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Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici
Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici
di [user #26119] - pubblicato il

Disegnati per dare il brivido della valvola nel solid state quando il digitale muoveva i primi passi, i Marshall Valvestate hanno molto da dire ancora oggi.
Un mio caro amico, ottimo chitarrista, si è trovato nella condizione di partire per l'estero con la famiglia per questioni di lavoro e per un tempo presumibilmente illimitato. Poco prima di partire ha venduto gran parte della sua attrezzatura e mi ha fatto dono del suo vecchio amplificatore, malandato ma ancora funzionante e in condizioni di essere riparato. Così all'inizio del mese scorso sono entrato in possesso di un combo Marshall 8240 Valvestate Stereo Chorus prodotto nel 1993.

L'amplificatore si presentava in condizioni quasi pietose. Era rimasto inutilizzato per almeno gli ultimi quattro anni, ogni potenziometro emetteva fruscii molesti se sollecitato, di tanto in tanto una botta potente arrivava ai coni e il volume oscillava in maniera impressionante. Qualche tecnico improvvisato aveva escluso il jack d'entrata e modificato con un collegamento volante il circuito interno in modo da portare l'input sul retro, sfruttando il jack di una delle direct out, anche loro escluse dal circuito originale. Il chorus pareva funzionare ma solo tenendo schiacciato il pulsantino preposto alla sua accensione, evidentemente danneggiato. Quando ho smontato il tutto dallo chassis e ho provato a toccare la valvola (un'unica ECC83 marchiata Marshall), questa si è quasi sbriciolata. Insomma, avevo un amplificatore inutilizzabile: gli unici dati positivi erano il fatto che si accendesse regolarmente e che i coni sembravano in buono stato.

A questo punto è entrato in gioco un altro vecchio amico, chitarrista pure lui, con studi di elettronica e una grande passione per gli amplificatori. Quest'ultimo si è preso in carico il Marshall per un paio di giorni e per una spesa veramente irrisoria me l'ha restituito come nuovo: cambiati i potenziometri rotti, messa valvola nuova (una JJ) sistemati i vari pulsanti e ristabilito il circuito di input e direct out originale cambiando le prese jack. Operazioni per lui abbastanza semplici, per me sarebbero state impossibili da realizzare in quanto gran parte dei componenti sono montati direttamente sulla scheda che presumo non sia esattamente costruita per sopportare saldature e dissaldature varie. Ho così un ampli che suona perfettamente, urla che è un piacere e che mi appresto a recensire.

Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici

Il Valvestate Stereo Chorus 8240 appare come un tipico combo Marshall anni '90: pannello dorato che ospita vari potenziometri, bottoni e prese jack. Sul davanti una presa jack input, un send mono con return stereo completo di bottone dedicato all'attenuazione di 20dB in entrata. Sul retro, la presa per il footswich e due uscite jack per il line out, oltre ovviamente al cavo di alimentazione. I coni sono una coppia di Celestion G12T ancora in buonissime condizioni nonostante l'età.

Attacco la Stratocaster e parto col Normal Channel. I comandi sono gain, bassi, medi, alti e il volume generale è gestito tramite il potenziometro master, l'ultimo a destra. La natura essenzialmente a transistor dell'oggetto è tutta qui: il suono è molto pulito, le fondamentali sostenute e in evidenza e le armoniche piuttosto fredde. Il timbro è di stampo Marshall di sicuro, con un leggero scoop sui medi anche con i potenziometri a metà. L'amplificatore sviluppa un volume non indifferente. Tengo master e gain a metà e potrei senza dubbio tener testa a un batterista pure con questo suono super clean, ottimo per ritmiche funk e forse anche per un jazz non troppo canonico.
Il riverbero a molle corte, posizionato sul lato interno dello chassis, è comandato dalle manopole Effect e Reverb della sezione Master: la prima ne controlla il mix e la seconda la lunghezza. Il suono è buono pur senza farmi impazzire, infastidisce solo con settaggi estremi.

Schiacciato il tasto Clean/Crunch posto tra la manopola di gain e bassi, tutto cambia aspetto. La pasta sonora è quella di prima, solo i bassi si ingrassano, gli alti si fanno più rotondi e sembra di avere alzato sensibilmente il gain. È un timbro clean sul punto di distorcere, bello, ottimo per farci country o per fraseggi alla SRV.
Alzo ancora il gain e qualche armonica dispari sembra far capolino. Il suono si sgrana in maniera insolita: un timbro godibile e facilmente controllabile, ma a cui non sono abituato.
Porto il gain a meno di metà, aggiusto l'equalizzatore e accendo il chorus. La manopola Effect gestisce anche il mixaggio della modulazione, per il resto controllata dai potenziometri Rate e Depth. Mi sarebbe piaciuto un controllo di mix dedicato, per non creare confusione nella gestione del riverbero, ma tant'è.
Scordatevi Hendrix e i suoi derivati: il chorus è di stampo moderno e particolarmente tendente agli anni '80. Non è difficile rifare il suono dei Police o qualcosa che si avvicini alle chitarre del pop degli anni '80 e '90: sicuramente utile, ma senza grandi pregi da lodare a meno che non vogliate suonare con Cindy Lauper.

Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici

Ho provato anche a inserire un Tubescreamer. Non male, ma non ciò che ci si aspetterebbe: il suono prende essenzialmente le caratteristiche del pedale perdendo forse un po' di personalità. Non reagisce come un amplificatore valvolare "vero".

Passiamo ai distorti, ovvero al Boost Channel. I controlli sono alti, medi, bassi e contour. I primi sono abbastanza intuitivi. L'ultimo agisce sulla presenza in maniera talmente effettiva e interattiva con gli altri controlli, che ne altera la validità. Selezionando questo canale dovrebbe entrare in funzione anche la valvola posta nel circuito, un po' come era per il preamp JMP100, venduto in quegli anni. Io in realtà non ho sentito grandi differenze di risposta in dinamica o chissà quale differenza nella enfatizzazione delle armoniche.
Mi trovo con un suono crunch bello croccante e sostenuto con il quale suonare blues o rock non troppo tirato. Pochi tocchi e da glaciale e freddo riesco ad avere un overdrive scuro e risonante. Prendo la Les Paul e mi diverto ancora di più. Clic sul Tubescreamer e, con una buona dose di punta, penso che riuscirei a bucare qualsiasi mix. Non siamo a livelli stratosferici, ma la risposta al tocco è buona. Da un crunch bello cicciotto col gain quasi al massimo riesco a passare a un quasi pulito solo chiudendo il volume. Non male.

Schiacciato il tasto OD1/OD2 si passa alla seconda modalità di distorto. Penso che a loro tempo gli ingenieri Marshall abbiano un po' esagerato. La riserva di guadagno è tanta, entriamo in territori hard/metal e pure grunge, volendo. Dopo un paio di riffoni alla Kiss, faccio il verso ai Nirvana e provo a rifare Gary Moore. Con un po' di pazienza e smanettando con questo Contour mi sono avvicinato a tutti questi suoni senza toccare il Tubescreamer. Col chorus acceso mi immagino con una cascata di capelli ricci e biondi a fare l'assolo di "Maniac" con Sembello e una folla di ragazzine urlanti.

Ho provato a collegare le uscite dirette a un impianto PA di una sala prove. Funziona ma fa schifo: non c'è lo speaker emulator, probabilmente. Meglio usare queste uscite per altre applicazioni.
Una nota sul pedale in dotazione. Solido e pesante come tutti gli switch Marshall, presenta due bottoni: uno per cambiare canale e uno che inserisce il chorus. Comodo, ma sarebbe molto più bello poter scegliere via pedale anche le modalità dei due canali: l'amplificatore offre quattro modalità, è un peccato poterne usare solo due.

Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici

In casa Marshall gli amplificatori li sanno e li sapevano fare. La serie Valvestate è sempre stata bistrattata su vari fronti ma ha avuto un grande successo commerciale. L'8240 è sembrato un amplificatore progettato per simulare il classico suono Marshall dei suoi compagni valvolari, più blasonati e anche più costosi (anche se ho una età anagrafica adatta a ricordarmi che questo modello veniva venduto in quegli anni a circa 1.800.000 lire, non proprio regalato). Probabilmente non sono riusciti nell'intento, ma hanno prodotto una linea di amplificatori che offrivano una sonorità nuova, leggermente differente dalla loro tradizione che, a distanza di anni, possiamo definire moderna per i tempi in cui fu presentata.
Non mi è sembrato un mostro di versatilità: per resa sonora e inquadramento generale direi che è un amplificatore votato al rock in tutte le sue sfumature e, nonostante gli 80watt dichiarati, sprigiona un volume più che sufficiente ad affrontare live e sessioni di studio.
Ultima nota a margine: non l'ho misurato, ma è grande più o meno come un Vox AC30, e a differenza di questo ha una sola maniglia al centro dello chassis.  L'architettura a due coni si fa sentire: siamo attorno ai 20 Kg, non propriamente un cioccolatino da portarsi in giro.
In un mondo ormai diviso tra valvole e simulazioni digitali consiglio una prova a tutti, magari per scoprire o riscoprire questo tipo di oggetti che ormai sembrano lontani anni luce, ma che gli amici giusti mi hanno fatto ancora apprezzare.
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Commenti
di Lisboa [user #47337] - commento del 22/10/2017 ore 11:44:47
Ho esattamente questo modello, col doppio cono ed il chorus.
Lo alterno con un Fender Deluxe 85, quello con i pots rossi; stessa epoca, anno più, anno meno.
Erano gli anni in cui gli amplificatori a transistor andavano per la maggiore, e per l'epoca erano 2 ampli di un certo pregio, anzi piuttosto costosi per i budget di uno studente.
Il Marshall mi dá il meglio accoppiato con una Charvel model 6: per il rock /glam /metal di quegl anni è perfetto, basta solo attaccarci un delay per gli assoli, per il resto ha giá tutto e di più.
Sui puliti, as usual, il Fender è nettamente superiore come qualitá, brillantezza e pasta sonora.
Mentre sui distorti non c'è partita: Fender sta dietro di molto.
Entrambi hanno riverbero a molla. Quello di Fender sui puliti ha pochi rivali.
Se si amano i suoni 'modern vintage' dell'hard rock anni 80/90, l'S8240, come in genere i valvestate vanno benissimo. La rivalitá maggiore era con i Peavy Bandit, forse ancora più cattivi, ma meno versatili.
In giro non se ne trovano moltissimi di S8240, ma in questo momento credo siano al minimo storico delle valutazioni, per cui si portano a casa con poche, poche centinaia di euro.
Rispondi
di Quick [user #26119] - commento del 23/10/2017 ore 08:45:30
Quoto tutto. Il prezzo è attualmente tra i 200 e i 300 euro.
Rispondi
di Repentless [user #45400] - commento del 22/10/2017 ore 16:59:28
Ho avuto un AVT 2000 50, credo sia stato il mio primo ampli diciamo "serio".
Credo che fossero ampli tutto sommato decenti, ma onestamente oggi mostrano tutti i loro limiti, hanno un suono piuttosto anonimo ed i Marshall MOSFET della serie precedente a questa che hai recensito erano (e sono ancora) sicuramente molto ma molto meglio.
Per l'epoca erano comunque una novità interessante, anche se offerta ad un prezzo piuttosto esoso.
Rispondi
di Quick [user #26119] - commento del 23/10/2017 ore 08:50:42
Credo che la serie AVT sia venuta un po' dopo. Non sono sicuro sia proprio la stessa cosa. Questo modello fa parte della prima serie di valvestate. Mi ricordo che le serie di fine anni '90 pur essendo praticamente uguali montavano i Celestion Goldback, almeno si su qualche modello. Gli AVT sono venuti un pelo dopo, ma già avevano cambiato un po' di cose pur matenendo l'architettura Valvestate. Marshall mosfet mai provati. Sarebbe bello fare una prova comparativa dei tre modelli.
Rispondi
di yasodanandana [user #699] - commento del 22/10/2017 ore 22:5
mi ricordo che trovavo i distorti orribili ma i puliti mi piacevano. Io sto dirigendomi sempre di più verso suoni puliti molto hifi, quasi da diretta nel mixer.. forse risentendolo adesso mi piacerebbe ancora o forse di più
Rispondi
di Quick [user #26119] - commento del 23/10/2017 ore 08:57:53
Secondo me più che distorti orribili, distorti decenti difficili da raggiungere in maniera immediata: il guadagno è fin troppo a volte, ma bisogna lavorare di fino con l'equalizzazione e soprattutto con il contour che interagisce in maniera piuttosto inaspettata con gli altri controlli. I puliti passano da "Omino Bianco" a Johnny Hiland. Con una dinamica sufficiente ma non da impazzire. Visto che lo si porta a casa con poco e che si trovano nei negozi e presso gli appassionati piuttosto facilmente, un giro vale la pena di farlo. A me ha lasciato un po' spiazzato ma all'inizio, ma offre ancora dei suoni utilizzabili.
Rispondi
di ADayDrive [user #12502] - commento del 24/10/2017 ore 15:59:03
Se posso permettermi di darti un consiglio, per i tipi di pulito che ti piacciono ti raccomando una vecchia serie di ampli Yamaha a mosfet: il mio (si chiama G100 212 II) è un combo 2X12" a due canali da 100 watt ma esisteva anche il modello da 50 watt con un cono solo. Puliti cristallini, potenza e dinamica da vendere e c'è il controllo di medi parametrico che permette letteralmente di scolpire il suono, da fastidiosamente glassy a super-gonfio sulle medio-basse. E' l'unico ampli che non venderò mai.
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 23/10/2017 ore 09:25:39
ho avuto non uno ma addirittura due 8080, il primo preso per scelta, il secondo come ripiego dopo un valvolare vero che mi fece impazzire per i problemi. Ha dalla sua molta "presenza", i pedali si sentono lavorare, ma la dinamica è totalmente transistor, ed il crunch è tremendo. Pagari l'8080 300 euro, il secondo, mentre poi presi un Engl gigmaster 15W alla stessa cifra (volume percepito: quasi uguale). Per me, se si prova qualcosa di decente, non ci si torna più.
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di Quick [user #26119] - commento del 23/10/2017 ore 09:57:0
Mah... Non ho trovato i suoni così "tremendi" piuttosto la gestione generale un po' strana: reagisce in maniera inaspettata ai controlli. Non fa propriamente ciò che ci si aspetta di solito. Riguardo al provare qualcosa di decente per me è un grande boh. Possiedo molti amplificatori, alcuni sono dei classici intramontabili, ma mi trovo bene quasi con tutto. Non mi capita mai di non riuscire a trovare il suono che ho in testa con un ampli.
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 23/10/2017 ore 12:37:06
Non so, ho usato l'8080 per molto tempo, quando sono passato all'Engl ( ma anche solo all'epiphone valve junior, 5W classe A) la cosa che ho notato è quella bella compressione pastosa, quella dinamica sul filo del crunch che col valvestate non esiste. Non passa per un valvolare nemmeno per 5 secondi, che poi ti piaccia quello è lecito, ma se cerchi un determinato suono da blues o classic rock dal valvestate non uscirà.
Rispondi
di Quick [user #26119] - commento del 23/10/2017 ore 13:36:39
In effetti come scritto nell' articolo la natura a transistor si sente eccome nella risposta dinamica. Dopo sui suoni ci si arriva in qualche modo e ognuno giustamente ha le sue preferenze. Io mi sono fatto un' idea un po' scherzosa ma penso calzante: ho per le mani un amplificatore del 1993 che è un po' come avere una Golf del 1993! Sicuramente in quegli anni c'erano auto peggiori e auto molto migliori. Questa era una macchina onesta e forse offerta ai tempi ad un prezzo un po' alto, ma che faceva la sua figura. In più di vent'anni i tempi sono cambiati per le auto e per gli amplificatori: le Ferrari e le Rolls restano tali sempre. Le Wolkswagen Golf del 1993 non le sua quasi più nessuno. Se le restauri hai in mano un pezzo di anni '90 e poco più. Per gli ampli è la stessa cosa: un JCM 800, un Twin Reveb, e un Ac30 sono sempre quel che sono. Gli ampli "minori" magari sono considerati decenti e innovativi per le loro caratteristiche quando sono presentati, a distanza di più di vent'anni cambiano le mode e cambiano i gusti musicali, diventano solo ampli vecchi, magari funzionanti, magari ancora buoni, ma esattamente come le Golf di venti anni fa!
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 23/10/2017 ore 18:0
Ti parlo di anno 2000 circa: mi pareva OK arrivando da un arnese agghiacciante, un FBT a transistor. Provai il blues deluxe della mia morosa dell'epoca, che suonava con me nel gruppo. Ci rimasi male. il valvestate era OK per distorsioni belle compatte o puliti da jazz chorus (senza chorus), quello che era in mezzo era già problematico all'epoca. la tua metafora è corretta, diciamo che era una fiat dell'epoca, ti portava in giro, e se era la tua prima macchina ti pareva una bomba, ma appena provata anche solo una BMW se non una Ferrari, ti spariva il sorriso. Il secondo che presi dopo poco iniziò a gracchiare su tutti i pots, tanto è vero che lo vendetti per disperazione, e doveva essere il rimpiazzo "affidabile" di un Laney 100W che a suono lo spazzava via, ma che bruciava fusibili e valvole come un pazzo.
Rispondi
di Quick [user #26119] - commento del 24/10/2017 ore 08:34:41
Boh... essendo io essenzialmente un turnista utilizzo spesso Fender Twin, Ac30, ho appena venduto un JCM 800 per passare ad un più moderno Dr.Z che gli si avvicina molto. Sono ampli buoni, completamente valvolari e pure di un certo pregio, senza entrare nel collezionismo. Quando suono dal vivo in situazioni non proprio Top non disdegno il Fender Hot Rod Delude o il nuovo Mustang Gt. Da ognuno di questi faccio uscire i suoni che mi servono senza grossi problemi. Il Valvestate (oltre ad essere gratis per me :-)) ha una sua collocazione all'interno di un setup, oltre alla soddisfazione di suonare con un amplificatore che è stato per anni il cuore del setup del mio amico e che ho recuperato da morte in discarica certa. Dopo sui suoni giustamente ognuno ha i suoi gusti e le sue preferenze.
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 23/10/2017 ore 14:00:00
La rivincita dei Valvestate!
Che sia dovuta all'effettiva qualità di cui nessuno si era accorto, o al fatto che qualsiasi strumento "in odore" di vintage diventa prima o poi un oggetto di culto? ;)

PS: preciso che sono FIERO possessore del mio vecchio VS65R, regalo di Natale di mamma e papà ai tempi... :)
Rispondi
di Quick [user #26119] - commento del 24/10/2017 ore 08:26:09
Credo che siano in po' entrambi i fattori. Io ho acquistato un Fender Twin Silverface dei primi anni '70 nel 1985 per 200.000 lire con l'augurio del vecchio proprietario di divertirmi tanto e la frase: "Usalo tu, altrimenti lo porto portò alla discarica!" Era ai tempi solo un ampli "vecchio" e nulla più. Oggi sono piuttosto ricercati e le quotazioni sono almeno dieci volte tanto quel che l'ho pagato io. Prima o poi tutto diventa vintage e assume un altro sapore.
Rispondi
di sixstrings74 [user #7838] - commento del 23/10/2017 ore 15:20:29
Ciao a tutti. Provandoli ..diversi Marshall anche nelle sale prove più di 20aanni fa non ho mai trovato un crunch o distorto decente. ..solo un mosfet non era per niente male..e una testa jcm2000 provata 10 anni fa.. Mi sono invece sempre trovato strabene con i Peavey ..venduto a malincuore un bandit112 cono sheffield del 2002 made in usa ...stupendo. ..molto simile valvolare.. Consiglio di provarlo pperché si trova sui 150 ed e ottimo tra l altro un validissimo send e return e digerisce bene i pedali anche s non ho mai avuto bisogno di distorsioni esterne..la sua e paurosa!
Rispondi
di ADayDrive [user #12502] - commento del 23/10/2017 ore 20:21:38
È stato il mio primo ampli serio, a 18 anni o giù di lì. Pulito glaciale (e a me piacciono pure nei giusti contesti), distorti pesanti, con la possibilità di fare un mid scoop esagerato, come i fan ingenui dei Metallica (tipo me) pensavano dovessero suonare le chitarre, ignari del fatto che la post-produzione già regnava sovrana. Crunch sintetici e poco sfruttabili. Era pure difficile da tirare fuori dal mix causa una generale mancanza di "presenza". Venduto dopo poco (sostituito con un combo ENGL che al confronto suonava da Dio) e mai rimpianto.
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 24/10/2017 ore 09:34:35
Esperienza identica, con passaggio ad ENGL inclusa!
Rispondi
di Lisboa [user #47337] - commento del 23/10/2017 ore 22:46:04
Sono ampli che nonostante il pre valvolare, di fatto suonano come dei (buoni) transistor. Tutto va riportato alle sonoritá in voga in quegli anni, e alla scelta che si aveva in quegli anni: ricordiamocelo bene: i valvolari erano roba strana per professionisti e tournisti; la maggior parte dei normali ventenni accedeva ai transistor; la scelta per fare l'hard rock non era vasta come adesso (c'era marshall, peavey, huges&kettner, e poco altro); i pedali non li voleva nessuno, ma ci si riempiva le camerette con torri di costosissimi rack che adesso fai fatica a scambiarli alla pari con un qualsiasi distorsore... Oggi invece, tutti a cercare pedali, ampli valvolari boutique e tutto il resto. Ciclicitá delle mode.. Vedrete che tra poco qualcuno si stuferá di suonare le valvole in casa a volume zerovirgola, e torneranno a cercare i buoni ampli a transistor anni 90... Almeno cosí nostalgicamente mi piacerebbe
Rispondi
di ADayDrive [user #12502] - commento del 24/10/2017 ore 09:23:14
Secondo me più che una questione di riproposizione di mode è cambiata l'effettiva disponibilità di prodotti: se trent'anni fa volevi un ampli per il crunch c'erano solamente (e poche, e costose) belve da 50/100 watt inutilizzabili in contesti "normali, adesso ci sono almeno quaranta aziende che fanno ampli a valvole e tutti hannomodelli a bassa potenza in catalogo. Per quanto riguarda i rack più che altro servivano a dare la possibilità di cambiare suono sull'ampli e di combinare gli effetti senza fare il tip-tap ogni volta sulla pedali e switch: adesso che di switcher e looper se ne trovano decine (alcuni dei quali molto economici) si è ritornati ai pedali perché sono più rapidi ed intuitivi da utilizzare e si possono combinare schiacciando solamente un switch.
Sugli ampli a transistor, per me non sono mai passati di moda, quantomeno in certi contesti (tipo il jazz) dove serve pulizia estrema e tanta dinamica. Chiaro che trent'anni fa erano le uniche alternative economiche anche per i rocchettari, mentre ora i prezzi degli ampli a valvole sono molto più bassi.
Rispondi
di Quick [user #26119] - commento del 24/10/2017 ore 08:47:15
Però vedo un po' di nebbia affacciarsi su questo post: chi dice "buono pulito ma distorti schifosi", chi dice il contrario. Chi dice "poca presenza" e chi dice troppa. Ovviamente penso che i suoni siano un fatto di gusti personali non discutibili, ma un giretto a chi ha provato - come me del resto - questi amplificatori venti anni fa lo consiglio a tutti. Dopo anni le orecchie cambiano e si evolvono. Pure io li consideravo una seconda scelta allora e pure oggi. Ma la qualità costruttiva è indiscutibile, altrimenti non avrebbe resistito più di vent'anni con solo 30 euro di manutenzione. E pure i suoni, riascoltandoli con l'orecchio di oggi, non mi sembrano tanto malissimo. Ovviamente diversi per molti aspetti dai grandi classici dell'amplificazione, ma non da buttare completamente.
Rispondi
di vicky [user #33863] - commento del 24/10/2017 ore 11:51:59
condivido tutto quanto. E sul lato tecnico confermo. Ho revisionato tre valvestate 8040, un bass 60 ed un Lead 30 JCM800 (la serie precedente): tutti sistemati con pochi euro, potenziometri, jack send/return e qualche saldatura fredda.
Rispondi
di NorwegianWood [user #18676] - commento del 26/10/2017 ore 10:24:38
In tutti questi anni ne ho provato vari modelli.
Clean un po' scuri per i miei gusti. Ma non è una tragedia.
Distorti per me inutilizzabili.
Mai (e sottolineo mai) riuscito a tirare fuori un crunch capace di bucare il mix.
Provo ad avanzare un'ipotesi:
Forse quel crunch si accoppia proprio male con dei pickup single coil alnico 3.

Ci tengo a sottolineare che con molti altri ampli non ho problemi di questo tipo.
Ad esempio uso da qualche mese con enorme soddisfazione un vecchio Kustom KGA 65.
Circuitazione mosfet + celestion speaker = Killer Tone!
Rispondi
di esseneto [user #12492] - commento del 26/10/2017 ore 21:25:06
Della prima serie Valvastate ho avuto il 20 watt il 40 e l'80 watt con un solo cono, in particolare con quest' ultimo ho macinato tantissimi live sbattendolo a destra e sinistra e suonandolo quasi sempre con i volumi a manetta . Ne utilizzavo il solo canale clean con i pedali e aveva un buon suono , il suo distorto lo trovavo parecchio brutto ricordo che il timbro era poco corposo e le medie latitavano non lo selezionavo mai .L'ho dato via dopo averlo sfruttato molto per poi tornare al mio solito JCM 800 con cui condivideva solo il marchio......
Rispondi
di cek_sound [user #2683] - commento del 27/10/2017 ore 10:35:33
Quanti ricordi!
Ho usato per anni ( e ce l'ho tutt'ora ) il fratello maggiore 8280. Acquistato usato nei primi anni 2000 solo perchè rientrava nel mio budget...non perchè stessi realmente cercando quel modello. Il suono sui pulito non mi ha mai fatto impazzire ma smanettandoci un po' mi ha sempre dato belle soddisfazioni. Confermo poi il peso. Talmente pesante che mi si è rotta la maniglia (palesemente inadatta) mentre scendevo le scale. L'ampli si è fatto tutta la rampa rotolando giù. Temevo il peggio e invece, a parte un pot spezzato ma funzionante, si è riacceso senza alcun problema. Letteralmente un carroarmato. Dopo quell'esperienza ho fatto una maniglia in FERRO ricoperta da un tubo di gomma...e dopo poco sono passato - per la gioia della mia schiena - ad un piccolo valvolare 15watt...ma questa è un'altra storia ;)
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