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Germano Seggio porta la chitarra in Alta Quota
Germano Seggio porta la chitarra in Alta Quota
di [user #16167] - pubblicato il

Abbiamo raggiunto Germano Seggio per scambiare quattro chiacchiere riguardo il suo ultimo album "Alta Quota", che racchiude tutta la sua esperienza, passione e amore per le sei corde.
Denis Buratto: La prima curiosità che mi è venuta, sia ascoltando l'album che leggendo poi il lavoro, è proprio quella riguardo il tema: tu sei siciliano però hai dedicato un album alle Dolomiti, raccontami questa scelta geografica.

Germano Seggio: La scelta è una storia che parte dal lontano 2003 quando ho avuto un incidente in moto tra Nizza, Montecarlo e Antibe che mi ha portato via la possibilità di camminare in autonomia per quasi tre anni. Tra sedia a rotelle e stampelle è stato difficile ma dopo molti interventi alle gambe ricomincio a camminare in una clinica sopra Cortina d'Ampezzo e quindi quando riconquisti la vita e ti trovi per la prima volta a camminare e con la mente ti trovi li, nel posto giusto dove ricominciare a camminare secondo me, ti senti in dovere di dedicare a questi posti magnifici qualcosa, e siccome io so suonare e comporre musica mi sono trovato a fare questa scelta. Tutto è partito anche dall'amore che si è innescato per le Dolomiti e per le montagne, ma la genesi è stata quella.

Sempre riguardo la genesi di questo brano volevo entrare nel vivo delle tracce; c'è solo un pezzo completamente strumentale, le altre tracce mixano un po' vari generi; c'è qualche brano a cui sei più legato?

Come tutti gli album sono un po' tutti figli tuoi, è difficile discernere tra la tecnica e la bellezza assoluta, però ti dico che due brani sono i miei preferiti: uno è “Alta quota”, che dà il titotlo all'album, per sola chitarra perché li c'è veramente la genesi del disco ma anche del sound design. Io avevo un disco che doveva rievocare immagini, cosa facile da fare scrivendo il testo ma non strumentalmente e allora portare la gente a vedere dietro le spalle come se ci fosse un telo bianco con delle immagini che vengono sincronizzate a quello che stai suonando non è facile.
Parte da lì il suono del brano che è una sorta di ricostruzione della mia mente, che va verso le mani per dare la sensazione della pulizia dell'aria di questi posti e dentro questo brano io lo sento.
L'altro brano è “Braies”, chi conosce la località sa che ci si innamora perché arrivi lì e non riesci ad andare più via e seduto su una panchina rimani fermo a guardare il panorama e allora “Braies” è un po' il prolungamento naturale di “Alta quota” perchè il main sound è quello, però poi si sviluppa con la band e riecheggia un po' il mio mito, Gilmour, dentro i suoni quindi è un brano che mi rende orgoglioso di aver fatto un disco dedicato alle Dolomiti.

Per quanto riguarda la realizzazione tecnica del brano, visto che ci occupiamo anche di strumenti, ho visto nelle foto una Tom Anderson, è quella che ti ha accompagnato in tutte le tracce?

Ho usato solo ed esclusivamente quella, una Tom Anderson Drop Top Classic con qualche piccola modifica, è una chitarra che ha quindici anni, per me chitarra ottima e super versatile, dal punto di vista tecnico mantiene l'accordatura in ogni suo uso. Usare il vibrato senza blocca corde e lei è sempre pronta a essere intonata e soddisfacente. Usata insieme al Kemper è il mio strumento principale. Del Kemper non uso i suoni originali dalla casa, ovviamente, ma mi sono fatto i miei profili in studio quindi il clean è mio, il mio è Fender Deville modificato. Il suono di “Alta quota” potrebbe sembrare il shimmer preconfezionato ma non lo è perché sono i mie due amplificatori messi in stereo che vanno dentro il Kemper come profilazione, poi ci metto dei delay che partono sfalsati di qualche millisecondo e su ogni delay metto un harmonizer che va a seguire quello che faccio armonicamente.
È uno shimmer in pratica, ma molto casalingo e molto personalizzato, è gestito brano per brano tonalità per tonalità e sfumatura per sfumatura. Non è uno shimmer generico a cui l'artista deve adeguarsi perchè lo strumento risponde in quel modo ma è lo shimmer che si adatta a me, suoniamo insieme.



È un interessante uso del kemper che è un po' l'attrezzo del momento.

Essendo della vecchia scuola ero un po' restio, ma una volta che ti rendi conto delle potenzialità di questo apparecchio, ti torna sotto le mani tutta la dinamica di un amplificatore a valvole, sfido qualsiasi apparecchio ad avere la stessa risposta. Io con questo per i miei suoni mi trovo molto bene chiudo gli occhi e sento come se avessi gli ampli dietro che spingono l'aria. Vado in giro con questa scatoletta da cinque chili, che è comoda anche per viaggiare. Ti risolvi anche un sacco di problemi con i fonici. Gli dai un'uscita bilanciata ed è tutto a posto. 


Sicuramente parte della comodità sono le sue dimensioni, ma è andato oltre riuscendo a portare nella comunità del digitale una qualità sonora degna di essere portata sul palco.

Poi come ben sanno i musicisti la mano è il primo anello della catena che fa il suono poi sai che puoi dare a un giovane studente il kemper e non ci tira fuori un suono che sia uno, ma la materia prima resta la mano poi il resto è conseguenza.

Germano Seggio porta la chitarra in Alta Quota

Ma anche in studio avete usato il Kemper?

Il disco è tutto Kemper in diretta, non c'è neanche una microfonazione ma solo ed esclusivamente lui.

Come avete registrato il tutto?
Il disco, il trio di base composto da batteria basso e chitarra, è registrato in presa diretta, noi stiamo suonando guardandoci in faccia come si fa col jazz. Poi ovviamente c'è la post produzione. La seconda chitarrina e quella acustica vengono aggiunti in seguito, ma il trio base suona insieme live come se fossimo negli anni '70. Il brano non ha mai due take diverse appiccicate, ma è frutto di un pezzo unico dall'inizio alla fine, se ci piaceva la tenevamo altrimenti cestinavamo.


Questo è un modo più old style di procedere ma dà più soddisfazione.

Più che soddisfazione ti dà l'essenza della musica che secondo me sta nell'interplay; non puoi fare musica che trasmetta qualcosa seguendo un click. Il metronomo non dà la possibilità di salirei di quei 5 Bpm in più. A volte puoi salire per dire alla gente cosa stai pensando oppure di scendere e tirare indietro qualche bpm che ti fanno “sedere il brano” e ti danno possibilità di dialogare con la ritmica. Tra i musicisti senza gli sguardi manca l'essenza del nostro lavoro ovvero la comunicazione non verbale. Per me è fondamentale, tutti i miei dischi sono fatti così.

È anche un modo di restituire una musica più viva, oltre a suonare insieme è importante anche vivere insieme l'esperienza in studio mentre registrando in posti diversi non si ha la stessa cosa.

Ma il concetto è più manageriale, ti spiego, se sei il proprietario di un'azienda e dici ai tuoi dipendenti oggi si fa questo domani quest'altro ci vediamo tra tre giorni i lavoratori faranno il lavoro senza amore senza il rispetto verso la creazione di base, ma se tu lavori con loro giorno per giorno e vivi con loro la crescita del progetto si sentono parte del progetto e lavoreranno. Lo stesso vale per la musica, se dai la parte all'artista e gli dici poi ci vedremo per mixare, non può funzionare perchè eseguirà le note perfettamente ma gli mancherà il cuore mentre il brano nella modalità in trio cresce e viene fuori in mesi di prove tutto in pre-produzione, la maggior parte del tempo si vive in pre-produzione, arrivi come se dovessi fare un live pulito adirittura con pedaliera del kemper testata passi da un clean a un crunch e lo stai facendo live e c'è anche l'energia del momento e interagisci con i musicisti che hanno digerito insieme a te il materiale e quindi si suona meglio e io spero che questo si evinca al primo ascolto del disco.

Ho lavorato gli ultimi due anni di vita per tirar fuori una voce chitarristica che non c'è. Ascoltando Clapton o Santana, io penso che oggi manchi una voce chitarristica, in Italia o in Europa, che faccia canzoni, che possano fare dei concerti incentrati sulla chitarra che non annoino gli ascoltatori dopo dieci minuti. Io da chitarrista riascolto i miei stessi vecchi dischi e chiudo dopo poco, invece qui ho voluto dare vita ad un concetto chitarristico più da canzone ma con una voce diversa che potrebbe essere riconoscibile da subito, se questo viene fuori mi fa piacere. Volevo sottolineare che “Alta quota” è il primo disco guitar oriented, chitarristico che ha distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale andando nei Media store, e questo mi rende felice perché vuol dire che si è lavorato in modo giusto.
Il brano è a 20000 visualizzazioni che mi fa ben sperare e inoltre le persone continuano a iscriversi al canale, e quindi mi sento a posto con me stesso.
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