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Non siate timidi con l'equalizzatore
Non siate timidi con l'equalizzatore
di [user #21196] - pubblicato il

Alti, bassi, medi, Presence, Resonance e switch assortiti sono sull'amplificatore per un motivo: un nostro lettore condivide il suo approccio con l'equalizzazione in diversi contesti, senza paura di osare per adattarsi a situazioni estreme.
Nel corso degli anni, quando mi è capitato di parlare con i colleghi chitarristi di come regolare l'equalizzatore dell'amplificatore, mi sono scontrato più volte con blocchi mentali e patemi oltre che con scarsa competenza.
Alcuni è come se si vergognassero ad andare sotto ore 9 o sopra ore 3 con le manopole perché: "se l'amplificatore è stato progettato così, il suono ideale sarà per forza con tutto a ore 12".
Altri impiegano ore a regolare i suoni a casa e non riescono ad accettare il fatto che in un concerto i settaggi ideali potrebbero essere anche molto diversi.
Altri ancora tagliano le medie solo perché suonano metal, oppure pensano: "se taglio tutte le basse non è più il vero suono del mio amplificatore".
Infine, c'è chi copia i settaggi del suo idolo e non vuole smuoversi da li.

Ma alla fine qual è il metodo giusto per non fare questi errori? Dipende principalmente da in quale delle seguenti situazioni ci troviamo:

- Sto suonando da solo
- Sto suonando con una band ma non sono microfonato
- Sto suonando con una band e sono microfonato
- Sto registrando in multitraccia

Da soli
Quando suoniamo da soli ci verrà spontaneo coprire un po' tutte le frequenze dello spettro sonoro, perché non abbiamo le basse che vengono occupate dal basso, le alte dei piatti della batteria, e così via. Questo vale anche se suoniamo su una base perché di solito la teniamo molto più bassa come volume.

Non c'è niente di sbagliato a "pompare" le basse quando si suona da soli, e non mi riferisco necessariamente a chi suona in cameretta. Se avete visto il video in cui Eddie Van Halen suona da solo allo Smithsonian National Museum, ricorderete un suono bello grosso, molto diverso da quello che sentirete se cercate su YouTube "Panama isolated guitar" che invece è scolpito per trovare il suo spazio nel mix.



Con la band non microfonato
Se ci si trova nella situazione in cui suoniamo con la band e il nostro suono esce solo dall'amplificatore, i luoghi sono tipicamente due: i piccoli pub (anche se sarebbe sempre preferibile microfonare per avere una diffusione più omogenea) e la sala prove.

Concentriamoci sui piccoli locali. La sala prove è una situazione simile, ma semplificata.
Quello che dobbiamo sempre ricordarci è che dobbiamo riuscire a sentire bene quello che suoniamo, privilegiando però il fatto che ci sia un bel suono nella zona del pubblico, quindi è importantissimo partire dal posizionamento. Niente speaker che ci massaggiano i polpacci mentre il pubblico riceve una messa in piega gratuita: la posizione ideale potrebbe essere posizionare il combo o la cassa dietro di noi appoggiato al muro inclinato di 45° verso l'alto, in questo modo durante il concerto riceveremo una dose extra di alte frequenze dietro le orecchie.
 
Dato che sui palchi piccoli avremo anche i piatti della batteria a 20 centimetri dalla faccia, è importante preservare il nostro udito. Procuratevi dei tappi per musicisti, sono lavabili e riutilizzabili, saranno i migliori 15 euro che abbiate mai speso.
Sentirete i suoni in modo un po' diverso ma non curatevene. Io dico sempre di fare questa prova: fate tutto un concerto con i tappi, poi toglieteli prima di iniziare l'ultima canzone. Se riuscirete ad andare oltre al pensiero costante "come faccio a rimettermeli mentre suono?", noterete è che i suoni non sono affatto più belli.

Torniamo a noi.
Una volta posizionato l'ampli, proviamo un pezzo con la band e proviamo a tagliare le varie frequenze dall'equalizzatore per vedere come cambia il mix dal punto di ascolto del pubblico, per ora dobbiamo stare senza tappi.
Attenzione: ho scritto "tagliare" le frequenze perché è consigliabile partire da un volume abbastanza alto e lavorare in maniera sottrattiva: se il volume fosse troppo basso si cadrebbe nell'errore in cui alzare le frequenze sembra sempre un bene.

So che non è molto comodo spostarsi avanti e indietro per regolare con approssimazioni successive ma è necessario, e non bisogna pensare di aver sbagliato qualcosa se il risultato ottimale si ottiene tagliando completamente i bassi, non siate timidi in questo.
 
Una parentesi sui multieffetto digitali.
La possibilità di fare al soundcheck le regolazioni su un Master EQ valido per tutti i preset sta cominciando a essere inserita anche su queste macchine, da utilizzare appunto quando si cambia location, in particolare se si utilizza una cassa FRFR (full range flat response), ma utile anche se si manda il segnale al mixer e il fonico si lamenta perché abbiamo troppi alti o bassi (mai sentito un fonico che dice a un chitarrista "hai troppe medie"), anche se in linea generale si demanda tutto il lavoro di equalizzazione al mixer.
Il fatto che anche nel digitale sia stata aggiunta questa funzione dovrebbe farci capire ancora di più come forse fino a oggi abbiamo sbagliato a utilizzare l'equalizzatore di un vero amplificatore, se abbiamo avuto la pretesa di fare le regolazioni a casa.

Non siate timidi con l'equalizzatore

Microfonato con la band
Microfonare l'amplificatore è obbligatorio all'aperto se non avete un muro di 4x12", ma anche nei locali è meglio farlo e piuttosto tenere a zero il livello sul mixer. Quando a metà serata il batterista deciderà che deve pestare di più perché "non sente il rullante" (incredibile ma ho sentito anche questa), il fonico dovrà solo alzare con lo slider.

Nei piccoli pub, dove spesso siamo i fonici di noi stessi, di solito mi piace che il pubblico senta anche un po' del vero suono dell'amplificatore, che regolo come nel caso "B" precedente ma tenendo il volume un po' più basso, per poi lavorare sulla posizione del microfono prima di passare a fare le regolazioni sul mixer.

Quando la location è più grande invece, tipicamente c'è un fonico dedicato con un impianto più potente e provvisto di spie per tutti i musicisti. In questo caso preferisco tenere l'amplificatore di lato e orientato verso il centro del palco, questo mi permette di alzare un po' di più e qualche volta di farmi mettere in spia solo gli altri strumenti e le voci.
Generalmente regolo l'equalizzatore preoccupandomi solo del mio punto di ascolto, tuttavia ci sono dei casi particolari, per esempio dopo 20 anni di live ho imparato che se il fonico mi mette un SM57 a centro cono e non voglio spostarglielo a tradimento, dovrò mettere gli alti a zero perché al mixer arrivi un suono che sia già più o meno bilanciato. Ma in quel caso abbasso molto il volume dell’ampli e mi faccio alzare in spia.
 
Torniamo ora all'esempio di chi compra l'Hiwatt DR103 e va su Gilmourish per copiare i settaggi di zio David e non spostare mai più le manopole: questo è sbagliatissimo se non si microfona. Ha senso se siete sempre microfonati e copiate con costanza anche il posizionamento dei microfoni, e il fonico sa con precisione come suonano le chitarre nei dischi dei Pink Floyd.

Non siate timidi con l'equalizzatore

In registrazione
Quando dobbiamo registrare il processo creativo rallenta, non voglio neanche entrare troppo nel merito perché si lavorerà molto in postproduzione, tutt'al più se le tracce di basso e batteria sono già pronte si può fare una pre-equalizzazione sulla base di quelle, ma alla fine è meglio concentrare il lavoro di equalizzazione nel missaggio finale.

Conclusioni
Avete notato cos'hanno in comune tutti e quattro i casi?
Nessuno prevede la possibilità di arrivare con le regolazioni belle pronte, va sempre fatto tutto al momento senza la paura di osare con regolazioni estreme.
Chiaramente i suggerimenti da me proposti non sono l’unico modo corretto di lavorare. Per esempio utilizzando un amplificatore da cinque watt che avrà sempre la necessità di essere microfonato, e magari è pure uno di quelli in cui non si capisce se la manopola dei bassi è collegata davvero al circuito, allora può avere senso mantenere sempre le stesse regolazioni.
gli articoli dei lettori il suono tecniche di registrazione
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