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Lo stacking dei pedali: come e perché farlo
Lo stacking dei pedali: come e perché farlo
di [user #17844] - pubblicato il

Usare più effetti insieme è un fase inevitabile nella sperimentazione sonora di un chitarrista, ma occorre essere ben preparati al risultato che si otterrà con il cosiddetto “stacking”.
Diciamoci la verità: per buona parte dei chitarristi, una piccola pedaliera formata da pochi effetti, uno per tipo, è più che sufficiente per affrontare l’intero repertorio. Ma diciamola tutta, la verità: avere una pedalboard ricolma di scatolette colorate è una gioia a cui pochi riescono a resistere.
Nasce quindi l’esigenza di affinare il suono all’inverosimile, trovare la giusta sequenza per ottimizzare “quelle sfumature impercettibili ma importantissime” che vengono fuori quando si azionano più pedali insieme e si sceglie cosa-piazzare-dove. A volte ci si rimette a regole ritenute universali, riconosciute dall’intera comunità di musicisti, altre volte invece i dogmi non bastano e occorre sperimentare nel pratico.
Sorgono allora interrogativi come “quale overdrive dovrei mettere per primo?” o ancora “ho imitato alla perfezione la pedalboard del mio idolo ma, quando richiamo il mio suono super-effettato di distorsioni e modulazioni, il risultato non mi soddisfa per niente, come mai?”. Le regolazioni e la strumentazione scelta hanno di sicuro un ruolo centrale, ma è di primaria importanza capire perché abbiamo posizionato i pedali in quel preciso ordine e perché, forse, sarebbe bene riconsiderare quello che sappiamo a riguardo.

Lo stacking dei pedali: come e perché farlo

I problemi emergono quando si effettua il cosiddetto “stacking” dei pedali, cioè l’attivazione di più effetti insieme. Il risultato finale è strettamente legato all’ordine in cui abbiamo deciso di disporre gli stompbox in catena. Ognuno avrà un effetto diverso sul segnale fornito dal pedale precedente e saperne prevedere l’esito consente di assemblare la propria pedalboard con maggior coscienza ed efficienza. Il fenomeno va considerato per qualunque tipo di effetto si voglia utilizzare ed è una questione particolarmente sentita quando al centro della scena ci sono pedali di gain, che siano booster, overdrive o distorsori.
Da questi tre abbiamo cominciato a sperimentare per evidenziare l’effetto dello stacking di più circuiti disposti in ordine diverso.

Per la dimostrazione in video abbiamo scelto di collegare la Fender Telecaster American Professional II - protagonista di un recente articolo su Accordo - dritta nella scheda audio per ricreare tutti i suoni in ambiente virtuale e così godere della massima flessibilità sonora e dell’assoluta comparabilità tra gli esempi audio, tutti basati sullo stesso clip suonato per essere certi di non alterare l’esito con un playing diverso di volta in volta.
Effetti e amplificatore sono simulati attraverso AmpliTube 5, ultima versione del noto software IK Multimedia del quale però non abbiamo voluto utilizzare i cabinet. Per pura questione di gusto, abbiamo rifinito il suono con le simulazioni di cassa di Wall Of Sound, il software fornito in bundle con i loadbox e cab-sim Two Notes talvolta usato per i test del sottoscritto in cui viene sfruttato un amplificatore valvolare collegato a un Two Notes Torpedo.



Il meccanismo a cui i pedali sono soggetti quando vengono attivati insieme è semplice, anche se forse non sempre intuitivo. La catena di una pedalboard è sequenziale, tutti i circuiti sono in cascata e il segnale generato dal precedente viene filtrato dal successivo acquisendone gran parte delle caratteristiche, ma interagendo inevitabilmente con esso apportando delle precise modifiche al suono.
Per questo un booster di volume posizionato prima di un overdrive fornirà a quest’ultimo un segnale più forte e quindi propenso a generare maggior saturazione, ma non più volume.
Viceversa, un overdrive che entra in un booster darà vita a un segnale dal maggior volume, ma essenzialmente immutato nel carattere. Questo in base alla trasparenza del booster: possiamo infatti scegliere di usare un treble booster, un fat booster, qualsiasi altro boost dalla voce distintiva o anche un overdrive con gain al minimo come booster, se vogliamo che il suo timbro sonoro vada a modificare con qualche precisa sfumatura il segnale distorto che già gli forniamo in ingresso col primo overdrive.
L’ultimo pedale in catena, quindi, tende a connotare il risultato finale instradando il suono creato fino a quel momento nella direzione delle sue precise caratteristiche.

Un pedale dal carattere particolarmente forte, però, può prevaricare gli altri e imporre il proprio sound fino a fine catena, o comunque modificare il risultato finale in maniera evidente a seconda delle impostazioni scelte, anche se lo posizioniamo a monte. È il caso del distorsore usato nel video, che viene addirittura valorizzato nell’abbinamento con l’overdrive ma, contro ogni pronostico, non va per niente d’accordo con un booster posto a valle.

Lo stacking, però, non si limita ai soli overdrive, distorsori e booster. Qualunque stompbox, dai compressori agli eq fino a ritardi e modulazioni, è soggetto alle stesse logiche.
Così un phaser posizionato a fine catena sarà ben evidente nel risultato finale, se è questo che vogliamo. In caso contrario, piazzarlo a monte potrà essere un buon espediente per rendere la sua influenza meno invadente, lasciando che gli overdrive e i distorsori che seguono ne modellino il suono andando progressivamente ad addolcirlo e, perché no, a sbiadirlo. Di nuovo, se è questo che vogliamo.

Ancora una volta, la conclusione è che ogni caso è a sé e le regole - per quanto affermate, logiche e accettate dalla community di musicisti - vanno riscritte a seconda della propria strumentazione, che mai sarà uguale a un’altra, e alle proprie precise esigenze, che rispondono solo al desiderio di sperimentazione sonora insita in ogni musicista.
Buona esplorazione, quindi, fino al prossimo incontro!
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