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La Mia Dreadnought nel 2014
La Mia Dreadnought nel 2014
di [user #16167] - pubblicato il

Tra le mani di Paolo Antoniazzi questa volta è capitata la Eko Mia D, la dreadnought della serie sviluppata da Eko in collaborazione con Massimo Varini. Come per gli altri modelli anche qui le carte da giocare son tante, ma bisogna vedere se saranno quelle giuste.
Tra le mani di Paolo Antoniazzi questa volta è capitata la Eko Mia D, la dreadnought della serie sviluppata da Eko in collaborazione con Massimo Varini. Come per gli altri modelli anche qui le carte da giocare son tante, ma bisogna vedere se saranno quelle giuste.

La costruzione della Eko Mia D CW, ovvero della Dreadnought cutaway è quella comune a tutte le altre chitarre della serie Mia. Il body, questa volta modellato fino a raggiungere le generose forme della classica chitarra dreadnought è realizzato con un top in cedro massello. A sostenere una tavola bella grande troviamo un x-bracing scalloped. Fondo e fasce, come per tutte le altre Mia sono in palissandro, con un colore molto elegante. Anche la D CW ottiene una nuova forma per ponte paletta e rosetta, ora coordinati e realizzati su disegno di Roberto Fontanot, liutaio che assieme a Massimo Varini ha curato la realizzazione della serie Mia. La tastiera è come il ponte in palissandro e ha la giunzione al 14 tasto. Il manico, per completare la panoramica sui legni, è in mogano. Incastonato nella fascia superiore troviamo i comandi del sistema di amplificazione. Marcato Eko è però realizzato da Fishman. Dispone oltre che dei classici volume e alti, medi, bassi, di un comodo notch filter e phase inverter per scongiurare fischi e feedback indesiderati. Ben visibile e tutto sommato preciso l’accordatore onboard. Molto utile anche il mic blend che permette di miscelare il piezo con il microfono a condensatore posizionato proprio sotto la piastra controlli. 
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La Mia D CW è una chitarra molto semplice, soprattutto per quanto riguarda l’estetica. Una verniciatura molto leggera lascia libero il legno di respirare e alle mani del musicista di immaginare di avere sotto le dita del legno grezzo. Lo shape del manico è leggermente a V ed è uno dei più comodi che abbiamo provato in tutta la serie. Accoglie gentilmente la mano senza sembrare né troppo grosso, né troppo sottile. La nuova forma della spalla mancante inoltre permette di accedere con comodità alla parte alta del manico. Certo, non è una zona che i chitarristi acustici frequentano spesso, soprattutto quelli dediti all’accompagnamento. La possibilità però di accedervi senza intoppi non è certo da sottovalutare. Il peso, nonostante le dimensioni generose è contenuto e lo strumento risulta ben bilanciato. Si lascia suonare comodamente sia in piedi che da seduti. La cassa che ha un profilo abbastanza basso non infastidisce il braccio destro, tutto a vantaggio del playing.

Tra tutte le chitarre della serie Mia probabilmente la D è quella che attira di più gli appassionati dell’acustica. La dreadnough è un po’ la Strat del mondo della terza corda avvolta. Tutti ne hanno una per casa, o quasi e molti quando si avvicinano a questi strumenti è proprio una D che finiscono per acquistare. Ci risulta facile credere quindi che tra tutte quelle della serie questa sarà la chitarra che molti potranno dire veramente Mia. Vediamo però come si comporta su strada. Il mondo delle chitarre folk è quanto mai affollato e trovare uno spazio in cui imporsi non è certo facile. La Mia D CW ci prova mettendo in campo un’accurata scelta della qualità dei legni e un sistema di amplificazione degno di tale nome. Da spenta si comporta come ci si aspetterebbe. Di volume ne abbiamo a sufficienza, quello che esce dalla buca è un mix ben bilanciato, anche se avremmo preferito una maggior brillantezza sui cantini. Probabilmente cambiando corde e scegliendone di più spesse e sparkling le cose non possono far altro che migliorare. Sia in strumming che con il fingerstyle la Mia si difende bene, anche se sulle prime ci è sembrata un po’ anonima, poco personale.
Collegato un jack allo strap button le cose cambiano radicalmente. Il suono risulta un po’ sproporzionato verso le basse, cosa che quando si suona da soli si può tollerare, ma che magari nel mix di una band può infastidire. L’eq però è molto sensibile e permette di recuperare i cantini persi per strada. A differenza della parlor sulla D conviene lasciare il blend più verso il piezo che verso il condensatore. Il suono, per nulla plasticoso, si arricchisce di una buona dose di medie che certo non guasta. 


In definitiva la Eko Mia D CW, si inserisce nel mondo delle dreadnought portando legni di qualità e un buon sistema di amplificazione. Il prezzo, che si attesta intorno ai 350 euro è da chitarra di fascia media, un settore veramente pieno di modelli tra cui scegliere, ognuno con le sue pecuilarità. Quelle della Mia sicuramente sono date da una accurata scelta dei legni abbinata ad un sistema di amplificazione in grado di non deludere anche su palchi di medie dimensioni. Forse, la vecchia serie, con qualche euro in meno sul listino era ancora più appetibile, ma la 2014 è un buonissimo strumento, ben sopra alla qualità di una entry level. Insomma un ottimo muletto per chi ha già un’acustica di qualità e una buonissima chitarra per chi vuole mettere in rastrelliera un’acustica dal look classico e raffinato. 

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