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Se sei bravo ti basta una scopa con le corde? Sì, ma anche no
Se sei bravo ti basta una scopa con le corde? Sì, ma anche no
di [user #17844] - pubblicato il

Un grande chitarrista suona uguale anche su uno strumento scadente: quanto c’è di vero in questo assioma sostenuto dai detrattori delle chitarre ritenute “troppo costose”?
“Il suono è nelle mani” è un concetto su cui possiamo essere, bene o male, tutti d’accordo.
Fino a che punto, però, un buon tocco riesce a sopperire a una strumentazione inadeguata?
La discussione, come spesso accade, si accende quando si entra nei dettagli.

Una chitarra - come un amplificatore, i cavi, gli effetti e tutta l’elettronica che ci va di mezzo - è un attrezzo che deve offrire un certo tipo di caratteristiche per garantire al professionista l’affidabilità necessaria a dare forma alla sua visione artistica o, semplicemente, per portare a termine un lavoro.

Ammaliati dalle capacità di un buon chitarrista, ci si ritrova spesso a esclamare: “farebbe suonare bene anche una scopa con le corde”.
Perché, allora, la quasi totalità dei professionisti adotta unicamente strumentazione di alto livello?
La risposta potrebbe essere da ricercare in un ventaglio di possibilità.

Se sei bravo ti basta una scopa con le corde? Sì, ma anche no

Cos’ha una chitarra costosa che una economica non ha?
In linea di massima, una chitarra di alto livello è realizzata con più cura. È come uno strumento di precisione: più risonante, più affidabile, più intonata.
Certo, una chitarra costosa è tendenzialmente anche “più bella”, ma i top fiammati e gli intarsi elaborati non “suonano”. Una raffinata relicatura di una Les Paul Mutphy Lab e le tigri in madreperla di una PRS Private Stock rappresentano puri e semplici vezzi estetici che non incidono sul suono e sulla suonabilità di uno strumento. Ma una chitarra di qualità non è solo cura estetica.
I musicisti si muovono in un territorio che è sì lavoro, ma anche passione e puro godimento. Esattamente come in un’automobile, un motore più potente, un’aerodinamica migliore e una tenuta di strada più efficiente vanno spesso di pari passo con una vernice esclusiva, interni di lusso e optional sopra le righe. Di rimando, così come è difficile che un veicolo poco affidabile sprechi budget in un’estetica impegnativa, anche una chitarra vedrà probabilmente andare di pari passo la cura per l’occhio con quella per mani e orecchie.
Così diviene quasi una conseguenza naturale - sebbene non scontata - che una chitarra di alto livello sfoggi anche tasti più resistenti, manici più stabili, pickup dalla voce dettagliata e con un buon rapporto segnale-rumore.



Il suono è nelle mani, il timbro no
Parlare di “suono” vuol dire sempre muoversi sulle sabbie mobili.
È vero che molti chitarristi sono riconoscibili fin dalle prime note, a prescindere dalla strumentazione che gli si affida, ma quello che stiamo ascoltando in quel momento non è il loro “timbro”: è piuttosto il loro “sound”.
Il timbro è dato dal contenuto armonico di un’onda sonora, è pura acustica misurabile, legata unicamente alla fonte sonora, e da lì non si scappa. La magia del sound avviene invece attraverso un insieme di fattori più e meno diretti.
Si può riconoscere all’istante il vigoroso vibrato di Yngwie Malmsteen, le corde strappate da Mark Knopfler, il bending struggente di Carlos Santana o l’aggressiva plettrata di Stevie Ray Vaughan, e c’è da giurarci che Joe Satriani farebbe fuochi d’artificio anche su una chitarra economica collegata a un piccolo amplificatore.



Nel video il DNA di Satch è evidente, ma traspare anche un certo affanno da parte della strumentazione. Il suono che si percepisce è oggettivamente povero, e ne viene compromesso anche il playing: la fluidità della sua Ibanez non passa allo stesso modo, i dive bomb non vengono neanche presi in considerazione. L’attrezzo, semplicemente, non sta al passo.

Ancora una volta, i parallelismi abbondano: un buon fotografo sarà capace di eseguire ottimi scatti anche su una fotocamera compatta da pochi euro, ma la sua opera mancherà di dettaglio, avrà una bassa risoluzione, presenterà difetti come aberrazioni cromatiche o vignettature che non valorizzeranno le reali capacità dell’autore. Insomma, un bellissimo lavoro si trasformerà in una grande occasione sprecata.

Eppure, c’è chi lo fa
Una chitarra costruita con cura è oggettivamente migliore, più affidabile, più efficiente. Ma non è sempre quello di cui un artista ha bisogno.
La musica è fatta anche di spettacolo, suggestioni, timbriche non convenzionali, a volte di rumori. È il caso di musicisti come Jack White che, prima della sua recente metamorfosi stilistica verso l’hi-fi di una modernissima EVH, doveva parte del suo successo proprio alle estetiche eccentriche e ai suoni atipici di una collezione di chitarre d’epoca dal valore tutt’altro che esagerato. Le accordature potevano essere incerte, i pickup potevano fischiare e le tastiere avere zone morte, ma l’espressione artistica passava anche da quegli aspetti.
Il concetto si può estendere anche a strumenti di qualità, eppure non propriamente “efficienti” nel senso odierno del termine. Per intenderci, Brian Setzer sarebbe senza dubbio più comodo con una più piccola solid body al collo, magari con un buon ponte Music Man che gli garantisca escursioni chirurgiche con la leva, ma cosa sarebbe il suo rockabilly senza il twang e lo stile di una voluttuosa Gretsch archtop arancione con Bigsby d’ordinanza?



E quindi?
E quindi… non si vive di sola arte.
Sono pochi i musicisti che possono permettersi espressioni artistiche senza vincoli. La maggior parte dei chitarristi deve fare i conti con questioni molto pratiche, che lasciano poco spazio ai vezzi.
Un turnista, un orchestrante o anche il semplice membro di una band hanno delle responsabilità nei confronti dei loro compagni di palco e del pubblico stesso.
Imbracciare una vetusta Airline color pastello sul palco di Sanremo potrebbe fare molta scena, ma il ronzio captato da un set di pickup malamente schermati è l’ultima cosa di cui ha bisogno il cantante di turno mentre si prepara all’esibizione di una vita.
Peggio ancora, allungare le pause tra i brani per accordare di continuo e ritrovarsi a suonare fuori di diversi centesimi a causa di un hardware scadente è indubbio segno di scarsa professionalità.
E lì non c’è bravura né “suono nelle mani” che tengano.

Un colpo al cerchio, uno alla botte
Convincersi che una chitarra migliore possa sopperire alle proprie carenze tecniche è pura illusione, ma anche giustificare le proprie pecche con l’uso di una chitarra economica è sbagliato. Allo stesso modo, non si può pensare che basti la propria abilità a rendere valido un mezzo limitato o che il solo tocco possa bastare a dominare la propria strumentazione.
Ricerca timbrica ed espressiva procedono di pari passo, in un percorso lungo, del tutto personale e profondamente legato alla sensibilità del musicista che, semplicemente, non presenta scorciatoie.
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