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Piccole, potenti e italiane: Southern The Stalker
Piccole, potenti e italiane: Southern The Stalker
di [user #12444] - pubblicato il

Le piccole testate a transistor guadagnano terreno e affiancano con maggior convinzione i grossi valvolari. È la storia del The Stalker, ampli italiano DOC.
Sembra che il primato delle valvole nell'amplificazione della chitarra elettrica cominci a vacillare: l'affermazione può apparire azzardata, eppure anche il più convinto sostenitore dei buoni cari vecchi tubi termoionici si sarà accorto che negli ultimi tempi il vituperato sostituto digitale si sta facendo strada e che macchine sempre più performanti stanno mantenendo quelle che un tempo erano promesse un po' velleitarie: Kemper, Helix, Multiamp e simili stanno davvero raggiungendo livelli di fedeltà dell'emulazione non solo della timbrica ma anche del feel e della risposta dinamica dei più classici amplificatori a valvole prima insperati.
Ma il digitale non è per tutti e ciò che più lo caratterizza - l'estrema versatilità - a molti non serve, soprattutto se la contropartita è la complessità della programmazione e la mancanza di immediatezza nel trovare il proprio suono ideale.

Come il rinnovato successo degli effetti a pedale di ogni forma, dimensione e prezzo dimostra come molti chitarristi, probabilmente la stragrande maggioranza, non necessitino delle decine di simulazioni di amplificatori e di effetti necessarie a turnisti e membri di cover band, ma si accontentano di avere il proprio suono base da arricchire con l'uso di pochi (o molti) effetti ben scelti. Per costoro la scelta ovvia era fino a poco tempo fa un amplificatore a valvole, ma oggi sembra che le cose stiano almeno in parte cambiando.

Chi è attento alle tendenze del mercato degli amplificatori avrà notato negli ultimi due anni il proliferare di amplificatori allo stato solido caratterizzati da dimensioni sempre contenute, pesi piuma e potenza ragguardevole. La tipologia è varia: si va dalle mini testate, quasi tutte debitrici della vecchia Crate Power Block (DV Mark, Quilter, Seymour Duncan, la nuova serie Vox MV 50) agli amplificatori per pedaliera (dai minuscoli ed essenziali Electro Harmonix Caliber e Mooer Baby Bomb al completissimo Bluguitar Amp 1, passando anche qui per Duncan). Molti di questi amplificatori, ma non tutti, sfruttano finali in classe D, alcuni hanno una valvola nel preamplificatore, quasi tutti sono completamente analogici: uno solo (Yamaha THR 100) ha un preamplificatore basato su emulazioni digitali ma nell'uso non si discosta da un tradizionale amplificatore analogico. Tutti sono caratterizzati da una qualità timbrica e da una risposta al tocco che si avvicinano sempre di più a quelle delle valvole e in più l'affidabilità, la silenziosità, le dimensioni sempre più contenute e il peso sempre più ridotto sono una forte tentazione anche per coloro che le differenze le sentono, ma sono disposti a un piccolo compromesso a favore della trasportabilità e della comodità d'uso.
Non è da trascurare, inoltre, il fattore economico: le più care e complete tra le mini testate in commercio costano come un valvolare di fascia medio bassa, ma competono per potenza, versatilità e qualità timbrica con amplificatori di livello ben superiore.

Da sempre curioso di tutto ciò che c'è di nuovo nel mondo della chitarra e ora anche spinto dalla necessità personale di un amplificatore piccolo e leggero, ho provato due esempi recentissimi di mini testata, caratterizzati da elementi comuni (progetto italiano da cima a fondo, grande potenza, notevole dinamica, mandata effetti, riverbero, possibilità di lavorare come preamplificatori senza collegare un carico al finale) ma anche molto differenti tra loro (da una parte una sorta di coltellino svizzero di costruzione artigianale, dotato di due canali e di due diversi booster e dunque capace di adattarsi a qualunque contesto anche senza bisogno di pedali di gain esterni, dall'altra una testata monocanale di produzione industriale, dedicata esclusivamente a un suono pulito californiano, ottima base per i pedali). In questa sede, intendo illustrarvi il mio incontro con la testata Southern Amps "the Stalker" custom.

Piccole, potenti e italiane: Southern The Stalker

Ho appreso di questo piccolissimo costruttore di amplificatori dal sito di Barbanera - l'utente Mehari, ottimo liutaio brianzolo - che, dopo una breve chiacchierata telefonica, mi ha convinto a contattare il costruttore - su Accordo col nickname di Svalvolman - con il quale ho scoperto di avere parecchi conoscenti in comune.
Giovanni (questo il suo vero nome), geniale elettrotecnico, ha accettato di buon grado di farmi provare una delle sue testate e si è dimostrato estremamente generoso di informazioni e opinioni in materia. È difficile trovare una persona così entusiasta di quello che fa e così disponibile a spiegarlo in modo semplice anche a chi, come me, di elettronica capisce poco.

La Stalker (qui nella versione Custom, vale a dire con una ulteriore riserva di gain rispetto allo standard e due opzioni di boost invece che una sola) è, come anticipato, una piccola testata a due canali. Il primo è un pulito che tende a comportarsi come un valvolare, vale a dire con un incremento di medie e di armonici man mano che il volume sale. L'altro è un distorto con controllo di gain (controllabilissimo, ma ce n'è in quantità incredibili) e master. Arricchiscono la sezione gain due booster presettati e inseribili anche a pedale, uno con enfasi sulle frequenze medio-alte e alte, l'altro più lineare. Entrambi possono essere attivati indipendentemente dal canale utilizzato, permettendo di ottenere suoni sull'orlo della saturazione con il canale pulito e lead più incisivi o più cremosi con il canale drive. Completa la sezione pre un singolo controllo di tono, estremamente efficace e perfettamente utilizzabile lungo tutta la sua corsa (cosa rara).
Il riverbero digitale (chip Hammond) è progettato in modo da cambiare la tipologia dell'effetto - non solo l'intensità - lungo la corsa del potenziometro ed è posto, come il controllo di tono, dopo il ritorno del loop effetti.

Piccole, potenti e italiane: Southern The Stalker

L'amplificatore, che pesa meno di tre chili, è contenuto in una scatola Hammond di dimensioni relativamente contenute (potrebbe persino trovare posto in pedaliera) finita con una vernice trasparente che evidenzia l'aspetto grezzo dell'alluminio e l'origine artigianale dell'oggetto. I pannelli anteriore e posteriore sono serigrafati in nero con una grafica eccezionalmente efficace: ogni controllo, entrata e uscita ha la sua etichetta descrittiva e intorno ai potenziometri un motivo tipo rosa dei venti o stella a più punte permette un riferimento di posizione preciso in modo originale e decorativo. Una semplice maniglia metallica laterale permette il trasporto mentre altre due maniglie uguali fungono da rollbar a protezione delle alette per la dissipazione del calore (uno scrupolo più che una necessità, dice il progettista) che si trovano sulla parte superiore dello chassis.
L'aspetto, che ricorda un'apparecchiatura da laboratorio anni '60, può far storcere il naso a chi cerca un design da amplificatore tradizionale o al contrario un aspetto utilitario/modernista da apparecchiatura audio professionale. Io lo trovo semplicemente bellissimo e pieno di carattere. Aggiungo che l'amplificatore può essere, entro certi limiti, personalizzato anche nell'estetica, trattandosi, come già scritto, di un prodotto assolutamente artigianale.

L'alimentazione è fornita da un alimentatore esterno dall'aspetto affidabile. La scelta dell'alimentazione esterna (in linea peraltro con Vox, Seymour Duncan e molti altri prodotti dello stesso genere), può suscitare qualche perplessità dal punto di vista della praticità, ma si rivela certamente una scelta vincente sul piano della silenziosità e dell'assenza di interferenze, nonché dell'affidabilità.
Il costo si aggira intorno ai 700 euro ma, trattandosi di un prodotto artigianale che può essere modificato o adattato elle esigenze del cliente, il prezzo è puramente indicativo.

Piccole, potenti e italiane: Southern The Stalker

Messa alla prova con due diverse casse (una vecchia 4x10 Binson e una nuova DV Mark 2x12) e molti strumenti (Stratocaster e chitarre solide e hollowbody con P90, mandoguitar, varie lap steel vintage e persino una baritona) la Stalker si segnala subito per la sua potenza. I 50 watt (a 8 ohm) dichiarati ci sono tutti e la dinamica è simile a quella di un valvolare di potenza anche superiore: i puliti hanno headroom da vendere e l'aggiunta di uno dei due booster (perfettamente calibrati nel volume) accentua l'impressione di trovarsi alle prese con una testata valvolare di alta potenza. I distorti mi hanno dapprima deluso, risultando un po' troppo frizzanti sulle alte: poi ho realizzato che la riserva di guadagno è davvero moltissima (anche troppa per i miei gusti) e che stando nella prima metà della corsa del relativo potenziometro il suono è davvero simile a quello di un valvolare, anche nella sensibilità al tocco e al volume della chitarra. Con il gain su valori bassi si ha un tono sull'orlo della saturazione che fa venir voglia di aprire la scatola e cercare le valvole, che non ci sono, e che è perfetto, come anche il pulito per l'uso di pedali di saturazione esterni (l'ho provata con un Rockett Archer Ikon, un OCD e un Double Muff Fuzz).
Il controllo di tono è davvero efficace e, abbinato ai due booster, non fa sentire la mancanza di un circuito di equalizzazione più complesso nel plasmare i suoni distorti. Un ulteriore confronto con una testata Mesa Mini Rectifier mi ha convinto che ciò che a me non era piaciuto (forse la ragione è anagrafica) può piacere a molti altri e che la versatilità di questa scatoletta è davvero notevole.
amplificatori gli articoli dei lettori southern amplifiers the stalker
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Commenti
di 7cordista [user #41040] - commento del 17/04/2018 ore 13:12:10
Sinceramente non capisco l'idea di simulare un valvolare con i transistor. Sono due tipologie differenti di suono, che possono benissimo coesistere. Ma per prendere un transistor che suoni come un valvolare, prendo piu' volentieri un valvolare...
Rispondi
di Tubes [user #15838] - commento del 17/04/2018 ore 14:08:04
Non credo che l'obiettivo del costruttore sia quello di realizzare una macchina a transistor che simuli il valvolare, piuttosto quello di cercare nel mercato gli utenti che vogliano alleggerire un pò il loro bagaglio e non si fossilizzino troppo sulla valvola . D'altronde gli ampli a transistor , che suonano bene secondo me, sono molto utilizzati in ambiti jazz ad esempio o laddove il proprio target di riferimento sia il clean sound. Mi lascia però perplesso il costo ; a questi livelli c'è un mondo di prodotti valvolari validi, quindi non è pensabile di fare concorrenza in quel campo . Altra nota che mi insospettisce è la distorsione che per ammissione dello stesso autore va valutata e dosata con attenzione . Il progetto però mi piace : ha un suo mercato di riferimento secondo me, magari non vastissimo, e parecchie frecce al suo arco . Forse il nome lo cambierei, diciamo che stalker di questi tempi è un aggettivo che associamo a situazioni non rassicuranti .
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 17/04/2018 ore 15:33:10
io con non poca fatica ho trovato una demo audio: suona molto stile valvolare, e c'è sia il clean che il crunch. Detto questo, nessun sito, niente su youtube, grafica degli ampli da DIY, prezzo ignoto. Come dire, non è facile esprimere opinioni.
Rispondi
di mehari [user #25169] - commento del 19/04/2018 ore 23:13:31
Rispondo a te giusto perchè hai evidenziato qualche lato negativo, ma sono informazioni chiarificatrici per tutti....
Il "sito" effettivamente non c'è... ed è il mio che lo "ospita" come gradito collaboratore ed amico. Ma non è detto (anche se è utile) che o sei su internet o non esisti.
Mi stupisco sempre di vedere come si desiderino sempre caratteristiche artigianali su prodotti industriali e il vice versa su prodotti artigianali.
E' evidente che dal punto di vista commerciale è un'operazione di dimensioni microscopiche anche se dal punto di vista progettuale è invece tutt'altro che improvvisata.
A mio avviso Giovanni al momento fa bene a impegnare le poche risorse che ha a disposizione nella sperimentazione e nella ricerca piuttosto che al packaging e al marketing che, se l'inizio funziona, verrà in un secondo momento.
Per quanto riguarda l'aspetto "DIY" non sono d'accordo con te... è una scelta sia economica che di stile e poi se vogliamo ben vedere ci sono realtà molto più blasonate (vedi Pete Cornish) che hanno sempre tenuto un'aspetto ben più grezzo :D
Per il prezzo, dato che sono apparecchi costruiti uno ad uno e possono avere carratteristiche "custom" questo oscilla in una forbice che, a questo punto, indico sul sito.
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 20/04/2018 ore 09:38:02
Grazie delle risposte, posso essere d'accordo su alcune cose, ma oggi, nel 2018, mettere su un sito anche fatto con un wizard online è questione di una serata, per una cosa minimale giusto per informare: cosa, quanto, dove. Una clip video. Se sono interessato ma fatico a trovare dati non è un incoraggiamento. Ieri sera vedevo che un noto negozio ha due chitarre in alluminio "fatte da un artigiano". Introvabili informazioni. Che dire, lascio perdere, la curiosità ha un limite purtroppo.
Rispondi
di mehari [user #25169] - commento del 20/04/2018 ore 09:56:26
senza dubbio... ma a voilte mettere su un sito web al quale non è possibile dare seguito al carico di informazioni/richieste che ciò comporta può essere addirittura controproducente.
io per esempio posso costruire un certo numero di chitarre l'anno... sembra assurdo ma ricevere troppe richieste che non potrei esaudire con i miei metodi di lavorazione potrebbe mettermi in difficoltà.
hai ragione per quanto riguarda l'idea di prezzo.. e infatti ho aggioprnato la pagina.
"cosa", si capisce dalla pagina (le informazioni sono sufficienti ma consiglierò a Giovanni di darmi altre clip da aggiungere) e "dove",si capisce dal mio sito che lo ospita :)
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 20/04/2018 ore 10:02:09
Se avessi troppe richieste diventeresti (più) di culto ;)
Rispondi
di mehari [user #25169] - commento del 20/04/2018 ore 12:47:0
Ti ringrazio per il (più) tra partentesi :) ma posso dirti con certezza che non lo desidererei... a mio avviso la chitarra (quella che piace a me) è un'oggetto molto terra-terra, molto personale e va trattata e costruita con una mano sul legno, una sul cuore e un rapporto con l'utenza che deve rimanere "amichevole" pur restando professionale. I "guru" delle chitarre non mi piacciono, non sarei contento così !!
Rispondi
di mattconfusion [user #13306] - commento del 17/04/2018 ore 16:07:15
Suono su un transistor da tempo e sinceramente questi progetti mi incuriosiscono. "Paradossalmente" erano molto più comuni negli 70 e 80 che oggi (con modelli che a torto o a ragione sono diventati leggendari anche per i suoni non puliti), anche se ci sono degli esempi piuttosto rinomati anche oggi.
Sul prezzo non mi esprimo: per le mie tasche lo considero alto, questo non vuol dire che sia ingiustificato (ogni tanto si aprono delle diatribe su questo punto).
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308] - commento del 17/04/2018 ore 16:47:47
In effetti sa molto di diy... L'idea non mi sbalordisce. Per i puliti in molti si sono fatti conquistare dai transistor. Apparte il jazz, un esempio su tutti è Jeff Buckley, che mi sembra di ricordare usasse un fender, che personalmente ritengo ottimi ampli a transistor per puliti. Sulle saturazioni non c'è tanto da dire. La valvola ha un suono differente e per la maggior parte dei chitarristi più caldo, soprattutto per un clipping più corretto (i transistor tendono a una coda più "a scalini") e per un suono più armonioso e meno frizzante/fuzzoso, o almeno io l'ho sempre trovato così. Proprio per questo un pulito valvolare è piacevole con un pedale (ma anche con un ampli se siamo in vena di sperimentare) a transistor, perché la base è la valvola. Poi ad ognuno la sua. Certo sul peso mi inchino sia al transistor che al digitale...
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 17/04/2018 ore 17:52:17
Non è sempre vero: effettivamente ci sono in giro un certo numero di ampli a transistor ma con clipping abbastanza valvolar-credibile, a partire dai Tech21, fino a questo stesso (o questi stessi) dell'articolo. Il punto è che quando trovo ampli a valvole ormai a prezzi molto, molto ragionevoli, andare sui transistor sa più di ostinazione a dimostrare che si può fare. Per il peso, se hai testata e cassa si gestisce, e comunque rimane sempre la cassa.. Insomma io sarei radicale: o Kemper, o valvole, se voglio suoni saturi, le vie di mezzo non so bene che dignità trovargli.
Rispondi
di svalvolman [user #23788] - commento del 17/04/2018 ore 19:05:16
Ben ritrovati a tutti. Mi sono assentato parecchio in questi anni. Allora, vediamo un po'...cercherò di rispondere in maniera che tutti possano capire cosa è e cosa significa l'amplificatore descritto sopra. Sono il suo creatore, per cui è anche una sorta di dovere.
Innanzitutto dimenticate, almeno in questo caso, il concetto di ampli a transistors per come lo conoscete. Questo che vedete, e tutti gli altri che ho costruito (tra combo e testate circa 13), non ha niente a che vedere con lo standard dello stato solido e, ci tengo a precisare, neanche per fortuna con la classe D. Si tratta di una circuitazione del tutto diversa e originale, frutto di qualche anno di studio e prototipi. Sono felicissimo di non aver copiato nessuno e se ascolterete qualche sample, vi renderete subito conto che questi apparecchi sono dei "transistors" sì, ma del tutto diversi dai soliti. Li lavoro io, a mano, uno ad uno, dalla A alla Z, compresi i disegni sul mobile e la realizzazione delle PCB.
Qualcuno ha, pertinentemente, scritto che il col sistema si vogliono emulare le valvole. La risposta invece è no! Ho voluto semplicemente creare un dispositivo che suonasse davvero bene e che rispondesse coerentemente a tutte le qualità desiderabili di un chitarrista. Risposta dinamica eccellente, ricchezza di armoniche, soustain ottimo e progressione dolce dei colori sonori... Indipendentemente da cosa avrei utilizzato nello specifico. Certo, quelle citate, sono tutte caratteristiche che di solito si ritrovano nei (e si attribuiscono ai) circuiti valvolari.
Eppure, no, lo sviluppo dei circuiti in questione non è stato pensato o impostato per ricalcare pari pari i tube amp.
Lavoro con le valvole da 30 anni e sono anche molto affezionato ad esse... Ed è proprio il fatto che le conosco abbastanza bene che mi ha permesso di potermi staccare dai canoni comuni e di capire perché con esse so ottengono certi risultati e con le tipologie stato solido standard invece no.
Quindi sono partito da lì.
Questo circuito suona bene di suo, al naturale, perchè la componentistica lavora (e di riflesso la produzione delle armoniche avviene), per così dire, in modo naturale.
Vi dirò addirittura di più: la risposta dinamica di questi circuiti è addirittura superiore al 90% dei valvolari. Il nostro comune amico chitarrebarbanera "mehari" ne sa qualcosa al riguardo.
Il nome "Stalker"... su ragazzi, un po' di ironia e leggerezza, dai.
Molestatore, qualcuno che non smette di rompere, ecco il significato. Ho scelto goliardicamente questo nome perchè, a dispetto di peso e dimensioni, il cazzillo fa un sacco di baccano e poi... prendendo in giro me stesso: Quando riparo o modifico un ampli e poi lo provo, amo tirargli il collo, per cui dal vicinato sono stato spesso accusato di essere uno "stalkerizzatore". Immaginate la scena con un jcm 800 o una plexi da 100watt su una 4x12...
Infine, sul fatto che il valvolare oggi costi poco, rispondo: è vero, verissimo. Ma è anche uno dei motivi principali per cui gli stessi ampli sono praticamente inaffidabili. Che senso ha comprare una Fender USA se ci sono le Harley Benton che sono esteticamente uguali, suonano benone anche (e sono rifinite bene) al costo di 200 euro?
Insomma...
A disposizione per qualsiasi osservazione, ovviamente. Ben volentieri


Rispondi
di svalvolman [user #23788] - commento del 17/04/2018 ore 19:11:06
Tanto per fare un esempio: questo è uno dei suoni ottenibili. Zoom H2 posto a 2metri da 4x12 marshall standard e Chitarra musicman silhouette. Al naturale.

vai al link
Rispondi
di TidalRace [user #16055] - commento del 17/04/2018 ore 19:47:2
Che dire complimenti per i suoni e per la semplicità del pannello.
Rispondi
di Baden [user #39846] - commento del 17/04/2018 ore 23:27:26
Bel suono, mi piace chi ci prova e sperimenta, la grafica poi è al top. Il mercato offre molte possibilità e questo è un bene.
Anche i valvolari sono molto cambiati negli ultimi anni, specialmente nel peso e nella trasportabilità, ho un combo DV Mark che pesa meno di 17 kg ed ho costruito un clone Dumble di circa 18 kg.
Rispondi
di wo [user #11945] - commento del 18/04/2018 ore 00:56:54
Bello! mi piacerebbe sentire anche i puliti però..
Rispondi
di svalvolman [user #23788] - commento del 18/04/2018 ore 03:45:13
Pronti. Ecco alcuni link utili. La qualità audio è quella che è, perchè ho caricato su YouTube i file, in modo da non "pubblicizzare per forza" la pagina Facebook (che comunque è questa:
vai al link )

Test audio del primo Stalker realizzato: vai al link

Piccola demo della versione II:
vai al link

Test "Old Rocker" amp:
vai al link
Rispondi
di wo [user #11945] - commento del 18/04/2018 ore 10:25:04
Questa piccola bestia suona alla grande!
Complimenti e grazie per le demo.
Rispondi
di esseneto [user #12492] - commento del 19/04/2018 ore 14:26:36
Seguo già da un po' questo marchio italiano e non nascondo da ormai vecchio utilizzatore di valvolari che gli ampli Southern mi sembrano una validissima alternativa.Attendo con ansia le novità annunciate sul sito !
Rispondi
di hamilton [user #6193] - commento del 19/04/2018 ore 18:13:37
Io li trovo esteticamente bellissimi e da quel che ho sentito in demo anche belli performanti.
Insomma.. ti faccio un grande in bocca al lupo per il tuo progetto!
Rispondi
di svalvolman [user #23788] - commento del 19/04/2018 ore 19:13:51
Beh, non posso che ringraziare di vero cuore chi ha speso buone parole per il progetto dell'articolo quì presente. Ovviamente lo stesso vale anche per chi può sollevare dubbi e critiche: il motore di ogni crescita sono i contrasti, il sì ed il no, le vittorie e le sconfitte, i pensieri e pareri opposti ai propri.
Sul digitale tipo Kemper, Helix e simili, posso dire la mia personale che si riassume in: purtroppo il digitale non ha una sua "voce" ma gliela conferisce sempre un apparecchio analogico "originale" che viene profilato. Per cui, mi dispiace ma l'analogico non potrà sparire facilmente. Il digitale, insomma, ha motivo di esistere solo per pura questione di comodità, però sempre e solo se c'è cosa dargli in pasto.
Personalmente, non credo nemmeno che al 90% dei chitarristi servano tutti quei suoni e opzioni.
Anzi. Sempre a mio modestissimo parere, ritengo che coloro che hanno una personalità precisa e distinguibile hanno pochi suoni (e spesso addirittura uno solo).
I più grandi chitarristi della storia avevano e hanno un solo suono (effettistica a parte, ovvio) che, unitamente al loro tocco e al loro stile, li ha resi immediatamente riconoscibili. Non trovate? Brian May, Eddie Van Halen, Eric Clapton, Robben Ford, Carlos Santana, Steve Lukather, Rory Gallagher... Un solo timbro: il loro.
4 suoni su un dispositivo (a cui comunque possono sommarsi pedali vari) sono più che sufficienti per far ogni cosa e avere ogni sfumatura. Il resto lo fa la propria personalità musicale. Questo il mio parere. Troppi suoni sviliscono il carattere distintivo di un musicista elettrico.
Per i turnisti che servono decine di artisti il discorso, allora, può essere diverso.
Rispondi
di svalvolman [user #23788] - commento del 19/04/2018 ore 19:40:4
Mi permetto infine di fare una piccola osservazione sul valvolare/stato solido.
La prima categoria, a fronte di una sonorità eccellente, ha il contro di pesi importanti, una certa fragilità di base e la necessità di una manutenzione/assistenza costante e programmata. E la qualcosa costa, purtroppo. Se poi, si ha la sfortuna di incrinare un bulbo durante il trasporto... Serata out senza muletto pronto.
Lo stato solido, se ben costruito, obiettivamente, è robusto, ha pesi e dimensioni al confronto ridicoli, non ha particolari necessità di manutenzioni e non ha sostituzioni+tarature inesorabilmente programmate. E il suono di costui può benissimo competere con l'altro.
Si possono ottenere dinamiche eccezionali e ricchezze armoniche di tutto rispetto, con botta, potenza, definizione e attacco micidiali!
Se solo i costruttori famosi avessero voluto farlo per davvero, ci saremmo arrivati tranquillamente 30 anni fa. Ne sono convinto. Anche perchè non credo di essere un progettista migliore degli altri... Forse solo più testardo e lungimirante 😁
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 19/04/2018 ore 21:33:57
30 anni fa... Stack Sunn Coliseum 120W anno 1972: una specie di ampli hi-fi più Fender di un Fender ma con la botta che ci vuole. Insomma, non ti colora il suono usando una catena di pedali o preampli. Un ritocco EQ è minimo e serve solo per adattarsi all'acustica del caso. Mi sono alternato tra solid state e valvolari poi fermandomi al solid state per chitarra Midi con mixer per pre digitale e sint. Per il futuro, ci si deve aspettare un inevitabile declino delle valvole - già ora sono da nicchia e non è certo che saranno prodotte per sempre. In ogni caso, il momento che il suono passa al SM57 diventa solid state / digitale per il resto della catena.
Osservazione: le casse peseranno il solito - che si possa inventare una cassa efficiente che sia leggera? Critica: cambia nome! The Stalker non ci sta. Siamo nell'era MeToo e stalking è un reato. Poi, si rischia di allontanare acquirenti al femminile. Qui l'umorismo non c'entra.
Rispondi
di scrapgtr [user #12444] - commento del 20/04/2018 ore 08:36:00
Ritorno "sul luogo del delitto" dopo aver letto un po' di commenti. Il nome in effetti non è "politically correct" come vuole il galateo del terzo millennio, ma non è un caso isolato. Evidentemente l'intento di Giovanni era quello di sottolineare l'aggressività e la tenacia dell'oggettino e anche la Boldrini capirebbe che non c'è alcun intento di comprensione di certi soggetti. Tuttavia le indicazioni del pubblico sono da considerare (ho spesso constatato un atteggiamento fastidiosamente sessista da parte di alcuni lettori, se la sensibilità è cambiata ben venga, avendo io una figlia musicista), ed essendo un prodotto custom si può anche cambiare il nome (propongo Bull terrier, ma non lo accuseranno di sponsorizzare i combattimenti tra cani?). Un marchio italiano chiamò Bohia un noise gate (con tanto di omino incappucciato con alabarda in mano) e nessuno ha pensato ad un endorsement della pena di morte. Ma tant'è. Sign of the times diceva un talentuoso ma sfortunato "collega". Tenetevi pronti per la seconda parte dell'articolo.
Rispondi
di svalvolman [user #23788] - commento del 20/04/2018 ore 13:33:44
Ben detto Paolo. La penso come te. Avere grandi numeri, fama, porta una sicura ricchezza economica e di ego. Tuttavia comporta uno svilimento globale di "etica artigiana di principio" e comporta anche il rischio di buttarsi in situazioni poco gestibili. Hai perfettamente ragione.
Aspetta però... Fama e ricchezza possono arrivare lo stesso, anche con un rinomato caratteraccio, numeri ridicoli di produzione, nessun sito internet, nessuna pagina Facebook e nessun buonismo o morbo di "politica corretta" a tutti i costi.
Dumble, Alexander Howard Dumble... Piacere!
E anche la Cina con i suoi valvolari a prezzo di mattone napoletano, trema!
Rispondi
di svalvolman [user #23788] - commento del 20/04/2018 ore 13:57:56
Adesso parlando seriamente:
Per quanto riguarda il prezzo, ad esempio. Se noi visitiamo un qualunque sito di azienda produttrice, non troviamo quasi mai i prezzi (per i rivenditori-distributori il discorso ovviamente non vale). Questo però non è un limite alle vendite, non mi pare, in quanto un potenziale interessato manda una mail ed il gioco è fatto. Una persona curiosa ma comunque interessata, non scappa via di fronte a questa prassi (che ripeto, è praticamente generale).
Tuttavia, comprendo anche e sono fondamentalmente d'accordo sull'avere un "metro" indicativo. Anche se poi, essendo apparecchi per la maggior parte custom, vanno poi visti uno ad uno.
La pagina Facebook è rintracciabile facilissimamente tramite Google (ho controllato) e, seppur da poco, esiste un account Instagram. Escludendo l'angolo su chitarrebarbanera.it (sempre grazie mille Paolo).
Similmente al nostro mehari, ho preferito partire in sordina, senza particolari arie e senza pretendere a tutti i costi numeri e visibilità totali. La penso come lui.
La reputo una crescita qualitativamente migliore e con i piedi ben saldi per terra. Il sito arriverà e con esso tutto il resto.
Voglio solo, e ci tengo, che il percorso sia qualitativo, onorevole e coerente. Una volta si guadagnava la fiducia delle persone lentamente, col contatto umano diretto, un passo alla volta... Insomma così. E credo che oggi, seppur controcorrente, fuori moda, sia una scelta vincente, sicuramente da ripescare e poi riproporre.
Rispondi
di PARAPA [user #6127] - commento del 03/05/2018 ore 11:01:59
Ciao,

Come ho già scritto dell'altro prodotto, se un accessorio come questo si rivela utile in senso musicale, va bene.
E' accettabilissimo.
Il commento però, secondo me, può essere potenzialmente fuorviante.
Suggerirei di non tentare di lasciar immaginare paragoni improponibili (soprattutto nel comportamento elettronico di questo ampli) ed enfatizzerei il prodotto come timbricamente valido, sufficientemente potente per ottenere certe sonorizzazioni e, nella sua versatilità, anche robusto in senso elettronico.
Ben vengano questi prodotti, orgogliosamente nostrani, non edulcorandone i limiti oltre misura.

Ciao
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