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Una chitarra snodata per studiare l'ergonomia perfetta
Una chitarra snodata per studiare l'ergonomia perfetta
di [user #116] - pubblicato il

Il prototipo di chitarra elettrica per lo studio dell'ergonomia definitiva è italiano. I protagonisti ci raccontano le ricerche condotte sul campo.
Una chitarra elettrica unica nel suo genere emerge dal laboratorio Manne Guitars. Parti mobili, braccetti e viti, è un prototipo utile a studiare gli equilibri che determinano l'ergonomia di uno strumento a corda ed è il centro dell'esperimento condotto da Andrea Ballarin - il liutaio dietro le chitarre Manne - in collaborazione con Mauro Banfi, osteopata e fisioterapista particolarmente sensibile alla tematica dei musicisti.

I due hanno sperimentato sul campo le soluzioni possibili con i comuni body per chitarra e hanno effettuato misurazioni accurate della risposta muscolare generata da musicisti appassionati e professionisti al fine di evidenziarne le problematiche e aprire la strada a nuovi studi sul tema. Ballarin e Banfi - insieme al gruppo EGB - presenteranno il risultato dei loro studi durante un simposio ospitato dall'Holy Grail Show di Berlino. Andrea Ballarin ci spiega che la loro dimostrazione avviene proprio mentre vengono pubblicate queste righe, il 3 maggio 2018.
Lo abbiamo raggiunto per conoscere più a fondo il suo curioso strumento e il lavoro che c'è alle spalle.

Una chitarra snodata per studiare l'ergonomia perfetta

Accordo: Con Mauro Banfi avete fatto degli interessanti test sull'attività muscolare dei musicisti. L'ergonomia ha sempre preoccupato i liutai, ma quando e come è nata l'idea di studiare la cosa in maniera così analitica?
Andrea Ballarin: In realtà li stiamo facendo, quindi c'è ancora lavoro da fare. L'ergonomia è sempre andata di pari passo con i miei strumenti, perlomeno c'è sempre stata un'attenzione a riguardo. 
Mauro è venuto a fare un corso di liuteria moderna qui in laboratorio. Essendo un fisioterapista che ha sempre lavorato in particolare con musicisti, ho pensato sarebbe stato interessante coinvolgerlo per preparare una class per il simposio dell'EGB - European Guitar Builders a Berlino.
Stiamo studiando i problemi fisici "professionali" che possono insorgere tra i liutai e tra i musicisti, come prevenirli e quindi studiare l'ergonomia dello strumento.

A: La tua chitarra per lo studio dell'ergonomia è qualcosa di fenomenale. Raccontami la genesi di quello strumento.
AB: Ho semplicemente pensato a tutti i punti di appoggio di uno strumento (che sono quattro) e i punti in cui è fissata la tracolla che sono due. Quindi ho trovato come realizzare un sistema per poter modificare tutti questi punti. A dire la verità mancherebbe anche la distribuzione dei pesi che è un fattore fondamentale nella fisicità dello strumento. Questo è un attrezzo per controllare la risposta del musicista quindi è puramente sperimentale. Il settaggio che vedete in foto per esempio è quello di una Stratocaster.
Ho ordinato gli snodi necessari e rimediato un vecchio manico accantonato. Poi in mezza giornata ho fatto tutto, senza curarmi delle rifiniture.

A: Lo scopo è trovare il "body perfetto" o ritieni più plausibile che si arrivi ad avere un tot di forme standardizzate che si adattano a fisionomie differenti, se non addirittura una forma personale per ogni musicista?
AB: Il modo di suonare è diverso da persona a persona. Sicuramente alcuni fattori possono facilitarci. Ma dalla mia esperienza direi che alla fine ci si abitua un po' a tutto perché a volte è più importante la presenza scenica o il modello particolare o il vintage voodoo. Però posso anche dire che quando ci si abitua bene è difficile tornare indietro. Oppure a volte si segue una maturazione e si cambia. Lo scopo del liutaio dovrebbe essere quello di dare risposte alle esigenze. Quando vedi come suonano alcuni musicisti capisci che è anche uno sforzo fisico, che va possibilmente ridotto o facilitato per evitare l'insorgenza di tendiniti, dolori, affaticamenti.

A: Molti costruttori hanno presentato chitarre cosiddette "ergonomiche", spesso con risultati estetici discutibili. I dati raccolti finora vi portano a pensare che uno strumento più comodo si discosti necessariamente in maniera pesante dai modelli classici?
AB: Ve lo sapremo dire. Ma come si diceva prima la chitarra è anche una icona. Credo sia importante studiare per poter offrire soluzioni. E non ultimo avere un minimo di gusto...

A: Cosa mi dici invece del profilo manico? Sembra sia stato lasciato fuori dai calcoli!
AB: Sì, avevo pensato a dei gusci per aumentarne lo spessore, ma attualmente ci interessa più la posizione rispetto al corpo. Per il manico, molti mi dicono che faccio i migliori in circolazione, quindi non serviva nessuna ricerca... (ride)

A: Stando ai dati raccolti finora, sapresti farmi una proiezione? Insomma, quali sono i tratti salienti nella chitarra del futuro?
AB: Vedremo, ma è difficile dare una risposta. Credo sia come parlare di automobili. 
Credo che la chitarra sarà come quelle di una volta, ma che vada un po' meglio, sia più affidabile,  semplice e che rifletta un po' di più la nostra personalità.

Una chitarra snodata per studiare l'ergonomia perfetta

Mauro Banfi è il professionista che ha fornito il proprio supporto tecnico allo studio sull'ergonomia. Con lui abbiamo affrontato le problematiche con cui chitarristi e bassisti si confrontano nella ricerca di uno strumento.

Accordo: L'ergonomia è un vero grattacapo quando si sceglie un nuovo strumento (magari il primo) o se ne ordina uno di liuteria. Esistono degli accorgimenti validi per tutti che potrebbero guidare un chitarrista alla ricerca dello strumento più adatto alla propria corporatura e al proprio stile?
Mauro Banfi: Il primo strumento di solito è standard ma col tempo ci si può orientare verso la personalizzazione. Con Andrea Ballarin stiamo cercando di codificare quello che può essere un metodo per rendere la chitarra più adatta alla tipicità di ognuno. Fondamentale è sapere quanto il chitarrista si applica nello studio, la tipologia di repertorio, le preferenze di postura nello studio. Imbracciare uno strumento che da subito si rivela scomodo non è una buona cosa. Non esiste lo strumento sbagliato ma uno sbagliato binomio chitarrista-strumento. L'incontro con Andrea è stato illuminante. In studio tratto spesso musicisti con patologie che utilizzano strumenti tollerati fino alla comparsa di sintomi o patologie. Variare setup, usare uno strumento con scala più lunga o più corta, cambiarne assetto può ridurre sicuramente i sovraccarichi. È un territorio delicato, l'optimum sarebbe la collaborazione tra liutai, riabilitatori, musicisti e didatti per ottenere il meglio. L'Atelier Posturale Artistico che gestisco da anni ricerca proprio questa interazione.

A: Nella tua esperienza, quanto dei danni fisici che i chitarristi riportano più spesso possono essere ricondotti a uno strumento "difficile" e quanto a una tecnica scadente o una postura errata?
MB: In 25 anni come fisioterapista e osteopata solo ultimamente mi sono avvicinato al fattore strumento. Tradizionalmente in riabilitazione i musicisti vengono trattati per migliorare il loro stato posturale e la gestione della tecnica, con le tecniche osteopatiche risolviamo le loro restrizioni di mobilità e normalmente i risultati sono buoni. Talvolta abbiamo delle recidive ed è proprio in questi casi che vale la pena valutare meglio il rapporto con lo strumento ed eventuali sue modifiche. Se poi ci si occupa del professionista il fattore "tempo di pratica" influisce moltissimo. Una pratica perfetta con postura perfetta su una chitarra che richiede qualche sforzo può essere al limite gestita, ma una pratica scorretta per lungo tempo su una chitarra perfettamente ergonomica è comunque devastante come lo sarebbe stare seduti in modo scorretto su una sedia ergonomica.

A: Nelle foto delle vostre misurazioni computerizzate si vedono un sacco di dati e grafici. Cosa sta succedendo di preciso su quegli schermi?
MB: Si tratta di tracciati elettromiografici e di biofeedback, mostrano l'attività in tempo reale dei muscoli che vogliamo testare durante l'esecuzione. È il metro che ci indica lo stato di contrazione in quel dato momento. Il grafico di un barré è diverso da un bending e cambia in situazioni diverse.
In ambito rieducativo queste metodiche sono usate da decenni, ora cerchiamo, con l'aiuto del prototipo Manne Ergonomics di valutare come si comportano i muscoli con assetti, tecniche, stili diversi. È una metodica per mostrare al musicista l'intensità del proprio sforzo che spesso non viene percepito come eccessivo. Diventa illuminante per tarare le pressioni anche in musicisti di grande esperienza che dopo qualche minuto tendono ad alleggerire il controllo sui tasti.

A: Lo scopo della ricerca è costruire uno strumento "perfetto"? In che modo potranno questi dati far luce sulle reali necessità di ogni musicista?
MB: Lo strumento perfetto è quello che si incontra perfettamente con stile e necessità del musicista. È da li che stiamo partendo, dal migliorare la raccolta di dati su preferenze del chitarrista, sullo stile, sulle attitudini corporee legate alle necessità di scena. Il chitarrista è di fatto un attore con la sua presenza scenica, carisma e vizi posturali che però lo caratterizzano anche nel suono. Prendere coscienza dello sforzo che si sta eseguendo è importante per gestirlo. Chi suona per un'ora alla settimana non rischia di avere problemi da strumento difficile. Chi suona da professionista può però decidere di affidarsi al meglio per il suo corpo e le sue abitudini posturali.
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