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Stupende chitarre, meravigliose rovine: l'approccio migliore al restauro
Stupende chitarre, meravigliose rovine: l'approccio migliore al restauro
di [user #36147] - pubblicato il

Esistono diverse scuole di pensiero sul restauro degli strumenti musicali d'epoca. C'è chi teme di minarne l'originalità e opta per interventi mirati, chi pretende di aggiornare vecchie chitarre a standard moderni e chi persino ne apprezza il naturale decadimento finché non saranno più utilizzabili. Tu da che parte stai?
Quando ho cominciato ad appassionarmi agli strumenti d’epoca ho dovuto, come tutti, fare i conti con quello che rappresenta il decadimento naturale delle parti che li compongono, che si può rivelare in componenti metalliche ossidate, cablaggi interrotti, problemi di ronzii, funzionamento degli ingranaggi e chi ne più ne ha più ne metta.
Senza risolvere ognuno di questi molteplici issue che negli anni si possono manifestare, la nostra chitarra (o basso che sia) non potrà mai rendere al 100% del proprio potenziale, con il risultato di deludere, a volte in maniera clamorosa, le nostre aspettative.

Stupende chitarre, meravigliose rovine: l'approccio migliore al restauro

Devo dire che i miei studi di Architettura mi hanno dato, senza poterlo prevedere, un aiuto enorme per approcciarmi senza timori al restauro di questi strumenti, infatti le correnti di pensiero che stanno dietro al restauro degli edifici e dei monumenti sono vere e proprie scuole concettuali che spaziano da estremi opposti, permettendo a chi le studia di scegliere criticamente quale strada percorrere in ogni contesto.

Esiste una scuola storica di restauratori che riteneva gli edifici "meravigliose rovine" e, come tali, considerava delittuoso un qualunque tipo di intervento che ne minasse l’originalità, considerando il loro naturale decadimento come se fosse una dimostrazione di estrema e sublime bellezza. Questa scuola rispetta il tempo e il rovinarsi degli oggetti, tanto da ritenere che la migliore cosa per restaurarli sia il non far nulla per poterli recuperare o utilizzare ancora, quando questi arrivino alla loro fine vita, se non ammirarli per quello che sono e che raccontano.

Un’altra scuola opposta riteneva invece che gli edifici, nati per soddisfare esigenze della comunità, dovessero essere mantenuti e aggiornati nel tempo per poterle soddisfare sempre, anche a dispetto del mantenimento delle condizioni passate, con restauri decisamente futuristici, e spesso discutibili.

Un’altra scuola ancora, nata dallo studioso francese Viollet-le-duc, riteneva invece lecito ricostruire ex novo architetture ed edifici passati (anche mai esistiti in un certo luogo), basandosi sulle conoscenze di un certo stile o manufatto. In altre parole, questa scuola riteneva lecito il "falso storico" o la modifica "che ai tempi avrebbero potuto fare", a patto che queste opere venissero eseguite in totale rispetto di tecniche e tipologie del periodo storico preso in esame.

La scuola italiana invece prevedeva (e tuttora prevede) il mantenimento dei caratteri originali dell’edificio da restaurare, e, nel caso di un inevitabile intervento di restauro, che questo venga effettuato in maniera tale da consentire all’esperto di identificarlo in futuro.

Stupende chitarre, meravigliose rovine: l'approccio migliore al restauro

Bene, chi di voi non ha trovato analogie con quello che è accaduto nel mercato della chitarra elettrica negli ultimi vent'anni ?
Le "meravigliose rovine" potrebbero essere quelle chitarre ormai demolite dall’uso, consunte, che però adoriamo tutt’oggi. Ne cito tre a caso: Blackie, Number One e la Stratocaster di Rory Gallagher.

Le chitarre restaurate "alla foggia moderna" degli anni '80 le vediamo ancora oggi. Stratocaster o Les Paul con Floyd Rose, humbucker, esperimenti vari di customizzazione al grido "via questa robaccia, il cablaggio te lo sistemo io con fili buoni".

I "falsi storici", cloni dichiarati o meno che imperversano ormai nel mondo del vintage e del "vintage correct", ma anche quello delle produzioni factory. Il relic non ci dice niente?
Oggi si è creato il paradosso di possessori di chitarre nuove ma già "rovinate" di fabbrica che costano di più dato il lavoro certosino necessario per ingannare i sensi (soprattutto la vista), che le conservano gelosamente per "non rovinare la rovinatura di fabbrica", e di possessori di chitarre vecchie che fanno di tutto per mantenere l’integrità dei loro vecchi strumenti. A pensarci bene sia una categoria sia l’altra tende a conservare bene il proprio strumento, e questa è una cosa buona, ma sembra quasi che sulla tua chitarra relic di fabbrica i tuoi segni (chi non ha pianto o invocato qualche divinità per la prima botta, il primo graffio, dati alla propria chitarra?) non trovino spazio, proprio in ottica di preservare il lavoro di John Cruz o Murphy.

Stupende chitarre, meravigliose rovine: l'approccio migliore al restauro

L’approccio al restauro e le tecniche che i restauratori hanno sviluppato per poter intervenire sui manufatti storici hanno di fatto generato dei nuovi filoni commerciali, come detto poco sopra. Come condensare quindi, in pillole, un positivo approccio al restauro allo strumento vintage?

Spesso ho visto strumenti eccezionali essere settati talmente male da suonare male, visto che mediamente il tempo dedicato a un setup dagli addetti ai lavori è quello che rimane tra il togliere le corde vecchie e accordare quelle nuove.
Una curiosità, che magari è capitata a moltissimi senza saperlo e che può rendere l’idea di quanto lo strumento vecchio richieda anche tempi di intervento (e pazienza) differenti da quelli nuovi: i selettori Fender anni '50, anche a causa della loro stessa costruzione, sono estremamente proni a ossidarsi nei contatti che devono portare il segnale dei pickup al nostro orecchio, e spesso succede di avvertire un calo di segnale in uno o tutti i pickup della vecchia e amata Fender, o addirittura una totale assenza di segnale. Roba da non dormirci la notte, che ci fa controllare come dei pazzi a catena potenziometri, cablaggi, saldature, magneti e filo per poi scoprire che è tutto ok, è il selettore che va pulito e disossidato et voilà, la chitarra torna a suonare.

Stupende chitarre, meravigliose rovine: l'approccio migliore al restauro

Il consiglio fondamentale che mi sento di dare è di non dare mai nulla per scontato quando incontriamo un vecchio strumento che lamenta un problema apparentemente insolvibile: spesso infatti si può risolvere con apparente semplicità. La cosa fondamentale è diagnosticare in maniera chiara quale possa essere il problema e quindi la relativa causa scatenante (o l’insieme di fattori). Non è davvero diverso da una diagnosi medica.
Sconsiglio invece fortemente l’approccio a tentoni, del tipo "smonto il pot, smonto il cap, smonto il pickup". Spesso si perde solo tempo e si fanno i danni veri.

In conclusione, penso che il miglior approccio possibile al restauro degli strumenti d’epoca sia "less is more", per citare Mies van der Rohe, "meno è più", che potremmo riassumere in tre fondamentali step:
- riscontrare il problema
- ragionare su tutte le possibili cause, affidandosi al proprio liutaio di fiducia per consulenza tecnica esperta
- intervenire nella maniera meno invasiva possibile e solo quando è stato definito chiaramente come procedere.
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Commenti
di Benedetto [user #41804] - commento del 17/06/2017 ore 07:45:07
Se gente come Eric Clapton (ma ultimamente vedo pure E. Johnson in tour con chitarre nuovissime) ha deciso di mettere la chitarra vecchia in una teca un motivo ci sarà!
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 10:24:47
Vero! Eric abbandonò Blackie per scelta, era stata ritastata (male) più volte, spianando la tastiera del manico in pezzo unico di acero. Ad Eric furono proposte tre vie: applicare nuova tastiera, dismettere blackie o cambiare manico.....Poi gli offrirono un contratto milionario per usare le signature. Indovinate cosa scelse ??? ha reso blackie la "reliquia" musicale per eccellenza. Lo steso dicasi per Eric Johnson, in studio non ha mai abbandonato le sue (numerose) chitarre d'epoca, ma anche lui, nel rispetto di "ciò che devono fare" e di "ciò che sono", sul palco utilizza le (bellissime devo dire) signature, che ha curato nella costruzione....anche grazie ad un bell'endorsment milionario, che non guasta mai nelle decisioni =)
Rispondi
di kelino [user #5] - commento del 17/06/2017 ore 07:54:28
Anche Andy Timmons ha posato la sua nr 1,dopo averla fatta rirastare 5 volte.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 10:25:43
Il rifacimento tasti è una cosa davvero micidiale, pensa che leo fender non offriva alcun servizio "refret", cambiava direttamente il manico perchè a loro costava di gran lunga meno!!!! infatti a pensarci bene la ritastatura porta con sè spesso una miriade di lavorazioni di precisioni accessorie!
Rispondi
di Benedetto [user #41804] - commento del 17/06/2017 ore 14:14:22
Timmons ha messo su una panza...
Rispondi
di kelino [user #5] - commento del 17/06/2017 ore 14:16:09
Pure io.
Vedessi.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 17/06/2017 ore 08:09:36
Personalmente trovo che la moda relic sia stupidotta. Il bello di uno strumento vissuto è proprio il suo "vissuto". Ci piace la Rory perchè porta i segni dell'artista e delle sue performance, delle sue gioie e fatiche. In un relic di vetrina non trovo niente di tutto questo, nemmeno se lavoro di fantasia.

Per quanto concerne il restauro, sono spaventato dal cambio tasti, una modifica assai delicata.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 10:29:04
Come darti torto? ma hai detto bene, è una "Moda", nata per soddisfare esigenze estetiche per lo più, finchè il mercato la richiede la faranno ! Come detto prima in altri commenti riguardo i tasti....che brividi ogni volta che sono da cambiare! specie perchè, almeno per le vecchie fender, andrebbero "sfilati" di lato, e non rimossi verticalmente, e questo purtroppo è una cosa che pochi sanno, anche alcuni ottimi liutai non conoscono questa procedura, che è invece nota in USA, dove i refret vengono eseguiti con questa tecnica che è del tutto indolore per lo strumento.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 17/06/2017 ore 22:26:56
Spiegami meglio questa cosa dei tasti sfilati. Vale anche per le standard anni 80/90?
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 22:34:34
Fender, negli anni 50 e 60 inseriva i tasti di lato, penso che non abbia mai smesso di farlo sinceramente, per rimuoverli vanno sfilati lateralmente onde evitare di rovinare la tastiera, specie su quelle in palissandro. Non so sinceramente se per le american standard abbiano usato altri metodi, bisognerebbe vedere la chitarra, ma per i modelli vintage è una prassi, il tasto va letteralmente "spinto fuori" di lato, usando un utensile che lo fa scorrere, con zero danni alla tastiera, e virtualmente si "salva" il vecchio tasto che, anche se è una assurdità potrebbe anche essere rimesso se il lavoro è fatto correttamente
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 18/06/2017 ore 22:49:36
Sarò, ma ho visto molti video e libri di liutai americani....questa cosa non la dicono mai.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 19/06/2017 ore 07:09:25
"ho visto molti video e libri", evidentemente o hai preso libri e video di carattere generale o hai cercato semplicemente le cose sbagliate, è storia, non favole, ed è ben documentata in rete, con video e tutorial. Uno abbastanza esaustivo è questo, vai al link, ma ne parlano StewMac, e veramente tutti i liutai degni di questo nome negli stati uniti, da noi che arriviamo sempre tardi sono state rovinate migliaia di tastiere estraendo i tasti verticalmente e poi piallandole.
Rispondi
di Guycho [user #2802] - commento del 20/06/2017 ore 07:12:29
Buono a sapersi, grazie.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 20/06/2017 ore 08:29:34
Figurati, "l'approccio parquet" in voga in Italia negli anni 80-90 (putroppo ancora oggi per molti), che considera la tastiera di palissandro come un listone giordano da spianare per "rinnovarlo" è una cosa contro cui combatto da anni, anche perchè poi si butta via il manico....Pensa che certi "espertoni" di cui non farò i nomi, dopo aver levato i tasti malamente "proponevano" una bella "sostituzione integrale della tastiera".........e tutto perchè non si sapeva come li avessero inseriti ! Come detto da altri nei commenti il non sapere fa più danni di un lavoro malfatto il più delle volte!
Rispondi
di cester [user #5187] - commento del 21/06/2017 ore 14:05:48
Avevo una Takamine acustica (non ricordo il modello) e suonava da Dio.
Ritastata diventò muta come un pesce.
La cambiai con una bella Martin D28 ma ancora rimpiango la mia Taka!
Rispondi
di Dinamite bla [user #35249] - commento del 17/06/2017 ore 11:07:45
Bellissimo il richiamo alle scuole di pensiero in materia di restauro architettonico, che effettivamente hanno approfondito i concetti (sia tecnici che teorici/etici) con cui approcciarsi non solo al restauro degli edifici, ma a tutto ciò che possiede un valore o un'identità storica.
Vorrei solo aggiungere qualcosina sfruttando questo bel paragone. Io sono un simpatizzante delle teorie "ruskiniane" (ammirazione delle rovine), ma un grosso problema c'è alla base: nel momento in cui la rovina viene lasciata al suo normale processo di decadimento, rischia di diventare sempre meno fruibile, utilizzabile, andando appunto incontro alla morte.
In tal caso il danno che ne risulterebbe è enorme, visto che l'opera non potrà essere tramandata alle successive generazioni, che non ne potranno ammirare lo splendore e il valore.

Mettere una chitarra in una teca rappresenta per me un po' lo stesso concetto. E' vero, il processo di decadimento "estetico" viene congelato, ma le chitarre non sono nate per essere guardate in un museo dietro un vetro, quanto per essere ascoltate, portando all'estasi l'audience. Chi non si scioglie all'ascolto di una stratocaster anni '50/primi '60?
Guardarla sarebbe sì appagante, ma ascoltarla..beh, è ben altra storia.
La mia idea quindi è che si faccia la necessaria manutenzione affinché gli strumenti possano continuare ad essere utilizzati (nelle mani giuste, magari), tenendoli vivi, con la missione di tramandare i suoni carichi di valore che ascoltiamo nei dischi che hanno fatto la storia della musica, senza però eliminare la patina e l'usura che il tempo gli ha donato.

Certo.. il punto è.... chi è capace di mettere le mani su questi strumenti senza far danni..?
Dalle mie parti non esiste nessuno con queste capacità, per un raggio di tanti tanti km..
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 11:16:20
Ruskin l'ho sempre adorato, ma il suo approccio è decisamente "sublime": splendido, affascinante e terribile allo stesso tempo, accetta la "fine" e si siede a guardare. Il "restauro italiano" probabilmente è quello che più si addice alle ns chitarre! Oppure, come dice da sempre mio padre, "quando cominci a voler fare 1000 modifiche alla tua chitarra.... comprane un'altra diversa" =) Certo è che certi "interventi di restauro", soprattutto negli anni 80 hanno snaturato e rovinato l'essenza di certi strumenti, in nome di "modernità" apparente, e spesso inutile!
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 11:18:35
Dopo tanti anni, e tanti eccellenti amici liutai che ho avuto la fortuna di conoscere, oggi posso consigliare chi è davvero bravo a fare una certa cosa più o meno in tutta italia, perchè la liuteria, specie se si parla di restauro, è quanto mai un lavoro specialistico, il consiglio migliore è "diffida di chi dice che sa fare o sa tutto "
Rispondi
di SilverStrumentiMusicali [user #36241] - commento del 17/06/2017 ore 11:39:46
Posso aggiungere un punticino se non ti dispiace? "Che i liutai lavorino il legno e i tecnici elettronici lavorino l'elettronica.". Non hai idea quanti guai elettronici ho visto fare ad eccelsi liutai.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 11:41:34
=) esplicito e sacrosanto! quando prima ho detto che è un mestiere "altamente specializzato" intendevo proprio questo, ad ognuno il suo! Ne gioveranno tutti, a partire dagli strumenti !
Rispondi
di SilverStrumentiMusicali [user #36241] - commento del 17/06/2017 ore 12:08:38
Personalmente ho sempre ammesso di non essere un drago col legno. Infatti quelle volte che mi sono capitati lavori prettamente liuteristici, quando non ne fossi capace in prima persona, mi sono sempre affidato ad amici molto più bravi di me dividendo col sorriso gloria e guadagno. Alla stessa maniera è capitato di fare squadra per quanto riguarda i lavori di elettronica. Non capisco cosa ci sia di male e non capisco quei liutai che fanno strumenti con tastiere meravigliose, scale precisissime, verniciature spettacolari e poi guardi l'elettronica e ci sono saldature fredde, grovigli di fili esagerati, componenti scadenti e tutto ciò che ti fa evidentemente capire un litigio seriale con l'elettronica e i componenti elettronici.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 12:15:22
Ahahah verissimo! in fondo la stessa fender è il risultato di una interazione di più specialisti, non sarebbe diventata quella che è senza il "fare squadra" che ben hai citato ora!
Rispondi
di SilverStrumentiMusicali [user #36241] - commento del 17/06/2017 ore 12:17:27
Ti giuro che mentre scrivevo pensavo la stessa cosa.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 12:18:33
Ed io ti credo! era un articolo che ho scritto di getto, ma avrei voluto dire altre mille cose, che stanno emergendo nei commenti, sono davvero contento!
Rispondi
di LeleOne1957 [user #33434] - commento del 17/06/2017 ore 11:50:25
La maggior parte dei problemi nelle chitarre elettriche mie e di amici e parenti le ho risolte prima di smontare lo strumento, proprio come dici tu analizzando il problema e le possibili cause mentalmente per poi agire a colpo sicuro. Per poter fare un procedimento del genere però devi conoscere come funziona una chitarra elettrica in ogni sua parte. Il relic è solo una brutta moda se non originale dato dal tempo.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 11:52:03
Hai colpito nel segno! conoscere prima di agire! un po' come quando si andava dal meccanico bravo, che "sentiva" il motore per capire il disturbo!
Rispondi
di gibsonmaniac [user #21617] - commento del 17/06/2017 ore 13:06:12
Credo che nella filosofia del restauro/riparazione sia importante prima di tutto valutare l'uso che si fa dello strumento: se questo e' destinato ad una teca e non dovra' essere piu' suonato (che tristezza) sono dell'idea che non si debba toccare nulla se non per quegli interventi che non influiscono sull'originalita' dello strumento....se la chitarra in questione sara' suonata e' giusto che gli interventi siano mirati a restituirne la funzionalita' restando il piu' possibile fedele all'originale ma senza buttare i pezzi originali chiaramente.
Per quello che rigurada il relic a me interessa poco, mi sono capitati per le mani delle Les Paul passate per quelle di Tom Murphy e devo dire che erano qualcosa di magnifico: il lavoro di ageing era talmente realistico che sembrava avessero una vera storia e qui sta il punto: che senso ha rovinare uno strumento nuovo fiammante per mettergli sulle spalle una storia che non ha? e' vero: alcuni relic sono davvero belli a vedersi ma a mio parere mai tanto quanto un bel curved top integro e fiammante....ho la fortuna di avere una 335 del 68 in condizioni quasi da vetrina e se Murphy prova ad avvicinarsi gli taglio i ditini e ci faccio lo shangai (:-DDD)
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 18:19:49
aahhaah vero !!!! una volta si faceva di tutto per conservarle al meglio.....!!!! ed oggi questo...però va così, finchè c'è richiesta continueranno a farle !
Rispondi
di CarloRock1993 [user #46568] - commento del 17/06/2017 ore 13:19:25
Bell'articolo! Però non so perché per quanto riguarda l'architettura preferisco sempre il restauro (non faccio il restauratore ma ho fatto molte volte il decoratore e opere murarie) mentre per quanto riguarda le chitarre se prendono un graffio o un segno certo mi dispiace ma mi piacciono le chitarre vissute, il relic di fabbrica lo trovo ridicolo, che senso ha comprare una chitarra già rovinata?
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 19/06/2017 ore 10:02:40
Come detto nell'articolo, esistono filosofie che portano ad approcci differenti, ma tutti degni di rispetto, sempre di "restauro" si tratta, anche in assenza di intervento. Nel momento in cui si fa una scelta questa va rispettata, specie se supportata da validi motivi. A volte un "Non intervento" è la cosa più rispettosa che si possa fare, sia che si tratti di un edificio, sia che si tratti di uno strumento musicale!
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 17/06/2017 ore 18:40:47
Relic: se sei in palco a 70 anni un "falso" andrà bene - meglio di quella originale in cassaforte. #1 in classifica relic è quella di Rory - valutata a prezzo folle per il look.
Coi piedi a terra, venderne una per comprarne un'altra è un problema anche se i segni di relic sono appena visibili. C'è una specie di scelta: quale chitarra reliccare senza rimorsi per essere la #1... e quale altre sono solo di passaggio... e da tenere immacolate? La mia prima chitarra seria era una SG Special con wraparound semi distrutta che poi è andata distrutta del tutto - roadie sbadato. Nel frattempo maltrattata con modificazioni - un switch on-off e un potenziometro panoramico. Questo è reliccare oltre il consentito... ma quanto mi manca, era il mio sound.
Restauro oltre a ferramenta / elettronica è difficile - cioè camuffiare segni scandalosi di abuso e riparare anche minimi graffi e danni al colore in maniera invisibile. Restauro o no, that is the question... Per esempio Grenfell Tower... o costruire qualcosa di nuovo e sicuro. Qui ci vuole un architetto / designer. Restaurare una piramide sarebbe da Disneyland. Questo credo sia il messaggio.
Rispondi
di JFP73 [user #29480] - commento del 17/06/2017 ore 21:39:03
Il relic non mi piace. Le chitarre per me sono fatte per essere suonate e quindi vanno mantenute per quel fine, quel minimo,di vissuto vero però è bello e va lasciato, porta con sé la sua storia, il suo vissuto
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 17/06/2017 ore 22:44:00
Come darti torto ?? il relic è nato come conseguenza di tecniche di restauro che permettevano di ricreare la patina persa in alcuni punti danneggiati di uno strumento, qualcuno ha fiutato la possibilità di lucrarci e booom è nato il relic su scala industriale. Solo il tempo ci dirà se questi strumenti riusciranno a sopperire alla "storia fasulla" di cui vengono caricati artificiosamente ancora prima di aver suonato mezza nota!
Rispondi
di JFP73 [user #29480] - commento del 17/06/2017 ore 22:54:25
Il relic è roba da matti. Nessuno comprerebbe un auto incidentata pagandola di più perché già danneggiata.
Ho una vecchissima maison che in realtà ha una finitura closet perché suonata poche volte l'anno però è la sua storia.
Tra l'altro mi piace da morire il pickguard finto madre perla ingiallito
Rispondi
di pagy [user #11136] - commento del 18/06/2017 ore 12:32:34
Che chitarra è quella specie di Les Paul nell'ultima foto??
Bellissimissima.
Rispondi
di LeleOne1957 [user #33434] - commento del 18/06/2017 ore 19:29:49
Con quei due buchi al lato del ponte è ovvio che quello montato non è il suo (quindi la modifica rende difficile darle il nome di un modello)ma i Pk a saponetta ci fanno capire che probabilmente è una LP molto vecchia.........modificata con la sostituzione del ponte probabilmente una gold top.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 18/06/2017 ore 22:45:22
Dovrebbe essere una les paul goldtop del 1956! foto di repertorio
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 18/06/2017 ore 22:45:2
Dovrebbe essere una les paul goldtop del 1956! foto di repertorio
Rispondi
di sonicnoize [user #36973] - commento del 19/06/2017 ore 09:04:09
Sapevo che avrebbe preso il sopravvento il dibattito sul Relic un dibattito senza fine e senza senso. IO personalmente dovevo sostituire una AVRI57, ho provato 4 custom shop, suonava meglio la Relic. Ho preso la Relic. Punto.
Il feeling che si ha con lo strumento è pura alchimia per chi lo suona, è un misto di piaceri, il suono, la facilità di un manico, l'estetica.....i sommelier prima di bere il ivno lo annusano. Per le chitarre è lo stesso, per cui relic/no relic direi che possiamo passare oltre.

Il restauro di strumenti d'epoca a mio avviso dovrebbe essere affrontato secondo canoni molto rigidi. Metter mano ad una pre CBS non è un lavoro da tutti. Ovviamente questo implica che la suonabilità dello strumento è circoscritta all'originalità dello stesso e non si devono pretendere tutti i benefici che negli anni 50/60 non erano previsti.

In sostanza non puoi montare un airbag su un duetto degli anni 60.

Detto questo sul refretting bisogna affidarsi a chi ha veramente il mestiere tra le mani, incrociare le dita e sperare di non dover sostituire il manico.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 19/06/2017 ore 09:15:49
E' inevitabile che per qualcuno inizi la "guerra" al "relic si " - "relic no", il senso dell'articolo era differente, spiegare come, da determinate filosofie di restauro, siano derivati filoni commerciali, sia in architettura che con gli strumenti musicali. Si può ottenere un eccellente setup per una pre cbs senza alcun compromesso di suonabilità e senza comprometterne l'originalità delle parti, "basta", come hai ben detto tu, sapere cosa si sta facendo. Per i tasti idem, se si utilizza la tecnica corretta, che è il "sideway refret", non si incorre in alcun problema. L'articolo non parla di "relic bello o brutto", è una foggia estetica che viene data allo strumento, che puoi potrà suonare bene o molto bene, sta a noi scegliere se di nostro gusto o meno, come è giusto che sia!
Rispondi
di sonicnoize [user #36973] - commento del 19/06/2017 ore 09:37:12
Una curiosità, il sideaway refret è indicato solo per il vintage e non per i manici "moderni" esatto? Vale sia per acero che palissandro?

Sul resto d'accordo su tutto, i filoni commerciali scaturiti dalle filosofie di restauro in fondo sono utili a garantire il perpetrare del marchio nel tempo (vedi fender custom shop). Sarei invece curioso di conoscere quanto i masterbuilder in termini di ore di lavoro aggiungono al prodotto finito.
Cioè quanto pesi sulla catena produttiva industriale l'intervento umano e se valga veramente la pena investire in uno strumento così caro (altro dibattito infinito).

Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 19/06/2017 ore 09:41:4
Si sa che dagli anni 50 fino a fine anni 70 hanno usato questa tecnica, dagli anni 80 con le reissue pare abbiano iniziato a metterli verticalmente, idem per le american standard, non so dirti però quando abbiano smesso, visto che principalmente mi interesso di tutto ciò che è accaduto in fender prima del 1969.

Per quanto riguarda la tua legittima domanda sui masterbuilder...Io da quando ho visto il video del "making of" della replica di Blackie (ogni pezzo venduto a 25,000 dollari), nel quale si vedono le "batterie" di body fresati dal CNC, verniciati in batteria ed anticati pure con lo stesso sitema, sinceramente mi chiedo cosa effettivamente facciano di "speciale" rispetto ad una "teambuilt". So per certo che costruiscono loro personalmente le "one-off", e quelle dimostrative per il NAMM o altri eventi particolari, sicuramente è un argomento che meriterebbe un po' di approfondimento dedicato!
Rispondi
di magheggio [user #10968] - commento del 19/06/2017 ore 10:20:43
Anche io trovo la moda delle chitarre Relic una stupidità, un non senso...

Invece sono un affezionato delle chitarre moderne quindi personalmente non mi svenerei ne mi strapperei i capelli per una chitarra "antica" vera. Ma per queste chitarre realmente vissute ritengo che sarebbe bene trattarle sempre con la dovuta cura e, quando serve, si debbano poter fare degli interventi di restauro. Questi interventi devono esser eseguiti per conservare e non per migliorare e devono apportare zero alterazioni allo strumento come con il restauro di un quadro o un monumento... secondo me è bene non usarle spesso per suonare, vanno conservate come reliquie. Finchè una data chitarra esiste, anche se non suona, a chi la vede racconta una storia... se la si porta a distruzione chi racconterà quella storia?

Ritengo che sarebbe anche il tempo di pensare a musei per chitarre...
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di CescosCorner [user #36147] - commento del 19/06/2017 ore 11:26:01
Ed anche qui si apre un PORTONE! Lo strumento "intonso" "museale" racconta e ci aiuta a conoscere le tecniche costruttive di allora, ha un valore storico intrinseco anche se non ha mai suonato nemmeno mezza nota. Lo strumento "vissuto" e suonato ci racconta invece tutte le vicissitudini di chi l'ha comprata, venduta, suonata, magari modificata, ed assume una valenza storica esterna data più semplicemente dal fatto di aver "vissuto" per davvero. Un paragone "umano" sono le rughe sul viso, chi le porta le porta fieramente, chi le elimina con ritocchi appare finto e poco sincero, e nasconde il suo passato. Per quanto riguarda il suonarle è la moda del "relic" che ha creato falsi punti di vista, visto che i battipenna, i corpi, i manici vengono reliccati in maniera folle! Nessun battipenna originale si "antica" come vedete fare nelle relic fender odierne (sporchi di marrone, opacizzati, grattati). Una chitarra ben tenuta si usura certo, ma non diventerà mai come le relic che ci hanno abituato a vedere! quindi assolutamente, queste chitarre vanno suonate perchè fanno ancora egregiamente il loro dovere sul palco! Se la si conserva bene dura 100 anni (alcune festeggiano già i 65 e sono ancora stupende). DI certo le "relic" già sfasciate oggi tra 60 anni non so in che stato saranno =) Per quanto riguarda i musei ci sono già, cerca il "chattanooga guitar museum songbirds" su google, ce ne è un altro bello anche in nordeuropa, non ricordo però se in Svezia o Norvegia!
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di magheggio [user #10968] - commento del 20/06/2017 ore 16:25:38
E appunto... Quando ne facciamo uno in Italia?
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di CescosCorner [user #36147] - commento del 20/06/2017 ore 16:29:32
Ci avevo pensato, a Tortona ci sarebbe una struttura splendida, con teatro e palco, ed enormi spazi per esposizione ed eventi, il problema è che non è completa ed è del Comune, non la finiranno mai, e privati che investano mil. di euro per sistemarla non ce ne sono...La disponibilità dei collezionisti ci sarebbe anche, c'è sempre grande volontà nel partecipare agli eventi lungo il corso dell'anno, ma i soli costi di gestione ed assicurazione di un luogo del genere fanno spaventare ed allontanare chiunque. Ci vorrebbe un privato che abbia già una struttura adatta di proprietà e che decida di investire per renderla museo per la musica, ma ad oggi è una utopia a causa di burocrazia e assenza di disponibilità a finanziamenti per operazioni di questo tipo da parte degli istituti che dovrebbero erogare il credito. Un peccato visto il livello delle collezioni italiane.
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di magheggio [user #10968] - commento del 20/06/2017 ore 16:35:59
E se si cominciasse con una cooperativa o onlus?
Poi questa potrebbe fare iniziative per raccogliere fondi e sensibilizzare persone...
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 20/06/2017 ore 16:41:26
Dici crescendo per gradi? potrebbe funzionare ma alla base i costi di gestione, sicurezza, assicurazione, più cose belle metti dentro e più salgono, purtroppo la struttura per funzionare avrebbe bisogno non solo della struttura ma anche di personale, sito, etc insomma non è uno scherzo. Ci avevo provato un anno e mezzo fa, a parole sembrava fatta, in pratica è qualcosa di molto complesso da realizzare (a meno che tu non sia Paul Allen.....)
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di magheggio [user #10968] - commento del 20/06/2017 ore 17:00:38
in generale non sono informato ma...
posso dire che i miei cugini avevano una specie di cooperativa sociale anni fa con sede a casa loro (all'inizio)... poi hanno avuto assegnato un terreno ed una casa colonica dove vi hanno messo dei ragazzini "problematici", cavalli, un maiale, ecc... ora non so se è ancora in piedi ma credo di si...

Secondo me si comincia con 4/5 persone almeno; non so quanto costa, magari i fondatori possono donare qualche euro per l'atto costitutivo; la sede, per cominciare, a casa di qualcuno che ha un minimo di spazio anche solo un salone o una studio, e poi si inizia a pensare ad un modo per ottenere fondi... leggi italiane o europee? eventi per raccolta fondi? banchetti? altro... un mio collega mi dice che le casse di risparmio non sempre sono avare di donazioni...
Comunque partendo cosi l'unica spesa iniziale e per una prima fase è l'atto costitutivo... escludendo qualche caffè, qualche giro in macchina...
Una crescita lenta e per gradi in cui il museo è il punto d'arrivo... almeno di una prima fase... anche se ad un certo punto, per dare qualche stipendio e pagare delle spese fisse, serve un introito costante... poi ad un certo punto qualche comune può anche assegnare degli spazi... ed i ragazzi di Accordo poi che ne pensano?
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di CescosCorner [user #36147] - commento del 20/06/2017 ore 17:04:16
Con pochi fondi diventa un'impresa molto complessa nella quale chi inizia dovrebbe mettere a disposizione una collezione comunque molto importante, senza una struttura adeguata ed autofinanziamenti, se alla base non c'è una unione solida, che organizzi eventi, etc durante l'anno che portino reddito a chi ci lavorerebbe dentro a tempo pieno, rimarrà solo un sogno. Vedremo se in futuro ci sarà questa volontà da parte dei collezionisti. Ad oggi posso dirti che purtroppo non c'è, non per lo meno nella maniera in cui potrebbe dirsi realizzabile il tutto.
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di magheggio [user #10968] - commento del 20/06/2017 ore 17:13:03
No, no,
all'inizio si fa solo una società di qualche tipo... non c'è posto per gli strumenti... come società ci si presenta presso gli enti e si chiedono spazi, fondi e altro con progetti e proposte... per organizzare eventi... per esempio, con l'aiuto dei ragazzi di accordo, dopo un SHG o un Milano Custom Shop, una fiera delle chitarre "storiche" invitando collezionisti... poi, ma molto poi si pensa al museo vero e proprio...
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 20/06/2017 ore 17:17:25
Capito, il problema è che in Italia c'è parecchio campanilismo, sono pochi quei collezionisti che realmente amano condividere con gli altri ciò che hanno, e che non passano il tempo a giocare a "chi ce l'ha più lungo". Per fare una società di quel tipo occorrerebbe una unità di vedute che ad oggi non esiste proprio. Magari in futuro potrebbe esserci ma vedremo. Da espositore ti dirò che ho visto scemare drasticamente l'interesse ai banchetti degli strumenti vintage negli ultimi anni, tanto da riflettere seriamente sull'opportunità o meno di partecipare in futuro.
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di magheggio [user #10968] - commento del 20/06/2017 ore 17:31:33
Però i ragazzi di Accordi in merito che dicono?
Conoscono dei collezionisti? Sono tutti gelosi a mostrare i loro tesori?
Per cominciare con una cosa piccola si potrebbe dedicare una stanza ed un palchetto del prossimo SHG ai collezionisti...
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 20/06/2017 ore 17:35:02
Lo spazio vintage a SHG ed alle manifestazioni di accordo c'è sempre stato, SHG di fatto è nata con il vintage e per il vintage. Si fa quindi già, da anni, e ti assicuro, da partecipante attivo, che l'interesse è sempre andato calando, specie gli ultimi due anni in fiera sono stati davvero deludenti a livello di partecipazione ed interesse allo strumento d'epoca, nonostante gli sforzi fatti. I collezionisti di un certo spessore in Italia sono noti, e li conosco praticamente tutti, semplicemente se la volontà non c'è, non si può obbligare nessuno ad impegnarsi in un progetto del genere.
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di magheggio [user #10968] - commento del 21/06/2017 ore 10:15:28
Beh, io ti ho visto sempre quando sono venuto...
però tu avevi uno stand in mezzo ad altri di altro genere, magari con una sala e palchetto dedicati solo a vintage... con un programma specifico... una volta mi pare che avevate un piano dedicato ma non un palchetto...
Però può essere come dici tu in fondo il collezionismo nasce proprio come espressione personale e per il godimento personale... chi colleziona lo fa per se non per altri.

Però per cominciare bisogna organizzare incontri e mostre temporanee... poi si vede se si riesce a creare un museo stabile...
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di CescosCorner [user #36147] - commento del 21/06/2017 ore 10:20:25
Ma non proprio sai? i collezionisti cosiddetti di strumenti musicali che conosco partecipano e parteciperebbero sempre volentieri, non sono quadri statici ma strumenti musicali, la voglia di condivisione fa parte del gioco. Il problema è proprio l'interesse alla base, che sinceramente oggi non vedo. Durante l'anno organizziamo fiere ed incontri un po' dappertutto. L'anno scorso c'è stato lo "stratocaster day" a tortona, abbiamo messo annuncio anche qui su Accordo, ma sono venute poche persone, tutte rimaste soddisfatte dell'evento, ma tant'è i numeri fanno riflettere sull'idea di trasformarlo in un impegno a tempo pieno.
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di magheggio [user #10968] - commento del 21/06/2017 ore 10:24:31
Credo di non averlo saputo... dove precisamente... io sono ad Alessandria... qual'era il programma?
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di CescosCorner [user #36147] - commento del 21/06/2017 ore 10:29:34
E' stato fatto da Guitar centro chitarre, lo abbiamo pubblicizzato su accordo, da guitar e online coi soliti mezzi, ma tant'è, come detto prima, l'interesse si è rivelato così così, anche se la sala è stata riempita e siamo comunque rimasti contenti. Considera però che c'era esposto qualcosa come tutte le strato dal 1954 al 1966, alcune in numero doppio per anno, una ventina di custom color originali, i tre più grandi collezionisti d'italia, credo ci fosse a spanne qualcosa come oltre 1,5 milioni di euro di valore di esposizione. Se non ha fatto il pienone quella iniziativa lì da bene la misura dell'interesse, e di quanto scoraggiante sia pensare di strutturarla (cosa che mi piacerebbe fare).
Rispondi
di magheggio [user #10968] - commento del 21/06/2017 ore 10:35:31
Ma c'era un programma?
Non ho capito se c'era...
Diciamo che per attrarre più persone si dovrebbe prevedere un programma... qualche personaggio famoso che suoni o parli... e magari a qualcuno "fortunato" la si potrebbe far toccare con mano una di queste...
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di CescosCorner [user #36147] - commento del 21/06/2017 ore 10:40:32
Certo che c'era un programma....demo, clinic, etc, vai su "stratocaster club italia" su facebook e trovi la foto di copertina scattata durante la manifestazione. C'erano esposti anche tutti gli ampli tweed anni '50 della collezione di Alessandro Silvagni, che sono stati provati sul palco. Semplicemente la passione ormai è di pochi, e non giustifica maggiore impegno di quanto già non facciamo ogni anno. Tortona era perfetta per chiunque dalla valle d'aosta fino a centro italia, qualche amico collezionista ha fatto 400 Km per essere presente, altri pur sapendolo sono stati a casa. Ah! l'ingresso era gratuito....
Rispondi
di telecrok [user #37231] - commento del 19/06/2017 ore 10:52:2
Per me il discorso è semplicissimo, la vuoi usare? Per suonarci cosa?
Da qui gli interventi.
Oppure collezione e stop, sia per farne commercio che per tenersela, non si tocca niente, neanche si pulisce, soprattutto l'elettronica, in quelle condizioni è arrivata fino ad oggi e così resta, se è una chitarra di qualità non subirà nessun aggravamento, se tenuta in custodia ovviamente ed in luoghi adatti.
Poi se un giorno la si volesse mettere in funzioni si fanno gli interventi, se la chitarra deve suonare deve farlo al massimo delle sue possibilità, pertanto il "minimo dei massimi" si deve fare, compresi la sostituzione dei PU se gli originali sono morti e devono restare intoccati, odio i riavvolgimenti, non hanno senso, a volte si legge di Strato d'annata in vendita con PU riavvolti e dicono: "come gli originali del 59 o 61, stessi materiali e stesse macchinette, il vero suono Strato anni 50 e 60 ecc ecc" ma che come gli originali via, gli originali sono gli originali e se sono morti amen, ma non si toccano, non si scappa.
Quello da fare si fa se no meglio lasciarla dov'è a dormire che è meglio.
ciao a tutti
Rispondi
di sonicnoize [user #36973] - commento del 19/06/2017 ore 10:57:26
Hai perfettamente ragione. Spesso si unisce la voglia di possedere uno strumento da collezione che sia perfettamente aderente alle nostre esigenze pratiche di suonabilità e da questo nascono gli acquisti sbagliati.
Rispondi
di CescosCorner [user #36147] - commento del 19/06/2017 ore 11:19:52
CHi di noi non ha mai sbagliato un acquisto? Può succedere e non è la fine del mondo, il problema nasce quando ci fidiamo poco del nostro istinto (spesso è lo strumento che ci sceglie, e non il contrario) e inseguiamo più un certo nome, una certa marca, o una certa spesa! (c'è chi non compra strumenti SOTTO una certa cifra).
La suonabilità poi è qualcosa che va "architettato" a posteriori. Hai trovato il tuo strumento "quasi" perfetto? il Liutao bravo sarà quello che elimina il "quasi" da quella domanda, soddisfando le esigenze più specifiche del chitarrista (salvo alcuni casi in cui invece del liutaio ci vorrebbe lo psicoterapeuta)
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di CescosCorner [user #36147] - commento del 19/06/2017 ore 11:17:11
Il tuo discorso è contraddittorio, ma come dirò alla fine di questo commento è giusto, naturale e bello che sia così! Da un lato non restaureresti un pickup "che non funziona più", perchè questa sarebbe la dicitura corretta, (spesso accade nei vecchi pickup che si ossidi la bobina in un punto esterno rimasto scoperto dalla ceratura, e il pickup risulti "rotto". Con un semplice intervento si ripristina, senza nemmeno svolgerlo. Dovremmo quindi rinunciare al suono del pickup originale "perchè non funziona più?" assolutamente no, il restauro serve proprio a questo, e l'articolo illustra possibili e differenti filosofie prima che modalità di intervento.) e dall'altro trovi corretto intervenire su uno strumento per "metterlo in funzione". Ma è la stessa cosa! Uno strumento, anche vintage, può benissimo suonare alla grande oggi, va solo fatto settaggio adeguato, cosa che occorre a qualunque altra chitarra. I pickups originali, nel malaugurato caso in cui siano rotti inernamente, causa ossidazione delle prime spire per colpa di magneti ossidati e mal protetti al tempo della costruzione, può comunque essere ripristinato salvando l'intera bobina, ed il suono torna ad essere quello che era. Il restauro ha tante facce, secondo la necessità, ed hanno tutti pari dignità e rispetto, visto che alla base c'è un pensiero molto più profondo di quanto si creda!. Tu saresti un "Ruskiniano", il primo che ho citato nell'articolo, che lascerebbe che le cose "vecchie" "Muoiano", come è naturale che sia, ma al tempo stesso sei combattuto dentro di te all'idea che non si possano più usare, ed accogli ben volentieri pezzi dichiaratamente nuovi a sostituire i vecchi (lasciati "morti" originali come sono, in custodia). Questo è restauro italiano! (una delle modalità più apprezzate al mondo)
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di sonicnoize [user #36973] - commento del 19/06/2017 ore 12:02:05
Il collezionismo di uno "strumento" deve sempre garantire la funzionalità dello strumento stesso non compromettendola. Sarebbe inutile collezionare vecchie chitarre non funzionanti.
Il restauro deve essere operato con i canoni moderni ma con materiali dell'epoca.

Poi su quanto un vecchio strumento aderisca ai nostri canoni di suonabilità è tutto da vedere.

Faccio un esempio. qualcuno di voi preferisce i tasti vintage ai medium jumbo? Anche la comodità ha un ruolo nel progresso dello strumento alle tecniche chitarristiche.
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di CescosCorner [user #36147] - commento del 19/06/2017 ore 12:11:03
Francamente non acquisterei mai uno strumento con l'idea di "collezionarlo", mi piace suonarle per cui se mi piace la prendo, se no no. A parte questo c'è davvero chi le "colleziona", anche non funzionanti" Il restauro degli strumenti antichi va eseguito praticamente sempre con gli strumenti dell'epoca ma anche e soprattutto con le tecniche d'epoca, l'unico esempio che mi viene in mente di utilizzo positivo di strumenti moderni è il "plek". Sono d'accordo relativamente ai tasti, ma solo a quelli. Se ad uno piace la stratocaster, una vera 54, 59 o 65 ben settata non avrà eguali, se ad uno piace la Hamer ovviamente non gliene importerà nulla. Per quanto riguarda i tasti non c'è nulla di male nel cambiarli se non ci piacciono, l'importante è farlo nella maniera adeguata allo strumento al quale si cambiano, in modo da non compromettere la tastiera.
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di gerlop [user #44005] - commento del 23/06/2017 ore 11:39:24
il relic l'ho sempre considerato una follia...ma dato che i gusti son gusti...se comprassi una chitarra rovinata sarebbe soltanto per rimetterla a posto come dico io, così, in qualche modo, diventerebbe più mia perché è comunque appartenuta ad altri. la moda dei pantaloni strappati o coi cavalli così bassi da scopare per terra, i relic e altre boiate simili le lascio agli "intenditori"...

**Io e la mia chitarra, finalmente, abbiamo raggiunto un accordo!**
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