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Un secolo di Merle Travis
Un secolo di Merle Travis
di [user #4093] - pubblicato il

Lo stile di Merle Travis ha influenzato generazioni di fingerpicker e la musica folk a venire. Oggi il talento del Kentucky avrebbe compiuto cento anni.
Un secolo fa, il 29 Novembre del 1917, nel glorioso stato del Kentucky, nasceva colui che negli anni a venire avrebbe irrimediabilmente variato il corso della chitarra: Merle Robert Travis.

Già negli anni trenta, Merle aveva sviluppato uno stile esecutivo raffinato e innovativo. Univa i ritmi sincopati, alternando i bassi della sua chitarra, a delle linee melodiche eseguite sui cantini. Rubando le idee ai bluesmen solitari del delta e mischiandole alla tradizione folk bianca della sua zona nativa, il country si tingeva di swing, ma anche di blues e di gospel. Uno stile unico, sia a livello compositivo sia a livello esecutivo. Il suo modo di suonare oggi è universalmente riconosciuto come il “Travis Picking”, che è un fingerpicking “saltellante” e tremendamente efficace, grazie al quale personaggi come Chet Atkins prima e Tommy Emmanuel poi hanno costruito uno stile e una carriera folgorante.
Tutto nasce da questo elegante signore del Kentucky che ha girato gli USA con la sua chitarra, approdando nella Los Angeles dell’era d’oro della musica, ottenendo un contratto con la famigerata Capitol Records di Hollywood. Per la Capitol ha registrato una miriade di dischi, ma forse quello più famoso rimane la sua raccolta di canzoni folk, Folk Songs From The Hill dove, tra composizioni sue e tradizionali americani, racconta la sua infanzia, contornata di lavoratori delle miniere (il corrispettivo dei “cotton pickers” neri) afflitti dalla vita sotto terra, che sconfiggevano l’orrore dello sfruttamento con la semplice musica. Mi piace definire questo approccio (insieme a quello di Jimmie Rogers, precursore della musica country, definito da tutti “the singin’ brakman”, il “frenatore canterino”) come il vero blues bianco, per lo spirito di risposta all’orrendo quotidiano dell’epoca.

Un secolo di Merle Travis

In questo bellissimo disco del 1946, Folk Songs From The Hill per l’appunto, si trovano due composizioni cruciali per la carriera di Merle Travis, ossia “Dark as a Dungeon” e “Sixteen Tons”. La prima diventerà il cavallo di battaglia per molti cantanti country, tanto da finire nel famosissimo “Live At Folsom Prison” di Johnny Cash (ma d’altronde una canzone che si intitola “Scuro come la prigione” non poteva non essere eseguita, per toccare gli animi dei galeotti, dentro un istituto correzionale). Ma la vera esplosione la si deve a “Sixteen Tons”. Infatti questo pezzo, già bellissimo nella versione intima solo chitarra e voce di Merle Travis, rivive una seconda nascita nella mani della mega star del country americano di quegli anni, ossia quell’omaccione di Tennessee Ernie Ford, che, con la sua incredibile voce baritonale e un arrangiamento di quelli che ti fanno dire “ogni cosa è al posto giusto”, la fa diventare una hit stellare (tutt’oggi un mio amico DJ mi dice sempre “quando passo questa canzone durante un pre serata adoro vedere la reazione dei presenti, dove nessuno resta fermo al cospetto di questa perla della musica mondiale).

Nonostante il successo, Merle rimane coi piedi per terra. Continua a incidere dischi bellissimi, dove il boogie woogie, l’honky tonk e il western swing esplodono dalla sua chitarra (a volte da sola, altre accompagnata in maniera minimale). Tra i suoi fan si trovano altri giganti della musica americana, come Hank Thompson (il rivale di Bob Wills per il trono di “Re del Western Swing”), che lo imita in tutto e per tutto, vestendosi come lui, comprandosi una Gibson Super 400, facendoci scrivere il suo nome sulla tastiera (come Merle a suo tempo) fino a volerlo nella sua band. E Merle, che è fondamentalmente un brav’uomo del Kentucky, accetta l’invito. Nonostante fosse già una star, Merle continuava a fare quello che gli piaceva, ossia suonare dal vivo, intrattenere con storielle che facevano da contorno alle sue canzoni, sempre con il sorriso da piacione stampato sul volto. Ma anche condurre un programma radiofonico, sempre con la chitarra in braccio, o disegnare fumetti (sì, è giusto dirlo per definire il carattere di questo gigante della musica: era un abile fumettista e spesso regalava ai suoi fan degli autografi articolati e molto ironici).

Un secolo di Merle Travis

Mi piace raccontare la storia del mio album preferito di Merle Travis, quell’infame Walkin' The Strings del 1960, un disco di sola chitarra acustica e voce, il perfetto esempio di cosa si può fare quando si ha una tecnica invidiabile sullo strumento, una voce profonda e ispirata e una serie di storie da raccontare.
Questo disco non doveva uscire, erano solamente dei takes per dei programmi radiofonici, dove Merle improvvisava o canticchiava con la sua Martin D28, con l’occhio ben puntato all’orologio (dovevano essere usati come break strumentali o semplici cantati) per non sforare i tempi radiofonici. Alcune canzoni non avevano nemmeno un titolo (i boss della Capitol si presero la briga di mettere dei titolo a loro piacimento, tanto da scaturire l’ilare reazione di Merle quando la gente gli chiedeva dal pubblico di eseguire qualche brano da quel disco, e lui rispondeva “non sono sicuro di aver mai scritto un pezzo con quel titolo”). Eppure, nonostante stiamo parlando di registrazioni non volute e praticamente rubate all’estro di Merle Travis, questo semplice album racchiude, a mio parere, l’essenza del Merle Travis più genuino: Travis Picking a profusione, intrattenimento puro, rilassatezza esecutiva.
Unica nota stonata di questo disco: La copertina. Lo raffigura con in braccio la sua Gibson Super 400, mentre il disco fu registrato con la sua Martin D28, abilmente modificata da quel genio di Paul Bigsby.

La sua carriera è andata avanti dritta come un treno in corsa per le vallate del west. Nonostante gli abusi di alcool e droga, le sue performance sono state sempre eccellenti. Merle è sempre stato idolatrato dai suoi connazionali. In lui vedevano il talentuoso nonnetto che raccontava le loro storie, con una chitarra tra le mani, capace di fare tutto da solo ed essere mostruosamente completo. Chet Atkins, Marcel Dadì, Scotty Moore, Tommy Emmanuel e tanti altri gli hanno reso tributo ogni sera durante le loro performance e suo figlio, Tom Bresh, continua a suonare con i suoi strumenti e lo stile del suo grandioso padre.



È musica immortale. Per questo mi sono sentito in dovere di scrivere di lui oggi, visto che, a mio parere, 100 anni fa qualcosa di estremamente positivo è successo in un paesino del Kentucky.
Merle è morto nel 1983, ci ha lasciato un patrimonio vastissimo, fatto di musica registrata, di lezioni di stile e comportamento sul palco. Ma, non scordiamolo mai, ha anche dato un impulso incredibile allo sviluppo della chitarra elettrica. Si, perché è grazie a Merle Travis se un personaggio come Paul Bigsby si ossessionò nel creare uno strumento solid body che potesse essere accattivante ed efficace, costruendone uno per Travis, che fungerà da ispirazione eccellente per il lavoro di Leo Fender o Les Paul. Ma questa è un’altra storia: oggi vorrei concentrarmi sulla sua musica e sull’incredibile pathos che le sue note generano nel mio animo.
Buon compleanno Merle!
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Commenti
di gabriele77 [user #10960] - commento del 29/11/2017 ore 13:45:23
Un vero maestro!
Rispondi
di JoeManganese [user #43736] - commento del 30/11/2017 ore 01:53:47
..and that's where it all started ..
thanks Don Diego!
Rispondi
di xavier [user #9768] - commento del 30/11/2017 ore 11:28:43
Grazie Don Diego...
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 30/11/2017 ore 14:14:44
Bell'articolo, grazie.
Provo una immensa sana invidia, per chi sa suonare in questo modo... mi manca...
Musica davvero immortale.
Rispondi
di greenguitar [user #5448] - commento del 01/12/2017 ore 03:46:0
Davvero un bell'articolo e complimenti per come è scritto. Merle Travis, ancora oggi a mio avviso è uno dei più grandi chitarristi di sempre e tale rimarrà nei prossimi anni. Basti pensare che Mr.Guitar ovvero Chet Atkins ha ripreso pari pari il suo stile.
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