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Il più grande insegnamento di Rudy Rotta
Il più grande insegnamento di Rudy Rotta
di [user #4093] - pubblicato il

Orgoglio del blues italiano, Rudy Rotta è morto lo scorso 3 luglio per una malattia che lo aveva allontanato dal palco già mesi fa. Restano la sua arte e gli insegnamenti che solo un grande artista è in grado di dare, con poche e semplici parole.
Quello che state per leggere è qualcosa che mai avrei voluto scrivere. L'estremo saluto a un gigante della chitarra blues italiana come Rudy Rotta è un articolo che, per chi ha avuto un rapporto di sincera amicizia con lui, non sarà mai obiettivo. Ammetto che c’ho pensato tanto prima di sedermi davanti al mio laptop per fare ordine di idee. Il vuoto che mi ha lasciato la sua morte è immenso.
Vorrei tralasciare di soffermarmi sulla sua carriera, tanto oggi, con Wikipedia alla portata di tutti, è veramente facile avere accesso alle informazioni su un personaggio pubblico. Vorrei anche evitare di provare a tradurre in parole le emozioni e le vibrazioni che la sua Stratocaster attaccata a un Super Reverb blackface hanno suscitato in me tutte le volte che ci ho suonato insieme o sono stato in mezzo al pubblico per godermi i suoi show. E allora come provare a descrivere un personaggio così importante come Rudy? Ripensando ai momenti passati insieme e scorrendo i suoi dischi, mi sono imbattuto in un ricordo indelebile che mi ha segnato profondamente. E lo vorrei condividere con voi tutti guitar maniacs, ma anche semplici lavoratori della musica (quello che sono io). La migliore lezione che un professionista mi abbia mai dato.

Il più grande insegnamento di Rudy Rotta

Svariati anni fa Rudy decise di registrare in un disco alcuni dei pezzi dei Beatles. Io, come tutti gli intransigenti guitar fanatics del tempo, ero molto scettico sulla sua scelta. Ci ritrovammo, in una trattoria in Sicilia, a parlare di questa decisione. Avevo letteralmente consumato e sbranato ogni secondo del suo Live in Kansas City, un disco di blues sanguigno, diretto come un treno lanciato in corsa, scarno al punto giusto. Il miglior album di blues italico, a mio parere sia chiaro. E una scelta così anticonformista, quella appunto di dedicarsi al repertorio dei Fab Four, mi era sembrata scellerata.
Perché un chitarrista così autentico doveva "macchiare" la sua purezza affrontando un repertorio che, a primo acchito, c’entrava così poco con i suoi precedenti lavori? Rudy era un tipo rude (scusate il gioco di parole, ma è la verità), quindi porgli questa domanda non è stato per niente semplice. Ma l’ho fatto! E le sue parole, ancora oggi, a 15 anni di distanza, risuonano forti nella mia mente.
Quello che oggi do per scontato allora era un’assoluta novità per me: una canzone, quando è bella, può essere affrontata in qualsiasi contesto musicale, e donarle dignità, senza tradirne la versione originale, o offendere il genere a cui ci si appoggia. Rudy mi fece mille esempi a sostenere la sua scelta, dalle classiche melodie del jazz anni ’30 che rubavano dalla musica classica, a Django Reinhardt che prendeva le hit del tempo, per tramutarle di cavalcate di musica swing.
Insomma l’arte di riarrangiare un brano è paragonabile all’arte di individuare il "pezzo giusto".

Ovviamente il disco che fece, The Beatles in Blues del 2001, fu una bellissima sorpresa. Oggi, a distanza di tanti anni, ogni volta che accendo la radio e ascolto una hit cerco sempre di focalizzare la mia attenzione sulla melodia e sulla progressione armonica. Tralascio di giudicare una canzone  dall’arrangiamento pop-mainstream che a me non piace, ma cerco quella famosa chiave di Volta che rende una canzone speciale. E ogni volta giungo alla stessa conclusione (rimessa in moto dalle parole del compianto Rudy): l’aridità musicale che stiamo osservando è anche generata da questa mancanza quasi assoluta di melodie geniali, belle o semplicemente accattivanti. Di contro la ricerca di belle Canzoni (volutamente con la “C” maiuscola) non è cosa difficile se si scava nel passato. È anche questa un’ossessione per il vintage.

Il più grande insegnamento di Rudy Rotta

So che quello che mi disse Rudy a suo tempo era la famosa scoperta dell’acqua calda, ma, per un ragazzetto come me, allora, che giudicava un brano dall’incisività di un riff o di un solo, è stata come una sberla in faccia! E scoprire che tutti i miei eroi musicali erano, ognuno a proprio modo, coscienti di questa verità, mi ha fatto sentire più vicino alla quiete che ogni professionista cerca nello sviluppo del suo lavoro.
Grazie Rudy, per tutta la tua musica, per il tuo carattere diretto e per le tue lezioni di vita. Adesso che sono nel pieno dell’estate torno ad ascoltare Dick Dale. Lo sapevate che il suo più grande successo, "Misirlou", è il rifacimento di un tema della musica popolare greca?
curiosità rudy rotta
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Commenti
di Claudio80 [user #27043] - commento del 06/07/2017 ore 07:43:24
Grazie dell'articolo: Non conosco benissimo la produzione di Rudy, e faccio mea culpa, però dalla tua descrizione si capisce che tipo di musicista fosse.
Grazie ancora.
Rispondi
di f.n [user #3760] - commento del 06/07/2017 ore 09:51:4
Per dire...Melhdau ha rifatto qualcosa dei Beatles e anche dei Radiohead (Creep), che è un pezzo strabiliante quanto a melodia, costruito su quattro accordi.
Condivido appieno e ascolterò un po' di roba del Rudy, che conosco solo di nome per averne in passato letto qui su accordo.
Federico
Rispondi
di Alex DG [user #35120] - commento del 06/07/2017 ore 13:42:58
Non sapevo della sua scomparsa......ho scoperto Rudy Rotta casualmente sette-otto anni fa stando su un locale - stabilimento a Sperlonga dove stavo seduto e il titolare aveva messo un cd di un chitarrista blues a me sconosciuto e che attirò molto la mia attenzione. Gli chiesi chi fosse e lui mi disse "è un mio caro amico si chiama Rudy Rotta, viene a suonare qui da noi a volte la sera dal vivo"....l'album era "Live in Kansas City" che dopo un anno riuscii a trovare usato in un noto negozio a Roma. Da allora l'ho seguito sempre.....Ciao Rudy.
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di Tubes [user #15838] - commento del 06/07/2017 ore 15:01:36
Ciao,
bella la tua testimonianza . Apprezzo tutto quello che hai detto, se ne potrebbe parlare all'infinito ma hai condensato in poche righe tanta verità e saggezza . Ma il blues,in fondo è proprio questo : una persona che con poche parole riesce a dire ciò che altri fanno utilizzando un discorso intero .
Rispondi
di uzik [user #25323] - commento del 06/07/2017 ore 16:41:00
Pensa che io l'ho conosciuto proprio tramite questo album, The Beatles in Blues. Ne rimasi estasiato. Da subito capii che si trattava di uno che prima di badare al numero di note da suonare, dava importanza al sapore, all'atmosfera che si creava. Geniale e raffinato. E pensa, caro Rudy, che trovai questo bellissimo tuo cd in un Autogrill, in quelle ceste dove ogni tanto ci buttano dvd, libri e altro con scritto "prezzo speciale". Così, per ridere un po'.
Rispondi
di texastop [user #47019] - commento del 06/07/2017 ore 17:35:5
Ho conosciuto musicalmente Rudy sul finire degli anni 80 devo in parte a lui e a Roberto Ciotti la mia passione per il Blues.. e questo credo che per loro che ora non ci sono più.. poteva essere, una seppur piccola, bella soddisfazione!!! era un grande!
Ciao Rudy!!!
Rispondi
di frankestrat [user #1278] - commento del 06/07/2017 ore 20:53:15
Lo sentito dal vivo pochi anni fa', grande bestia da palco e mi aveva colpito quando suonava la vecchia strato come un bongo! Rip
Rispondi
di frankestrat [user #1278] - commento del 06/07/2017 ore 20:56:24
vai al link
Rispondi
di LandolfoRuffy [user #35692] - commento del 07/07/2017 ore 00:35:01
Parole sante! Scusate ma mi sento un po' fiero anche io dato condivido lo stesso nome di questo mitico chitarrista!
Rispondi
di RicoBlues [user #148] - commento del 07/07/2017 ore 10:54:22
Rudy, un cuore immenso, ascoltato live poche volte, ma sempre mi ha toccato l'anima. Ed è vero, quando una canzone è bella la puoi sempre riproporre con un nuovo arrangiamento, con una nuova visione.
Rispondi
di mauribax [user #15231] - commento del 07/07/2017 ore 12:12:20
Rudy...un grande. Ricordo i suoi concerti fin dai tempi di Delta Blues, in particolare i duetti sanguigni, quasi fisici, con Brian Auger. Nel mio piccolo, da modesto chitarrista, Rudy mi ha insegnato tantissimo e resterà per sempre indelebile il Suo ricordo nei pensieri e nelle note.
Rispondi
di paolorobertopianezza [user #47024] - commento del 07/07/2017 ore 12:43:46
Bell'articolo! Bravo Diego :D
Rispondi
di DANIELE61da [user #28553] - commento del 07/07/2017 ore 21:12:59
Un grande bluesman-più considerato all'estero che in Italia. Ebbi la fortuna di vederlo a Pistoia e più recentemente a Boretto con Larry Carlton. Aveva tecnica e capacità di stare sul palco. RIP.
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di oTTovonkraun [user #33775] - commento del 08/07/2017 ore 16:23:01
Apprendo ora da Accordo.it la tristissima notizia..... che botta ragazzi..... :-((
Personalmente mi sono "divorato" la sua versione di "Come Togheter" e col mio gruppo la suono da almeno due anni, e ogni volta è una magia..... Ciao Rudy, e grazie :-))
Rispondi
di Lucifer [user #46960] - commento del 09/07/2017 ore 13:47:17
L'unica mia consolazione è che starà lassù (o laggiù) a fare jams con Toffoletti e Ciotti... See you later... Rudy!
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