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Capotasto: storia e utilizzo e in più la prova del nuovo G7th Performance 3
Capotasto: storia e utilizzo e in più la prova del nuovo G7th Performance 3
di [user #3] - pubblicato il

Ampiamente utilizzato sull'acustica, utile anche sull'elettrica (un nome per tutti: Keith Richards), il capotasto non può mancare nel kit di ogni chitarrista. Raccontiamo storia e utilizzo di questo prezioso accessorio prima di condividere le impressioni sul G7th in prova oggi.
Il capotasto ha utilità diverse: i più lo usano solo per trasporre un brano senza cambiare diteggiatura, ma è utile anche per ottenere sonorità diverse dalla chitarra. Alcuni virtuosi lo spostano addirittura durante il brano, ma ci sono anche usi tecnici: per esempio chi usa la dodici corde e la tiene accordata mezzo tono sotto per ridurre la tensione sulla tavola spesso monta un capotasto fisso al primo tasto per suonare in tonalità normale. E con le vecchie Fender che hanno la regolazione del truss rod alla base del manico, il capotasto è utile per intervenire senza buttare le corde (si monta al primo tasto, ben stretto, perché tenga a posto le corde quando si smonta il manico per accedere al truss-rod). 

Tipi di capotasto ce n'è a bizzeffe. Il primo di cui si ha notizia è del 1700 (era una piattina di ottone piegata), poi migliorata con sistemi a vite posteriore per migliorare la stabilità. Negli anni '50 si sono diffusi i capotasti a vite e poi quelli sempre più sofisticati a leva (primo tra tutti il vecchio Hamilton), a camma, a frizione. E anche se per i vecchi bluesman era sufficiente una matita sottratta dal bancone del bar e fissata con un elastico (ovviamente c'è anche chi sostiene che sia il sistema che "suona meglio"), va detto che i capotasti moderni sono infinitamente più comodi ed efficienti, che siano a elastico, a vite, a molla, a camma e a frizione, ognuno dei quali presenta vantaggi e svantaggi. 

Quello a elastico (sostanzialmente è un'evoluzione della matita dei bluesman) costa poco ma è adatto quasi esclusivamente a tastiere piatte e un po' scomodo da montare. Quello a vite consente una regolazione perfetta, ma è lento da montare e spostare. Quello a leva è il più rapido da spostare, ma la pressione non è regolabile. Quello a camma è comodissimo da mettere e togliere, ma può applicare troppa pressione sulle corde. Quello a frizione è forse un po' meno rapido da spostare, ma è comodo da mettere e togliere e soprattutto consente di regolare alla perfezione la pressione su qualunque tipo di tastiera. È di quest'ultimo tipo il capotasto di cui parliamo oggi, il Performance 3 del marchio inglese G7th, azienda fondata da Nick Campling, consulente aziendale che negli anni '90 ha dato sfogo alla sua passione per la chitarra avviando la produzione di capotasti di ottima qualità.

Capotasto: storia e utilizzo e in più la prova del nuovo G7th Performance 3

Il Performance 3 è un capotasto a frizione estremamente leggero, comodo e facile da utilizzare anche con una mano sola. Si apre sbloccando la frizione con la levetta laterale, si mette in posizione sulla tastiera e si preme fino a raggiungere la pressione desiderata, uniforme su tutta la lunghezza della barra superiore grazie al posizionamento della camma. Per spostarlo lungo la tastiera basta circondarlo con la mano, premere con un dito sulla levetta per allentare la pressione, poi richiuderlo premendo. Veloce quasi come un capotasto a molla, ma molto più regolabile e dunque meno soggetto a scordare la chitarra. Tra l'altro la linea morbida e senza sporgenze previene spostamenti accidentali.

La caratteristica a nostro giudizio più interessante del Performance 3 è però la superficie di appoggio, il cui raggio si adatta in modo dinamico a qualunque raggio di tastiera. E' un piccolo capolavoro di design, in cui la parte di gomma dura che poggia sulle corde è percorsa da una scanalatura a larghezza variabile (per adattarsi ai diversi calibri) ed è sostenuta da un sistema elastico che le consente di flettere, adattandosi automaticamente alla curvatura della tastiera. Provata con ogni genere di strumento, dalla classica Fender 7.25" alla chitarra classica piatta, non ha mai avuto esitazioni. Questa è una caratteristica unica che mette il G7th un gradino sopra gli altri nella scelta per chi alterna chitarre di tipo diverso. Apprezzabili infine gli scalini di appoggio sul retro manico, anch'essi in gomma dura, con un design che contribuisce alla stabilità.

Al momento non è distribuito in Italia, ma si può acquistare online sul sito del produttore, dove costa € 45 in molte varianti di colore, un prezzo sicuramente interessante in relazione alla funzionalità e anche alla qualità del prodotto. Tra l'altro le spese di spedizione sono gratuite.
accessori g7th
Link utili
Il sito di G7th
Il museo del capotasto
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