replicarla. Chi vuole partecipare si iscriva qui.
È anche un modo per presentare la varietà dei lavori che ho fatto e anche l'occasione di apprezzare come si comportano gli strumenti più anziani. E per chi porta uno strumento da esporre... cappellino Manne assicurato!


Manne: dietro il titolo di Maestro Artigiano
intervista manne shg music show 2021
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