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Charlie Cristian: il primo solista elettrificato
Charlie Cristian: il primo solista elettrificato
di [user #32554] - pubblicato il

Iniziamo un ciclo lezioni che si focalizzeranno su grandi protagonista della chitarra jazz. Isoleremo nel loro chitarrismo elementi fondamentali per lo sviluppo di un fraseggio vicino alla tradizione. E, allo stesso tempo, ci arricchiremo di nuovi elementi per sviluppare un linguaggio personale.

Iniziamo un ciclo lezioni che si focalizzeranno ciascuna, di volta in volta, su un grande protagonista della chitarra jazz. 

Lo scopriremo e conosceremo attraverso di una serie di fraseggi scelti con cura, tra i più rappresentativi del suo stile. 
Isoleremo nel suo chitarrismo elementi fondamentali per lo sviluppo di un nostro fraseggio vicino alla tradizione. E, allo stesso tempo, ci arricchiremo di nuovi elementi per sviluppare un nostro linguaggio personale.

Charlie Christian è nato nel 1916 e la storia lo ricorda come il primo chitarrista solista elettrificato. La leggenda racconta che riuscì a utilizzare un microfono vocale letteralmente buttato dentro la cassa alla della chitarra. In realtà Charlie Christian fu proprio il primo chitarrista a utilizzare uno strumento elettrificato: precisamente una Gibson ES-150, acquistata al prezzo di 150 dollari compresi un cavo e un amplificatore valvolare da 15 watt.
Beneficiare di un’amplificazione permise a Christian di farsi sentire finalmente a un volume importante nel suono gigantesco della big band; forte di questa voce nuova e forte Christian iniziò a sviluppare gustosi e ficcanti assolo: parafrasando il tema o semplicemente articolando incantevoli melodie attraverso la progressione di accordi.
Partiamo con la prima frase da studiare
Ecco un semplice passaggio di chiusura: un classico G7 che risolve a Cmaj7; osserviamo sul battere del secondo movimento l'uso della quinta eccedente sull'accordo di G7. La risoluzione sulla tonica è ritardata da altre due note dell'accordo che concludono il fraseggio.

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato

Isoliamo le scelte melodiche per l'accordo di dominante e osserviamo come questo fraseggio inizi con l'arpeggio completo di B-7/b5 (semidiminuito) sostituzione diatonica di G7. Questi due accordi appartengono al gruppo diatonico di dominante e sono sostituibili tra loro; l'arpeggio semidiminuito conferisce una sonorità scura e accattivante semplicemente introducendo la 9 maggiore, senza dover introdurre note fuori tonalità e troppo tensive.
Il fraseggio prosegue alternando note dell'accordo e cosiddetti passing tone, cioè note di passaggio della tonalità.
Si osservi la chiusura sul settimo grado dell'accordo, nota guida che caratterizza l'accordo grazie all'intervallo di tritono che si viene a formare con il terzo grado. Questo conferisce un certo grado di tensione, lasciando anche spazio di movimento. Per esempio, permetterebbe di collegare la frase verso la nota E se a seguire in progressione ci fosse un Cmaj7.

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato

Le ragioni di interesse del fraseggio sono due: introduce sull'accordo di dominante (G7) la seconda o nona minore (nota Ab) e, in secondo luogo, la settima maggiore quando l'accordo di settima ha - per definizione - la settima minore. Questa nota viene anche chiamata Bop note. La raccomandazione però è di non pensare esclusivamente questo passaggio come cromatico: anche se il movimento tra settima minore, settima maggiore e chiusura su tonica ( F, F#, G) sembrerà la soluzione più semplice e intuitiva, proviamo a utilizzare altre vie; cercando di evitare passaggi cromatici e sopratutto risoluzioni cromatiche verso la tonica. Nell'esempio, dal F# il fraseggio verte verso la chiusura in battere sul B terzo gradi di G7, mettendo in levare il D quinto grado.
Per ottenere il Bop sound non è solo importante l'utilizzo di certe note extra tonalità o arpeggio dell'accordo; è fondamentale capire l’estetica con cui il fraseggio è pensato e strutturato. Fare trascrizioni da capostipiti come Charlie Christian diventa un elemento imprescindibile nell'acquisizione del giusto sound per utilizzare le bop note.

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato

Affrontiamo un fraseggio estratto dal primo assolo di "I Got Rhythm" celebre brano diventato un classico standard di George Gershwin.
L'armonia si muove sul giro Bb6, Gm7, Cm7, F7 ( I VI II V in tonalità di Bb). L'arpeggio di Bb maggiore è perfettamente consonante nel rappresentare il Bb6, insistendo sul Bb terzo grado di Gm7 relativamente al terzo e quarto movimento della prima misura. Sul Cm7 c’è l'introduzione della sesta minore, il Ab al posto del A naturale; la sonorità riferita al secondo grado è dorica, ma la sesta minore ne decreta una natura più melanconica e decisamente eolia.
Infine, sul F7 sbuca in battere il C# quinta eccedente dell'accordo di dominante, conferendo un carattere frizzante tensivo e di movimento.

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato

Per ultimo, abbiamo lasciato un grande classico di Christian, "Rose Room". Nella prima misura, sul Bb7 la frase parte dalla nona proseguendo con quinto, sesto e settimo grado minore; ripetendo questa cellula d'intervalli, l'accordo cadenza in un Eb7. Qui la frase riparte sempre su C come nel passaggio precedente, relazionandosi però con l'accordo come sesto grado maggiore. Si prosegue con la nona maggiore, quinta giusta, passando poi per l'undicesima, la 9 minore. Chiude, sull'ultimo movimento, la settima minore, nota guida di collegamento verso l'ultimo accordo Ab/Eb; qui la frase attacca con il C, terza maggiore. Davvero da manuale l'uso delle note guida (terzo e settimo grado) perfettamente collegate! Il fraseggio prosegue poi per la quinta giusta, quindi l’undicesima e il Bb, nona eccedente di passaggio, verso la terza maggiore. Si potrebbe pensare alla nona eccedente anche come una terza minore, facendo risaltare il tipico passaggio minore/maggiore caratteristico del blues. Chiudono la frase il quinto e sesto grado che guidano sul Ab tonica più acuta di questo fraseggio.

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato

GLI ARPEGGI ALTERATI 

L'approccio all'improvvisazione di Christian è pragmatico: si rifà alle note degli accordi, aggiungendo magari una o due tensioni diatoniche o non diatoniche.
Per esempio, su un Cmaj7, il D e il A (9 e13) sono tensioni diatoniche disponibili; la nota F sarebbe diatonica ma viene definita non disponibile in quanto tende a creare dissonanza con il E, terza maggiore dell'accordo. Db, D# e Ab sono tensioni non diatoniche e non disponibili (…se proprio servono, vanno utilizzate con molta cura!) Infine c’è il F# che non è una nota diatonica ma è disponibile sull'accordo di Cmaj7 rendendo la frase interessante senza disturbare le chord tones (note dell'accordo).
Ovviamente questo tipo di analisi e scelta di note va fatto a seconda della specie dell'accordo, valutando l'addizione delle tensioni disponibili da aggiungere alle note dell'accordo: tensioni alterate (5#\5b 9#\9b) sull'accordo di settima di dominante. Bop note come passaggio cromatico (3b/maj7 laddove presente 3maj/7min) 9b/9maj 13b/13maj e 11 a seconda dei casi per l'accordo m7. 
Cercando di semplificare il tutto, individuato terzo e quinto grado, le none o seconde sono dietro il terzo grado, avanti c'è il quarto o undicesimo, infine il sesto o tredicesimo e dopo il quinto grado!
Attenzione a non utilizzare tutte e tre le tensioni diatoniche disponibili (2/4/6 /9/11/13) altrimenti si ottiene una scala e usciamo dal sound del fraseggio di Christian.

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato



IL SUONO
Se non si possiede una favola Gibson ES-150 dell'epoca: sarà necessario porre una certa attenzione sull'equalizzazione. Per farlo proviamo a servirci di un plettro che possa tagliare leggermente le frequenze acute. Nel caso, queste si potranno compensare con l'EQ dell'ampli.
Serve un timbro di chitarra è piuttosto chiaro, con predilezione delle frequenze medie chiudendo, come detto, leggermente quelle più acute. I bassi, vuoi per i sistemi di registrazione di allora o per l'amplificazione della chitarra, risultano piuttosto scarni e scavati. Nell’insieme avremo bisogno del tipico Old Sound di quegl'anni.
Il suono valvolare conferisce un certo grado di compressione. Questo, con le orecchie di oggi, potrebbe non essere così digeribile, visto nell'era più moderna si sono predetti clean ottenuti da amplificatori a transistor o ibridi, comunque dotati della massima escursione dinamica.

DISCOGRAFIA CONSIGLIATA
Solo Flight e The Genius Of Electric Guitar sono due capolavori di arrangiamento e composizione: e sono necessari per poter assorbire il sound della tradizione. Christian, in questi dischi sfoggia un fraseggio originale e per l’epoca innovativo, facendo letteralmente decollare la chitarra da strumento d'accompagnamento a strumento solista.

Charlie Cristian: il primo solista elettrificato
charlie christian lezioni
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Grazie...
di Ford78 [user #17514]
commento del 15/10/2014 ore 12:50:36
Grazie Paolo, articolo molto interessante e ben descritto, anche per le informazioni di fondo su suono e discografia...

BB King ha fatto tesoro non poco dello stile di Charlie Cristian, se non erro....

Rispondi
Bell'articolo, non si parla mai ...
di coldshot [user #15902]
commento del 15/10/2014 ore 13:12:59
Bell'articolo, non si parla mai abbastanza di Charlie Christian, visto che oggi erroneamente si attribuisce la parola geniale con molta facilità per quanto riguarda i musicisti eccone un esempio vero, almeno per quanto riguarda la chitarra.
Rispondi
PLETTRI
di binip [user #19289]
commento del 15/10/2014 ore 19:23:51
Ciao Paolo,
come al solito complimenti per l'articolo.

Mi rendo conto che di fronte a tanti begli spunti la mia domanda può sembrare assai ridicola, ma a un certo punto hai fatto riferimento a plettiri in grado di tagliare leggermente le frequenze acute.

Da quando suono jazz ho imparato a dare grandissimo valore al plettro. Ne provo in continuazione e ne uso tantissimi modelli. Attualmente mi piacciono molto i plettri in nylon mediamente rigidi (ad esempio dunlop 0.88), ma suono anche con plettri particolari come quelli in acero di 2mm o come quelli di forma stondata ed elevata rigidità.

Tu che plettri usi per tagliare un pò gli alti? Tra l'altro ho notato che un plettro che rilascia meno alte frequenze mi consente di tenere più aperi i toni della chitarra e dell'ampli con maggiore definizione del suono, che esce meglio dal mix soprattutto quando suono con un basso elettrico che in genere impasta un pò di più i bassi rispetto a contrabbasso o altro basso acustico (opinione personale ovviamente)
Rispondi
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Re: PLETTRI
di coldshot [user #15902]
commento del 16/10/2014 ore 11:27:4
prova questi, io uso l'ultimo in basso sulla destra da 3mm, mi trovo benissimo

vai al link
Rispondi
Re: PLETTRI
di binip [user #19289]
commento del 17/10/2014 ore 09:24:52
Ottimo,
Li ho già ordinati!
Grazie del consiglio
Rispondi
Re: PLETTRI
di coldshot [user #15902]
commento del 17/10/2014 ore 11:16:58
bene, fammi sapere come ti trovi quando ti arrivano
Rispondi
Plettro? Questione di suono & stile!
di paoloanessi [user #32554]
commento del 15/10/2014 ore 20:30:12
Ciao Binip, grazie dei complimenti è sempre un vero piacere :)

Andiamo al plettro, personalmente come da titolo di questo post, faccio molta attenzione a ciò che sento come sound personale intendendolo come un percorso iniziato anni fa e presumibilmente spero non abbia mai fine, tutto ciò inteso come la ricerca e sviluppo di un personale modo di suonare, cioè sintesi di molteplici fattori, incluso il plettro giusto per il proprio suono.

rimane imprescindibile che buon contributo di questa crescita sia dato dal capire attraverso la trascrizione e riproduzione il più fedele possibile di queste parti, tutto ciò permette di assorbire parte del sound che formerà il nostro carattere musicale.

La sintesi di questi due fattori, filtrati attraverso la fatidica domanda: quale sia il plettro giusto?
Penso trovi risposta in un percorso di ricerca personale, cominciando magari da un consiglio e imparando ad ascoltare ciò che si produce con plettro e mani, magari sperimentando con plettri molto diversi, cercando di capire quello che fa veramente per noi.

Fatte queste brevi premesse, anni fa era il plettro a scegliermi, nel senso trovata la giusta accoppiata usai lo stesso modello almeno per 7/8 anni senza mai cambiarlo, ora cambio plettro trovando il medesimo comfort, semplicemente a seconda di cosa devo ottenere ;-)

Nel caso del Charlie Christian sound ho considerato e dedotto che l'insieme della strumentazione (ampli, pickup, chitarra, corde, plettro) unito all'efficace quanto pionieristica tecnica dell'assolo, e non da meno circondato da modelli solistici dati non da chitarristi, ma da strumenti a fiato, (sezione da big band: sax tenore/contralto/baritono, tromba e trombone) tutti strumenti con un attacco molto dolce rispetto alla chitarra. ne confezionano un suono morbido con un attacco piuttosto lento, direi quasi soffice, sbavato a tratti ma comunque compito e sempre intelleggibile, da qui la scelta di un plettro di grosse dimensioni (3mm) prodotto da un olandese, in materiale odontotecnico (quello per le protesi dentarie) acquistato non ricordo in quale fiera chitarristica, per la "Modica" cifra di 16€ (l'olandese mi assicurò la sua durata pressoché infinita)

Buon Charlie Christian, con il plettro giusto ;-)

PaoloAnx
JazzRock
Rispondi
ES-150
di CCDK49 [user #41591]
commento del 16/10/2014 ore 13:57:33
150 $ per chitarra, ampli e cavo! Quand'è stato inventato questo pacchetto? Penso non sia stato da offerta speciale in un qualche supermercato - anzi, una chitarra a prezzo folle per quei tempi. Il look del p/u è forte in confronto al P-90 di quella recente nella foto a colori. Questa segnalazione con dettagli di tecnica è utilissima per tutti noi. Grazie :)
Rispondi
Re: ES-150
di gomombo [user #4627]
commento del 17/10/2014 ore 00:58:25
Nella foto a colori la chitarra è una es 125, era la versione economica della 175,un solo p90 e niente cutaway. Ne ho una del '59 comprata su eBay, suona niente male, ha un manico che trovo favoloso. Se tieni il volume basso è morbida, ottima se ti piace il suono dei chitarristi jazz anni 50, a pieno regime ci puoi suonre anche del rockabilly.
Il più fedele discepolo di Christian è Barney Kessel, nelle sue frasi trovi molti esempi del fraseggio di Charlie.
Rispondi
esatto...
di Luciano m utente non più registrato
commento del 19/10/2014 ore 18:47:32
citaz. "L'approccio all'improvvisazione di Christian è pragmatico: si rifà alle note degli accordi, aggiungendo magari una o due tensioni diatoniche o non diatoniche...ecc."

Voglio dire: questo e' il punto, quando si parla del grande Charlie!
L' ideale sarebbe proprio questo! Cioe' se fosse possibile studiare in maniera ragionata il suo pratico approccio all' improvvisazione, con lo studio delle varie forme accordali e le relative combinazioni diteggiate, senza scervellarsi a pensare se qui ci vada la seconda bemolle o la quarta aumentata...etc.

Voglio dire...mi sono scaricato dei metodi sullo stile di Charlie Christian (purtroppo in inglese) in cui si accenna a qualcosa del genere ma lo studio non e' cosi' facile come sembra.

Ecco: un approccio pragmatico e ragionato su questa maniera di intendere il suonare la chitarra jazz e non (tanto tutte le elucubrazioni e le schizofrenie teoriche comunque ce le leggiamo o' stesso, non fosse altro che per curiosita' :=)).

Come disse Tommy Emmanuel : "Se dovessi ragionare come Robben Ford (o non ricordo qualche altro), con tutte quelle scale, diventerei pazzo! ".

Insomma...sono certo del fatto che Charlie Parker sapesse leggere la musica, forse anche Joe Pass, chissa' penso di sicuro anche Jim Hall, ma...beh, non venitemi a dire che Wes Montgomery o Charlie Christian o tantissimi altri non usassero solo l' orecchio e le dita...

Ti immagini saper suonare in maniera fluida e jazzistica e soprattutto Boppistica, andando "solo" dietro alle forme degli accordi? Un po' come nel fingerpicking, in cui si sfrutta la forma accordale per poter costruire qualsiasi melodia (Tommy docet e...Tommy non e' secondo a nessuno, qual che sia stile si tratti!)
Rispondi
L'uovo di Colombo, anzi di Christian!!
di paoloanessi [user #32554]
commento del 20/10/2014 ore 09:28:14
Ciao Luciano m :)
il soloing e l'improvvisazione nel jazz nascono esattamente dall'idea di confezionare fraseggi melodici che attraversano la progressione di accordi, punteggiando e ribadendo quasi ogni singolo accordo, come normalmente fa una melodia cantata.

Credo assolutamente che il passaggio da "chitarra d'accompagnamento" a "chitarra che fa gli assolo" sia successo nella forma più naturale e ovvia, cioè "scongelando" la forma d'accordo, utilizzando quindi le note che lo compongono per creare appunto fraseggi melodici.

Mai di minor importanza la conoscenza della melodia principale, che sia un brano strumentale oppure cantato, come la maggior parte dei brani diventati "standard jazz" arrivano dalla più popolare tradizione swing, principalmente in forma cantata ;-)

Puoi vedere gli accordi formati da 4 note (Primo/terzo/quinto/settimo grado) aggiungendo le tensioni diatoniche (2/4/6 all'8Va 9/11/13) ottieni la scala modale perfetta per ogni accordo, ma personalmente non credo proprio che i "signori" da te citati facessero pratica con le scale come noi possiamo intendere, di fatto imparare la scale tecnicamente, od ottenerla conseguentemente alla somma delle note dell'accordo più i suoi colori, ti permette di ottenere lo stesso risultato ma con sonorità e opportunità musicali completamente diverse.

Si potrebbe quindi sintetizzare cosi: l'era del soloing Jazz nasce attraverso una commistione tra la cultura Afro Americana (il blues) e forma canzone (lo swing) per poi evolversi adottando altre soluzioni sempre più studiate ragionate e involontariamente complesse (bebop, hardbop, fusion, contemporanea, avangarde)

L'uomo ha la capacità di creare musica nuova, superando le regole dando libero sfogo alla propria creatività, per l'evoluzione di ciò che si è creato, abbiamo poi trovato tante vie differenti... più o meno ragionate e razionali ;-)

Buone considerazioni e riflessioni e sopratutto buoni arpeggi melodici!

PaoloAnx
JazzRock
Rispondi
Re: L'uovo di Colombo, anzi di Christian!!
di Luciano m utente non più registrato
commento del 20/10/2014 ore 18:00:43
Grazie Paolo! E' sempre un piacere usufruire delle tue lezioni!
I metodi che amo sfogliare ed in cui mi piace immergermi di tanto in tanto, quando mi viene il "ghiribizzo" del Be-Bop sono i 3 volumi di David Baker...Anche se per impararne il contenuto occorrerebbero 10 vite, ahahah! Uno molto immediato e pratico di cui usufruisco e' quello di Rawlins.
Beh, credo che alla fine la cosa piu' utile sia cercare di imitare i grandi maestri che piacciono (io amo molto John Scofield), acquisire il giusto sound, per cosi' dire ed in un secondo momento, magari, cercare di capire cosa si stava facendo a livello teorico.
Insomma, quel che voglio dire e' che non penso Charlie, a 24 anni, conoscesse la mole di teoria che sarebbe stata necessaria per supportare il suo suonare.
La...pragmaticita' prima di tutto! :)

Grazie per le lezioni, di facile comprensione.
Rispondi
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