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Sound City: Real to Reel
Sound City: Real to Reel

di [user #33493] - pubblicato il
L’attesa per il primo documentario diretto da Dave Grohl è cresciuta a dismisura col rincorrersi degli aggiornamenti sul progetto e sul numero e il blasone dei partecipanti. Alla fine del 2011 voci di corridoio parlavano di un lungometraggio sulla storia dello studio di registrazione di Van Nuys a Los Angeles, ma l’annuncio ufficiale è arrivato solo nel maggio successivo, promettendo qualcosa di molto più ricco.
L’attesa per il primo documentario diretto da Dave Grohl è cresciuta a dismisura col rincorrersi degli aggiornamenti sul progetto e sul numero e il blasone dei partecipanti. Alla fine del 2011 voci di corridoio parlavano di un lungometraggio sulla storia dello studio di registrazione di Van Nuys a Los Angeles, ma l’annuncio ufficiale è arrivato solo nel maggio successivo, promettendo qualcosa di molto più ricco.

Sound City, dopo una gloriosa storia cominciata nel lontano 1969 e con un curriculum che vanta più di 100 tra dischi d’oro e di platino, ha chiuso i battenti nel maggio del 2011. Il cuore pulsante dello studio, ultimo baluardo dell’analogico, era la leggendaria consolle Neve 8028, costruita appositamente da Rupert Neve nel 1972. Intorno a quella consolle, in più di quarant’anni, si sono riunite le menti creative di grandiosi artisti e produttori per la realizzazione di dischi leggendari, tra cui Nevermind dei Nirvana. Al momento dello smantellamento di Sound City, l’ex batterista dei Nirvana e ora frontman dei Foo Fighters ha deciso di acquistare il banco che ha cambiato per sempre la sua vita e di continuare a farlo vivere nel suo studio privato, lo Studio 606. Avere sottomano il Neve gli ha fatto realizzare che Sound City era il più leggendario studio di registrazione tristemente mai celebrato e da lì è nato il suo progetto.

Una cosa risulta chiara fin dall’inizio del film: Sound City è stato un luogo magico suo malgrado. Si trovava nella piatta Valley ed era un complesso assai poco elegante. Se l’esterno sembrava poco attraente per chi lo vedeva per la prima volta, l’interno dell’edificio era a dir poco scioccante: sporco, trasandato e mai risistemato, eppure, dopo una sessione, ogni nuovo artista lo sentiva misteriosamente casa propria. Negli anni ’60 al suo interno si costruivano amplificatori Vox e la struttura delle sale è rimasta esattamente com’era: nessuno le ha progettate e, teoricamente, come ricorda Jim Keltner, la Sala A avrebbe dovuto essere acusticamente pessima per la registrazione delle batteria, cosa per cui, invece, è passata alla storia. Inizialmente privo di strumentazione in grado di attirare grandi budget, pareva che lo studio dovesse chiudere dopo un paio di anni e invece così non fu: con l’arrivo del mixer Neve (pagato l’esorbitante cifra di 76mila dollari), un numero crescente di geniali artisti cominciarono a gravitare nell’orbita di Sound City, e una gestione improntata più sull’approccio umano che su quello del mero business lo ha contraddistinto per più di quattro decenni. Insomma, tutto quello che è successo là dentro sembra rispondere alla logica “massimo sforzo per massimi risultati”: per fare rock si deve sudare.

Non era una passeggiata registrare a Sound City. Sound City era un posto dove uomini veri andavano a fare dischi”. (Shivaun O’Brien, studio manager)

Snodandosi attraverso interviste a proprietari, manager e staff della struttura, oltre che ai musicisti che hanno concretizzato i propri sogni in quelle stanze, il documentario restituisce quarant’anni di attività al servizio del rock in tutta la loro grandiosità, proponendo una carrellata di video e foto d’epoca realizzati durante le sessioni, con aneddoti e confessioni talvolta dolorose. Insieme alla vicenda dello studio, scopriamo, così, i retroscena dell’entrata nei Fleetwood Mac di Stevie Nicks e Lindsey Buckingham (che inaugurarono la consolle), delle difficoltà della prima jam in studio degli Heartbreakers, del doloroso distacco di Rick Springfield e molto altro.
Fedelissimo all’analogico “per una questione culturale”, come afferma Shivaun O’Brien, manager negli ultimi vent’anni, lo studio ha affrontato con determinazione l’avanzare della tecnologia negli anni ‘80, epoca in cui molti altri studi salirono sul carro del digitale. Chi continuava a rivolgersi a Sound City sapeva bene cosa lo aspettava.

Senza fronzoli, senza effetti, senza scappatoie. Tutto che esce fuori da un ampli, da una cassa o direttamente da un microfono… Quell’approccio era Sound City!” (Jim Scott - produttore, recording engineer)

Con l’inizio degli anni ’90 la situazione dello studio era ormai critica, ma venne scelto dai Nirvana per la registrazione di Nevermind, il cui successo esorbitante aprì una nuova era, portando a Van Nuys numerosi artisti tra cui Rage Against The Machine, Tool, Red Hot Chili Peppers, Queens of the Stone Age e molti altri, ma l’avanzata del Protools aveva ormai reso impossibile la vita a uno studio che registrava esclusivamente su nastro. Sound City si è arreso due anni fa, ma senza mai cambiare fede.

"Come si fa a far sì che non vada perso l’elemento umano nella musica? Che la musica continui ad essere il suono della gente?" (Dave Grohl)


Il fatto che lo studio non sia riuscito a sopravvivere al cambiamento e alle nuove logiche di produzione e di mercato non può farci parlare di happy ending per questa vicenda, ma, come abbiamo anticipato, il progetto di Grohl si spinge oltre al documentario storico-celebrativo. L’entusiasmo nel raccogliere le testimonianze degli artisti lo ha spinto a realizzare un disco registrato allo Studio 606, al quale hanno preso parte moltissimi degli artisti che hanno fatto la storia di Sound City, con l’aggiunta di Paul Mc Cartney, responsabile di aver originariamente spinto Grohl verso la musica. Quello dei Sound City Players non è un disco di materiali editi, ma nuovi brani realizzati alla “vecchia maniera”, naturalmente con l’ausilio del Neve. È, questa, la mentalità delle 24 tracce: col Protools puoi tornare indietro, aggiungere, modificare, non sei obbligato a fare scelte creative definitive, ma col nastro è tutto un altro mondo. Solo i duri arrivano in fondo a un disco degno di essere chiamato in quel modo.

“Sound City” è il racconto appassionato di un musicista grato del suo successo. Oltre a narrare una storia affascinante che ogni amante del rock dovrebbe conoscere, ha il merito di spingere alla (ri)scoperta di intere discografie realizzate con mezzi molto meno tecnologici di quelli odierni ma di qualità infinitamente superiore alla maggior parte delle produzioni recenti.

In attesa dell’uscita dell’album, prevista per il 12 marzo prossimo, è possibile acquistare il film (anche con sottotitoli in italiano) a questo indirizzo.

Non ve ne pentirete.
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"senza mai cambiare fede"
di PaoloGaio [user #36314]
commento del 13/02/2013 ore 09:44:11
Bellissimo articolo che mi accende tante riflessioni. Mi fermo qui perchè farei solo casino.
Grazie Fede
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 09:46:15
Ciao Paul! Devi assolutamente vederlo... E' magico.
Un abbraccio internazionale :)
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 10:01:05
P.S. ammazza che fotina ti sei messo nel profilo!
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di PaoloGaio [user #36314]
commento del 13/02/2013 ore 10:17:39
eehhe io in quegli anni rimasi fedele ai Maiden di Somewhere in time e probabilmente al Malmsteen di Trilogy... cannando perchè c'era il mondo da conoscere. Youtube ha aperto un mondo ed a volte permette a chi non vive qui di trovare delle chicche da paura.
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 10:21:17
Youtube mi ha cambiato la vita...
Anche se non si vivranno più quei momenti magici tipo il passaggio della vhs col filmato raro da parte del super collezionista!
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di PaoloGaio [user #36314]
commento del 13/02/2013 ore 10:24:43
mi ricordo quando avevo comprato uno dei primi documentari degli iron.. si chiamava wasted years e qualcosa... ce lo siamo consumati quel vhs... rock in rio a parte non mi pare comunque che gli iron abbiano fatto un uso di qualità del multimedia... ultimissimo lavoro a parte
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 11:39:45
E' vero e non ho mai capito bene perché...
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di PaoloGaio [user #36314]
commento del 13/02/2013 ore 11:58:45
nell'ultimo documentario parlano solo gli ex che alla fin fine si stan facendo una vita non paragonabile a chi trascorre il tempo libero tra un campo da golf o di tennis.
secondo me i manager li hanno costruiti di brutto perchè a sentire loro gli esordi erano decisamente molto più spartani e creativi degli stessi iron alla life after death
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di LaPudva [user #33493]
commento del 16/02/2013 ore 11:20:52
Cioè? Non seguo... Dici che gli ex Iron sono finiti a fare una vita grama?
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di PaoloGaio [user #36314]
commento del 16/02/2013 ore 11:33:07
In un certo senso si considerando i presupposti degli inizi e che gente come zack wilde userebbe la mazza da golf per aprirsi una birra.
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di LaPudva [user #33493]
commento del 16/02/2013 ore 11:54:45
Io l'ho visto aprire una lattina di birra sfondandosela sulla testa...
Rispondi
Re: "senza mai cambiare fede"
di PaoloGaio [user #36314]
commento del 16/02/2013 ore 13:49:36
avrà voluto fare colpo
Rispondi
che peccato! fossi stato dave ...
di zaloral [user #31722]
commento del 13/02/2013 ore 10:03:
che peccato! fossi stato dave grohl avrei comprato tutto lo studio...

la registrazione su nastro costringeva i musicisti a dare il loro meglio e questo conferiva ai dischi un tocco live, li rendeva più umani e caldi.
la tecnologia ha prodotto dischi "perfetti" dal punto di vista sonoro ma ha creato una generazione di artisti pigri e una conseguente fila di fans delusi perchè è molto facile andare ad un concerto e rimanere interdetti dalla scarsità delle performance, dei suoni ecc. troppa differenza tra disco e live.
in studio creano tecnologicamente ciò che che dal vivo non sono in grado di riprodurre.
quindi puntano sull'immagine, sui balletti e sugli effetti così il pubblico ebete si entusiasma per il personaggio e non ascolta la musica. tanto urlano dall'inizio alla fine ;-)

ma adesso si sa a cosa sarà adibito il locale?
Rispondi
Re: che peccato! fossi stato dave ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 10:11:42
Ciao Zaloral!
E' la stessa cosa a cui ho pensato anche io, ma mi hanno detto - per rispondere anche alla tua domanda finale - che i proprietari terranno lo studio per uso personale e non lo adibiranno ad altri usi. In sostanza è cessata l'attività "commerciale", ma l'edificio e le cose al suo interno (eccetto il banco Neve) rimangono com'erano.

Hai perfettamente ragione, e questo è uno degli aspetti che vengono discussi anche nel documentario. La tecnologia ha semplificato notevolemente la gestione di alcuni aspetti tecnici, ma l'eccessiva semplicità d'uso di certa strumentazione e le migliaia di software hanno permesso a persone difficilmente definibili musicisti di realizzare dischi col minimo sforzo e avere un successo planetario... Questo ha nuociuto gravemente alla musica.
Rispondi
Re: che peccato! fossi stato dave ...
di heavydavid [user #29372]
commento del 13/02/2013 ore 10:32:26
editing makes everyday like christmas
(f.z.)
Rispondi
Re: che peccato! fossi stato dave ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 10:43:02
Ahahah!!! Fantastica!
Rispondi
Re: che peccato! fossi stato dave ...
di mattconfusion [user #13306]
commento del 13/02/2013 ore 11:08:25
la differenza fra disco e live c'era sicuramente anche prima, anche i Beatles - non perfetti ma comunque ottimi su disco - in canzoni come "Nowhere man" dal vivo nel 1966 iniziavano ad avere le loro belle difficoltà. Sicuramente dovuti a difficltà relative ai monitor live sul palco che all'epoca erano inesistenti a quanto ho capito... comunque sicuramente i gruppi tra live e disco erano molto più fedeli.
Io sono d'accordo sulla tecnologia quando aiuta a migliorare il risultato in situazioni di fortuna; tipo si registra in casa o in un ambito non professionale e i plugin sostituiscono macchine che non si hanno o facilitano compiti in cui non si è proprio ferrati. Ma in una registrazione di un album, major o indie che sia, mi aspetto di sentire la band, non il completo rifacimento dei suoni di batteria con una libreria di campioni, ok l'edit non lineare perchè certamente facilita il compito di chi registra ma no a un taglia e cuci selvaggio...
Rispondi
Re: che peccato! fossi stato dave ...
di zaloral [user #31722]
commento del 13/02/2013 ore 11:32:19
concordo in pieno!
la tecnologia dovrebbe servire a migliorare la qualità di registrazione (di quella non ce ne è mai abbastanza) e forse a velocizzare i processi.
ma non di correggere le stonature, creare suoni che non esistono e modificare le esecuzioni.
a meno che non si faccia una musica prettamente d'ascolto e non destinata ai live.
perfino jean michele jarre che fa musica elettronica non è caduto in quella trappola.
Rispondi
Re: che peccato! fossi stato dave ...
di mattconfusion [user #13306]
commento del 13/02/2013 ore 12:28:39
è tutta questione del fatto che o si è musicisti - si SUONA dal vivo e se si sbaglia si sente
o si è dei Knob Tweaker - dei gira manopole - che magari in studio saranno anche dei geni ma ora ce li troviamo tra le palle confusi tra i musicisti e pagati più di loro.
Posso accettare che un dj set venga pagato tanto perchè attira tanta gente , purtroppo se alla gente piace non si può fare niente (a parte scuotere la testa in disapprovazione)
Non posso accettare che il dj fighetto di turno mi venga a dire che lui stasera SUONA. Il "Suonare" a un dj lo concedo a grandmaster flash o alla gente che fa dei collage sonori dal vivo e a mano.... non all'hipster che fa il genio della musica nè al musicista normale che vuole arrotondare col suo nome senza suonare.
Rispondi
Re: che peccato! fossi stato dave ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 16/02/2013 ore 11:23:30
Il discorso del dj che "suona" fa venire l'orticaria anche a me, eppure è la prassi.
Bisognerebbe inventare un verbo ex novo per ogni tipologia di spettacolo in cui qualcuno si impegna, dietro retribuzione, a usare musica in qualche modo.
Rispondi
Re: che peccato! fossi stato dave ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 11:49:48
*AGGIORNAMENTO*

Da ORA le sale saranno occupate da un altro studio.
Si chiama Fairfax, ma non ha nulla a che fare con Sound City e le sue produzioni.

vai al link
Rispondi
parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di zaloral [user #31722]
commento del 13/02/2013 ore 10:24:24
parecchio nuociuto. ricordo (come gli evanescence e tanti altri) gli hoobastank quando fecero il botto con "the reason", suoni di chitarra micidiali, una batteria al fulmicotone e sopratutto la voce: bella, potente e versatile.
in verità nei live i suoni di chitarra non erano così spaziali ed il batterista pur essendo bravetto, non sembrava quello che suonava nel disco.
ma la schifezza più grande era la voce: inesistente, sfiatato e stonato. ripeto: stonato! ma come si fa ad osannare uno che è stonato? eppure lui ha fatto i soldi...barando.
fate un giro su youtube: non si tratta di qualche serata "no", non c'è live dove lui non faccia schifo e si vedono tutto attorno questa massa di beoni che lo acclamano come se fosse elvis.
questa tecnologia è una fucina di imbroglioni e noi gli allocchi che si fanno borseggiare.
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 10:34:09
E' proprio così, gli esempi si sprecano. Oggi fano dischi persone che probabilmente un tempo si sarebbero viste sbattere la porta in faccia in modo definitivo.
Questo accade perché - triste ma vero - potendo ormai correggere qualsiasi cosa, potenzialmente chiunque può fare un disco, quindi finiscono per farne anche persone che per circostanze fortuite entrano in contatto con il music business.
La cosa atroce è che, appunto, questa gente si fa delle preproduzioni a casa con un laptop (altro che farsi le ossa in studio) e con un aggancio giusto e l'investimento di qualcuno quella roba diventa mondiale... Chi fa musica "artigianale" nel senso soundicitiano del termine se la vede durissima, perché paradossalmente fa perdere molto più tempo... E il tempo, non serve dirlo, è denaro...
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di heavydavid [user #29372]
commento del 13/02/2013 ore 10:55:16
so che il mio e' un ragionamento contorto, ma pensa se si potesse applicare il prezzo di vendita di questi dischi fatti con il lap top in base alle capacita' dell'artista e non del produttore mago del protools????
a leggere i credits di certi dischi il produttore fa tutto (chitarre/basso/ drum programming/key etc etc , autotune) poi canta il talent boy di turno che dal vivo o stona o canta in playback.....
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 11:41:34
Ahahahah! Sarebbe fantastico... E giusto!
Del resto le cose artigianali si pagano sempre di più... O no?!
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di heavydavid [user #29372]
commento del 13/02/2013 ore 13:53:59
skerzi a parte, non è che necessariamente un disco debba avere un prezzo meritocratico, pero' pensare a gente come lukather, landau, tommy tedesco oltre a cantanti fenomenali etc etc in studio di registrazione ha il suo fascino oltre ad essere un valore aggiunto a quello che si ascolta........
purtroppo non siamo tutti kitarristi/musicisti e di consegnenza ben vengano i prodotti usa e getta da ascoltare mentre si fa la spesa, la lampada o la coda in posta....a mio avviso bisognerebbe distinguere il concetto di easy listenning alla fonte...oppure conteggiare diversamente il profitto che ne consegue....magari si torna a far suonare gente brava nei dischi
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 16/02/2013 ore 11:35:5
Purtroppo ci sono generi contaminatissimi e difficili da etichettare... Andare a mettere le mani su certe definizioni è praticamente impossibile. L'unico parametro indiscutibile è, ahimè, quello del successo di pubblico, per cui temo che sia impossibile impedire a dischi realizzati con due lire da gente che neanche suona di rendere ricca e celebre gente senza un percorso e garantire, invece, a musicisti capaci, con una lunga gavetta alle spalle e doti idiscutibili di campare del loro lavoro...
Sad but true!
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di mattconfusion [user #13306]
commento del 13/02/2013 ore 11:19:01
questa gente si fa le pre produzioni a casa con un laptop... ma ai tempi degli hoobastank non mi pareva ancora così diffuso. Più che altro il modello è questo: un gruppo di ragazzi mette su una band che è come tante altre, ma ha il sound giusto che va forte in quel momento. Fa la gavetta normale di una band, cioè suona qua e là e becca chi sente il sound, sa come fare in modo che venda e li fa firmare. L'album viene regsitrato in grossi studi con grosse cifre e viene pompato dal marketing. Il suono è migliorato di cento volte rispetto alle reali capacità della band, che magari impreparata , si trova a fare tour e concerti in ambiti difficili (tipo i mega festival dove a parte gli headliner nessuno fa un vero soundcheck)
Questo non per difendere gli hoobastank, che tra l'altro... mi han sempre fatto cagare ahah
Quindi non credo sia la preproduzione su laptop a essere il nodo, quanto come l'industria del rock spinge forte seguendo l'hype del momento. E' sempre stato così e di ciofeche ce ne sono state tante anche negli anni 60 e 70...
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di heavydavid [user #29372]
commento del 13/02/2013 ore 11:42:21
ciao matt, concordo in pieno con te ed in effetti e' come dici tu, prendono degli sprovveduti e li scagliano in mezzo a pseudo dirette televisive, festival etc etc... dove la capacita' presunta viene messa in difficolta'...
la cosa assurda e' proprio il marketing spudorato che azzera il valore artistico di questa gente rendendolo ciclico... pero' mi pare che la ciclicita' ed il rinnovo siano un pò lenti, da qui nascono i talent show ed il marketing, ancora + oscuro, si basa sui perfetti sconosciuti...e riparte tutto il calderone mediatico....detto questo non andiamo oltre che il terreno si fa sconnesso
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di zaloral [user #31722]
commento del 13/02/2013 ore 11:42:39
la tua è un ottima osservazione. quello che io mi chiedo però è come una band che fa la gavetta non impari a suonare.
che uno sia preparato o meno, se è intonato resta intonato. anche i deep purple o i van halen dopo anni di gavetta hanno fatto il botto e di colpo sono passati da fare i supporter nei clubs a fare gli headliners negli (o nei?) stadi, però nonstante la loro salute e i loro nervi ne abbiano ristentito, sono stati sempre dei gran musicisti e compositori.
qui invece si parla di persone senza talento, di poca arte e parte, che per qualche motivo trovano il pappone discografico di turno che li mette sotto contratto, li spreme e poi li getta.
è certo che questi gruppi hanno qualcosa di vendibile che con il giusto produttore si ritagliano un buon posto nel mercato, ma non è niente di prettamente artistico, solo commerciale.
anche nei decenni scorsi succedeva, ma almeno la stragrande maggioranza sapeva suonare.
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di mattconfusion [user #13306]
commento del 13/02/2013 ore 12:16:54
beh se uno ha il talento ok, ma se uno non ce l'ha può esercitarsi quanto gli pare ma non credo che le cose per lui cambino... questo ammesso che si eserciti. Ma non è questo il punto. E' chiaro che se non hai la tecnologia ad aiutarti devi saper suonare almeno quello che la tua band fa.

Detto questo, le dinamiche di una band di professione da quello che ho capito leggendo interviste, articoli, biografie sono un po' particolari. Ci sono band famose e stranote che inizialmente quando sono ancora "nessuno" effettivamente spaccano di brutto, grazie al fatto che il loro impegno nel trovarsi e provare è il loro obbiettivo numero uno. Poi iniziano i tour e la fama.... e in molti si disgregano, non ci si trova più a provare tutti i giorni, ci si incontra prima del tour per fare due settimane di prove, ritrovare coesione e decidere la scaletta... tra l'altro era prassi nei tempi di vacche grasse della musica che molte band grandi andassero in studio senza idee complete per le canzoni, unendo il tempo della registrazione a quello della composizione. A volte funziona - i Beatles dal 1966 in poi hanno usato questo approccio anche se poi li ha distrutti internamente - a volte no, e sono tanti i casi di produzione lunghissima che poi ha portato ad album indegni.
Scusate sono andato decisamente Off topic ahah
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 11:45:59
Ciao Matt,
sicuramente il caso degli Hoobastank è diverso e non discuto, ma il numero di band che vengono prodotte senza che i componenti si siano neanche mai conosciuti prima oggi è consistente.
Anche il numero di band prodotte pur essendo a livello poco superiore a quello dei principianti è sorprendente... Il che ti fa capire che il business della musica oggi è lontano dal prendere in considerazione la scelta di uno studio come Sound City buonanima per far suonare meglio la batteria o per far sentire in famiglia gli "artisti" durante le session di registrazione.
Oggi è tutto molto "usa e getta". E' sufficiente che una band funzioni un paio di mesi, per poi essere sostituita con un'altra il più delle volte. Per questo si investe anche molto meno: budget bassi per investimenti light. Tutto ottimizzato, con produzioni iper-rapide ed economiche. Oggi lo si può fare... Un tempo decisamente no.
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di zaloral [user #31722]
commento del 13/02/2013 ore 12:00:08
"ma il numero di band che vengono prodotte senza che i componenti si siano neanche mai conosciuti prima oggi è consistente"

almeno sapessero suonare!!!
invece sono quasi tutti finti, costruiti in studio di registrazione con il computer.

prendi ad esempio gli Arrows, band creata per una trasmissione televisiva. gli hanno scritto "I love rock n' roll", è diventata una hit mondiale che è suonata e coverizzata pure adesso e poi sono spariti. ma sapevano suonare, erano musicisti più che degni.

loro nello studio Sound City ci avrebbero potuto anche lavorare. gli hoobastank no.
Rispondi
Re: parecchio nuociuto. ricordo (come gli ...
di mattconfusion [user #13306]
commento del 13/02/2013 ore 12:09:10
concordo con le band "di sconosciuti" che magicamente suonano insieme, ma di band costruite ad arte con turnisti a suonare al posto dei veri componenti abbiamo esempi che risalgono a quarant'anni fa se vogliamo. E anche allora vi erano molte produzioni usa e getta, di certo non fatte in casa, ma con produzioni comunque alla buona stampate su 45 giri con artisti sconosciuti e che poi si rivelavano dei flop. Un esempio è il noto Umberto Bossi eheh (nei primi anni 60 si provò anche come cantante belloccio)
Il business della musica si è allontanato (in parte) dagli studi tipo i Sound City perchè non se lo può più permettere e perchè è chiaramente più facile lavorare su protools che su nastro. Tanto per la cronaca però anche Dave Grohl usa una tecnologia mista sull'ultimo die Foo Fighters. L'ha ponsorizzato comeloro che suonano in garage, ed è effettivamente vero, ma basta vedere come è attrezzato quel garage per capire che non è così duro e puro...
Il talento che scarseggia è un problema figlio come dici tu di una musica che spinge sempre di più all'immagine piuttosto che al suono, ma anche del fatto che strumenti tecnologici e genere musicale (entrambi dettati dai gusti del momento) mettono questa cosa in secondo piano.
Rispondi
meglio "poveri ma belli" :-) ...
di zaloral [user #31722]
commento del 13/02/2013 ore 10:45:46
meglio "poveri ma belli" :-)
Rispondi
Re: meglio "poveri ma belli" :-) ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 13/02/2013 ore 11:38:56
Concordo pienamente!
Rispondi
Diventerà un MUST, a mio ...
di paolinux [user #14508]
commento del 13/02/2013 ore 16:04:19
Diventerà un MUST, a mio modo di vedere, per le prosssime generazioni.
Rispondi
Re: Diventerà un MUST, a mio ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 16/02/2013 ore 11:17:44
Lo credo anche io, Paolo. In un certo senso sigilla un'epoca e la consegna ai posteri.
Gran bel lavoro. E il disco che hano realizzato, da quel poco che ho sentito, riflette pienamente lospirito del documentario e della storia narrata. Lo attendo con ansia!
Un salutone
Rispondi
Sound City, un lungometraggio che ...
di janblazer [user #26680]
commento del 13/02/2013 ore 21:32:02
Sound City, un lungometraggio che si preannuncia curioso e intrigante..
Sinceramente ignoravo tutta questa vicenda che ci hai raccontato e che mi ha fatto viaggiare e sognare attraverso le fantastiche sale di registrazione che ospitavano consolle e mixer.. storia e leggenda della musica rock mondiale..
Grazie Fede di questo tuo prezioso contributo !!
Ciao !!
;-)
Rispondi
Re: Sound City, un lungometraggio che ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 16/02/2013 ore 10:53:3
Posso garantirti al 100% che non rimarrai deluso da questo lavoro.
Oltre a esser informativo, è emozionante perché fatto con amore e rispetto.
Non sempre i documentari hanno questo taglio, purtroppo... Ma Grohl lì dentro ha davvero fatto qualcosa che gli ha cambiato la vita. Immagino che volesse "restituire" un po' di quello che ha avuto!
Buona visione e buon weekend, amico!
Baci :)
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Complimenti
di Tin Tin [user #38]
commento del 14/02/2013 ore 08:50:0
Molto bello l'articolo.
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Re: Complimenti
di LaPudva [user #33493]
commento del 16/02/2013 ore 11:16:00
Grazie mille! :D
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