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Assestamento CITES: la Cina sblocca la produzione di palissandro dopo un mese di fermo
Assestamento CITES: la Cina sblocca la produzione di palissandro dopo un mese di fermo
di [user #17844] - pubblicato il

Il palissandro d'uso comune su chitarre e bassi è entrato a far parte dei legni protetti dal CITES, e nuovi obblighi potrebbero limitare la produzione e la detenzione di strumenti che ne impiegano. Mentre il mercato internazionale corre ai ripari, proviamo a fare chiarezza sulla situazione attuale.
Ogni anno, delle nuove specie vegetali e animali entrano a far parte delle competenze del CITES, ma per il 2017 nel mirino sono finite numerose varietà di palissandro che, la sorte vuole, sono le stesse usate sulla stragrande maggioranza delle chitarre e dei bassi, dai più preziosi a quelli meno costosi.
La questione interessa costruttori, rivenditori e anche l'utente finale e i privati, che potrebbero ritrovarsi ad avere a che fare con l'obbligo di mettere in regola i propri strumenti anche retroattivamente e con prassi ancora da definire.
Le istituzioni si stanno muovendo per rendere le procedure più chiare possibili e non è il caso di farsi prendere dal panico. Tuttavia c'è ancora una certa confusione nell'ambiente e ogni Paese interpreta e regolamenta le direttive del CITES secondo le proprie leggi, quindi le informazioni che oggi è possibile reperire dagli USA e altre nazioni non sono necessariamente utili per l'Italia. Ci sono alcuni Paesi di cui, però, è il caso di preoccuparsi particolarmente: la Cina è produttrice di una gran quantità degli strumenti che troviamo appesi nei negozi di tutto il mondo, e qualcosa sta cambiando in oriente.
Abbiamo contattato Eko Music Group, che produce strumenti in Cina, li distribuisce internazionalmente e ne importa altri in Italia dai marchi di fabbricazione asiatica, per sapere cosa sta accadendo dall'altra parte del mondo e come si ripercuoterà sul mercato italiano. Roberto Fontanot ci ha aiutato a delineare un quadro più chiaro della situazione attuale del mercato per ciò che riguarda il traffico dalla Cina verso l'Italia e dall'Italia verso il resto del mondo.

Assestamento CITES: la Cina sblocca la produzione di palissandro dopo un mese di fermo

Pietro Paolo Falco: La Cina è un vero gigante nella produzione di strumenti musicali, e anche Eko ci lavora molto. Come ha accolto il Paese le modifiche CITES. Cosa sta succedendo laggiù?
Roberto Fontanot: La Cina il mese scorso, quando si è resa conto che il problema è di caratura internazionale, nel dubbio ha disposto che non venisse spedito nulla verso l'estero se non dopo che il governo avesse creato una strategia di comportamento a livello nazionale.
Per cui, prova a immaginare, è rimasta bloccata tutta la produzione mondiale delle chitarre per un mese, un mese e mezzo.
Il giorno 4 le istituzioni hanno risposto e hanno deciso che tutte le fabbriche devono certificare e, in tal senso, hanno imposto a tutti i produttori che utilizzano il palissandro di mandare il personale a fare due giorni di corso, quindi l'11 e il 12, per la zona in cui lavora Eko, tutte le fabbriche manderanno dei dipendenti a imparare a gestire la documentazione.
Al momento i tempi di certificazione sono di trenta giorni, e questo crea grossi problemi. Un po' tutte le aziende si sono lamentate, ma questo è l'inizio, e andando avanti riusciranno senz'altro a rendere un po' più semplice il procedimento.
Al momento non è chiaro se la Cina certificherà semplicemente se la cosa è a norma o se farà seguire anche la certificazione della specie. Perché al momento sembra non siano in grado neanche di fare questa cosa. In più, si aggiunge la possibilità di mettere a norma tutto il magazzino, e anche quello è un grosso problema.

PPF: Cosa cambia invece per ciò che riguarda gli strumenti che devono circolare dall'Italia verso gli altri Paesi?
RF: Sembrerebbe che chi deve fare esportazione avrà bisogno di nuovo di una certificazione CITES relativa all'esportazione. Quindi i prodotti dovranno essere accompagnati da una fattura con data ingresso e relativa certificazione.
Puoi immaginare per un distributore che casino sarà, perché in magazzino stocca diversi lanci di produzione e, quando deve spedire a un cliente le sue venti o cinquanta chitarre, potrebbero appartenere al vecchio magazzino prima del 2016, potrebbero essere della spedizione di febbraio, di marzo... e bisognerà cercare la fattura, chitarra per chitarra, e la relativa certificazione.

Assestamento CITES: la Cina sblocca la produzione di palissandro dopo un mese di fermo

PPF: Cosa succede, invece, se si opera entro i confini dell'Unione Europea?
RF: La documentazione non è richiesta a livello Europa. Al momento, se devo fare una certificazione Italia per l'Italia, neanche la posso fare. Ma anche questo andrà chiarito perché, se importo regolarmente una chitarra dalla Cina, certificata, finché la tengo in magazzino avrà un CITES che sarà quello dalla Cina. Supponiamo che io la voglia vendere in Germania: il tedesco la compra, ed è ok, ma poi supponiamo che lui voglia fare un viaggio in America. Senza certificazione come fa?
Credo che alla fine bisognerà creare davvero un documento accompagnatore strumento per strumento, perché o certifichi o non certifichi, non puoi permetterti di non dotare la chitarra del documento solo perché può circolare liberamente in Europa. Non puoi costringere il musicista a evitare un giro all'estero per paura di essere fermato e, ti dico, già lo fanno.

PPF: Questa è una preoccupazione di molti: ci si può davvero trovare la chitarra confiscata alla dogana durante un semplice viaggio?
RF: La polizia tedesca e quella svizzera questa cosa qui l'hanno capita benissimo da almeno sei o sette anni. Quando arrivi in Svizzera ti aprono la custodia e guardano già che cos'è. Se per caso hai una Stratocaster degli anni '60 non fare la cazzata di arrivare in Svizzera senza la certificazione perché, anche se è lapalissiano che la chitarra sia stata prodotta in degli anni in cui la certificazione non esisteva, ti viene sequestrata. Resta lì. Ho clienti che hanno pianto per questa cosa.
Quando hanno bloccato - per fortuna - il commercio dell'avorio, chi ha certificato di avere un pianoforte in avorio può detenerlo, perché sennò è come un'arma, c'è la denuncia penale. Avresti dovuto certificare anche il possesso tuo, domestico.

PPF: Immagino che le nuove procedure finiranno per incidere anche sui costi di produzione. Cosa cambierà per i consumatori?
RF: Io credo che alla fine tutti i produttori cercheranno di assorbire i costi per non farli pesare sull'utente finale, perché dei costi di gestione ci saranno di sicuro.
Ho un carissimo amico, che è il re del palissandro lì in Cina, e la sua licenza è proprio decaduta. Con le normative nuove, è "ok, quello che hai fatto fino adesso è fatto, ma da domani non vale più nulla", quindi sta richiedendo licenze nuove per fare il commercio.
Poi in Cina in questo periodo ci sono dei grandissimi casini, stanno cercando di rimediare all'inquinamento con leggi molto rigide che sta applicando il governo centrale saltando addirittura le province, sta cambiando tutto. Le fabbriche stesse vengono visitate dagli ispettori continuamente perché vogliono ottenere dei risultati nel breve termine. I prezzi aumenteranno più per quello che per il discorso del palissandro.

PPF: L'uso del palissandro potrebbe comunque essere messo in dubbio a causa di queste nuove complicazioni?
RF: Parlavo con questo amico, ed era in dubbio anche lui su quello che sarà il futuro del palissandro in Cina, perché già molte fabbriche stanno pensando di utilizzare dei materiali di sintesi, che io ho anche testato. Ce ne sono tre o quattro in circolazione, molto belli, e ce ne sono cinque o sei molto economici, ma devo dire che quello economico anche un addetto ai lavori come me fa fatica a capire che non sia palissandro vero, sono veramente splendidi. Quelli belli, poi, sono proprio bellissimi: anche se li tagli di sezione, sembra proprio legno, se li rompi si rompono come il legno, li devi bruciare per sentire che c'è la resina dentro.
In tanti stanno pensando di muoversi in quella direzione per saltare il discorso della normativa, però rimane sempre il dubbio che poi il mercato lo apprezzi. Chi ci dice che il chitarrista accetterà di acquistare uno strumento con la tastiera in resina anziché in palissandro?
Al momento non sembra neanche che il palissandro possa aumentare per questo motivo. In Cina, tanti si sono organizzati, ne hanno acquistato grandi quantità e hanno fatto magazzino perché avevano annusato questa cosa, però non è neanche detto che il prezzo salirà. Può anche essere che aumenterà un casino la resina perché tutti vorranno usarla!

(ndr: immagini di repertorio)
chitarre acustiche chitarre elettriche cites eko music group interviste liuteria roberto fontanot
Link utili
Nuove certificazioni CITES per il palissandro
Sito Eko Music Group
Regole per l'importazione dagli USA
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Commenti
di MojoKingBee [user #39456] - commento del 10/01/2017 ore 08:52:20
TIL: stai lontano dalla sbizzera
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di ADayDrive [user #12502] - commento del 10/01/2017 ore 08:56:14
Non mi infilo nel tunnel delle considerazioni su economia e geopolitica perché non ne sono in grado, ma, essendo possessore di una Hagstrom con la tastiera in Resinator e trovandomici benissimo, posso affermare che i materiali di sintesi potrebbero essere la soluzione giusta. Capisco si possa scontrare contro il conservatorismo dei chitarristi, ma è il problema di ogni innovazione.
Rispondi
di Pearly Gates [user #12346] - commento del 10/01/2017 ore 09:03:0
anche io ho una Hagstrom e va benissimo
Rispondi
di eugenio01 [user #39191] - commento del 10/01/2017 ore 15:38:22
io ho comprato la hl550 per l'incredibilmente assurdo color vinaccia e per provare quel materiale.
Il manico in Resinator va benissimo.
Sotto le dita non avverto alcuna differenza e se proprio dovessi dirne una mi sembra quasi che risponda meglio, mi sembra più "elastico" per quel che possa contare o significare.
Vedremo sulla durata ma mi sa che durerà più lui di me....
Rispondi
di maplesugar53 [user #20529] - commento del 15/01/2017 ore 08:44:21
Possiedo una Hagstrom HJ 600,tastiera in Resinator assolutamente splendida!!!!
Penso possa essere veramente la strada del futuro.
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 10/01/2017 ore 09:14:22
Intanto questo è il frutto della brutta abitudine che abbiamo noi uomini di consumare a dismisura, senza preoccuparci delle conseguenze che ne derivano.
ll deforestamento del pianeta è in atto da molto tempo, perché ci piace il pavimento di casa di quel bel legno venato, o perché bisogna fare spazio agli allevamenti intensivi di animali, per rifornire le tonnellate di carne che i fast-food e la grande distribuzione (di tutto il mondo) richiedono, perché i consumatori lo richiedono. E per la nostra sopravvivenza è una vera catastrofe. Andiamo a cercare le possibilità di vita su Marte e non siamo capaci di preservare il patrimonio prezioso e delicatissimo che abbiamo. Fino a prova contraria è il sottilissimo strato di atmosfera che ci permette di respirare, mangiare, suonare e ascoltare musica; ed è generato dagli alberi.
Scusate, ma mi sentivo di dirlo.
Detto questo, il palissandro è una specie che si sta decimando (evidentemente si è abusato del suo consumo), ha una crescita molto lenta quindi risulta difficile il suo mantenimento e ricambio generazionale.
Poi che il CITES sia un pachiderma burocratico forse è poco ma sicuro (ma quale ente mondiale o locale non lo è), e questa faccenda della certificazione credo che impedirà molte cose.
Però è ora di cominciare a consumare da foreste sulle quali è in atto in programma serio di mantenimento e rigenerazione. Non sono di quelli che dice che non si deve consumare, ma è importante consumare con criterio. Gli effetti della catastrofe già in atto lo stiamo già vedendo, da tempo.
Certo che parlare di queste cose con i cinesi, con Trump, e con una miriade di altri personaggi che muovono le pedine della scacchiera del mondo, ci sarà da piangere.
Rispondi
di Dinamite bla [user #35249] - commento del 10/01/2017 ore 11:13:43
concordo in pieno
Rispondi
di Benedetto [user #41804] - commento del 10/01/2017 ore 09:33:32
Lasciamo in pace questi poveri alberi e facciamole di plastica queste benedette chitarre...
Rispondi
di tylerdurden385 [user #30720] - commento del 10/01/2017 ore 10:02:34
E come faremo? Faremo come per qualsiasi altra cosa. E' sufficiente che i brand maggiori adottino la soluzione sintetica e tutti seguiranno a ruota. Ne vedremo delle belle sull'usato, questo è poco ma sicuro. Nel frattempo, per dirne una, i falconieri ogni volta che mettono il naso fuori di casa con i propri animali si portano dietro i documenti, perché in caso di controllo da parte della forestale devi essere in regola con l'animale, dimostrandone i natali. E pensate che se si vuole praticare attività venatoria con un falco, oltre al CITES, servono pure licenza di caccia e porto d'armi (si, un falco viene equiparato ad un fucile). Perciò una volta sancite le prassi da seguire non sarà poi così complicato gestire la faccenda. Tra l'altro ci sono software gestionali (tipo SAP) che consentono senza troppi sbattimenti di seguire i materiali e i semilavorati durante tutte le fasi della lavorazione, tutto sta ad insegnare alla gente a lavorare in maniera più rigorosa e confacente ai nuovi algoritmi.
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 10/01/2017 ore 10:22:3
Se potessi andare in comune domattina, prendere un modulo, compilarlo, timbro, e sono a posto, sarei felicissimo di farlo. Invece prevedo caos, tra l'altro farei l'esperimento di entrare in un negozio, anche di quelli grandi, e iniziare a chiedere informazioni sul cosa fare, come e dove. Credo si aprirebbero le porte dell'inferno.
Riguardo al "passatismo" del legno, sinceramente non esaspererei la cosa: il 99% delle chitarre è in legno, non è che da domani è obsoleto e la resina è il futuro, quante volte l'abbiamo visto? poi mi pare di capire che sia resina con impastato legno polverizzato quindi si sposta il problema soltanto.
Rispondi
di tylerdurden385 [user #30720] - commento del 10/01/2017 ore 10:55:46
Il caos ci sarà solo se non si avrà voglia di evitarlo...Sul discorso resina è un po' una provocazione. Ma d'altronde se con buona pace degli amanti veri della guida tutte le auto oggi montano un servosterzo elettronico invece che idraulico e se fra un annetto non ci sarà nemmeno un pc con porte USB-A ma solo C, non vedo perché se si volesse non si potrebbe optare per una soluzione radicale anche nell'ambito delle tastiere delle chitarre. Ribadisco, è una provocazione, ma, come per gli esempi sopra riportati, sarebbe sufficiente che i brand maggiori investissero in cataloghi colmi di chitarre prive di legni a rischio e la clientela dovrebbe adeguarsi di conseguenza, succede così in ogni ambito.
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 10/01/2017 ore 10:14:23
Spero che finalmente si comincino ad utilizzare materiali diversi,e che certi "dinosauri" del pensiero vadano in pensione e se ne facciano una ragione,tra poco sentiremo parlare anche del Palissandro NOS,halleluiah.
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 10/01/2017 ore 10:25:46
per tua informazione si parla già di palissandro NOS: c'è chi si fa sostituire la tastiera in palissandro Brasiliano di recupero, che ha provenienza o di vecchi strumenti, o comunque da stock vecchi, o riciclato da altre fonti (mobili?) dato che una volta si usava in scioltezza e adesso viene a peso d'oro. Sinceramente non mi pare una "paturnia" gratuita dei chitarristi: parliamo dei violini in abete della val di Fiemme? ci sono anche in carbonio, ma parlane con un violinista serio. Il legno non è l'unico materiale esistente, ma ha caratteristiche precise, se usi altro, otterrai altro.
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 10/01/2017 ore 10:32:03
Pragonare un violino ad una chitarra elettrica,se mi permetti mi fa un pò ridere,gli strumenti prettamente acustici elettrificati (tipo violino elettrico) sono utilizzati solo per certi contesti(sicuramente non in quello "classico"),in uno strumento acustico il suono lo determina la risonanza dei legni,in una elettrica (specie se solid body) anche no.Se tu riesci a notare la differenza di suono tra una tastiera in palissandro normale ed un di quelle "rifatte" di cui mi parli qui,beh buon per te,vai alla NASA avrai un futuro.Comunque se ti interessa ho un intero salotto in Palissandro massello degli anni '70,sto svuotando una casa,accetto offerte!
P.S.
magari chiedi anche a Paolo Anessi se la sua Hollow Body "Ran de gal" che ha un sacco di carbonio dentro suona male :-) Io l'ho provata a Sarzana ed era fantastica.Magari chiedi direttamente ad Erich lui è un "liutaio" vero vai al link
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 11/01/2017 ore 19:26:47
Tutta questa polemica non la capisco: evidentemente sei del "partito" che dice che il suono lo fanno i pickup. Ci sono persone che invece sostengono che i legni abbiano un influsso decisivo sul suono finale. Una chitarra in carbonio non suonerà ne meglio ne peggio, se fatta bene, suonerà diversa. I violini hanno senso come esempio: uno in carbonio on avrà "quel" suono che ci si aspetta. Poi possiamo parlare di innovazione vs conservativismo quanto vuoi, ma questo è.
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 11/01/2017 ore 20:23:11
Dove la vedi la polemica? E' una normale discussione con diversi punti di vista,non sono di nesun "partito" ho semplicemente detto quello che penso,mi pare normale,
"Ci sono persone che invece sostengono..."
ci sono anche persone che sostengono di essere state rapite dagli alieni se è per quello. :-)
Rispondi
di lospilung [user #18940] - commento del 10/01/2017 ore 13:40:23
Mi scuso ma non ho capito,se volessi fare solo una scampagnata in Svizzera,con chitarra acustica 'scrausa' appresso fatta chissa' dove e chissa' quando rischio il sequestro dello strumento?
E chi lo dice che la tastiera e' di palissandro?solo perche' e' marrone? potrebbe essere anche compensato verniciato o i doganieri hanno fatto un corso di liuteria?
Rispondi
di LuigiFalconio85 [user #42411] - commento del 10/01/2017 ore 13:56:08
Quindi se volessi comprare una chitarra su Amazon.com in America dovrei fare qualche documento?
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 10/01/2017 ore 14:21:02
Credo che allo stato attuale, se la chitarra contiene palissandro, non te la spediscono. Molte ditte e negozi americani si stanno comportando in questo modo per evitare problemi, in attesa se possibile di futuri chiarimenti.
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 10/01/2017 ore 21:09:14
Non puoi conprare una chitarra e fartela spedire in italia da Amazon.com,perchè ti dicono che c'è il sito Amazon "locale",quindi il problema non si pone.Oggi ho fatto un paio di telefonate in due posti che conosco bene negli USA,e mi hanno detto che per ora non ci sono assolutamente problemi a spedire una chitarra con manico in palissandro qui o altrove.E' scoppiata una bomba a salve per adesso,e conoscendo i tempi i modi in cui opera la pubblica amministrazione, e sopratutto i problemi che ha l'Italia in questo momento,non credo che succederà niente di che nel breve/medio termine.
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 11/01/2017 ore 15:45:02
Questa e' un'informazione interessante. Alcune ditte pero' (mi viene in mente Musikraft) hanno effettivamente sospeso per ora gli ordini verso l'Europa. Andertons in Inghilterra d'altro canto non spedisce verso gli Stati Uniti e Australia. Mi pare si procede ad ordine sparso!
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 11/01/2017 ore 16:03:52
Per ora sui maggiori siti online Europei non ci sono problemi di spedizione (in ambito Europa intendo) o di certificato mi pare.Non viene assolutamente menzionato.
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 11/01/2017 ore 16:22:22
La spedizione all'interno dell'Europa non e' un problema e neppure dovrebbe esserlo in futuro. Uscendo dai blocchi economici (Nord America, Europa, Asia etc.) che si pongono i problemi. Sui certificati effettivamente non si sa nulla e credo ci vorranno mesi per vedere nuovi strumenti provvisti di qualche tipo di documentazione.
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 11/01/2017 ore 16:26:44
Ah ecco,questa cosa credevo che si applicasse sempre e comunque anche tra stati Europei.
Rispondi
di LuigiFalconio85 [user #42411] - commento del 11/01/2017 ore 17:38:04
hai ragione...ma ebay.com?
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 11/01/2017 ore 20:20:18
Su Ebay è un altro discorso perchè sono venditori singoli,qualcuno spedisce anche oltre oceano ma i costi sono alti, se poi ci sommi le tasse doganali non conviene molto,a meno che sia un articolo introvabile qui e lo vuoi per forza.
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 10/01/2017 ore 14:14:36
Premetto che sono assolutamente favorevole ad una limitazione dell'utilizzo del palissandro per ragioni ambientali. Sono contento anche di sentire che esistono materiali sintetici per le tastiere che sono una valida alternativa. In fondo credo che per per il mondo delle chitarre il grosso impatto sarà sul mondo delle acustiche, ma anche li' alternative ci saranno sicuramente.

Fatta questa premessa pero' devo dire che la gestione di tutta la faccenda da parte degli organi competenti (e del CITES in particolare) e abbastanza kafkiana. Se ho acquistato in modo perfettamente legale uno strumento in palissandro a Dicembre 2016, qualche settimana dopo mi ritrovo con una patata bollente. E' un po' paradossale. Come e' paradossale per me che si ragioni per blocchi economici (Asia, Europa, Nord America etc.) Basterebbe in fondo che dal 2017 i nuovi strumenti fossero accompagnati dall'atto dell'acquisto da un certificato (o se vogliamo una sorta di passaporto) valido per tutte le aree e si risolverebbe il problema. Capisco che e' più facile a dirsi che a farsi e che tutto il processo comporta una mole enorme di lavoro, pero' si sarebbe dovuto lasciare un po' di tempo anche per gli adeguamenti. Scaricare sull'acquirente la responsabilità di ricertificare di nuovo il palissandro di una chitarra in uscita da uno dei blocchi economici la trovo poi una prassi bizantina.
Rispondi
di Claes [user #29011] - commento del 10/01/2017 ore 15:27:57
Prassi bizantina davvero! Descrivi e riassumi bene i lati pratici. Una prassi più semplice richiede un divieto di produzione nuova data X e lasciar stare prodotto da sempre immerso nel mercato - inclusi prodotti fabbricati non ancora venduti. È legno già depletato... e una "patata bollente" se tutti i chitarristi di tutto il mondo aderente a CITES va in sciopero!!! Tutti a casa per seguire il telegiornale e l'annuncio "ha vinto la causa dei chitarristi".
Ad ogni modo, Fender-Gibson-Ibanez & company devono adeguarsi cercando di replicare il palissandro e competere in lanciare e pubblicità per tastiere sintetiche loro. È una storia tutta da seguire...
Rispondi
di RedRaven [user #20706] - commento del 11/01/2017 ore 19:32:46
Da un lato non capisco perchè si dica che il palissandro è solo per le tastiere e si possa trovare comoda alternativa sintetica: molte acustiche, classiche e flamenche hanno fasce e fondo in palissandro.
Dall'altro, è un legno come un altro, se si coltiva e gestisce come per gli altri non vedo problemi.
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 10/01/2017 ore 14:47:2
Attenzione, nessuno ha scaricato nulla: al momento è tutto nel limbo. A mio parere il modo migliore per risolverla è lasciare ai possessori di chitarre in palissandro tre mesi di tempo per autodichiarare che possiedono la chitarra da prima dell'entrata in vigore della normativa. E' ovvio, infatti che se possiedo una chitarra il 2 febbraio 2017 non posso averla comprata il 3 marzo dello stesso anno.
Però prevedo un effetto negativissimo per i rivenditori dato che se domani entrerò in un negozio che ha una chitarra in palissandro e non può esibire la certificazione Cites, come minimo chiederò uno sconto. Se poi la paura bloccasse la maggior parte degli acquisti, le chitarre con tastiera in palissandro potrebbero costare poco più della legna da ardere.
Vedo, invece, un effetto assai positivo per lo studio e l'impiego di nuovi materiali. Personalmente uso da anni una steinberger synapse ed una manne Taos col manico in resina fenolica e non patisco alcun problema o differenze sostanziali rispetto alel altre chitarre che ho col manico in palissandro. Comunque io sono sempre stato e sono tutt'ora amante dei manici in acero.
Ciao
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 10/01/2017 ore 17:28:40
Hai ragione che alcune cose non sono affatto chiare, ma per altri aspetti e' innegabile che si delega all'acquirente di risolvere eventuali problemi. Il paradosso infatti e' che allo stato attuale e' perfettamente legale vendere ed acquistare una chitarra in palissandro all'interno del proprio blocco economico, e non occorre nemmeno alcuna certificazione di possesso all'interno della stessa. Si fa infatti per altro un po' di confusione tra il palissandro brasiliano, che ha una normativa molto più restrittiva nelle categorie CITES, e gli altri tipi di palissandro interessati dalla regolamentazione del 2017, che ha delle maglie più larghe. Per inciso alcune varietà di palissandro (vedi quello indiano) vengono da fonti controllate. Al CITES hanno scelto di regolamentare la vendita di tutto il palissandro perché semplicemente risulta difficile distinguere nei controlli la provenienza e le diverse specie. Comunque ora i problemi sorgono se si vuole spedire lo strumento al di fuori di uno dei blocchi economici, cosa che diventa impossibile senza il certificato CITES. Allo stato attuale se compro uno strumento nuovo in negozio di sicuro non mi danno alcun certificato. Sara' tutto da vedere quanto sarà facile da richiedere, se avrà un costo e i tempi burocratici e comunque temo che sarà tutto a carico dell'acquirente.
Rispondi
di LuckyPierluigi [user #40183] - commento del 10/01/2017 ore 17:32:49
"Però prevedo un effetto negativissimo per i rivenditori dato che se domani entrerò in un negozio che ha una chitarra in palissandro e non può esibire la certificazione Cites, come minimo chiederò uno sconto. Se poi la paura bloccasse la maggior parte degli acquisti, le chitarre con tastiera in palissandro potrebbero costare poco più della legna da ardere."

Ciao, sicuramente i rivenditori provvederanno alle certificazioni del caso (e ancor prima le case produttrici), e questo al massimo comporterà un aumento del prezzo dovuto ai costi di certificazione, non certo uno sconto.
Per quanto riguarda il mercato, se le grandi case decidessero di abbandonare o riservare l'ultilizzo del palissando a fasce di prezzo superiori (come già accaduto per altri legni, del resto), questo non potrà comportare che un aumento dei prezzi degli esemplari regolari presenti sul mercato.
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 11/01/2017 ore 08:50:12
Ciao, forse per il futuro, ma al momento nessuno sa come fare a certificare gli strumenti acquistati. Il problema, infatti, è che (per ora) solo il produttore può effettivamente certificare la provenienza e qualità del legno. Dunque se domani entro in un negozio e voglio comprare una chitarra che hanno lì da (diciamo poco) due mesi, la vedo dura che sia certificata. Perciò o il negoziante me la certifica, andando a ritroso nella catena commerciale sino al produttore (?) oppure mi sta vendendo un bene il cui valore, di fatto, è minore del prezzo preteso ante certificazione. E' sempre accaduto così, da ultimo per gli immobili: puoi anche vendere una casa senza certificazione energetica; l'oggetto in se' rimane identico, ma l'acquirente ha diritto ad avere la certificazione per cui o gliela fornisci o sconti il prezzo.
Ciao
Rispondi
di ndrecchia [user #43094] - commento del 10/01/2017 ore 20:35:4
L'utilizzo del legno per realizzare qualsiasi tipologia di nuovi prodotti va fermato e basta. Cosa respireremo quando le foreste non ci saranno più? L'unica strada è il riutilizzo di materiale già usato in passato. Vuoi una chitarra nuova? Porti dal liutaio il materiale che serve e lui ti costruisce lo strumento. Lo puoi prendere da vecchie chitarre, da mobili e suppellettili, da vecchie finestre e balconi. Il materiale inutilizzato da recuperare è infinito. Per non parlare di quei malati mentali che collezionano decine di chitarre perchè fanno "ricerca sonora" e poi stanno a suonare cover di 40 anni fa... Il sistema è sbagliato, il consumismo ci sta portando all'estinzione. Basta, giochi finiti, il sistema deve cambiare.
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 10/01/2017 ore 21:11:17
Ti "adoro"! Metaforicamente parlando naturalmente :-)
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 10/01/2017 ore 23:33:3
Un passo avanti sarebbe già di utilizzare in modo razionale le risorse e gestire le foreste in modo che si rinnovino. Alcuni dei legni utilizzati per la costruzione di chitarre non presentano problemi a livello di sostenibilità (acero ed ontano nord americani ad esempio) e provengono da piantagioni. Il grosso problema si pone con le foreste tropicali, laddove in molti paesi c'è stata e c'è una furia distruttiva delle risorse naturali veramente miope. Ma anche in questo caso ci sono eccezioni. Anche i legni tropicali possono essere coltivati. Per alcune varietà di mogano ad esempio non ci sono grossi problemi.
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 11/01/2017 ore 08:47:28
Esatto, questa è la strada.
Il legno è un materiale importantissimo che ci regala Madre natura, come l'acqua (molto più importante). Molto meglio del cemento per costruire, ad esempio.
Non sono per non usarlo, è sufficiente che sia coltivato in modo da assicurare sempre il giusto approvigionamento senza intaccare gli ecosistemi e la bio diversità.
Non è un concetto difficile, ed è applicabile, gli esempi non mancano.
Rispondi
di aleck [user #22654] - commento del 11/01/2017 ore 10:57:25
Condivido pienamente la tua posizione.
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 11/01/2017 ore 08:54:44
Concordo sul fatto che il legno non è diamante che si forma in condizioni e tempi difficilmente gestibili dall'uomo (peraltro si produce anche quello in laboratorio), per cui non farei tutto questo allarmismo, soprattutto non per il consumo che rappresentano le chitarre. Peraltro, forse è la volta buona che si sfata definitivamente il mito per cui il legno è essenziale nelle solid body.
Ciao
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 11/01/2017 ore 10:02:01
Fosse usato solo per gli strumenti musicali non si sarebbe nemmeno presentato il problema.
Ma il tutto va visto nell'ottica globale.
Io credo che per una tastiera, tanto di quella si tratta, possa essere preso in considerazione un materiale di sintesi, come diceva sopra Fontanot.
Il problema è anche la densità e la risposta alle sollecitazioni meccaniche del materiale.
Manne lo usa già per le tastiere, ha pure dei vantaggi, non ha cali di volume come ha il legno. Però ti dice che quando sostituisci i tasti devi stare molto attento a toglierli scaldandoli bene, altrimenti ti tiri dietro mezza tastiera, e devi stare attento a metterli, perché se lo slot è scarso rispetto allo spessore del codolo del tasto, quest'ultimo preme e ti ritrovi un manico piegato.
Il legno comunque, è sempre il legno. Come diceva il buon Albert: ogni cosa che puoi immaginare, la natura l'ha già creata.
Rispondi
di francesco72 [user #31226] - commento del 11/01/2017 ore 13:11:15
Concordo sui materiali "alternativi"; infatti, come ho scritto sopra, io ho una Manne ed una Steinberger entrambe con tastiera in resina fenolica e mi trovo molto bene. Tra l'altro la Steinberger usa materiali di sintesi da quando io avevo 15 anni (30 anni fa) quindi appare ridicolo definirla innovazione.
Quanto agli interventi di liuteria, a mio parere, per fare un lavoro professionale ci vuole un professionista in ogni caso. Spero di poter pensare che chi mi cambia i tasti lo faccia con le dovute competenza e cura tanto che la tastiera sia di resina quanto di legno.
Ciao
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 11/01/2017 ore 14:11:44
Certo, è chiaro che chi si prende l'incarico di cambiare dei tasti a una chitarra deve farlo con competenza.
Era solo per dire che un materiale "indeformabile" come può essere la resina fenolica (che comunque contiene formaldeide, ed è una pestilenza) ha dei pro, ma ha anche dei contro.
Occorre molto probabilmente più attenzione e competenza nel ritastare una chitarra con quella tastiera, rispetto alla tastiera in legno, infatti Manne consiglia di portarla da lui.
Inoltre, lui stesso dice che ha una risposta sonora diversa dal legno, enfatizza maggiormente gli acuti, quindi entrano anche altri aspetti in gioco, che per chi costruisce strumenti non possono essere trascurati. Per un basso potrebbe essere la manna, vedi Laurus, per una chitarra anche no.
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 11/01/2017 ore 16:00:49
Io non credo che in ogni caso vedremo sparire completamente il legno dalle tastiere delle chitarre. Sicuramente ci sarà da una parte un incremento di modelli con tastiere in materiali compositi, ma probabilmente si inizieranno ad utilizzare anche altri tipi di legno. Già Gibson aveva sperimentato qualche anno fa il baked maple, tutto sommato con un certo successo. Ci sono anche altri legni che potrebbero essere interessanti. Leggevo anche che negli anni '40 alcune Gibson furono realizzate con tastiere in Gum Wood (che un albero che cresce nel sud est degli Stati Uniti e non e' nelle liste del CITES). Magari pure questo o altri legni potranno essere utilizzati come alternativa al rosewood.
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 11/01/2017 ore 16:10:47
Non lo credo nemmeno io.
Rivolta è da tempo che dichiara che i suoi legni provengono da coltivazioni assolutamente certificate.
Warmoth sta da tempo utilizzando legni alternativi, come il Pau Ferro, lo Ziricote... vedremo :-))
Rispondi
di Wyllyam [user #30336] - commento del 13/01/2017 ore 06:36:01
Sembra ancora tutto nebuloso, ma la questione che ci preme di più, non è tanto per gli strumenti che ancora dobbiamo acquistare dove sarà prevedibile che lo strumento sarà accompagnato da certificazione, ma su quelli che già possediamo per i quali ancora non era prevista alcuna certificazione, come a da chi dovremo e/o dovremmo farci procurare la regolare documentazione? Questa postumo documento sarà a pagamento? Non è chiaro...
L'unica cosa certa, è che se dovete andare in Germania, passate dalla Francia!
Rispondi
di poseidon [user #30697] - commento del 13/01/2017 ore 08:29:24
Boh non ci sto capendo molto, ma magari sono scemo io (probabile).
Il palissandro va protetto, ok, però le case produttrici possono continuare a usarlo.
Possono continuare a vendere strumenti in palissandro.
Ma bisogna fare tutte le certificazioni.

Ora la domanda è:
Ma una volta che ho certificato lo strumento, l'albero di palissandro ricresce?

Che razza di protezione è questa?

E' come se: Voglio salvare le tigri dall'estinzione, ma non metto il divieto di caccia, metto solo l'obbligo per il bracconiere di "registrare negli uffici di competenza" l'uccisione della tigre.

Parere personale: a questi del palissandro fotte sega, è un modo come un altro per far mangiare l'ennesima inutile categoria di burocrati.
Rispondi
di RozzoAristocratico [user #17844] - commento del 13/01/2017 ore 11:22:
L'idea è regolamentare la diffusione del palissandro, per evitare che gente senza scrupoli ne faccia incetta per il mercato nero. Probabilmente ci saranno dei limiti alla raccolta, per quantità e per zone riservate alla coltura controllata, e avere un certificato vuol dire distinguere con chiarezza il palissandro eco-sostenibile da quello, per così dire, di contrabbando.
Rispondi
di jdessi [user #27382] - commento del 13/01/2017 ore 11:36:36
Parole sante
Rispondi
di gerlop [user #44005] - commento del 13/01/2017 ore 11:13:07
scommettiamo che prima di quanto crediamo metteranno qualche bella tassa da farci pagare quando compreremo gli strumenti col palissandro? è tutto lì il discorso, nient' altro!
Rispondi
di Ben Zina [user #46186] - commento del 15/01/2017 ore 11:17:46
Il mio amico sardo Palis Sandro ha detto che non c'è da preoccuparsi
Rispondi
di attca [user #12887] - commento del 24/01/2017 ore 10:54:3
Ho due chitarre con tastiera in palissandro e ho trovato qui
vai al link

i moduli per richiedere la certificazione. Ma qualcuno di voi lo ha già fatto?
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