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Ascolta una vera Fender Nocaster del 1951: la Telecaster senza nome
Ascolta una vera Fender Nocaster del 1951: la Telecaster senza nome
di [user #16167] - pubblicato il

Nelle mani di Quaini questa volta abbiamo messo un pezzo davvero storico, uscito fresco fresco dalla collezione del nostro Alberto Biraghi, una Nocaster del 1951, una regina del twang, conservata magnificamente e pronta a fare impallidire anche le Telly più agguerrite.
Quella che vi mostriamo oggi è una chitarra davvero preziosa. Non ci soffermeremo molto sulla storia della Nocaster (se non altro perché potete già leggerla qui). Due parole però le spendiamo volentieri per parlare di questa Nocaster in particolare. Alberto la acquisto nel 1993 da Gruhn Guitars (dove di recente ho fatto anche io una capatina, portandomi via solo una tracolla ahimé) non solo per il suo sound e il suo fascino ma anche perché, come potete apprezzare da foto e video, era ed è ancora in condizioni pressoché perfette. 

Ascolta una vera Fender Nocaster del 1951: la Telecaster senza nome

Il frassino del body si lascia intravedere dalla sottile verniciatura butterscotch blonde, perfetta nell’abbinata con il battipenna nero. Il manico, bello cicciotto, è in acero avvitato al body con le classiche quattro viti. Pensare poi che quella tra le nostre mani è uno dei primi strumenti della storia a essere uscita dalla fabbrica con questa soluzione, più economica e rapida rispetto al set-in, ma che ha aperto un mondo di sonorità completamente diverse dà i brividi. 

Nonostante sia uno strumento che ha raggiunto i 65 anni d’età sotto le dita si fa amare fin da subito. Morbida e confortevole, con i tasti sottili e il manico bello grassottello fa subito sentire a proprio agio la mano sinistra. In fondo è una Telecaster e alle sue forme siamo quasi assuefatti. 

L’elettronica è però diversa da quella che comunemente troveremmo su una Fender American Standard. Il selettore è sempre a tre posizioni ma nella terza attiva il pick up al ponte, nella seconda quello al manico e nella prima quello al manico con i toni chiusi, per simulare (nonostante il single coil squillante) il sound di una chitarra jazz. Un’elettronica particolare ma che aggiunge una sonorità interessante e raggiungibile con un click. 

La colleghiamo subito alla Breach Amp che era con noi in studio quel giorno per dare voce ai due single coil. Questi mettono subito in chiaro chi è il maestro del twang. Se si vuole capire cosa significa “un sound da Telecaster” la ’51 di Alberto è un esempio lampante (anche la ’65 Fiesta Red che campeggia sul libro Fender però non è da meno). Al ponte è squillante, cattivo. Fa brillare anche i coni più scuri, con una carica di alte e medie da far impallidire ogni single coil del pianeta. Quello al manico non si tira certo indietro e, nonostante una rotondità migliore, un’aria più garbata, sa fare la voce grossa quando le valvole dell’ampli (o il chip di un OD) iniziano a saturare. 

La Nocaster è la regina del country assieme alle gemelle Telecaster e Broadcaster, ma sa dare del suo meglio ance con sonorità più moderne e vicine a quelle del rock e del pop della metà di secolo più vicina a noi. Ha saputo farsi apprezzare tanto con un fuzz quanto con un lieve distorsore, facendo chiarezza sulla sua natura sì vintage, ma senza età.



La Nocaster del 1951 è uno strumento che raramente capita di vedere, ancora meno di avere tra le mani. Abbiamo passato una bella oretta in compagnia di questo pezzo di legno dal grandissimo valore, non solo economico, ma anche storico e musicale e, dobbiamo ammetterlo, imbracciare altre Telly dopo questa sarà dura!
1951 fender nocaster
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