Un vecchio catalogo Magnatone proclamava: "Il riverbero conferisce all'amplificatore acustica da sala da concerto". Infatti il riverbero a molle è provvidenziale per il chitarrista elettrico: avvolge le note in un caldo alone, che rende corposi i nostri assolo e arpeggio.
La maggior parte dei chitarristi elettrici considera il riverbero a molle una componente essenziale del proprio suono e non potrebbe rinunciare facilmente al suo caratteristico "suono di goccia".
Molti di noi si affidano al riverbero a molle incorporato nel proprio amplificatore. Spesso questa è un'ottima soluzione, come nel caso dei vecchi amplificatori Ampeg o Gibson e ovviamente dei classici modelli Fender come Twin Reverb, Deluxe Reverb, Vibrolux e molti altri.
Tuttavia altri amplificatori potrebbero avere un riverbero debole o di scarsa qualità.
D'altra parte, innumerevoli amplificatori tra i più blasonati e amati non hanno alcun riverbero integrato. È il caso della maggior parte dei modelli vintage Vox, Marshall, Hiwatt, Mesa Boogie e molti altri. Lo stesso vale per gli amplificatori vintage Fender tweed o brownface con i loro pannelli di controllo ridotti all’essenziale.
Tutti questi modelli hanno fatto la storia dell’amplificazione per chitarra e in molti casi hanno un suono a tutt’oggi ineguagliato. Non possono essere messi da parte solo perché non hanno riverbero.
Alcuni pedali digitali meritano sicuramente una menzione d'onore, come il Catalinbread Topanga e il Subdecay Spring Theory, entrambi fabbricati a Portland. Tuttavia, un pedale analogico con una vera tank a molle all'interno ha un valore aggiunto e non per retorica del tipo "l'originale analogico suona sempre meglio della sua emulazione digitale”. Certo, la dinamica e il decay caldo, morbido e definito di una buona vecchia tank o pan a molle rimangono insuperati, ma una convincente emulazione dell'effetto di riverbero a molla non è l'unico fattore in gioco.
Lo stadio di preamplificazione di un riverbero a molle valvolare arricchisce il timbro aggiungendo consistenza e colore: questo è il suo vero punto vincente.
Quindi, come possiamo ottenere un vero riverbero a molle se non possiamo contare sul riverbero del nostro amplificatore? Qui entrano in gioco i "real spring reverb pedals".

In sostanza questi pedali si basano sul concetto di ricreare la preamplificazione valvolare richiesta da una tank a molle, con un circuito a transistor più semplice e pratico. Ciò consente un ridimensionamento dell'unità di riverbero, in modo che possa essere comodamente configurata in pedaliera o comunque trasportata ovunque andiamo a suonare.
Tra i vari prodotti attualmente disponibili sul mercato, un’azienda ha affrontato questo tema con particolare attenzione e dedizione.
La svedese Surfy Industries ha creato i riverberi Surfybear, con l’intento di fornire la soluzione definitiva ai fan di amplificatori Vox, Marshall e tweed.
Come il nome suggerisce, la missione degli effetti Surfybear è quella di traghettare nel tempo i suoni del riverbero a molle vintage Fender. In particolare, traggono ispirazione diretta dalla leggendaria unità Fender 6G15 “brown tolex” dei primi anni '60.
Le valvole del vecchio circuito Fender lasciano il posto a transistor JFET, accuratamente selezionati e accoppiati a mano. La linea Surfybear è composta da tre modelli: Classic, Metal e Compact, a loro è dedicato il filmato che ho realizzato per metterli alla prova sul campo.
I pedali Surfybear in azione rivelano di essere il prodotto del lavoro di tecnici e chitarristi esperti, esigenti sul suono e attenti alla scelta della propria strumentazione.
Dalla loro filosofia progettuale possiamo apprendere alcune cognizioni importanti: una buona unità di riverbero suona calda, con una coda di decadimento ben definita e moderata.
Ciò si rivela particolarmente vero nell’ambito di una band, dove il sound complessivo potrebbe risultare compromesso da un decay eccessivo o da fastidiose frequenze taglienti.
Mentre la maggior parte dei musicisti è pronta a sacrificare il proprio suono per strumenti più compatti, leggeri e versatili, i riverberi Surfybear sono concepiti per eccellenza timbrica senza compromessi.
Il filmato è in inglese con accurati sottotitoli in Italiano attivabili dal player.
La maggior parte dei chitarristi elettrici considera il riverbero a molle una componente essenziale del proprio suono e non potrebbe rinunciare facilmente al suo caratteristico "suono di goccia".
Molti di noi si affidano al riverbero a molle incorporato nel proprio amplificatore. Spesso questa è un'ottima soluzione, come nel caso dei vecchi amplificatori Ampeg o Gibson e ovviamente dei classici modelli Fender come Twin Reverb, Deluxe Reverb, Vibrolux e molti altri.
Tuttavia altri amplificatori potrebbero avere un riverbero debole o di scarsa qualità.
D'altra parte, innumerevoli amplificatori tra i più blasonati e amati non hanno alcun riverbero integrato. È il caso della maggior parte dei modelli vintage Vox, Marshall, Hiwatt, Mesa Boogie e molti altri. Lo stesso vale per gli amplificatori vintage Fender tweed o brownface con i loro pannelli di controllo ridotti all’essenziale.
Tutti questi modelli hanno fatto la storia dell’amplificazione per chitarra e in molti casi hanno un suono a tutt’oggi ineguagliato. Non possono essere messi da parte solo perché non hanno riverbero.
Alcuni pedali digitali meritano sicuramente una menzione d'onore, come il Catalinbread Topanga e il Subdecay Spring Theory, entrambi fabbricati a Portland. Tuttavia, un pedale analogico con una vera tank a molle all'interno ha un valore aggiunto e non per retorica del tipo "l'originale analogico suona sempre meglio della sua emulazione digitale”. Certo, la dinamica e il decay caldo, morbido e definito di una buona vecchia tank o pan a molle rimangono insuperati, ma una convincente emulazione dell'effetto di riverbero a molla non è l'unico fattore in gioco.
Lo stadio di preamplificazione di un riverbero a molle valvolare arricchisce il timbro aggiungendo consistenza e colore: questo è il suo vero punto vincente.
Quindi, come possiamo ottenere un vero riverbero a molle se non possiamo contare sul riverbero del nostro amplificatore? Qui entrano in gioco i "real spring reverb pedals".

In sostanza questi pedali si basano sul concetto di ricreare la preamplificazione valvolare richiesta da una tank a molle, con un circuito a transistor più semplice e pratico. Ciò consente un ridimensionamento dell'unità di riverbero, in modo che possa essere comodamente configurata in pedaliera o comunque trasportata ovunque andiamo a suonare.
Tra i vari prodotti attualmente disponibili sul mercato, un’azienda ha affrontato questo tema con particolare attenzione e dedizione.
La svedese Surfy Industries ha creato i riverberi Surfybear, con l’intento di fornire la soluzione definitiva ai fan di amplificatori Vox, Marshall e tweed.
Come il nome suggerisce, la missione degli effetti Surfybear è quella di traghettare nel tempo i suoni del riverbero a molle vintage Fender. In particolare, traggono ispirazione diretta dalla leggendaria unità Fender 6G15 “brown tolex” dei primi anni '60.
Le valvole del vecchio circuito Fender lasciano il posto a transistor JFET, accuratamente selezionati e accoppiati a mano. La linea Surfybear è composta da tre modelli: Classic, Metal e Compact, a loro è dedicato il filmato che ho realizzato per metterli alla prova sul campo.
I pedali Surfybear in azione rivelano di essere il prodotto del lavoro di tecnici e chitarristi esperti, esigenti sul suono e attenti alla scelta della propria strumentazione.
Dalla loro filosofia progettuale possiamo apprendere alcune cognizioni importanti: una buona unità di riverbero suona calda, con una coda di decadimento ben definita e moderata.
Ciò si rivela particolarmente vero nell’ambito di una band, dove il sound complessivo potrebbe risultare compromesso da un decay eccessivo o da fastidiose frequenze taglienti.
Mentre la maggior parte dei musicisti è pronta a sacrificare il proprio suono per strumenti più compatti, leggeri e versatili, i riverberi Surfybear sono concepiti per eccellenza timbrica senza compromessi.
Il filmato è in inglese con accurati sottotitoli in Italiano attivabili dal player.
Ciò premesso, è pur vero che molti ampli, Marshall e Vox su tutti, non hanno mai avuto un'architettura molto congeniale al Reverb. Poi ci sono molti ampli amatissimi ed imitatissimi, come ad esempio il Fender Deluxe 5E3 o il '59 Bassman, la cui concezione risale agli anni '50, quando ancora non esisteva lo spring reverb.
Occorre poi aggiungere che molti ampli piccoli hanno unità di riverbero digitali o con tank di misure ridotte e quindi, pur essendo dotate di riverbero, potrebbero comunque beneficiare di un buon riverbero a molle esterno "full-size" come le unità Surfybear.
Un Reverb digitale se fatto straordinariamente bene può diventare l'anima di un suono, ma costa molto. In pratica le aziende non mettono il reverb in alcuni combo perché non è il caso, per dignità.
Qui non si tratta di aprire gli occhi ma di aprire le orecchie.
Buona musica 🤟
Grazie per il contributo Bob.
Comunque si, il concept non è stato certo inventato da Surfy Industries, né è nato ieri...
Tempo fa avevo acquistato un VanAmps Sole-mate da affiancare ad un Deluxe Tweed, ma non mi aveva fatto impazzire. Il suono era molto freddo e anziche' e aggiungere il tipico colore di una 6G15 mi rendeva il suono troppo artificiale.
Questi prodotti mi sembrano interessanti, opterei per la Classic, qui in USA si trova agevolmente tramite il rivenditore che hai citato nel video.
Stavo solo pensando se a questo punto prendere una vera 6G15 o una Reissue degli anni 90. E' che sono molto ingombranti....
Bel video, come sempre!!! Bravo Bob
Come hai sentito nel video, ho utilizzato per anni il Vanamps e posso confermarti che condivido le tue impressioni; il Surfybear Classic è di tutt'altro livello, sembrerebbe proprio ciò che fa per te.
Fossi in te opterei per una 6G15 (vintage originale o reissue 90's) solo se dovesse rimanere per lo più in casa, mentre per affrontare "i rigori della strada" opterei decisamente per la Surfybear.
Ciao
Come dico nel filmato, con il mio set-up il VanAmps causava facilmente distorsione indesiderata, dovevo continuamente tenere sotto controllo il livello di Output, il che, oltre a generare un suono con una certa freddezza di fondo, impediva di spaziare con flessibilità tra riverberi di diverso tipo. Naturalmente con suoni puliti, con pickup docili e in assenza di boost ed overdrive, questo problema non sussiste; tuttavia credo che siamo ben lontani da un riverbero "vintage Fender style". Devo aggiungere che aprendo il pedale per controllare le condizioni della tank, mi sono ritrovato a grattarmi la testa e a richiedere l'aiuto di un tecnico... ma da questo punto di visto il JR dovrebbe andare decisamente meglio. Ciò detto spero che tu abbia avuto più fortuna e che sia pienamente soddisfatto del modo in cui il tuo Van-Amps Jr. risponde con il tuo setup; tuttavia, se proprio devo "instillarti un dubbio", devo dirti che il vero salto di qualità è con i modelli con tank "full-size" come il "Classic" o il "Metal".
Grazie anche per la "precisazione sulla tua posizione", da parte mia non vi era dubbio, ma c'è sempre qualcuno che può averne...
Alla fine dipende molto da gusti personali, stili musicali e fantasia o personalità nelle soluzioni adottate. E' comunque opportuno ricordare che la maggior parte dei chitarristi, a qualunque livello, almeno in ambito rock e blues, non ha mai utilizzato la catena di effetti in un send/return. Per fare esempi a casaccio, per non parlare di Dick Dale, chitarristi come Dave Gilmour dei Pink Floyd, Steve Hillage dei Gong o The Edge degli U2 hanno costruito un'intera carriera utilizzando delay e riverberi negli input degli ampli.
Bob, ti ringrazio come sempre per i tuoi video meravigliosi. Questa però è davvero una "notiziona" incredibile! Non lo sapevo, e mi ha meravigliato profondamente! Scusa se te lo chiedo (non vorrei suonare sfacciato) ma... sei sicuro che Gilmour mettesse i delay in imput? Io non ho nulla per dirlo, ma a me suona davvero come effetto messo in send/return...
Grazie ancora, e scusa della domanda impertinente!
La questione non è poi così complessa, non c'è bisogno di andare a spulciare negli annali alla ricerca di fonti particolari. A parte qualche rara eccezione di amplificatori Orange o Selmer fine anni '60 / inizi anni '70 con connessione "Echo", i primi amplificatori commerciali ad essere dotati di una vera connessione send/return sono i Mesa Boogie fine anni '70. Tuttavia l'uso degli effetti nel send/return dell'ampli non si è realmente diffuso prima degli anni '80 inoltrati. In altri termini tutti gli amplificatori "classici" Marshall, Vox, Fender, Hiwatt, etc., non hanno alcuna connessione send/return. La storia del rock, per così dire, è stata fatta con fuzz, wah, booster, Echorec, Echoplex, unità riverbero e altri effetti frapposti tra strumento ed input degli ampli e non inserite in un "effects loop". Altro esempio a caso, Neil Young ha sempre usato il suo Echoplex EP-3 frapposto tra la sua Les Paul "Old Black" ed uno dei suoi fidi Fender Deluxe tweed. Molti chitarristi come ad esempio Richie Blackmore ed Andy Summers, usavano ad esempio l'eco a nastro anche con l'effetto disinserito, proprio per trarre vantaggio dall'azione di preamplificazione dell'apparecchio. Stesso discorso vale per il Binson Echorec di Gilmour, che non era certo "True Bypass" ma svolgeva sempre azione di riscaldare il suono con il pre ampli valvolare. Mi spingo oltre dicendo che in realtà, collegando nell'effects loop un effetto come l'unità di riverbero Fender o il Surfybear, viene a perdersi proprio l'azione di "spinta" e "colorazione" del suo pre-amp e viene a perdersi l'azione di "compressione" svolta sull'effetto dal pre dell'amplificatore stesso; insomma tutto suona un po' più "pulitino".
Io invece (anche se non sono un esperto) credo che i vecchi fender avessero il reverb dopo il pre.
Prima o poi uno di questi lo prendo. Ho uno Strymon Blue Sky che è super (anche perchè a me piace anche molto il Plate Reverb) ma vorrei anche questo. Avrei sempre voluto una unità riverbero esterna Fender ma costa troppo (onestamente il prezzo di questi Surfy pensavo sarebbe stato maggiore). Anche perché ai tempi di quando avevo un ampli Deluxe Reverb mi innamorai del riverbero, un poco meno del suono (che comunque era valido ma non adatto a me).
Ricordo che il Van Amps lo presi in considerazione dopo aver visto che lo usavano Rich Robinson e Marc Ford (Rig Rundown di Premier Guitar dei Magpie Salute, progetto post Crowes di Rich). Robinson sostituì il suo Fender Tube Reverb col Van Amps.
Ricordo infine che anni fa conversando via internet con il fondatore di 65 Amps mi disse che aggiungere un reverb di alta qualità ai suoi ampli avrebbe fatto lievitare il prezzo e li avrebbe messi fuori mercato. Non era dell'idea di mettere un riverbero di bassa o media qualità.
Infatti ciò che dice il fondatore di 65 Amps sicuramente spiega la scelta di molte case costruttrici.
Me lo vedo pericolosamente di brutto vicino ad un mixer..
Lo stadio del riverbero in generale dovrebbe chiudere la catena dopo la preamplificazione. In una percentuale che va dal 100% a circa il 50% o poco più a seconda dell'intensità. Ciò si ottiene o con un determinato combo oppure con il loop effetti, che non tutti gli amplificatori hanno. Non solo. Ma personalmente ho notato (ne ignoro il motivo elettronico) che ogni reverbero integrato nelle testate si comporta in un modo diverso (ovviamente parliamo di quelli a molle perché quelli digitali a me non piacciono, e poi non hanno vita), su alcuni Fender è come se interagissero con il loop effetti, e si creano effetti di interazione fra il reverb e gli effetti in pedaliera loop.
Un'ultima considerazione è la manutenzione del riverbero che spesso può sganciare una molla o bruciare una valvola o una resistenza.. ecco, io un Reverb a pedale me lo comprerei solo se digitale, per metterlo a fine pedaliera.