VINTAGE VAULT SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE
Per Guitar Center il futuro è nella fascia alta
Per Guitar Center il futuro è nella fascia alta
di [user #116] - pubblicato il

Le chitarre entry level allontanano i musicisti professionisti, secondo Guitar Center, che vuole puntare su strumenti di fascia più alta per riappropriarsi del mercato.
Quando si parla di un colosso che, nel 2017, si è diretto verso il default con un debito che - da solo - superava un quinto dell’intero mercato dello strumento musicale, tanto grosso è il tonfo, quanto faticata è la risalita in groppa.
La storia è quella di Guitar Center, catena statunitense di riferimento per lo strumento musicale e - ovviamente - per la chitarra, che a partire dal 2018 si è ritrovata protagonista delle cronache per la forte crisi che l’ha portata a dichiarare fallimento, mettendo in dubbio tutti i punti fermi del settore. Il piano di recupero si è messo in moto rapidamente, ma un cambio di rotta appariva necessario. L’assestamento è durato fino all’ottobre 2023, quando Gabriel Dalporto viene nominato nuovo CEO del gruppo, con l’oneroso compito di riportare Guitar Center agli antichi fasti.

Per Guitar Center il futuro è nella fascia alta

La ricetta di Dalporto è chiara, senza troppe sfumature, e il CEO ha inquadrato immediatamente quale sarebbe per lui il problema della catena: “Se entri in un Guitar Center, vedi una montagna di chitarre da 300 dollari. Se sono un musicista serio, non mi sento più nel posto giusto”.

Lo racconta in un’intervista a Music Inc Magazine, dove sottolinea che bisogna evolversi e ricordare chi è il cliente principale. Per Guitar Center, il “cliente principale” pare essere il musicista professionista, quello impegnato in continue sessioni e intensi tour, che richiede strumenti di alta gamma, performanti, senza compromessi.

Il mercato dovrebbe quindi riappropriarsi dell’esclusività che un tempo avvolgeva l’immagine dello strumento musicale e che le moderne tecnologie, insieme con l’espansione dell’Oriente come “fabbrica del mondo”, hanno pensionato rendendo le fasce economiche sempre più aggressive.
Secondo il CEO, bisogna puntare su strumenti professionali ed espandere l’offerta di strumenti di fascia alta, aumentarne l’assortimento in modo che i musicisti possano scegliere, suonarne sul momento, toccare con mano. Una bella visione, non c’è che dire, ma che richiede senza dubbio un impegno economico non trascurabile per un negoziante.
Con più di 300 punti vendita, l’idea di Guitar Center è che il musicista di professione veda ogni store come un terreno a lui congeniale e familiare, un riferimento che possa accompagnarlo nella scelta della strumentazione di alto livello, mettendo in disparte la corsa ai neofiti che è stata invece proposta come il motore del periodo pandemico appena concluso.

In un momento in cui i listini Fender tirano su l’asticella e Gibson continua a snocciolare edizioni ultra-esclusive, il trend sembra dare ragione al nuovo management. Certo, è la soluzione per il rilancio di Guitar Center, che non è detto valga per tutti.
curiosità guitar center
Link utili
La voragine di Guitar Center
Il piano di risalita di Guitar Center
Nascondi commenti     31
Loggati per commentare

di RedRaven [user #20706]
commento del 08/05/2024 ore 20:56:57
E allora falliranno. Chi vuole e può spendere migliaia di euro va in negozi dove non trova il commesso generico ma qualcosa che lo faccia sentire nella boutique della chitarra, come nei negozi flagship Gibson. Se vado in un negozio che è una catena e non trovo spazi idonei dove provare, commessi competenti e assistenza personale post vendita, vado altrove. E non ditemi che Guitar Center può garantire questo ovunque. I megastore sono popolari per definizione, non c'è nulla di male ad essere popolari ma questo è.
Rispondi
di pelgas [user #50313]
commento del 09/05/2024 ore 00:28:47
Fanno bene. In America ormai gli stipendi sono altissimi e la gente vuole qualità.
In Europa invece è il contrario, ci stiamo impoverendo
Rispondi
di geps [user #37612]
commento del 10/05/2024 ore 08:07:30
Stipendi altissimi in America? Sicuramente. Però per l'1%. Una volta che questi avranno riempito gli hangar delle loro ville di chitarre a chi le venderà GC le custom shop con il binding in avorio?
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 10/05/2024 ore 14:26:48
Sono parecchi di più dell’uno per cento, benché di poveri-poveri ne abbiano parecchi.
Rispondi
di geps [user #37612]
commento del 10/05/2024 ore 14:32:59
dovrebbe essere superfluo specificare che mi riferivo a un movimento specifico: vai al link
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 10/05/2024 ore 15:39:09
Non conoscevo/ricordavo.
Rispondi
di geps [user #37612]
commento del 10/05/2024 ore 16:04:49
per dire che non è importate se è l'1% o il 3,5...
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 12/05/2024 ore 19:02:02
Capito - continuo a pensare che le percentuali siano molto più alte dell’uno o del 3,5% per quel che riguarda la musica, che in fin dei conti non è hobby da miliardario. Se l’uno per cento si può comprare lo yacht, ci sarà magari il 40% che si può permettere una (o due) chitarra di pregio, se quello è il suo hobby. Non so se il mio conto sia corretto, ma se lo fosse GC potrebbe aver trovato una strada. Come hanno detto tanti qui, non sarà comunque facile riconvertirsi.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 09/05/2024 ore 07:43:39
Non saprei dire se questa sia la chiave del successo commerciale negli Stati Uniti. In Europa avrei più dubbi. In Italia sarebbe il suicidio: è uno di quei pochi paesi sviluppati dove l'inflazione monstre che abbiamo subito negli ultimi quattro anni ha visto i lavoratori silenti e supini nell'accettare che i propri stipendi non venissero adeguati all'inflazione. Come se non sapessero nulla di cos'è accaduto dal punto di vista economico e come se i sindacati da noi non siano stati ancora inventati. Leggo ancora oggi commenti di chitarristi che se la prendono con Gibson per i prezzi elevati... evidentemente è gente che vive sulla luna e non sa cosa è accaduto a tutti i prezzi, a partire da quello del pane fino a quello delle auto. Risultato: qui si guarda ai prezzi delle chitarre di alta fascia come fossero fantascientifici perché gli stipendi sono sempre gli stessi da vent'anni o comunque negli ultimi quattro anni non sono mutati. La popolazione più ignorante dell'emisfero occidentale.
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 09/05/2024 ore 08:04:51
Non vorrei andare troppo off-topic e sono abbastanza concorde su quello che dici, tranne che…tranne che io penso che l’Italia sia condannata a questo mancato aggiustamento dei salari finché continua a non innovare, non aumentare la produttività, campare su settori super-esposti alla concorrenza asiatica…insomma, siamo legati ad un modello industriale vecchissimo e questo si riflette giocoforza su uno di questi due fattori: il livello retributivo oppure quello occupazionale. Nel mondo che accelera, noi siamo la bella addormentata nel bosco.
Tornando al tema principale credo che GC faccia bene…alla fin fine, da un lato si è esaurita l’ondata di nuovi aspiranti musicisti che era stata determinata dal COVID, e dall’altra avranno cominciato a capire che su di una chitarra da 300 dollari cosa ci vuoi guadagnare? Ci tieni in piedi un negozio fisico? Senza contare che se uno ama/deve risparmiare e prende lo strumento economico, difficilmente poi tornerà a comprare altro di valore…cercherà il pedalino da 30 euro, possibilmente usato così lo paga 20, l’ampli da 300, etc - niente di male, ma con questo tipo di clienti un negozio fisico che paga tutti i relativi costi non regge.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 09/05/2024 ore 08:33:03
Prendo atto di quello che dici ma non ho la competenza per dire qualcosa di certo: gli iperstore a me sembra che campino di prodotti economici, non solo nel mondo della chitarra. Tant'è vero che quando si ritrovano delle custom shop di fascia altissima le trattano commercialmente allo stesso modo delle chitarre da 150 euro: niente foto vere, niente informazioni ecc. E infatti io le compro ovunque tranne che da loro. Questo mi indurrebbe a pensare che si ricavano molti più profitti dalla massa delle vendite di prodotti di bassa fascia. Mi piacerebbe fosse il contrario, ma non sono sicuro che sia così perché non ho informazioni.
Quanto al resto del discorso, hai ragion, ma resteremo sempr gli stessi finché i cittadini non chiederanno di più. La chiave del successo economico di un paese è principalmente una: la mobilità dell'ascensore sociale. Ossia: dove le risorse vengono allocate nel modo più efficiente (e dove le risorse umane vanno a finire nella casella giusta) lì c'è il maggior livello di crescita degli indicatori economici. Perché poi nascerà una competizione per avere le risorse migliori, invece che la corsa al ribasso. Da noi invece l'ascensore sociale è rotto, out of service, da sempre, quindi puoi permetterti di pagare un ingegnere a metà stipendio di un operaio base della Porsche e l'ingegnere dovrà anche ringraziare. Ma finché i cittadini accettano silenti i disservizi forniti da uno stato inefficiente, votano nel peggior modo, non si associano in sindacati che obblighino il sistema a trattamenti da paesi civili (non chiedano, ma obblighino bloccandolo finché non concede), il sistema non avrà alcuno stimolo ad efficientarsi e a innovare. Perché mai dovrebbe farlo?
Tu oggi paghi le tasse per un sistema sanitario che non può visitarti in caso ne avessi bisogno, per un sistema scolastico che dà le briciole a chi dovrebbe insegnare il sapere ai tuoi figli, che ti lascia da solo se l'economia internazionale ti aumenta i prezzi del 40%, che non ti garantisce un salario minimo se il tuo datore di lavoro decidesse di pagarti 1 euro all'ora (magari in nero, perché è tollerato in quanti non esistono controlli) e sei obbligato a comprarti la macchina perché non hai mai visto cos'è il trasporto pubblico di non paese moderno. In pratica paghi le tasse solo per evitare che la baracca vada in fallimento, e per i sindacati è tutto ok.
Poi è ovvio che puoi permetterti solo il pedalino da 30 euro: devi pagare di tasca tua per i figli tutto ciò per cui pagheresti già le tasse.
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 09/05/2024 ore 09:22:50
I prodotti di massa a basso prezzo funzionano, e un iperstore può fare profitti notevoli ma qui parliamo di un bene di voluttuario/lusso all’interno di un negozio specializzato. Non è che la gente di solito compri una chitarra al mese, ne’ ci sono orde di chitarristi che fanno la fila, quindi difficile fare profitti sui volumi. Immagino anche che abbiano una qualche ricerca di mercato che supporta la loro tesi che se il negozio è percepito come di bassa fascia respinge i clienti di fascia alta, anziché sommarli - e quello cambia tutto. Se devo scegliere, da negoziante voglio sempre i clienti più danarosi nel mio negozio. Poi fa tenerezza come parlino di musicisti professionisti come target perché non sono certo loro i più ricchi (rockstar a parte), ma poco cambia.
Sullo stato italiano inefficiente sfondi una porta spalancata; io pago fior di quattrini di tasse in quanto dipendente con trattenute alla fonte per servizi che non uso perché comunque non funzionano e che mi pago privatamente a parte; sostanzialmente faccio welfare per pagare degli stipendi qua e là. Però torniamo al punto che dicevo: se i servizi fossero efficienti molte persone nemmeno sarebbero necessarie, dovresti licenziarle e questo avrebbe un effetto depressivo sui consumi, etc. Certo, potrebbero trovarsi qualcos’altro, ma nell’Italia di oggi cosa sarebbe questo qualcos’altro? È una brutta spirale, dalla quale non è semplice uscire.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 09/05/2024 ore 09:33:06
Di sicuro hanno fatto delle ricerche, quindi sì lì sarà senz'altro come dici tu. Qui da noi non lo so. Compro chitarre in Germania in un negozio che tiene esposte le chitarre come fossero quadri di pregio, però non è una catena ed ha pochi selezionati clienti. Sicuramente una catena GC ha i suoi dati commerciali e avrà valutato che conviene elevare l'asticella.
Sul sistema economico efficiente invece non posso darti ragione: non ci sono licenziamenti da fare ma rendere produttivo il lavoratore (se anche fosse licenziato, un sistema efficiente lo riassorbe, lo forma e lo ricolloca: basta vedere il sistema tedesco o scandinavo). Ma questo non accadrà mai se il sistema non è obbligato a farlo. E nessuno lo obbligherà se non le forze sociali organizzate (che da noi non sono mai realmente esistite se non come supporto elettorale a un partito).
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 09/05/2024 ore 09:54:16
Si, cercavo di dirlo alla fine del post, mi sono spiegato male…un sistema che funziona offre opportunità di ricollocamento ma nell’Italia di oggi quali sono? E diventa un cane che si morde la cosa - da dove cominci? Tagli e poi speri di costruire oppure costruisci prima di tagliare? Idealmente la seconda, ma dove trovi i soldi?
Rispondi
di kitestra78 [user #30170]
commento del 09/05/2024 ore 09:35:09
Ma io mi chiedo: quanto è numerosa la fascia di questi musicisti professionisti che vogliono "chitarre senza compromessi" ad un prezzo da boutique? E quanto guadagnano? Osservando il mondo della musica attuale direi molto pochi e altrettanto male in arnese, e in ogni caso, temo, poco propensi a spendere frequentemente migliaia di euro per quello che alla fin fine resta uno strumento di lavoro (di un lavoro che certamente non rende milionari ma, nella migliore delle ipotesi - e sottolineo migliore - forse "benestanti", se è un termine che ancora significa qualcosa).
Sarei proprio curioso di vedere le "assumptions" del nuovo piano industriale: quanti musicisti si ipotizza vadano a spendere nei negozi, con che spesa media e con quale frequenza, in comparazione con i costi della catena. Altro che risalita...
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 09/05/2024 ore 09:50:41
Ma infatti…quel passaggio sui “musicisti professionisti” io l’ho inteso come “liberi professionisti e altri con buon tenore di vita” - però oggettivamente sarebbe stato meno bello ed allora eccoti servita la frase politically correct…:-)
Rispondi
di kitestra78 [user #30170]
commento del 09/05/2024 ore 09:55:10
Non credo, perchè il riferimento a "quello impegnato in continue sessioni e intensi tour" lascia poco spazio all'interpretazione. Sono però d'accordo sul fatto che, se lo si intendesse nel senso che hai ipotizzato tu, forse il piano industriale reggerebbe meglio. Dal mio modesto piano di osservazione, infatti, spende più il non professionista benestante (e mediamente da "giro di do"), compulsivamente malato di onanismo chitarristico, che non il session man di Nashville... ;-)
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 09/05/2024 ore 10:03:10
Io sono convinto che sia così ma che per ragioni di marketing si privilegi una comunicazione esterna che è centrata sul professionista. Come del resto i mille negozi per “professionisti del bricolage”, del giardinaggio, etc - anche qui, il grosso dei clienti non sono professionisti ma mica fa figo promuovere il negozio per “hobbisti danarosi”, no?
Detto questo, in America il business musicale è messo comunque meglio che da noi.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 09/05/2024 ore 10:50:26
Mah, un "musicista serio" solitamente si serve di un negozio serio, e lo stesso vale per un principiante, o per un padre, o madre, che vuole acquistare uno strumento per il figlio o figlia.
E un negozio serio dev'essere fornito di tutto, fscia alta, media e bassa.
Rispondi
di zabu [user #2321]
commento del 09/05/2024 ore 16:29:2
Vivo negli Stati Uniti e ho Guitar Center a dieci minuti di macchina da casa. Non sono mai riuscito a farci grosse spese, se non una volta -nel lontano 2006- quando ci presi una Gretsch recensita qui:vai al link Effettivamente fino al 2012 circa, che io possa ricordare, capitava frequentemente che Guitar Center mettesse degli strumenti a fine serie a prezzi ridicolmente bassi, oppure che praticassero sconti eccezionali in negozio in occasione del Black Friday o altri eventi. Progressivamente queste occasioni sono andate scemando fino ad esaurirsi. In generale comprare uno strumento a Guitar Center significa interagire con commessi molte volte (troppe) poco preparati, mossi dal desideri di prendere la commissione sulla vendita di uno strumento costoso. Gli strumenti in negozio sono tenuti maluccio, spesso presentano segni dovuti a clienti poco attenti che provano gli strumenti. Sono poi poco elastici sui prezzi, che non sono assolutamente i migliori disponibili sul mercato. Mentre un negozio indipendente ha flessibilità, difficilmente a Guitar Center si discostano dal prezzo imposto, a meno che non ci sia qualche promozione in corso. Ogni tanto capitano ancora offerte sulla carta convenienti. A gennaio sono andato a provare una Martin d18 nuova che stava in offerta, era un modello fatto a posta per Guitar Center. Peccato che aveva la cassa segnata dal tampone utilizzato per la lucidatura, che aveva lasciato tutti segni circolari. Ho fatto presente il problema, ma mi hanno offerto solo un minimo sconto supplementare ho lasciato perdere. In conclusione sarò contento se metteranno strumenti di maggiore qualità nel mio negozio vicino casa, visto che da anni non si vedono più né Gibson né Fender Custom Shop. Credo che se vogliono fare il salto di qualità dovranno lavorare molto sul personale (offrendo magari anche stipendi migliori, perché comunque pare gli impiegati non durino molto). Vediamo se riusciranno...
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 09/05/2024 ore 17:03:01
Ecco, appunto, il negozio serio, di coseguenza il suo futuro, si vede da tanti dettagli e da quello che descrivi li percepisco carenti... non solo dal trattare la "fascia alta".
Avranno da lavorarci.
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 09/05/2024 ore 18:05:53
È un po’ il problema delle grandi catene…ti ricordi quando esistevano ancora i negozi di dischi quanta differenza passava tra l’andare in un negozietto specializzato con un commesso con competenze enciclopediche (di solito oltre a fare il commesso era anche il gestore) o l’andare da, che so, un negozio Ricordi o Messaggerie e chiedere consigli?
Rispondi
di Daffy Dark [user #64186]
commento del 10/05/2024 ore 16:37:42
ti ricordi quando esistevano ancora i negozi di dischi quanta differenza passava tra l’andare in un negozietto specializzato con un commesso con competenze enciclopediche (di solito oltre a fare il commesso era anche il gestore) o l’andare da, che so, un negozio Ricordi o Messaggerie e chiedere consigli?
Per fortuna dalle mie parti sono rimasti ancora in piedi qualcheduno di questi negozi di dischi, e per fortuna sono spariti i negozi come Ricordi.
Pensa che ce ne è in particolare uno che è ubicato in un paesino piccolissimo in mezzo alle 2 province tra MO e RE, il paesino si chiama Veggia, e il negozio Mondo Musica, il proprietario ne sa a pacchi ti trova l'introvabile e non so come abbia fatto a sopravvivere da decenni, tanto di cappello!
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 12/05/2024 ore 18:55:35
È vero, questa è gente che riesce a ritagliarsi uno spazio anche quando il vento tira in direzione opposta. Qui a Milano frequentavo parecchi negozietti piccoli, di solito specializzati in un genere ben preciso (c’era quello che teneva classica, l’altro che vendeva jazz, uno metal, un altro punk, un altro ancora prog…e ognuno aveva un pubblico di riferimento che rifletteva questi generi alla perfezione anche nel look - io all’epoca ero “catalogato” metal); adesso andrei anche, alcuni li ho frequentati fino a poco prima che chiudessero e tante volte uscivo con un cd anche se non ero partito con l’idea di prendere qualcosa, giusto per sostenerli. Ma la comodità di trovare tutto online spedito a casa li ha massacrati. È un peccato, perché la musica è anche condivisione ed era bello farsi consigliare (e poi imparare a proprie spese di quali consiglieri non fidarsi).
Rispondi
di Daffy Dark [user #64186]
commento del 12/05/2024 ore 19:57:4
Un altra fonte preziosa che abbiamo perso, parlo naturalmente nella mia zona (MO) e (RE), sono state 2 grandi emittenti radiofoniche dove migliaia di persone hanno potuto ampliare la propria conoscenza musicale tra rock e derivati, ma non solo,
una si chiamava K-Rock trasmetteva per le province di Reggio, Parma e Modena, durata 25 anni circa poi purtroppo ha terminato le trasmissioni in FM perché Radio Birichina mi pare, ha acquisito quelle frequenze, un altra radio che trasmetteva a circa 1 Km da casa mia era Antenna 1 Rock Station quando abitavo ancora a Sassuolo.
Ora non so se queste si possano trovare online in streaming, però grazie a queste io ho conosciuto un sacco di musica internazionale e anche un sacco di band e artisti,
per me una vera manna dal cielo prima dell'avvento di internet e del tubo!
Rispondi
di zabu [user #2321]
commento del 10/05/2024 ore 00:05:12
Si, poi trattandosi di una catena figurati, ce ne vuole ad attuare con successo queste trasformazioni in trecento e passa punti vendita. Come scrive sotto alexus77 dovranno partire con bel numero di chiusure, anche perché in alcune città c’è addirittura più di un negozio (ricordo a Cleveland per esempio ce ne sono due) e talvolta sono in aree anche economicamente depresse.
Rispondi
di alexus77 [user #3871]
commento del 09/05/2024 ore 20:49:12
Esattamente. L'unica ragione per cui vado da GC e' per dare un'occhiata a offerte, o per prendere al volo delle corde o un cavo, ma anche li vado di preferenza online. Ho comprato una chitarra usata la scorsa settimana, la competenza dei commessi era a dir poco patetica. Pero' affari ancora se ne fanno, avevano una cassa 2x12 della DV Mark a poco piu' di $300...
Negli anni ho fatto grandi affari, prezzi scontatissimi, ma non ho mai trovato da GC un vero strumento di alto livello. Francamente, se questo e' il nuovo modello che vogliono seguire, immagino dovranno partire da una seria ristrutturazione del network, con tante chiusure, o riduzioni nelle dimensioni di altri negozi, che aumentare la qualita' vuol dire anche ridurre gli spazi, magari spostando l'offerta economica solo online. Allora forse si, potrebbero anche farcela, ma il tipo di business cambierebbe drasticamente.
Rispondi
di zabu [user #2321]
commento del 09/05/2024 ore 23:58:53
Che dire, mi sembra ovvio che dopo i fasti del lock-down, dove comunque i negozi di strumenti hanno venduto moltissimo, siamo in una fase di contrazione/riassestamento del mercato. Probabilmente hanno capito, finalmente, che con il loro modello di vendita non vanno da nessuna parte. D'altro canto già prima della pandemia avevano sperimentato con cose diverse, buttandosi sulle lezioni di chitarra, non so con quanto successo. Comunque, questa idea di trasformare Guitar Center in un serie di negozi boutique pare pure a me difficile da attuare, ma forse gli rimane solo questa carta da giocare.
Rispondi
di alexus77 [user #3871]
commento del 10/05/2024 ore 00:36:54
Eh si… però se voglio uno strumento al top, io continuo ad andare da Wildwood.
È il canto del cigno
Rispondi
di savakingyes [user #50496]
commento del 09/05/2024 ore 22:00:3
Non so in America ma qua in Italia (paese con una classe politica ridicola e pietosa) e tra i paesi con gli stipendi più bassi ed un clima ostile alla culturale musicale direi che il rapporto PRO amatore sia 1: 10.000
Rispondi
di Ghesboro [user #47283]
commento del 10/05/2024 ore 10:58:4
Meglio, i pezzentoni tanto vanno di harley benton e brand simili e si dicono sempre estasiati, penso non gli cambierà la vita.
Rispondi
Altro da leggere
Industria musicale contro le AI: è guerra aperta
Apple ritira lo spot che fa imbestialire i musicisti
AC/DC: Too Old to Rock 'n' Roll?
Eddie Vedder: "…è il disco migliore che abbiamo mai fatto!"
Duane Eddy è morto: padrino del twang, è stato il pioniere del surf rock
La Lucille che BB King regalò al Papa è all'asta
Articoli più letti
Seguici anche su:
Scrivono i lettori
La mia LadyBird
Gibson Les Paul R0 BOTB
Serve davvero cambiare qualcosa?
70 watt non ti bastano? Arriva a 100 watt!
Manuale di sopravvivenza digitale
Hotone Omni AC: quel plus per la chitarra acustica
Charvel Pro-Mod DK24 HSH 2PT CM Mahogany Natural
Pedaliere digitali con pedali analogici: perché no?!
Sonicake Matribox: non solo un giochino per chi inizia
Ambrosi-Amps: storia di un super-solid-state mai nato




Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964